Le ragioni che portano una persona a intraprendere un viaggio sono molte: il lavoro, una vacanza in Finlandia, la voglia di andare a trovare un amico o magari per semplice noia. A volte si parte perché si sente il bisogno di fuggire dalla vita di tutti i giorni, anche solo per poco, oppure spinti dalla voglia di visitare posti di cui abbiamo letto o sentito parlare.
Alcune altre, sebbene siano più rare, si parte per un’avventura.

In questi casi la partenza inizia molto prima, e l’ignaro viaggiatore in quel momento non lo sa nemmeno che sta già facendo i bagagli. Inizia quasi per caso, in quel lontano pomeriggio autunnale tanto freddo da non poter uscire. Quel giorno, il viaggiatore sente la necessità di riscrivere un pezzo della propria vita e in fondo, non è nemmeno così strano se la cosa si traduce in una foglia che si stacca da un albero per andare a trovare re Artù.

D’altro canto, a nove anni, tutto è possibile.

Senza saperlo il viaggiatore ha appena aperto la valigia.

A questo punto, se chiudete gli occhi e fate un piccolo sforzo non dovrebbe essere difficile vederlo mentre, chino su un foglio, scrive. Spesso tira delle righe e riscrive pezzi interi di frasi, ma un po’ alla volta riempie prima un foglio, poi due e così via. In men che non si dica, nella valigia ha già messo i calzini e la biancheria di ricambio. Non è ancora partito, non del tutto almeno, ma con il tempo scrive sempre più spesso, aggiungendo altri capi di vestiario; camicie, t-shirt, jeans…
Il sospetto di essere un viaggiatore si rafforza quando s’imbatte nella storia di un altro viaggio. Uno di quelli impossibili per chiunque tranne che per coloro che lo intrapresero e scritto per un mondo molto più grande di quello in cui viviamo oggi. L’impresa del protagonista e il suo epilogo gli dimostrano che “impossibile” è troppo spesso un concetto arbitrario e questo in un viaggiatore, può avere l’effetto di una tempesta creativa.
In effetti, si potrebbe dire che la valigia non sia mai pronta del tutto, dato che sembra in grado di contenere l’infinito. Dentro vi echeggiano le parole di altri viaggiatori che parlano di persone nate tra le stelle o che hanno vissuto le proprie vite all’indietro. Sono storie di pecore elettriche e uomini non-uomini che avevano imparato a contare il futuro.

Non è raro che ogni tanto venga tirato in ballo il destino, e qualcosa nel modo in cui egli ottiene la prima vittoria, fa sembrare che per davvero le cose non succedano per caso. Le fucine creative diventano il suo pane e il viaggiatore si affianca agli altri di cui ha letto o che ha avuto la fortuna di conoscere.

Ben presto sono altre le persone che grazie a lui cominciano a viaggiare e a riempire la propria valigia.

Infine arriva il giorno.

Quello in cui il viaggiatore vuole partire da solo. Almeno una volta.

Rannicchiata in un angolo per tanto tempo, l’idea era rimasta in attesa di essere trovata, finché il caso non ha fatto cadere ai suoi piedi un noioso manuale di economia. Raccogliendolo il viaggiatore ha intravisto l’idea, seduta in penombra. Lei gli ha sorriso, ha aperto le braccia e non l’ha lasciato più.

Il viaggiatore allora inizia a scrivere Il rinomato catalogo Walker & Dawn che, guarda caso, parla proprio di un viaggio.

Esistono molti modi di raccontare una storia, e sebbene quella scelta da Davide Morosinotto, per il suo ultimo libro, possa essere considerata per certi aspetti rischiosa, funziona così bene che non si riesce a pensare ad un modo diverso di immaginarla.

Un racconto che inizia con l’ausilio della prima persona è qualcosa con cui ogni lettore si è dovuto confrontare, almeno una volta, ma se le “prime persone” diventano quattro, è da subito chiaro che ci troviamo davanti a qualcosa di diverso e originale.

Il rinomato catalogo Walker & Dawn, per l’appunto.

Ambientato all’inizio del ventesimo secolo, in un’America che ha trascinato fino ai nostri giorni alcune delle peggiori caratteristiche dell’età moderna, quali le differenze razziali, le ricchezze maldistribuite e la vita nomade dei senza tetto, quattro giovani amici si imbattono in un inaspettato colpo di fortuna.

Molti aspetti della loro vita, farebbero venire i sudori freddi a un pedagogo moderno; fumano, usano armi da fuoco, consumano le giornate girovagando per il pericolosissimo bayou evitando sabbie mobili e alligatori. D’altro canto quelli erano per davvero altri tempi e tutto questo era normale come lo è per noi prendere la metropolitana.

Dal mondo pieno di meraviglie e innovazioni che c’è di là di quello in cui vivono i quattro protagonisti, arrivano poche cose. Una di queste è Il rinomato catalogo Walker & Dawn. Duemila pagine corredate di disegni e minuziose descrizioni della merce in vendita per corrispondenza. Nel catalogo c’era davvero di tutto: dalle selle per cavalli alle stufe, dalle scarpe per signora alle biciclette. Perfino kit di costruzione per fabbricarsi una casa. Un prodigioso esempio dell’imprenditoria Americana, capace di raggiungere i luoghi più remoti del proprio paese.

Quanto sarebbe stato difficile farsi spedire una pistola?

Una pistola, esatto, perché è proprio questa la decisione che prendono Te Trois, Eddie, Julie e suo fratello minore Tit, quando decidono come spendere i tre dollari trovati in un barattolo pescato dal fiume.

Detto fatto. L’idea di entrare in possesso di una pistola tutta per loro prende il sopravvento sulle considerazioni pratiche, come ad esempio il fatto che quei soldi potevano essere usati per cose più importanti. Come biasimarli? Tutti sanno che i ragazzi, quando guardano lontano, vedono molto più in là degli adulti. Ecco perché, quando il pacco fu finalmente consegnato, i nostri eroi ci videro un viaggio.

Perché non fu recapitata loro una pistola, bensì un orologio. Un orologio rotto, per giunta.

Potrei dirvi quali altre circostanze, insieme a questa, spingeranno i quattro amici a partire alla volta di Chicago, sede della Walker & Dawn, ma non voglio rovinarvi la sorpresa.

Quello che posso dire è che a questo punto la storia si aprirà con disinvoltura al lettore, partendo dalla voce di Te Trois, che vi dirà di com’era la vita nel bayou, passando poi a Eddie che svelerà i dettagli del loro viaggio, passando il testimone a Julie. Lei vi dirà ogni cosa in merito alla permanenza a Chicago e di molto altro ancora. L’ultima parola è di Tit, se così possiamo dire, e sfido chiunque a non versare almeno una lacrima una volta arrivati all’ultima pagina.

Leggendo questo libro sentirete l’aria umida delle paludi del Mississippi, e proverete la sensazione allarmante e funesta di quando ci si lancia da un treno in corsa. Assaggerete l’amaro del tradimento, ma anche il sapore forte e deciso della giustizia. Il calore della vera amicizia vi scalderà, lasciandovi magari un po’ di malinconia per quei giorni passati in cui, voi, eravate loro.

Perché come lo stesso Davide Morosinotto ama sottolineare: “Non hai mai degli amici come quelli che avevi a dodici anni[1]

Quando arriverete alla fine, sarete piacevolmente sorpresi da quello che proverete, perché saranno le stesse sensazioni che avete nutrito quando siete arrivati all’ultima pagina del Giro del mondo in ottanta giorni o di quando avete rimesso sullo scaffale L’isola del tesoro, Ventimila leghe sotto i mari o La guerra dei mondi.

Perché, in buona sostanza, Il rinomato catalogo Walker & Dawn, non è difficile da definire.

Di fatto è un nuovo classico della letteratura.

Una storia di amicizia e di speranza.

Un’avventura adatta a viaggiatori di tutte le età perché contiene in sé la promessa di portarvi lontano.

Qualcosa insomma, da mettere subito in valigia, ecco.

[1] Tratto dal film “Stand by me”