A sud delle Higlands crescono molte cose: erica, felci, muschio, graminacee, fiori e piante. In altre zone si trovano cardi, sassifraghe, salici e rododendri. Sterminate distese di erba verde e grassa danno da mangiare a centinaia di greggi e un po’ dappertutto la flora smeraldina, tipica della Gran Bretagna riempie gli occhi. Poi però, scendendo fino ad arrivare dalle parti di Glasgow, possiamo vedere con una certa soddisfazione, che oltre alla flora, sono cresciuti in salute, creativa e immaginazione anche tre signori scozzesi.
Tre autoctoni a cui un giorno cadde in testa un frammento di Kryptonite.
“Il tuo viaggio sul sole ti ha esposto a livelli critici di radiazione stellare. È più energia di quanto le tue cellule possano trasformare. È iniziata l’apoptsosi. La morte cellulare. Finisce solo in un modo, anche per te”
Con questa frase, il Dottor Leo Quintum, da poco tratto in salvo da Superman in seguito ad una fallita missione d’esplorazione sul sole (in realtà sabotata da Lex Luthor), annuncia all’uomo del domani che di domani ne vedrà ancora pochi.
Superman ha solo dodici mesi di vita.
Una volta assimilata la notizia, Kal-El sente da subito il bisogno di sciogliere tutte le questioni irrisolte e lasciate in sospeso nella sua vita. Alcune richiederanno una soluzione ai limiti del concepibile, come ad esempio l’eterno problema di Kandor ultima città del suo pianeta ridotta a vivere in forma miniaturizzata. Saranno invece il rapporto con Lois Lane e l’amico Jimmy Olsen, nonché il confronto con la sua nemesi, Lex Luthor, gli aspetti più umani e struggenti.
Con questo semplice incipit Grant Morrison, getta le basi per una delle storie più profonde, meravigliose e umane che siano mai state scritte per l’ultimo figlio di Krypton; All Star Superman.

A Grant, però serve aiuto. Così prende la mira, lancia il frammento di Kryptonite con cui si stava trastullando e colpisce in testa Frank Quitely. La voce del lanciatore arriva alle orecchie di Frank prima ancora che il poveretto riprenda i sensi. Grant non riesce a trattenersi e sta già raccontando tutta la storia al povero disegnatore ancora semi stordito. L’effetto è quello combinato dei sali, otto tazze di caffè e una serie di pizzicotti inflitti con precisione chirurgica.
La questione è molto semplice: serve un disegnatore
Uno davvero molto bravo.
Frank fa la punta alla matita e in un attimo riesce in ciò che fino a oggi era riuscito solo a Christopher Reeve. Farci credere che Clark Kent e Superman siano due persone completamente diverse. Al punto che perfino Lois rifiuta di crederci, pensando piuttosto a uno scherzo orchestrato per il suo compleanno.
Ci vuole un attore eccellente per convincere tutti che un contadinotto di un metro e novanta, dalla postura ingobbita e più goffo di un anatroccolo, sia in realtà uno degli esseri più potenti dell’universo.
Frank Quitely riesce a impregnare Clark Kent di questa dote recitativa, semplicemente rimarcando le sue origini terrestri, ed ecco che il pavido giornalista non è più un personaggio minuto e fragile, ma un corpulento contadino a disagio con gli spazi stretti della città. Urta oggetti, inciampa nei fili della corrente e fa cadere le cose addosso alle persone. Ogni vignetta va riletta diverse volte perché solo così ci si accorge di tutti i dettagli. Come ad esempio che la “goffaggine” del signor Kent è tutt’altro che casuale. Quelli che in apparenza sono dei semplici incidenti, sono invece dei veri e propri salvataggi che il kryptoniano celato dietro gli occhiali, non smette mai di compiere.
Leggendo bene la copertina, potrete notare che c’è un terzo nome. Nemmeno a dirlo si tratta di un altro scozzese di Glasgow, Jamie Grant. E’ coetaneo di Frank, ma dotato di riflessi migliori. Riesce ad afferrare il sasso kryptoniano prima che lo colpisca in testa. Subito vede che è arrotolato dentro un foglio su cui si legge un messaggio di una sola parola: COLORE.
Jamie spiana il foglio, scrive una risposta e rimanda il sasso al mittente: OKAY… MA SOLO QUATTRO.
La singolarità della risposta non crea alcun dubbio nella testa degli altri due scozzesi, perché sanno entrambi che il loro concittadino non è un semplice Colorist ma l’artista che potrà fare emergere la terza dimensione dalle matite di Quitely. La magia si completa e quel prestigiatore del colore digitale che è Jamie Grant, impregna le tavole di un stile capace di essere retrò e moderno insieme.
All Star Superman è un capolavoro che fa molto più che essere tale. E’ un capolavoro per tutti.
Non importa quanto ne sappiate sull’uomo d’acciaio o se la vostra preparazione è ferma agli anni settanta. Tra questi dodici volumi è impossibile perdersi per strada, perché Morrison ha parlato oggi del Superman di ieri che tutti conoscono, Quitely lo ha disegnato in modo così straordinario che ogni tavola meriterebbe di essere incorniciata e appesa alle pareti di casa e Grant lo ha reso vivo è reale con una colorazione semplicemente magistrale.
Fermate le rotative, gente procuratevi una copia di All Star Superman e stendetevi sole e leggere.
State solo attenti a non scottarvi.