Con quanti sensi si può leggere un libro? Si esatto. Avete letto bene. Ho proprio chiesto: “Con quanti sensi si può leggere un libro?”
Sembra una domanda strana, vero?
Si insomma, a parte la vista (o l’udito se lo leggiamo a voce alta), cos’altro usiamo per leggere un libro? Io i miei a volte li annuso e di certo li tocco. Normalmente non li lecco, però. Eppure se capitasse ai nostri cinque sensi di essere coinvolti in maniera non convenzionale, in che modo questi potrebbero dirci qualcosa del libro che stiamo leggendo?
Un profumo accarezza l’olfatto, un bel paesaggio stimola la vista e un concerto riempie l’udito. Tatto e gusto, beh… lascio a voi l’immaginazione. Certe cose però possono colpire a più livelli. Forse farei meglio a dire che stuzzicano più sensi, che poi è quello che è successo leggendo Teoria N di Daniele “Rinoceronte” Daccò quindi oggi userò proprio i cinque sensi (o cinque e mezzo, chissà) per raccontarvi come è andata dal mio personale punti di…
VISTA
Si può vedere con gli occhi, si sa, anche se per noi miopi non è così scontato. Di quelle ginocchiate contro gli stipiti certe mattine che non vi dico. Ciò non di meno a quelli come noi (non noi i miopi, ma noi i sognatori) piace vedere anche con l’immaginazione e certe volte, se in ciò che leggiamo scopriamo delle affinità, con gli occhi della memoria.
Teoria N parte da un ricordo d’infanzia e dal timore reverenziale che a volte i genitori incutono nei figli. Romanzato o no, inventato o reale, quello che leggo lo vedo quasi come se fosse un mio ricordo. Fa un po’ male, questo devo dirlo, perché alcuni ricordi sono fatti così. Non è colpa loro.
Eppure, senza nemmeno aver bisogno di strizzare gli occhi, in Teoria N si può vedere, dove tutto ciò che ha condotto l’autore dove si trova adesso, ha avuto inizio.
Dalla curiosità semplice e insaziabile di un figlio e dalle risposte pazienti di un padre.
UDITO
Si possono udire i libri? O meglio… possiamo sentire la musica che accompagna cose come il Momento Epico?
Diavolo! Se nella nostra vita c’è stato tanto cinema quanto carta stampata la risposta è sì.
Il capitolo sulla battaglia in difesa del villaggio è un piccolo capolavoro di letteratura. Evocativo e trascinante, quasi minimale nella descrizione (e si signor Brooks… funzionano anche le descrizioni minimali), capace di fartela quasi sentire la musica.
Parte bassa all’inizio, come un sottofondo e a mano a mano che la descrizione degli eventi incalza, il volume aumenta. Si sostituisce alle parole. Come ogni bella scena di battaglia che si rispetti, alla fine arrivano solo urla, rumore di acciaio contro l’acciaio e naturalmente musica a palla.
Qui Daniele Daccò ci racconta del Momento Epico, che sarebbe quella cosa su cui la fantasia di tutti prima o poi si sofferma. Eppure il Nerd si sa, ha un Epicometro molto più sensibile di quello degli altri e quella battaglia non la legge. La sente.
A questo punto si potrebbe dire che in qualche modo abbondino i cliché, il che sarebbe anche vero se fosse un film. Ma Teoria N è un libro che per una manciata di pagine diventa un Kolossal.
Mica da tutti.
Libertaaaaaà!!!!
Ops. Scusate. Mi sono fatto prendere.
OLFATTO
Forse il Rinoceronte ha usato il trucco delle pagine profumate come nei libri di Geronimo Stilton o magari è suggestione. Fosse altro, dovrò iniziare a preoccuparmi.
Il punto è che il libro ha degli odori.
All’inizio non me lo spiegavo e ho dovuto riflettere a lungo su quest’aspetto, finché non mi sono ricordato che la stessa cosa mi era successa anni prima con un paio di romanzi di Ammaniti.
Il buon Niccolò, quando descrive le campagne degli anni settanta o le estati calde in cui i suoi protagonisti esplorano in bicicletta le campagne, risveglia in me ricordi olfattivi molto distinti.
Anch’io giravo con gli amici per le campagne sul mio velocipede, cercavo l’avventura e mi abbeveravo da tubi dell’acqua rugginosi e impossibili da trovare tranne che per noi. Tutte cose che hanno degli odori che non si possono dimenticare.
In Teoria N si parla della discarica del nonno, delle scuole medie, di feste in maschera, della libreria crollata addosso al protagonista e il set dove Daniele Daccò ha conosciuto Jacopo. Tutte queste cose ridestano in me il ricordo dei profumi (parlare solo di odori faceva brutto, dai) che mi hanno accompagnato quando io andavo alle medie o della volta in cui anch’io ho viaggiato sui mezzi pubblici in costume. Mi fanno venire in mente il posto di lavoro, dove ho conosciuto un amico che mi ha accompagnato per tutta la vita, è un sacco di altre cose.
La vita è fatta anche di odori (e qui tanti saluti alla poesia), ma un libro che te li risveglia cela sicuramente qualcosa di notevole al suo interno.
TATTO
Viaggiando spesso sui mezzi pubblici ed essendo io un lettore compulsivo, uso un e-reader.
Si maneggia con una sola mano, non serve cristare per il segnalibro e occupa meno spazio di un libro aperto. Fattore questo quasi determinante quando sei pigiato come una sardina.
Inoltre io tratto molto bene i miei libri e non gradisco che si rovinino.
Detto questo, ci tengo a fare presente che i libri elettronici li possiedo anche in cartaceo e che alterno le due modalità di lettura con somma frustrazione di mia moglie che non si capacita di questa cosa. Ma Teoria N, inizia la sua storia prima dell’avvento dei libri elettronici e per buona parte del tempo si riferisce a un’epoca in cui i film erano su VHS, i fumetti li prendevi in edicola e i libri, beh erano solo di carta.
Sfogliarlo ha riportato alla luce un modo scomodo di leggere che un po’ mi stavo dimenticando ma che in qualche modo è l’essenza della lettura stessa.
Comunque ora lo scannerizzo.
GUSTO
Avete presente quando in un piatto trovate varietà di cibo diverse tra loro? Alcune le preferite ad altre e si finisce spesso con il lasciare per ultima quella che secondo noi è più buona.
Vogliamo godercela per bene e gustarla con calma.
Ma cosa succede quando nel piatto ci sono pietanze che amiamo tutte allo stesso modo? O meglio ancora, quando nel piatto c’è una porzione fumante di lasagne della nonna.
Come diceva quel ciuco ciarliero… tutti amano le lasagne.
Le scelte sono due:
1) Ci avventiamo come farebbe Obelix su un cinghiale divorando tutto in cinque minuti e lasciandoci poi cullare dai sensi di colpa.
2) Mangiamo lentamente, per non finire quelle bontà troppo in fretta, consci del fatto che non si tratta di un buffet. Non potremo riempire il piatto una seconda volta.
Io ho scelto la numero due, il che è molto raro per il sottoscritto. Ho gustato con calma ogni strato di pasta (le parole), la cremosa besciamella che legava uno strato all’altro (le citazioni), ogni ricciolo di ragù immerso nel sugo (le battute spiritose). Non contento ho fatto anche la scarpetta (riletto dei passaggi).
Quattro giorni per un libro che di solito me ne richiederebbe uno e mezzo…
… erano lasagne troppo buone per finirle subito.
CONCLUSIONI
Teoria N non è un’opera che si dimentica facilmente.
Daniele Daccò ha saputo raccontare in modo divertente avventure simili a quelle che molti di noi hanno vissuto, deliziandoci con un epilogo che, per quanto conosciuto, non manca di sorprendere.
Sorprende perché differentemente dal solito, il protagonista non solo capisce cosa è, ma s’impegna a costruire qualcosa che lo spieghi al resto del mondo.
E’ stato così facile identificarsi in quelle pagine, dove usava sempre le parole giuste per raccontare alcune delle cose che tutti noi sentiamo.
A quanto pare ci voleva un Rinoceronte per trovarle.
Teoria N può essere un’importante fonte d’ispirazione per tutte quelle persone che hanno perso la bussola o che ancora non si sono capite appieno, siano esse dei Nerd oppure no.
Teoria N dimostra che se lo immagini lo puoi fare perché volere è potere. Che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, che è possibile spingersi verso l’infinito e oltre, viaggiare più veloci della luce, e soprattutto che certe volte è tempo di distruzione.
Tutte cose queste, che potranno sembrare scontate…
… ma si da anche il caso che siano vere.