Ci sono film che non puntano solo a spaventare, ma a far riflettere, scavando nei simboli e nei miti di un passato dimenticato. Neverlake, esordio nel lungometraggio di Riccardo Paoletti e prodotto da Rai Cinema, è uno di questi: un horror che mescola ghost story, atmosfere gotiche e suggestioni archeologiche legate agli antichi Etruschi. Un’opera che, pur con i suoi limiti, rappresenta un raro tentativo italiano di competere con il cinema di genere internazionale.
Una storia sospesa tra passato e presente
La protagonista è Jenny, una sedicenne cresciuta a New York con la nonna, che torna in Italia dopo anni per ricongiungersi con il padre (David Brandon), un tempo chirurgo di fama e ora ritiratosi nelle campagne di Arezzo. L’uomo si dedica all’archeologia e in particolare allo studio degli Etruschi, popolazione avvolta da un alone di mistero. Jenny si trova a vivere in un casale isolato, circondato dal silenzio e da un’aria di segreti mai rivelati.
La sua solitudine viene scalfita solo dall’incontro con alcuni ragazzi di un orfanotrofio vicino al Lago degli Idoli, un sito archeologico realmente esistente, legato a sacrifici umani e riti misterici. È proprio sulle rive del lago che la ragazza incontra tre fantasmi di bambini etruschi. Gli spiriti le chiedono di recuperare alcune antiche statuette e gettarle nelle acque del lago. Ma le statuette sono custodite dal padre e insieme a loro si cela un segreto oscuro, che cambierà per sempre la vita di Jenny.
L’atmosfera di Neverlake
Fin dai primi minuti, Neverlake mostra un’ambientazione cupa e inquietante: la campagna toscana, solitamente associata alla bellezza e alla luce, qui si trasforma in un paesaggio gotico, impregnato di malinconia e mistero. Paoletti lavora con una fotografia elegante, che alterna i toni freddi e spettrali a quelli più caldi, legati al passato e alla memoria. Il lago diventa simbolo e specchio: superficie calma, ma con un fondo oscuro che nasconde verità inconfessabili.
Nonostante il budget limitato, il film sa evocare suggestioni potenti. Si respira un’atmosfera che ricorda Saint Ange di Pascal Laugier o il più celebre The Orphanage di Bayona. Echi anche del primo Dario Argento, soprattutto nella costruzione dei misteri familiari e nell’uso della suspense.

Il vero aspetto del lago degli Idoli sito nei pressi del Monte Falterona
Il significato del film
Al di là degli elementi horror, Neverlake è un racconto di formazione e di perdita dell’innocenza. Jenny si trova non solo a fronteggiare presenze soprannaturali, ma soprattutto il peso di un’eredità familiare segnata dal dolore, dal tradimento e da colpe mai espiate.
Il film suggerisce che i fantasmi non sono soltanto presenze spaventose, ma metafore di ferite interiori. Gli spiriti dei bambini etruschi, così come i segreti del padre, rappresentano ciò che viene rimosso e che ritorna, reclamando attenzione. La domanda centrale è: quanto possiamo davvero seppellire il passato senza affrontarlo?
La risposta è racchiusa nel finale, che mescola rivelazioni dolorose e simbolismi archetipici. Non si tratta solo di un horror, ma di una riflessione sul rapporto con la memoria, con la colpa e con la necessità di accettare la verità, per quanto sconvolgente.
Il cast e le interpretazioni
Il cuore del film è la giovane Daisy Keeping, che interpreta Jenny con sensibilità e intensità. Lontana dagli stereotipi della “scream queen” del cinema horror, la sua performance restituisce fragilità, curiosità e forza interiore. Accanto a lei troviamo David Brandon, volto noto agli appassionati di cinema di genere (indimenticabile in Deliria), qui nel ruolo ambiguo e tormentato del padre.
Il resto del cast, pur non sempre all’altezza, contribuisce a costruire un universo credibile e disturbante.
Pregi e difetti di Neverlake
Non è un film perfetto. Alcune scelte narrative risultano prevedibili per gli spettatori più esperti di horror, e ci sono dettagli poco convincenti (come l’uso improprio della polizia municipale al posto dei Carabinieri). Anche il doppiaggio non sempre regge l’impatto emotivo delle scene.
Eppure Neverlake rimane un’opera significativa: un horror italiano che osa confrontarsi con tematiche profonde, girato in inglese per puntare a un pubblico internazionale. Un progetto che dimostra come, anche in Italia, sia possibile produrre cinema di genere con dignità e ambizione.
Conclusioni
Neverlake è un horror sospeso tra mito e realtà, che parla di fantasmi, di segreti familiari e del peso del passato. Non solo un film di paura, ma anche una riflessione sul buio che ciascuno di noi porta dentro e sulla necessità di affrontarlo. Per gli amanti delle ghost story e degli horror psicologici, è una visione consigliata. E per chi ama il mistero degli Etruschi, rappresenta un’esperienza affascinante, capace di trasformare un angolo di Toscana in un luogo di incubi e rivelazioni.
Non sarà un capolavoro, ma Neverlake segna un passo importante per il cinema italiano di genere: cupo, misterioso e inquietante, è un film che lascia qualcosa dietro di sé.