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	<title>wowlab &#8211; WOWLAB | agenzia di comunicazione</title>
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		<title>Out of Format: la nuova era Blog di WOWLAB</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 08:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Viviamo in un’epoca in cui ogni contenuto sembra già avere un’etichetta prestabilita. Eppure, non tutto può essere incasellato. Out of Format nasce da qui: dal bisogno di creare uno spazio editoriale libero, fluido, in costante movimento. Un luogo che non si accontenta delle solite regole, ma che sceglie di andare oltre, contaminando linguaggi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">V</span>iviamo in un’epoca in cui ogni contenuto sembra già avere un’etichetta prestabilita. Eppure, non tutto può essere incasellato. <strong data-start="732" data-end="749">Out of Format</strong> nasce da qui: dal bisogno di creare uno spazio editoriale libero, fluido, in costante movimento. Un luogo che non si accontenta delle solite regole, ma che sceglie di andare oltre, contaminando linguaggi e idee.</p>
<p data-start="965" data-end="1347">In questa nuova sezione di <strong data-start="992" data-end="1002">WOWLAB</strong> non ci limitiamo a scrivere articoli: costruiamo un vero e proprio <strong data-start="1070" data-end="1104">laboratorio culturale digitale</strong>. Qui convivono <strong data-start="1120" data-end="1254">arte visiva, cinema, libri, anime, musica, videogame, teatro, fotografia, tecnologia, design, pop culture e movimenti indipendenti</strong>. Non solo recensioni, ma riflessioni, esperimenti, provocazioni e soprattutto connessioni.</p>
<h3 data-start="1349" data-end="1381">Un ponte tra mondi diversi</h3>
<p data-start="1383" data-end="1804"><strong data-start="1383" data-end="1423">Out of Format vuole essere un ponte.</strong> Un ponte tra generazioni, tra arti e discipline, tra passato e futuro. Un luogo dove i <strong data-start="1511" data-end="1580">linguaggi visivi del presente dialogano con le radici del passato</strong>, dove un videogioco può essere messo a confronto con un classico della letteratura e un film cult con una tendenza social. Perché solo mettendo in relazione universi apparentemente lontani si accendono davvero nuove idee.<br />
In questo spazio vogliamo raccontare tanto i <strong data-start="1851" data-end="1872">trend del momento</strong>, quanto i <strong data-start="1883" data-end="1922">mestieri perduti e i saperi antichi</strong>. Dall’artigiano che lavora il legno come si faceva secoli fa, fino all’artista digitale che plasma mondi nel metaverso: per noi entrambi hanno la stessa dignità, perché entrambi ci insegnano a guardare diversamente ciò che ci circonda.</p>
<h3 data-start="2162" data-end="2207">Dare voce a ciò che rischia di perdersi</h3>
<p data-start="2209" data-end="2733">Viviamo nell’epoca della <strong data-start="2234" data-end="2274">velocità e del contenuto usa e getta</strong>, ma non possiamo dimenticare le storie, le tecniche e le competenze che rischiano di svanire nel rumore del presente. In <strong data-start="2396" data-end="2413">Out of Format</strong> vogliamo dare spazio a <strong data-start="2437" data-end="2502">mestieri che non fanno più notizia ma che raccontano identità</strong>, a <strong data-start="2506" data-end="2524">saperi antichi</strong> che oggi tornano come risorsa preziosa. Parleremo di artigianato, di tradizioni culturali, di gesti tramandati che hanno ancora molto da insegnare a designer, creativi, artisti e imprenditori contemporanei. Non è nostalgia sterile: è <strong data-start="2762" data-end="2785">contaminazione viva</strong>. Mettere insieme ciò che è stato e ciò che sarà, creando connessioni che aprono nuove prospettive.</p>
<h3 data-start="2888" data-end="2932">Non un semplice blog, ma un luogo vivo</h3>
<p data-start="2934" data-end="3445"><strong data-start="2934" data-end="2985">Out of Format non è solo un portale editoriale.</strong> È un <strong data-start="2991" data-end="3023">luogo di scambio e dibattito</strong>, un posto dove trovare stimoli, spunti e punti di vista inaspettati. Vogliamo che i nostri articoli non siano “contenuti chiusi”, ma <strong data-start="3157" data-end="3194">micce che innescano conversazioni</strong>. Per questo la sezione è strettamente connessa ai <strong data-start="3245" data-end="3255">social</strong>, che non usiamo come vetrina ma come estensione naturale del blog: spazi dove le idee possono correre veloci, contaminarsi e crescere grazie al contributo di chi legge, commenta, discute.</p>
<p data-start="3447" data-end="3586"><strong data-start="3447" data-end="3493">Non vogliamo solo informare, ma dialogare.</strong> Creare community, aprire domande, stimolare riflessioni che vadano oltre lo scroll veloce.</p>
<h3 data-start="3588" data-end="3642">Cultura pop, libertà creativa e pensiero critico</h3>
<p data-start="3644" data-end="4040">In un mondo dominato da algoritmi che decidono cosa guardare, leggere o ascoltare, <strong data-start="3727" data-end="3791">Out of Format rivendica la libertà di scegliere e raccontare</strong>. Raccontiamo ciò che ci appassiona davvero: dalle <strong data-start="3842" data-end="3867">serie cult di Netflix</strong> agli <strong data-start="3873" data-end="3926">anime che stanno ridefinendo il linguaggio visivo</strong>, dai <strong data-start="3932" data-end="3970">libri che aprono nuove prospettive</strong> ai fenomeni di <strong data-start="3986" data-end="4009">marketing culturale</strong> che vale la pena analizzare.</p>
<p data-start="4042" data-end="4258">Ma non ci fermiamo qui: spazio a <strong data-start="4075" data-end="4107">storie di brand indipendenti</strong>, a nuove tendenze nel <strong data-start="4130" data-end="4168">design e nella creatività digitale</strong>, a riflessioni sulla <strong data-start="4190" data-end="4204">tecnologia</strong> e sull’impatto che ha nelle nostre vite quotidiane. E sempre con un tono diretto, ironico, mai accademico. Perché <strong data-start="4322" data-end="4361">la cultura non è un lusso per pochi</strong>, ma un’esperienza condivisa che può e deve essere raccontata anche con leggerezza.</p>
<h3 data-start="4448" data-end="4491">Un laboratorio in continua evoluzione</h3>
<p data-start="4493" data-end="4823"><strong data-start="4493" data-end="4545">Out of Format è un laboratorio, non un archivio.</strong> Ogni articolo è un esperimento, un tentativo di collegare punti sparsi nello spazio e nel tempo. È uno strumento per <strong data-start="4663" data-end="4711">divulgare, connettere e coltivare nuove idee</strong>, ma anche un modo per dare dignità a tutte quelle espressioni culturali che vivono ai margini del mainstream.</p>
<p data-start="4825" data-end="4998">Chi ama la contaminazione, chi cerca stimoli fuori dagli schemi, chi vuole trovare non solo informazione ma anche <strong data-start="4939" data-end="4969">ispirazione e provocazione</strong>, troverà qui il suo posto.</p>
<p data-start="5000" data-end="5116">Perché la nostra missione è chiara: <strong data-start="5036" data-end="5113">non raccontare tutto, ma raccontare bene ciò che vale la pena condividere</strong>.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>DAZI TUOI: il grande gioco americano, Europa, storytelling elettorale e immobilismo burocratico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 16:00:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fin dal nostro primo blog WOWLAB, ormai nel lontano 2015, ci siamo promessi due regole ferree: mai calcio e mai politica. Non per ignavia, non per mancanza di competenza, non per codardia ma perché si tratta terreni molto scivolosi, pieni di tifoserie e vespai pronti a incendiarsi.Eppure, oggi non possiamo fare finta di]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-4 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-5 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-2"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">F</span><em>in dal nostro primo blog WOWLAB, ormai nel lontano 2015, ci siamo promessi due regole ferree: mai calcio e mai politica. Non per ignavia, non per mancanza di competenza, non per codardia ma perché si tratta terreni molto scivolosi, pieni di tifoserie e vespai pronti a incendiarsi.</em><br data-start="351" data-end="354" /><em>Eppure, oggi non possiamo fare finta di niente. Perché sì, si parla (anche) di politica, ma in realtà si parla soprattutto di economia, vite, benessere sociale, sopravvivenza e sviluppo della nostra nazione e questo riguarda tutti, volenti o nolenti.</em></p>
<p data-start="584" data-end="1071">L’accordo del 27 luglio scorso tra Donald Trump e Ursula (o Ursulona, come piace chiamarla a certi <i>ndr.</i>) von der Leyen sembra più un colossal hollywoodiano che un patto commerciale. Dazi al 15% su auto, farmaci e semiconduttori, al 50% su acciaio e alluminio, solo per citarne alcuni. In cambio, un fiume di denaro europeo pronto a varcare l’Atlantico, riversandosi nelle tasche del tessuto energetico, militare produttivo e digitale americano: 600 miliardi in investimenti e 750 miliardi per comprare energia made in USA. Letti così, più che dati economici sembrano la sceneggiatura di un film catastrofico.</p>
<p><strong>L’illusione del deficit</strong></p>
<p>Donald Trump ha costruito gran parte della sua narrazione elettorale su un presunto deficit commerciale con l’Europa. Ma i numeri raccontano altro: sì, gli Stati Uniti importano più beni materiali, ma allo stesso tempo esportano servizi, tecnologia e know-how che noi europei acquistiamo a palate. In pratica, non siamo davanti a un disastro economico, ma a un racconto con finali alternativi.</p>
<p>Ogni giorno usiamo piattaforme americane per lavorare, studiare e intrattenerci: social, sistemi operativi, reti di comunicazione. È un flusso continuo e spesso invisibile. Il punto però è che a Trump non interessa l’equilibrio economico: ciò che cerca è una <strong>vittoria simbolica</strong>, da rivendere al suo elettorato. Un nemico da inventare per poi batterlo (almeno a parole).<br />
E da maestro del marketing narrativo, dobbiamo ammetterlo, The Donald sa come mettere in scena lo spettacolo.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-6 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-7 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-8 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-1 hover-type-none"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="575" title="trump_ursula_von_der_leyen_2025" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-1024x575.jpg" alt class="img-responsive wp-image-2675" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-200x112.jpg 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-400x225.jpg 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-600x337.jpg 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-800x450.jpg 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-1200x674.jpg 1200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula.jpg 1500w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 1024px" /></span></div></div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-9 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-10 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-11 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-3"><p><strong><br />
Il debito americano: un gigante coi piedi d’argilla</strong></p>
<p>Mentre Trump balla soddisfatto al sulle note di <strong>Y.M.C.A. </strong>dei<strong> Village People</strong>, gli Stati Uniti siedono su una montagna di debito. Per decenni hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi, illusi che bastasse stampare dollari a oltranza e alzare il “tetto del debito” per scacciare tutti i problemi.<br />
Il risultato? <strong>Tassi d’interesse in salita, inflazione latente e fiducia internazionale che scricchiola.</strong> Nel breve il dollaro può persino sembrare forte, attirando capitali. Ma sul lungo termine, è un castello di carte pronto a crollare. Non a caso, banche centrali e investitori tornano a rifugiarsi nell’oro: il bene che, a differenza della retorica, non perde valore.</p>
<p><strong>L’Europa:  comparsa perfetta<br />
</strong>Ed eccoci al vero nodo: l’Europa. Mentre Trump annuncia vittorie, Bruxelles firma sorridente, lasciando che <strong>miliardi che potevano finanziare il PNRR prendano la via di Washington</strong>. Le nostre imprese – auto, macchinari, farmaceutico – rischiano contraccolpi pesanti sull’export, senza ricevere nulla in cambio.<br />
In più, tra le righe dell’accordo, c’è l’invito neanche troppo velato: <em>“volete salvarvi dai dazi? Venite a produrre da noi”</em>. Una “carota” velenosa piazzata subito dopo il bastone.</p>
<p>Per l’Italia, questo significa distretti industriali svuotati, competenze emigrate e territori che rischiano di diventare gusci vuoti. Non tutte le imprese possono permettersi di trasferire impianti, identità, manodopera e know-how oltreoceano. Eppure, l’Europa resta a guardare parla poco e propone ancora meno. Osserva, spesso paralizzata: la passività rischia di trasformarsi in irrilevanza politica economica e strategica.</p>
<h3><strong>Le domande (VERE) che contano</strong></h3>
<p>Oltre lo spettacolo politico-elettorale, ci sono temi concreti e urgenti che riguardano noi tutti direttamente:</p>
<ul>
<li>come garantire <strong>stabilità interna</strong> senza bloccare la crescita?</li>
<li>come conciliare spese imposte per il <strong>riarmo</strong> con la sostenibilità fiscale delle imprese?</li>
<li>quale futuro per i <strong>giovani</strong> se le aziende chiudono o delocalizzano?</li>
<li>come difendere un <strong>export</strong> che resta il cuore dell’economia italiana?</li>
</ul>
<p>L’Italia, con il suo tessuto di piccole e medie imprese e una manifattura di qualità, rischia più degli altri. Alla spesa pubblica crescente (tra transizione ecologica, welfare e riarmo) si somma la difficoltà delle aziende a reggere costi e tasse.</p>
<p>E i giovani? Già oggi fanno fatica a trovare spazio in un mercato frammentato e precario. Se le imprese riducono la produzione o spostano le fabbriche altrove, a pagare il conto saranno le generazioni che non hanno ancora avuto nemmeno la possibilità di cominciare.</p>
<h3>Un bivio storico</h3>
<p data-start="3703" data-end="3947">Siamo davanti a un bivio: da un lato l’America che corre a tutta velocità tra debito e dazi, dall’altro un’Europa che sembra sempre più spettatrice distratta. Ma la storia ci ricorda una verità semplice: i conti, prima o poi, arrivano sempre.</p>
<p data-start="3949" data-end="4003">La domanda è: <strong data-start="3963" data-end="4001">chi sarà davvero pronto a pagarli?</strong></p>
<p data-start="4005" data-end="4319">Forse è arrivato il momento che l’Europa smetta di firmare accordi tanto fragili quanto spettacolari. Non per orgoglio, ma per <strong data-start="4132" data-end="4149">sopravvivenza</strong>. <strong>Perché dietro a ogni dazio e ogni miliardo promesso non ci sono solo grafici e percentuali: ci sono le nostre aziende, i nostri giovani e il futuro del nostro lavoro.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-12 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Cyberpunk Edgerunners: l’anime che ha dato una seconda vita a Night City!</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2023/10/10/cyberpunk-edgerunners-lanime-che-ha-dato-una-seconda-vita-a-night-city/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfa Centauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 07:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando Netflix ha lanciato Cyberpunk: Edgerunners, in molti pensavano fosse solo un simpatico spin-off ambientato nell’universo del videogame Cyberpunk 2077. In realtà, col senno di poi, possiamo dirlo senza troppi giri di parole: quell’anime ha in gran oarte salvato il videogioco.    Ricordiamolo: al lancio del 2020, Cyberpunk 2077 era atteso]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-13 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-14 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-4"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">Q</span><strong>uando Netflix ha lanciato <em>Cyberpunk: Edgerunners</em>, in molti pensavano fosse solo un simpatico spin-off ambientato nell’universo del videogame <em>Cyberpunk 2077</em>. In realtà, col senno di poi, possiamo dirlo senza troppi giri di parole: quell’anime ha in gran oarte salvato il videogioco.</strong></p>
</div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 1" src="https://www.youtube.com/embed/ax5YUmkWf_Y?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-5"><p>Ricordiamolo: al lancio del 2020, <em>Cyberpunk 2077</em> era atteso come il nuovo miracolo di CD Projekt Red, la stessa software house che ci aveva regalato <em>The Witcher 3</em>. Poi, la doccia fredda (nostra in primis): bug a valanga, meme infiniti, e persino il soprannome “Cyberbug 2077”. Il sogno di tanti di vivere in un vero meta-universo in stile cyberpunk popolato, libero e vivo era già morto e sepolto.<br />
Due anni dopo ecco l’imprevisto: il 13 settembre 2022 <em>Edgerunners</em> approda su Netflix e in dieci episodi firma un record clamoroso successo di critica e pubblico che non solo conquista le classifiche dello streaming, ma trascina con sé il videogioco. Nel giro di una settimana, un milione di giocatori al giorno tornano a passeggiare tra le luci al neon della città. Patch e update avevano già migliorato il titolo, certo, ma il vero “boost” lo ha dato l’anime: improvvisamente <em>Cyberpunk 2077</em> non era più solo un gioco controverso, ma un’esperienza da riscoprire.</p>
<p>La forza di <em>Edgerunners</em> sta tutta nella sua semplicità: racconta Night City senza fronzoli, con gli occhi di David Martinez, ragazzo comune catapultato in un mondo dove basta una micro-decisione sbagliata per finire schiacciati. L’anime non reinventa nulla, ma rende palpabile quell’atmosfera che nel videogioco era stata a volte soffocata dai bug e dalle aspettative irrealistiche.</p>
<p>E qui scatta la magia: per chi aveva già giocato, <em>Edgerunners</em> è stata la scusa perfetta per tornare a Night City, magari provando le nuove mod ispirate alla serie o i contenuti cosmetici aggiunti con le patch. Per chi invece non aveva mai toccato il pad, la serie è diventata un portale di ingresso, un trailer lungo 10 episodi che ha spinto a comprare il gioco. Una sinergia rara, che ha trasformato un anime in marketing organico da manuale.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-2 hover-type-none"><img decoding="async" width="1200" height="675" title="Cyberpunk_Edgerunners" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/Edgerunners.jpg" alt class="img-responsive wp-image-2691" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/Edgerunners-200x113.jpg 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/Edgerunners-400x225.jpg 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/Edgerunners-600x338.jpg 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/Edgerunners-800x450.jpg 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/Edgerunners.jpg 1200w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 1200px" /></span></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-6"><p><strong>Il lato tecnico: Trigger + CDPR, una combo esplosiva</strong></p>
<p>Studio Trigger, con il suo stile schizofrenico e acido, ha reso giustizia al caos visivo di Night City: neon, protesi, corpi potenziati che si muovono come flash epilettici. Non sempre l’animazione è perfetta, ma il colpo d’occhio resta devastante. Il character design – Lucy, Rebecca e lo stesso David – è entrato subito nell’immaginario collettivo, tanto che le mod ispirate a loro sono comparse nel gioco praticamente in tempo reale.</p>
<p>Dall’altro lato, CD Projekt Red non è rimasta a guardare: patch e aggiornamenti hanno integrato funzionalità cosmetiche ispirate all’anime, oltre a miglioramenti tecnici sul gameplay e, in seguito, persino il supporto al Ray Tracing Overdrive su PC. Insomma, mentre l’anime accendeva i riflettori, il team sistemava le fondamenta: perfetta tempistica.</p>
<p><strong>Un successo a due vie</strong></p>
<p>Il fenomeno <em>Edgerunners</em> ha dimostrato che videogiochi e serie animate possono alimentarsi a vicenda. Netflix ha dato nuova linfa a un brand che rischiava di finire nel dimenticatoio, mentre <em>Cyberpunk 2077</em> ha offerto ai fan la possibilità di vivere quell’universo in prima persona. Un doppio binario che ha generato un effetto valanga: <em>Edgerunners</em> è diventata la porta di accesso, il videogioco la prosecuzione naturale.</p>
<p>E i numeri parlano chiaro: le classifiche Steam hanno visto <em>Cyberpunk 2077</em> tornare nella top ten, con il record di giocatori contemporanei più alto dai giorni del lancio. In poche settimane, il titolo è passato dall’essere “il grande flop” a un cult da riscoprire.<br />
Ma perché funziona così bene?<br />
Perché <em>Edgerunners</em> non è solo estetica tamarra e sparatorie spettacolari. È un racconto di fallimento, sacrificio e sogni infranti, che rispecchia il cuore stesso del videogioco. Night City è una metropoli che illude, seduce e poi divora: lo sanno bene i giocatori che hanno passato ore a personalizzare il proprio V e si sono visti inghiottiti dallo stesso meccanismo.<br />
L’anime prende questo concetto e lo rende universale: David non è diverso da noi. È solo un individuo che cerca di sopravvivere in un mondo che non ha alcun interesse per la sua felicità. Ed è forse questa la chiave del successo: vedere riflessa nella sua caduta la nostra stessa vulnerabilità.</p>
<p>Alla fine, possiamo dirlo: <em>Cyberpunk: Edgerunners</em> non ha solo raccontato una storia, ha rianimato un intero universo narrativo. Ha fatto quello che nemmeno le patch più corpose di CDPR erano riuscite a fare: restituire desiderio, hype e soprattutto emozione ai giocatori.</p>
<p><strong>E se oggi <em>Cyberpunk 2077</em> è tornato a essere giocato, discusso e amato, lo dobbiamo soprattutto a dieci episodi di anime che hanno ricordato a tutti una cosa semplice: Night City è crudele, imperfetta e devastante, ma è impossibile smettere di tornarci.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-15 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>IL Party dei 5 Sensi</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2019/12/03/il-party-dei-5-sensi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2019 17:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Con quanti sensi si può leggere un libro? Si esatto. Avete letto bene. Ho proprio chiesto: "Con quanti sensi si può leggere un libro?" Sembra una domanda strana, vero? Si insomma, a parte la vista (o l'udito se lo leggiamo a voce alta), cos'altro usiamo per leggere un libro? Io i miei a]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-16 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-17 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-7"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span><em><strong>on quanti sensi si può leggere un libro? Si esatto. Avete letto bene. Ho proprio chiesto: &#8220;Con quanti sensi si può leggere un libro?&#8221;</strong></em><br />
<em><strong>Sembra una domanda strana, vero?</strong></em></p>
<p>Si insomma, a parte la vista <em>(o l&#8217;udito se lo leggiamo a voce alta)</em>, cos&#8217;altro usiamo per leggere un libro? Io i miei a volte li annuso e di certo li tocco. Normalmente non li lecco, però. Eppure se capitasse ai nostri cinque sensi di essere coinvolti in maniera non convenzionale, in che modo questi potrebbero dirci qualcosa del libro che stiamo leggendo?<br />
Un profumo accarezza l&#8217;olfatto, un bel paesaggio stimola la vista e un concerto riempie l&#8217;udito. Tatto e gusto, beh&#8230; lascio a voi l&#8217;immaginazione. Certe cose però possono colpire a più livelli. Forse farei meglio a dire che stuzzicano più sensi, che poi è quello che è successo leggendo <strong>Teoria N di Daniele &#8220;Rinoceronte&#8221; Daccò</strong> quindi oggi userò proprio i cinque sensi <em>(o cinque e mezzo, chissà)</em> per raccontarvi come è andata dal mio personale punti di&#8230;</p>
<p><strong>VISTA</strong></p>
<p>Si può vedere con gli occhi, si sa, anche se per noi miopi non è così scontato. Di quelle ginocchiate contro gli stipiti certe mattine che non vi dico. Ciò non di meno a quelli come noi <em>(non noi i miopi, ma noi i sognatori)</em> piace vedere anche con l’immaginazione e certe volte, se in ciò che leggiamo scopriamo delle affinità, con gli occhi della memoria.<br />
<strong>Teoria N</strong> parte da un ricordo d’infanzia e dal timore reverenziale che a volte i genitori incutono nei figli. Romanzato o no, inventato o reale, quello che leggo lo <strong>vedo</strong> quasi come se fosse un mio ricordo. Fa un po’ male, questo devo dirlo, perché alcuni ricordi sono fatti così. Non è colpa loro.<br />
Eppure, senza nemmeno aver bisogno di strizzare gli occhi, in <strong>Teoria N</strong> si può vedere, dove tutto ciò che ha condotto l&#8217;autore dove si trova adesso, ha avuto inizio.<br />
Dalla curiosità semplice e insaziabile di un figlio e dalle risposte pazienti di un padre.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>UDITO</strong></p>
<p>Si possono <strong>udire</strong> i libri? O meglio… possiamo sentire la musica che accompagna cose come il <strong>Momento Epico</strong>?<br />
Diavolo! Se nella nostra vita c’è stato tanto cinema quanto carta stampata la risposta è sì.<br />
Il capitolo sulla battaglia in difesa del villaggio è un piccolo capolavoro di letteratura. Evocativo e trascinante, quasi minimale nella descrizione <em>(e si signor Brooks… funzionano anche le descrizioni minimali), </em>capace di fartela quasi <strong>sentire</strong> la musica.</p>
<p>Parte bassa all’inizio, come un sottofondo e a mano a mano che la descrizione degli eventi incalza, il volume aumenta. Si sostituisce alle parole. Come ogni bella scena di battaglia che si rispetti, alla fine arrivano solo urla, rumore di acciaio contro l’acciaio e naturalmente musica a palla.<br />
Qui <strong>Daniele Daccò</strong> ci racconta del <strong>Momento Epico</strong>, che sarebbe quella cosa su cui la fantasia di tutti prima o poi si sofferma. Eppure il <strong>Nerd</strong> si sa, ha un <strong>Epicometro</strong> molto più sensibile di quello degli altri e quella battaglia non la legge. La sente.<br />
A questo punto si potrebbe dire che in qualche modo abbondino i cliché, il che sarebbe anche vero se fosse un film. Ma <strong>Teoria N</strong> è un libro che per una manciata di pagine diventa un <strong>Kolossal</strong>.</p>
<p>Mica da tutti.</p>
<p><em>Libertaaaaaà!!!!</em></p>
<p>Ops. Scusate. Mi sono fatto prendere.</p>
<p><strong>OLFATTO</strong></p>
<p>Forse il <strong>Rinoceronte</strong> ha usato il trucco delle pagine profumate come nei libri di <strong>Geronimo Stilton</strong> o magari è suggestione. Fosse altro, dovrò iniziare a preoccuparmi.<br />
Il punto è che <strong>il libro ha degli odori.<br />
</strong>All’inizio non me lo spiegavo e ho dovuto riflettere a lungo su quest&#8217;aspetto, finché non mi sono ricordato che la stessa cosa mi era successa anni prima con un paio di romanzi di <strong>Ammaniti</strong>.</p>
<p>Il buon <strong>Niccolò</strong>, quando descrive le campagne degli anni settanta o le estati calde in cui i suoi protagonisti esplorano in bicicletta le campagne, risveglia in me ricordi olfattivi molto distinti.<br />
Anch&#8217;io giravo con gli amici per le campagne sul mio velocipede, cercavo l’avventura e mi abbeveravo da tubi dell’acqua rugginosi e impossibili da trovare tranne che per noi. Tutte cose che hanno degli <strong>odori</strong> che non si possono dimenticare.</p>
<p>In <strong>Teoria N</strong> si parla della discarica del nonno, delle scuole medie, di feste in maschera, della libreria crollata addosso al protagonista e il set dove <strong>Daniele Daccò</strong> ha conosciuto <strong>Jacopo</strong>. Tutte queste cose ridestano in me il ricordo dei profumi <em>(parlare solo di odori faceva brutto, dai)</em> che mi hanno accompagnato quando io andavo alle medie o della volta in cui anch&#8217;io ho viaggiato sui mezzi pubblici in costume<em>. </em>Mi fanno venire in mente il posto di lavoro, dove ho conosciuto un amico che mi ha accompagnato per tutta la vita, è un sacco di altre cose.<br />
La vita è fatta anche di <strong>odori</strong> <em>(e qui tanti saluti alla poesia)</em>, ma un libro che te li risveglia cela sicuramente qualcosa di notevole al suo interno.</p>
<p><strong>TATTO</strong></p>
<p>Viaggiando spesso sui mezzi pubblici ed essendo io un lettore compulsivo, uso un e-reader.<br />
Si maneggia con una sola mano, non serve cristare per il segnalibro e occupa meno spazio di un libro aperto. Fattore questo quasi determinante quando sei pigiato come una sardina.</p>
<p>Inoltre io tratto molto bene i miei libri e non gradisco che si rovinino.</p>
<p>Detto questo, ci tengo a fare presente che i libri elettronici li possiedo anche in cartaceo e che alterno le due modalità di lettura con somma frustrazione di mia moglie che non si capacita di questa cosa. Ma <strong>Teoria N</strong>, inizia la sua storia prima dell’avvento dei libri elettronici e per buona parte del tempo si riferisce a un’epoca in cui i film erano su VHS, i fumetti li prendevi in edicola e i libri, beh erano solo di carta.<br />
Sfogliarlo ha riportato alla luce un modo scomodo di leggere che un po’ mi stavo dimenticando ma che in qualche modo è l’essenza della lettura stessa.</p>
<p>Comunque ora lo scannerizzo.</p>
<p><strong>GUSTO</strong></p>
<p>Avete presente quando in un piatto trovate varietà di cibo diverse tra loro? Alcune le preferite ad altre e si finisce spesso con il lasciare per ultima quella che secondo noi è più buona.<br />
Vogliamo godercela per bene e <strong>gustarla</strong> con calma.<br />
Ma cosa succede quando nel piatto ci sono pietanze che amiamo tutte allo stesso modo? O meglio ancora, quando nel piatto c&#8217;è una porzione fumante di lasagne della nonna.<br />
Come diceva quel ciuco ciarliero… tutti amano le lasagne.</p>
<p><em>Le scelte sono due:</em></p>
<p><strong>1</strong>)<strong> Ci avventiamo come farebbe Obelix su un cinghiale divorando tutto in cinque minuti e lasciandoci poi cullare dai sensi di colpa.</strong></p>
<p><strong>2</strong>)<strong> Mangiamo lentamente, per non finire quelle bontà troppo in fretta, consci del fatto che non si tratta di un buffet. Non potremo riempire il piatto una seconda volta.</strong></p>
<p>Io ho scelto la numero due, il che è molto raro per il sottoscritto. Ho gustato con calma ogni strato di pasta <em>(le parole),</em> la cremosa besciamella che legava uno strato all’altro <em>(le citazioni),</em> ogni ricciolo di ragù immerso nel sugo <em>(le battute spiritose). </em>Non contento ho fatto anche la scarpetta <em>(riletto dei passaggi).<br />
</em>Quattro giorni per un libro che di solito me ne richiederebbe uno e mezzo…<br />
<strong>… erano lasagne troppo buone per finirle subito.</strong></p>
<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>
<p><strong>Teoria N</strong> non è un&#8217;opera che si dimentica facilmente.<br />
<strong>Daniele Daccò</strong> ha saputo raccontare in modo divertente avventure simili a quelle che molti di noi hanno vissuto, deliziandoci con un epilogo che, per quanto conosciuto, non manca di sorprendere.<br />
Sorprende perché differentemente dal solito, il protagonista non solo capisce cosa è, ma s&#8217;impegna a costruire qualcosa che lo spieghi al resto del mondo.</p>
<p>E’ stato così facile identificarsi in quelle pagine, dove usava sempre le parole giuste per raccontare alcune delle cose che tutti noi sentiamo.</p>
<p>A quanto pare ci voleva un <strong>Rinoceronte</strong> per trovarle.</p>
<p><strong>Teoria N</strong> può essere un’importante fonte d&#8217;ispirazione per tutte quelle persone che hanno perso la bussola o che ancora non si sono capite appieno, siano esse dei <strong>Nerd</strong> oppure no.</p>
<p><strong>Teoria N</strong> dimostra che se lo immagini lo puoi fare perché volere è potere. Che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, che è possibile spingersi verso l’infinito e oltre, viaggiare più veloci della luce, e soprattutto che certe volte è tempo di distruzione.</p>
<p><strong>Tutte cose queste, che potranno sembrare scontate</strong>…</p>
<p><strong>… ma si da anche il caso che siano vere.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-18 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Il dilemma del Remake</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 16:30:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da qualche anno, tra chi segue il cinema con un minimo di passione, si è diffusa una domanda tanto semplice quanto spinosa: “Ma perché continuano a fare remake di qualsiasi cosa?”   Di solito, la domanda ha un tono polemico, quasi rassegnato, e sottolinea la presunta carenza di creatività e originalità nei]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-5 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-19 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-20 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-8"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">D</span><strong>a qualche anno, tra chi segue il cinema con un minimo di passione, si è diffusa una domanda tanto semplice quanto spinosa: “Ma perché continuano a fare remake di qualsiasi cosa?”</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-9"><p style="text-align: justify;" data-start="252" data-end="716">Di solito, la domanda ha un tono polemico, quasi rassegnato, e sottolinea la presunta carenza di creatività e originalità nei film pensati per il grande pubblico. Ma la questione è davvero così semplice? La fantasia si è davvero esaurita? Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="718" data-end="1371">Qualche tempo fa, mentre scorrevo le solite notizie di cinema online, mi è capitato davanti il trailer del nuovo <em data-start="831" data-end="853">La Bella e la Bestia</em> in versione live action, previsto per l’anno successivo. E&#8230; non l’ho guardato. Semplicemente, non mi interessava. Passano un paio di giorni, torno sullo stesso sito e trovo il titolo: “Record assoluto per il nuovo live action Disney: il trailer ha totalizzato un numero <em data-start="1126" data-end="1139">esorbitante</em> di visualizzazioni nelle prime 24 ore!”. Quanto fosse esorbitante non lo ricordo, ma il concetto era chiaro: entusiasmo alle stelle. Io, invece, ero ancora lì a chiedermi “ma perché tutto questo clamore?”. Sarà colpa mia, pazienza.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1373" data-end="1585">Dopo un’altra manciata di giorni, un amico mi chiede: “Hai visto il trailer de <em data-start="1452" data-end="1474">La Bella e la Bestia</em>? Che ne pensi?”. A quel punto ho capito che non avrei avuto pace finché non l’avessi guardato. Così ho ceduto.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1587" data-end="1938">E dopo averlo visto? La prima parola che mi è venuta in mente è stata: “inutile”.<br data-start="1668" data-end="1671" />Sì, inutile. Inutile rifare uno dei capisaldi dell’animazione Disney se poi si mantiene pressoché identico all’originale. Inutile per lo spettatore, che può tranquillamente rivedersi il film del 1991. Utilissimo, invece, per la Disney. Ma su questo torniamo tra poco.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1940" data-end="2222">La questione del remake, o del reboot, sequel, prequel e via dicendo, va avanti da anni. E ogni volta che se ne parla, saltano fuori le solite lamentele: “Basta con questi rifacimenti!”, “Stanno rovinando i capolavori!”, “Non c’è più inventiva!”. E in parte, capisco il malcontento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2224" data-end="2591">Molti spettatori tendono a considerare certe opere “intoccabili”, soprattutto quando si parla di classici o cult generazionali. Altri, invece, leggono nella marea di rifacimenti la conferma che la creatività nel cinema mainstream stia progressivamente evaporando. Ma è davvero solo una questione di mancanza d’idee? Oppure, più semplicemente, una questione economica?</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-10"><p data-start="0" data-end="49"><strong>Spoiler: è quasi sempre una questione economica.<br />
</strong>Le grandi case di produzione ragionano come qualsiasi altra azienda: puntano al massimo guadagno col minimo rischio. E cosa può esserci di più sicuro che investire in un titolo già conosciuto, amato, e magari nostalgicamente legato all&#8217;infanzia di milioni di spettatori? Il rischio è basso, il pubblico c&#8217;è, l’incasso (quasi) garantito.<br />
Scandalizzarsi, ormai, serve a poco. È un meccanismo che si applica ovunque, non solo nel cinema. Eppure, questo non significa che dobbiamo arrenderci a una pioggia di remake scialbi e senz’anima.<br data-start="587" data-end="590" />Il problema, infatti, non è il remake in sé, ma <strong data-start="638" data-end="658">come viene fatto</strong>.<br />
Perché diciamolo: quando un rifacimento è fatto male, lo si nota eccome. Ed è questo il vero tallone d’Achille del sistema. In molti casi, si ha l&#8217;impressione che la nuova versione venga prodotta in fretta e furia, senza una vera idea registica, senza un’identità visiva, senza passione. Solo con l&#8217;obiettivo di sfruttare il nome. Il risultato? Film deboli, dimenticabili, a volte addirittura imbarazzanti.</p>
<p data-start="1071" data-end="1672"><strong>Qualche esempio?</strong><br data-start="1087" data-end="1090" /><em data-start="1090" data-end="1098">Psycho</em> (1998), copia carbone del capolavoro di Hitchcock, girata inquadratura per inquadratura, ma senza la minima tensione.<br data-start="1216" data-end="1219" />Oppure <em data-start="1226" data-end="1246">Planet of the Apes</em> (2001), che con tutto il rispetto per Tim Burton, è riuscito a confondere e annoiare.<br data-start="1332" data-end="1335" />E ancora <em data-start="1344" data-end="1353">The Fog</em> (2005), <em data-start="1362" data-end="1376">Il Prescelto</em> (2006), <em data-start="1385" data-end="1395">Invasion</em> (2007), fino al remake <em data-start="1419" data-end="1428">Ben-Hur</em> del 2016, forse l’esempio più lampante di quanto si possa sbagliare bersaglio.<br data-start="1507" data-end="1510" />Lì, più che un film, sembrava un autogol: rifare uno dei più grandi kolossal della storia del cinema, vincitore di 11 Oscar, senza nulla da dire di nuovo… perché?<strong> Ma attenzione: demonizzare <em data-start="1701" data-end="1708">tutti</em> i remake sarebbe ingiusto.</strong><br data-start="1735" data-end="1738" />Perché <strong data-start="1745" data-end="1781">esistono anche esempi eccellenti</strong>, capaci di prendere una storia già nota e trasformarla in qualcosa di nuovo, potente, magari anche superiore all’originale.<br />
Penso a <em data-start="1915" data-end="1941">L’uomo che sapeva troppo</em> (1956), rifatto dallo stesso Hitchcock in modo più maturo e sofisticato.<br data-start="2014" data-end="2017" />A <em data-start="2019" data-end="2028">La Cosa</em> di Carpenter (1982), che ha preso un B-movie degli anni ’50 e lo ha reso un capolavoro dell’horror paranoico.<br data-start="2138" data-end="2141" />A <em data-start="2143" data-end="2167">Dracula di Bram Stoker</em> (1992), elegante e visivamente sontuoso.<br data-start="2208" data-end="2211" />A <em data-start="2213" data-end="2228">Casino Royale</em> (2006), che ha rigenerato il mito di James Bond con un realismo crudo e moderno.<br data-start="2309" data-end="2312" />Oppure a film più recenti come <em data-start="2343" data-end="2354">Il Grinta</em> (2010) dei fratelli Coen, e <em data-start="2383" data-end="2399">21 Jump Street</em> (2012), che ha trasformato una vecchia serie in una commedia brillante e autoironica. Questi film non solo funzionano, ma dimostrano che un remake può essere anche un’opportunità: per rinnovare, riscoprire, reinterpretare.<br />
Anzi, c’è un ulteriore aspetto positivo emerso negli ultimi anni: la saturazione del mercato ha spinto le major a <strong data-start="2741" data-end="2791">cercare nuove idee anche dentro vecchie storie</strong>.<br data-start="2792" data-end="2795" />Per distinguersi, oggi bisogna fare uno sforzo in più: servono registi con visione, sceneggiatori capaci di reinventare i personaggi, produttori disposti ad osare (almeno un po’). Non sempre accade, ma quando succede… si vede.</p>
<p data-start="3025" data-end="3359">E così, anche dentro operazioni apparentemente commerciali, possiamo trovare qualità, cura, persino passione.<br data-start="3134" data-end="3137" />Certo, spesso si fa leva sull’effetto nostalgia — vedi <em data-start="3192" data-end="3208">Jurassic World</em> o <em data-start="3211" data-end="3237">Il Risveglio della Forza</em> — ma se la confezione è buona, se la regia ha ritmo, se la storia, pur semplice, sa emozionare… allora va benissimo così.</p>
<p data-start="3361" data-end="3744"><strong data-start="3361" data-end="3380">In conclusione?</strong><br data-start="3380" data-end="3383" />La domanda “remake sì o no?” non ha una risposta netta. Come sempre, dipende.<br data-start="3460" data-end="3463" />Dipende da chi lo scrive, da chi lo dirige, da che tipo di film si vuole realizzare. Ci vuole un’alchimia: un progetto pensato, costruito con un minimo di visione e rispetto per il materiale di partenza. Solo così si può ottenere qualcosa che abbia senso — vecchio e nuovo insieme.</p>
<p data-start="3746" data-end="3982">Noi spettatori? Possiamo solo fare il nostro dovere: <strong data-start="3799" data-end="3832">guardare prima, giudicare poi</strong>.<br data-start="3833" data-end="3836" />Esce un reboot della tua saga preferita? Guardalo. Se ti delude, criticalo pure con forza. Ma se invece ti sorprende… beh, magari lo ringrazierai.</p>
<p data-start="3984" data-end="4434">Perché sì, esistono i film d’autore, quelli difficili, coraggiosi, unici. Ma esiste anche l’intrattenimento ben fatto, capace di farci ridere, emozionare, riflettere.<br data-start="4150" data-end="4153" />E anche lì può nascondersi la “settima arte”.<br data-start="4198" data-end="4201" />Io stesso mi sbaglierei a giudicare <em data-start="4237" data-end="4259">La Bella e la Bestia</em> ancor prima di vederlo. Se vorrò davvero dire la mia, dovrò aspettare di avere davanti il film. Poi, se non mi piace, pazienza: l’originale non sparisce. Resta lì, intatto.</p>
<p data-start="4436" data-end="4728">In ogni caso, ricordiamoci una cosa: <strong data-start="4473" data-end="4514">il cinema è grande perché è per tutti</strong>.<br data-start="4515" data-end="4518" />E non ha senso mettersi su un piedistallo a dire “i film di supereroi non sono cinema”, o “quella roba è per menti semplici”. Che senso ha? Per sentirsi migliori? Per dire “io sono raffinato, voi siete pecore”?</p>
<p data-start="4730" data-end="4885">No, grazie.<br data-start="4741" data-end="4744" />Perché il bello del cinema è proprio questo: offre storie per tutti i gusti. E può parlare a tutti, in modi diversi. Basta volerlo ascoltare.</p>
<p data-start="4887" data-end="4909"><strong>Come disse Voltaire:</strong></p>
<blockquote data-start="4910" data-end="5077">
<p data-start="4912" data-end="5077"><strong>“L’originalità non è altro che un’abile imitazione.”</strong><br data-start="4964" data-end="4967" /><strong>E a volte, dietro un remake apparentemente inutile, si nasconde proprio quella scintilla. Sta a noi scoprirla.</strong></p>
</blockquote>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-21 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>L&#8217;anima del violino</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2019/05/20/lanima-del-violino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Carretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2019 09:25:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L'anima contraddistingue un essere vivente, è espressione di personalità,  il bene più prezioso che si possa avere, ma forse va ben oltre alle persone, anche altri esseri viventi o oggetti possono averne una... Tra questi sicuramente il violino! Indubbiamente impalpabile e pura allo stesso tempo, inquantificabile per forma o dimensione, addirittura qualcuno potrebbe]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-6 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-22 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-23 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-11"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">L</span>&#8216;<strong>anima contraddistingue un essere vivente, è espressione di personalità,  il bene più prezioso che si possa avere, ma forse va ben oltre alle persone, anche altri esseri viventi o oggetti possono averne una&#8230; Tra questi sicuramente il violino!</strong></p>
<p>Indubbiamente impalpabile e pura allo stesso tempo, inquantificabile per forma o dimensione, addirittura qualcuno potrebbe pensare che non esista in quanto impercettibile.<br />
Spesso viene associata all&#8217;ultima cosa che si lascia dopo la morte, una scissione tra il corpo e la parte spirituale, ma è anche intesa come amore, quando si trova una persona con la quale si è in sintonia (nel caso dell&#8217;anima gemella), oppure nel &#8220;venderla&#8221; al diavolo, come nei film, che è vista come uno scambio per ottenere vantaggi inestimabili, rimane il fatto che viene spesso utilizzata, indipendentemente da tutto, per parlare di un qualcosa di ineguagliabile e ha preso ormai il dominio di una risorsa senza eguali.</p>
<p>Anche delle canzoni sono state composte utilizzandola, senza parlare di poesie e aforismi, di conseguenza anche se non si hanno prove sulla sua esistenza, l&#8217;abuso di questa parola è indubbiamente fondato.<br />
<strong>Nel violino</strong> (ed altri strumenti ad arco) <strong>sicuramente questo enigma non esiste</strong>, in quanto è tangibile e concreta, tanto da poterla toccare, anzi addirittura creare e plasmare per rendere lo strumento unico, basti pensare che sostituendola con un altra darà allo stesso violino sfumature sonore diverse.</p>
<p>Essere in grado di creare l&#8217;anima, può sembrare blasfemo, anche se stiamo parlando di un violino, ma non è cosi, anche se in effetti abbiamo un potere immenso e la possibilità di &#8220;giocarci&#8221; per ottenere (o quanto meno provarci) la perfezione.</p>
<p>L&#8217;anima del violino è un tondino di abete rosso, lo stesso materiale utilizzato per la tavola armonica, di circa sei millimetri di diametro, in commercio ne esistono già pronte, da tagliare solamente su misura, ma a mio avviso è meglio crearle da un parallelepipedo di abete selezionato e stagionato, da questo si parte a smussare gli angoli fino ad arrivare a renderlo cilindrico e del diametro voluto.</p>
<p>L&#8217;anima in seguito viene posizionata all&#8217;interno del violino una volta che lo stesso è stato chiuso, facendola passare con un apposito strumento tra una delle due fessure chiamate effe (per la loro forma che ricorda esattamente la lettera dell&#8217;alfabeto; in origine erano fessure ricurve a forma di &#8220;C&#8221;).<br />
Anche l&#8217;orientamento gioca un ruolo fondamentale, i<strong>nfatti la venatura dell&#8217;anima deve rigorosamente essere perpendicolare all&#8217;asse longitudinale del violino</strong>. Non è incollata, è semplicemente appoggiata, e tirando le corde viene intrappolata tra le due parti del violino, la tavola ed il fondo, mettendole in comunione, dandogli la possibilità d&#8217;interagire insieme assicurando il sincronismo dei due movimenti.</p>
<p>L&#8217;anima da il carattere al violino, la sua posizione ne determinerà la personalità, con essa il violino prende vita, ed è incredibile pensare che un oggetto così piccolo possa essere talmente importante e fondamentale. La sua posizione approssimativa è (guardando lo strumento da davanti) appena sotto al piede destro del ponticello, e da qui, la possibilità di modificare la voce dello strumento.<br />
Anche se le dimensioni dell&#8217;anima sono piccole, le variazioni timbriche che quest&#8217;ultima può dare al violino sono innumerevoli, già se la stessa fosse solo troppo lunga o troppo corta, e di conseguenza incastrata tra le tavole o appena appoggiata, renderebbe il suono più duro nel primo caso e più morbido nel secondo.</p>
<p>Altre modifiche sono rivolte invece alla posizione, dall&#8217;avvicinarla o allontanarla dal ponticello o dal centro dello strumento.</p>
<p>L&#8217;etimologia della parola anima è soffio, vento, e spesso è associata al respiro, in effetti è questa a mio avviso la vera spiegazione di che cos&#8217;è, per gli esseri viventi e non, e per assaporarne la forza, basta passare l&#8217;archetto sulla corda e sentire quel soffio che si trasforma in armonia, ed <strong>è ancora più bello lasciare vibrare la propria anima con quella del violino per permetterle di risuonare all&#8217;unisono nel vento.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-24 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Dentro la Valigia &#124; Il rinomato catalogo Walker &#038; Dawn</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2019/05/07/dentro-la-valigia-recensione-il-rinomato-catalogo-walker-dawn/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2019 15:18:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le ragioni che portano una persona a intraprendere un viaggio sono molte: il lavoro, una vacanza in Finlandia, la voglia di andare a trovare un amico o magari per semplice noia. A volte si parte perché si sente il bisogno di fuggire dalla vita di tutti i giorni, anche solo per poco, oppure]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-7 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-25 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-26 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-12"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">L</span><em>e ragioni che portano una persona a intraprendere un viaggio sono molte: il lavoro, una vacanza in Finlandia, la voglia di andare a trovare un amico o magari per semplice noia. A volte si parte perché si sente il bisogno di fuggire dalla vita di tutti i giorni, anche solo per poco, oppure spinti dalla voglia di visitare posti di cui abbiamo letto o sentito parlare.<br />
</em>Alcune altre, sebbene siano più rare, si parte per un&#8217;avventura.</p>
<p>In questi casi la partenza inizia molto prima, e l&#8217;ignaro viaggiatore in quel momento non lo sa nemmeno che sta già facendo i bagagli. Inizia quasi per caso, in quel lontano pomeriggio autunnale tanto freddo da non poter uscire. Quel giorno, il viaggiatore sente la necessità di riscrivere un pezzo della propria vita e in fondo, non è nemmeno così strano se la cosa si traduce in una foglia che si stacca da un albero per andare a trovare re Artù.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto, a nove anni, tutto è possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza saperlo il viaggiatore ha appena aperto la valigia.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, se chiudete gli occhi e fate un piccolo sforzo non dovrebbe essere difficile vederlo mentre, chino su un foglio, scrive. Spesso tira delle righe e riscrive pezzi interi di frasi, ma un po&#8217; alla volta riempie prima un foglio, poi due e così via. In men che non si dica, nella valigia ha già messo i calzini e la biancheria di ricambio. Non è ancora partito, non del tutto almeno, ma con il tempo scrive sempre più spesso, aggiungendo altri capi di vestiario; camicie, t-shirt, jeans&#8230;<br />
Il sospetto di essere un viaggiatore si rafforza quando s&#8217;imbatte nella storia di un altro viaggio. Uno di quelli impossibili per chiunque tranne che per coloro che lo intrapresero e scritto per un mondo molto più grande di quello in cui viviamo oggi. L&#8217;impresa del protagonista e il suo epilogo gli dimostrano che &#8220;impossibile&#8221; è troppo spesso un concetto arbitrario e questo in un viaggiatore, può avere l&#8217;effetto di una tempesta creativa.<br />
In effetti, si potrebbe dire che la valigia non sia mai pronta del tutto, dato che sembra in grado di contenere l&#8217;infinito. Dentro vi echeggiano le parole di altri viaggiatori che parlano di persone nate tra le stelle o che hanno vissuto le proprie vite all&#8217;indietro. Sono storie di pecore elettriche e uomini non-uomini che avevano imparato a contare il futuro.</p>
<p>Non è raro che ogni tanto venga tirato in ballo il destino, e qualcosa nel modo in cui egli ottiene la prima vittoria, fa sembrare che per davvero le cose non succedano per caso. Le fucine creative diventano il suo pane e il viaggiatore si affianca agli altri di cui ha letto o che ha avuto la fortuna di conoscere.</p>
<p>Ben presto sono altre le persone che grazie a lui cominciano a viaggiare e a riempire la propria valigia.</p>
<p>Infine arriva il giorno.</p>
<p>Quello in cui il viaggiatore vuole partire da solo. Almeno una volta.</p>
<p>Rannicchiata in un angolo per tanto tempo, l&#8217;idea era rimasta in attesa di essere trovata, finché il caso non ha fatto cadere ai suoi piedi un noioso manuale di economia. Raccogliendolo il viaggiatore ha intravisto l&#8217;idea, seduta in penombra. Lei gli ha sorriso, ha aperto le braccia e non l&#8217;ha lasciato più.</p>
<p>Il viaggiatore allora inizia a scrivere <strong>Il rinomato catalogo Walker &amp; Dawn</strong> che, guarda caso, parla proprio di un viaggio.</p>
<p>Esistono molti modi di raccontare una storia, e sebbene quella scelta da <strong>Davide Morosinotto</strong>, per il suo ultimo libro, possa essere considerata per certi aspetti rischiosa, funziona così bene che non si riesce a pensare ad un modo diverso di immaginarla.</p>
<p>Un racconto che inizia con l&#8217;ausilio della prima persona è qualcosa con cui ogni lettore si è dovuto confrontare, almeno una volta, ma se le &#8220;prime persone&#8221; diventano quattro, è da subito chiaro che ci troviamo davanti a qualcosa di diverso e originale.</p>
<p><strong>Il rinomato catalogo Walker &amp; Dawn</strong>, per l&#8217;appunto.</p>
<p>Ambientato all&#8217;inizio del ventesimo secolo, in un&#8217;<strong>America</strong> che ha trascinato fino ai nostri giorni alcune delle peggiori caratteristiche dell&#8217;età moderna, quali le differenze razziali, le ricchezze maldistribuite e la vita nomade dei senza tetto, quattro giovani amici si imbattono in un inaspettato colpo di fortuna.</p>
<p>Molti aspetti della loro vita, farebbero venire i sudori freddi a un pedagogo moderno; fumano, usano armi da fuoco, consumano le giornate girovagando per il pericolosissimo <strong>bayou</strong> evitando sabbie mobili e alligatori. D&#8217;altro canto quelli erano per davvero altri tempi e tutto questo era normale come lo è per noi prendere la metropolitana.</p>
<p>Dal mondo pieno di meraviglie e innovazioni che c&#8217;è di là di quello in cui vivono i quattro protagonisti, arrivano poche cose. Una di queste è <strong>Il rinomato catalogo Walker &amp; Dawn. </strong>Duemila pagine corredate di disegni e minuziose descrizioni della merce in vendita per corrispondenza. Nel catalogo c&#8217;era davvero di tutto: dalle selle per cavalli alle stufe, dalle scarpe per signora alle biciclette. Perfino kit di costruzione per fabbricarsi una casa. Un prodigioso esempio dell&#8217;imprenditoria <strong>Americana</strong>, capace di raggiungere i luoghi più remoti del proprio paese.</p>
<p>Quanto sarebbe stato difficile farsi spedire una pistola?</p>
<p>Una pistola, esatto, perché è proprio questa la decisione che prendono <strong>Te Trois</strong>, <strong>Eddie</strong>, <strong>Julie</strong> e suo fratello minore <strong>Tit</strong>, quando decidono come spendere i tre dollari trovati in un barattolo pescato dal fiume.</p>
<p>Detto fatto. L&#8217;idea di entrare in possesso di una pistola tutta per loro prende il sopravvento sulle considerazioni pratiche, come ad esempio il fatto che quei soldi potevano essere usati per cose più importanti. Come biasimarli? Tutti sanno che i ragazzi, quando guardano lontano, vedono molto più in là degli adulti. Ecco perché, quando il pacco fu finalmente consegnato, i nostri eroi ci videro un viaggio.</p>
<p>Perché non fu recapitata loro una pistola, bensì un orologio. Un orologio rotto, per giunta.</p>
<p>Potrei dirvi quali altre circostanze, insieme a questa, spingeranno i quattro amici a partire alla volta di <strong>Chicago</strong>, sede della <strong>Walker &amp; Dawn</strong>, ma non voglio rovinarvi la sorpresa.</p>
<p>Quello che posso dire è che a questo punto la storia si aprirà con disinvoltura al lettore, partendo dalla voce di <strong>Te</strong> <strong>Trois</strong>, che vi dirà di com&#8217;era la vita nel <strong>bayou</strong>, passando poi a <strong>Eddie</strong> che svelerà i dettagli del loro viaggio, passando il testimone a <strong>Julie</strong>. Lei vi dirà ogni cosa in merito alla permanenza a <strong>Chicago</strong> e di molto altro ancora. L&#8217;ultima parola è di <strong>Tit</strong>, se così possiamo dire, e sfido chiunque a non versare almeno una lacrima una volta arrivati all&#8217;ultima pagina.</p>
<p>Leggendo questo libro sentirete l&#8217;aria umida delle paludi del <strong>Mississippi</strong>, e proverete la sensazione allarmante e funesta di quando ci si lancia da un treno in corsa. Assaggerete l&#8217;amaro del tradimento, ma anche il sapore forte e deciso della giustizia. Il calore della vera amicizia vi scalderà, lasciandovi magari un po&#8217; di malinconia per quei giorni passati in cui, voi, eravate loro.</p>
<p>Perché come lo stesso <strong>Davide Morosinotto</strong> ama sottolineare: &#8220;<em>Non hai mai degli amici come quelli che avevi a dodici anni</em>&#8221; <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></p>
<p>Quando arriverete alla fine, sarete piacevolmente sorpresi da quello che proverete, perché saranno le stesse sensazioni che avete nutrito quando siete arrivati all&#8217;ultima pagina del <strong>Giro del mondo in ottanta giorni</strong> o di quando avete rimesso sullo scaffale <strong>L&#8217;isola del tesoro</strong>, <strong>Ventimila leghe sotto i mari</strong> o <strong>La guerra dei mondi</strong>.</p>
<p>Perché, in buona sostanza, <strong>Il rinomato catalogo Walker &amp; Dawn</strong>, non è difficile da definire.</p>
<p>Di fatto è un nuovo classico della letteratura.</p>
<p>Una storia di amicizia e di speranza.</p>
<p>Un&#8217;avventura adatta a viaggiatori di tutte le età perché contiene in sé la promessa di portarvi lontano.</p>
<p>Qualcosa insomma, da mettere subito in valigia, ecco.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Tratto dal film &#8220;Stand by me&#8221;</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-27 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Gli Scozzesi e la Kryptonite</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2019/04/28/gli-scozzesi-e-la-kryptonite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Carretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Apr 2019 10:30:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A sud delle Higlands crescono molte cose: erica, felci, muschio, graminacee, fiori e piante. In altre zone si trovano cardi, sassifraghe, salici e rododendri. Sterminate distese di erba verde e grassa danno da mangiare a centinaia di greggi e un po' dappertutto la flora smeraldina, tipica della Gran Bretagna riempie gli occhi. Poi però,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-8 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-28 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-29 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-13"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">A</span><em> <strong>sud delle Higlands crescono molte cose: erica, felci, muschio, graminacee, fiori e piante. In altre zone si trovano cardi, sassifraghe, salici e rododendri. Sterminate distese di erba verde e grassa danno da mangiare a centinaia di greggi e un po&#8217; dappertutto la flora smeraldina, tipica della Gran Bretagna riempie gli occhi. Poi però, scendendo fino ad arrivare dalle parti di Glasgow, possiamo vedere con una certa soddisfazione, che oltre alla  flora, sono cresciuti in salute, creativa e immaginazione anche tre signori scozzesi.</strong></em></p>
<p>Tre autoctoni a cui un giorno cadde in testa un frammento di Kryptonite.</p>
<p><strong><em>&#8220;Il tuo viaggio sul sole ti ha esposto a livelli critici di radiazione stellare. È più energia di quanto le tue cellule possano trasformare. È iniziata l&#8217;apoptsosi. La morte cellulare. Finisce solo in un modo, anche per te&#8221;</em></strong></p>
<p>Con questa frase, il Dottor Leo Quintum, da poco tratto in salvo da Superman in seguito ad una fallita missione d&#8217;esplorazione sul sole <em>(in realtà sabotata da Lex Luthor)</em>, annuncia all&#8217;uomo del domani che di domani ne vedrà ancora pochi.</p>
<p>Superman ha solo dodici mesi di vita.</p>
<p>Una volta assimilata la notizia, Kal-El sente da subito il bisogno di sciogliere tutte le questioni irrisolte e lasciate in sospeso nella sua vita. Alcune richiederanno una soluzione ai limiti del concepibile, come ad esempio l&#8217;eterno problema di Kandor ultima città del suo pianeta ridotta a vivere in forma miniaturizzata. Saranno invece il rapporto con Lois Lane e l&#8217;amico Jimmy Olsen, nonché il confronto con la sua nemesi, Lex Luthor, gli aspetti più umani e struggenti.</p>
<p>Con questo semplice incipit Grant Morrison, getta le basi per una delle storie più profonde, meravigliose e umane che siano mai state scritte per l&#8217;ultimo figlio di Krypton; <strong>All Star Superman</strong>.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-3 hover-type-none"><img decoding="async" width="1024" height="566" title="pIYXJoaE" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/pIYXJoaE-1024x566.jpg" alt class="img-responsive wp-image-2750" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/pIYXJoaE-200x111.jpg 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/pIYXJoaE-400x221.jpg 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/pIYXJoaE-600x332.jpg 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/pIYXJoaE-800x442.jpg 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/pIYXJoaE.jpg 1200w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 1024px" /></span></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-14"><p>A Grant, però serve aiuto. Così prende la mira, lancia il frammento di Kryptonite con cui si stava trastullando e colpisce in testa Frank Quitely. La voce del lanciatore arriva alle orecchie di Frank prima ancora che il poveretto riprenda i sensi. Grant non riesce a trattenersi e sta già raccontando tutta la storia al povero disegnatore ancora semi stordito. L&#8217;effetto è quello combinato dei sali, otto tazze di caffè e una serie di pizzicotti inflitti con precisione chirurgica.</p>
<p>La questione è molto semplice: serve un disegnatore</p>
<p>Uno davvero molto bravo.</p>
<p>Frank fa la punta alla matita e in un attimo riesce in ciò che fino a oggi era riuscito solo a Christopher Reeve. Farci credere che Clark Kent e Superman siano due persone completamente diverse. Al punto che perfino Lois rifiuta di crederci, pensando piuttosto a uno scherzo orchestrato per il suo compleanno.</p>
<p>Ci vuole un attore eccellente per convincere tutti che un contadinotto di un metro e novanta, dalla postura ingobbita e più goffo di un anatroccolo, sia in realtà uno degli esseri più potenti dell&#8217;universo.</p>
<p>Frank Quitely riesce a impregnare Clark Kent di questa dote recitativa, semplicemente rimarcando le sue origini terrestri, ed ecco che il pavido giornalista non è più un personaggio minuto e fragile, ma un corpulento contadino a disagio con gli spazi stretti della città. Urta oggetti, inciampa nei fili della corrente e fa cadere le cose addosso alle persone. <strong>Ogni vignetta va riletta diverse volte perché solo così ci si accorge di tutti i dettagli</strong>. Come ad esempio che la “goffaggine” del signor Kent è tutt&#8217;altro che casuale. Quelli che in apparenza sono dei semplici incidenti, sono invece dei veri e propri salvataggi che il kryptoniano celato dietro gli occhiali, non smette mai di compiere.</p>
<p>Leggendo bene la copertina, potrete notare che c&#8217;è un terzo nome. Nemmeno a dirlo si tratta di un altro scozzese di Glasgow, Jamie Grant. E&#8217; coetaneo di Frank, ma dotato di riflessi migliori. Riesce ad afferrare il sasso kryptoniano prima che lo colpisca in testa. Subito vede che è arrotolato dentro un foglio su cui si legge un messaggio di una sola parola: COLORE.</p>
<p>Jamie spiana il foglio, scrive una risposta e rimanda il sasso al mittente: <strong>OKAY… MA SOLO QUATTRO.</strong></p>
<p>La singolarità della risposta non crea alcun dubbio nella testa degli altri due scozzesi, perché sanno entrambi che il loro concittadino non è un semplice Colorist ma l&#8217;artista che potrà fare emergere la terza dimensione dalle matite di Quitely. La magia si completa e quel prestigiatore del colore digitale che è Jamie Grant, impregna le tavole di un stile capace di essere retrò e moderno insieme.</p>
<p>All Star Superman è un capolavoro che fa molto più che essere tale. E’ un capolavoro per tutti.</p>
<p>Non importa quanto ne sappiate sull’uomo d’acciaio o se la vostra preparazione è ferma agli anni settanta. Tra questi dodici volumi è impossibile perdersi per strada, perché Morrison ha parlato oggi del Superman di ieri che tutti conoscono, Quitely lo ha disegnato in modo così straordinario che ogni tavola meriterebbe di essere incorniciata e appesa alle pareti di casa e Grant lo ha reso vivo è reale con una colorazione semplicemente magistrale.</p>
<p>Fermate le rotative, gente procuratevi una copia di All Star Superman e stendetevi sole e leggere.</p>
<p>State solo attenti a non scottarvi.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-30 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Bolle di Carta</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2018/12/15/bolle-di-carta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Dec 2018 17:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[film]]></category>
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					<description><![CDATA[Infinito fa rima con indefinito. Questa parola la possiamo usare per dare un'idea del numero di cui esse sono composte. Il loro destino è di finire in pasto al pubblico con regolare cadenza, stabilendo una forte fidelizzazione con lo spettatore, frutto di una struttura narrativa che non permette di saltare un appuntamento senza]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-9 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-31 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-32 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-15"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><em>nfinito fa rima con indefinito. Questa parola la possiamo usare per dare un&#8217;idea del numero di cui esse sono composte. Il loro destino è di finire in pasto al pubblico con regolare cadenza, stabilendo una forte fidelizzazione con lo spettatore, frutto di una struttura narrativa che non permette di saltare un appuntamento senza perdere parti dell&#8217;intreccio narrativo. Sono caratterizzate da un forte reticolo sentimentale tra i vari personaggi e sono ricche di risvolti drammatici.</em></p>
<p><em>Stiamo parlando delle famigerate <strong>soap opera</strong>&#8230; oppure no?</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-16"><p>Vorrei iniziare tranquillizzando quei lettori nella cui testa avrà iniziato a farsi strada il sospetto d&#8217;essere finiti sulla pagina sbagliata. Se voleste concedermi il beneficio del dubbio ancora per qualche riga, forse posso convincervi del contrario. Prima però&#8230;<br />
Il dizionario Italiano definisce la <strong>soap opera</strong> come segue: <em>&#8220;Lungo sceneggiato, trasmesso a puntate che racconta con accenti patetici le vicende di alcuni protagonisti fissi&#8221;.<br />
</em>L&#8217;etimologia del termine pare derivi dal tipo di prodotti pubblicizzati durante la messa in onda di queste funeste serie. Detersivi e saponi per quel pubblico femminile così lontano dal concetto di femminismo da consentire a un&#8217;intera industria di raggiungere traguardi da lobby.<br />
Altra possibile etimologia deriva dalla fascia oraria in cui erano trasmesse le <strong>soap</strong>, ovvero nel primo pomeriggio, mentre le casalinghe d&#8217;America erano solite lavare i piatti guardando la TV.<br />
Il cosiddetto <em>&#8220;soap time&#8221;</em> della messa in onda.<br />
Proviamo a dare un&#8217;occhiata a una trama tipo, che ne dite?</p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>James</em></strong><em> e suo fratello minore <strong>Lucas</strong> rimangono orfani dopo un incidente. Sono affidati alle cure di un istituto, dove <strong>James</strong> incontra <strong>Sophie</strong>. Diversi anni dopo, prende in mano le redini dell&#8217;istituto e lui e <strong>Sophie</strong> vivono un&#8217; intensa storia d&#8217;amore fino al momento in cui lei perisce in un incidente. Poco dopo <strong>James</strong> e <strong>Lucas</strong> ritrovano il padre, che non era morto, ma solo disperso. Anche <strong>Sophie</strong> ritorna perché neppure lei era morta, anche se dopo un&#8217;altro pacco di puntate, schiatta di nuovo, sacrificandosi per salvare <strong>James</strong>. Quest&#8217;ultimo capisce che una volta è &#8220;culo&#8221; ma che sperare che <strong>Sophie</strong> torni di nuovo sarebbe come vincere alla lotteria senza comprare il biglietto. Così si mette l&#8217;anima in pace e sposa un&#8217;altra donna, <strong>Jennifer</strong>. La nuova consorte rimane incinta, creando quell&#8217;insieme di circostanze sufficientemente inopportune a fare si che l&#8217;ennesimo ritorno di <strong>Sophie</strong> possa avere l&#8217;effetto di un cataclisma. <strong>James</strong> non può nemmeno riversare la sua rabbia su qualcuno, dato che ad essere defunta la seconda volta (almeno pare) non fù <strong>Sophie</strong>, ma la gemella malvagia, <strong>Framken</strong> che si era sostituita alla sorella per ragioni così oscure che nemmeno <strong>Stephenie</strong> <strong>Meyer</strong> saprebbe dargli un senso. <strong>Jennifer</strong> scompare con figlio e tutto. <strong>James</strong>, torna al suo vecchio amore, <strong>Sophie</strong> ma dopo qualche tempo la necessità di allearsi con un potente leader, sposta la bilancia morale di <strong>James</strong> da bravo ragazzo e figlio di buona donna, in cinque secondi netti. Tra fusioni, gente che muore più spesso di una ideale politico, malattie incurabili guarite miracolosamente, le cose procedono secondo una sequenza temporale non esattamente lineare. Infatti, anni dopo, fa la sua comparsa un personaggio improbabile, <strong>Nathan</strong>, che soltanto dopo un&#8217;altro trilione di puntate svela di essere il figlio di <strong>James</strong> e <strong>Jennifer</strong>. D&#8217;altro canto <strong>Nathan</strong> non ha colpe, essendo vittima di un piano ordito da <strong>Framken</strong> che indovinate un po&#8217;? Non solo non è morta, ma vi svelerà di non essere lei la vera cattiva&#8230;</em></p>
<p>Potremmo andare avanti all&#8217;infinito, parlando di gente che muore senza morire affatto, cambi inaspettati di bandiera, di ideale e in alcuni casi anche di sesso.<br />
Eppure, che ci crediate o no, quella testé riassunta non è la storia di una <strong>soap opera</strong> bensì di un personaggio <strong>Marvel</strong>; <strong>Scott Summers,</strong> altresì noto come <strong>Ciclope</strong>, membro, poi leader e di seguito inviso allo stesso gruppo di supereroi di cui ha fatto parte noto come <strong>X-Men</strong>.<br />
Constatare che i <strong>Fumetti</strong> di supereroi sono le s<strong>oap opera</strong> dei <em>&#8220;maschietti&#8221;</em> è una di quelle rivelazioni che ha sempre sostato in bilico sull&#8217;orlo più esterno del mio intelletto. Una constatazione che se la gioca alla pari con l&#8217;inutilità di <strong>Indiana Jones</strong> ne <strong>I predatori dell&#8217;Arca perduta</strong>. <em>(Se non sapete di cosa parlo guardate The Big Bang Theory, stagione 7, episodio 4, ma fate attenzione. Il vostro mondo potrebbe cambiare per sempre).</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 2" src="https://www.youtube.com/embed/sbifWzbhNHw?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-17"><p>Insomma una di quelle cose che hai sempre saputo, senza saperlo.<br />
Ringrazio <strong>Simone</strong> del <strong>WoT </strong>di Milano per la sagace osservazione che alla fine ha dato lo spunto per quest&#8217;articolo.<br />
Se avete ancora dei dubbi proviamo a fare qualche confronto.<br />
La <strong>soap opera</strong> è divisa in puntate trasmesse con cadenza regolare. Stessa cosa per i fumetti, con la differenza che non sono trasmessi ma distribuiti su un <strong>supporto cartaceo</strong>. Un tempo erano molto diffusi anche i <strong>fotoromanzi</strong>, mentre i <strong>supporti digitali</strong> e <strong>televisivi</strong> per i fumetti sono in aumento, sottolineando un singolare scambio di ruoli.<br />
Nelle <strong>soap </strong>un&#8217;unica storia è suddivisa in un numero indefinito di puntate, senza giungere a una conclusione. Da questo la definizione di <strong>serial aperto</strong><em>. </em>La <strong>telenovela</strong>, pur essendo simile, giunge invece a una fine ed è per questo definita <strong>serial chiuso</strong>. Nei fumetti super-eroistici è la stessa cosa.<br />
Le normali testate sono <strong>serial aperti</strong> <em>(Spiderman, Superman, Gli incredibili X-Men, ecc) </em>mentre gli speciali o le storie che seguono un arco narrativo, spesso ambientato in realtà alternative, sono <strong>serial chiusi</strong>.<br />
In passato la <strong>soap opera</strong> è sempre stata considerata un prodotto di bassa qualità. Stessa cosa per i fumetti di <strong>supereroi</strong>. Al pari delle <strong>soap</strong>, che erano comunque diffusissime e viste da milioni di persone, anche i fumetti di <strong>Superman</strong> e compagnia bella, erano etichettati come prodotto d&#8217;intrattenimento di scarsa rilevanza culturale.<br />
Entrambi hanno subito recessioni e interruzioni dovute al mutare delle preferenze del pubblico, alla crisi economica dei rispettivi settori o alla prematura dipartita di autori o attori.<br />
La <strong>soap </strong>nasce verso la fine degli anni &#8216;<strong>30</strong>. Nella sala parto accanto venivano alla luce <strong>Clark Kent, Bruce Wayne </strong>e<strong> Steve Rogers.</strong>I fan dei fumetti sanno citarti il motto delle <strong>Lanterne Verdi</strong>, dirti in che modo <strong>I fantastici Quattro</strong> hanno acquisito i loro poteri e la marca di sigari che fuma <strong>Wolverine</strong>. La mia mamma sa quante volte ha divorziato <strong>Ridge</strong>, se quest&#8217;anno è morta <strong>Ines</strong> o quante volte è stata pronunciata la parola <em>“incantesimo”</em> dall&#8217;inizio della serie a oggi.<br />
Secondo alcuni leggere fumetti di <strong>supereroi</strong> o guardare s<strong>oap opera</strong>, non arricchisce le nostre vite più di quanto possa aver fatto leggere quest&#8217;articolo.<br />
Quindi perché lo facciamo?<br />
Forse perché, che noi lo si ammetta o meno, entrambe rappresentano aspetti della vita alle quali segretamente aspiriamo. Alcuni di noi vorrebbero vivere una storia d&#8217;amore capace di vincere la morte, o trovare il coraggio di opporsi a un&#8217;ingiustizia. Vorremmo saperci risollevare dalla polvere dopo la più nefasta delle crisi o mostrarci al mondo senza vergogna per quello che siamo. Vorremmo essere belli e ricchi o soltanto forti e in grado di volare.<br />
Forse vorremmo essere tutti <strong>J.R.</strong>, <strong>Ridge</strong> oppure <strong>Peter Parker</strong> o <strong>Bruce Wayne</strong>, perché fin troppo spesso, desiderare ossessivamente di essere quello che non siamo è più facile che mettersi al lavoro per diventarlo.<br />
Difficile da stabilire.Mentre ci penso, mi prendo dieci minuti di pausa e leggo l&#8217;ultimo numero di <strong>Batman</strong> .</p>
<p>Una risposta mi verrà in mente di sicuro.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-33 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Back To School</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2018/12/06/back-to-school/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2018 09:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fenomeno di massa]]></category>
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					<description><![CDATA[Il momento più temuto dagli studenti di tutto il mondo è arrivato... di nuovo. Fosse poi solo una preoccupazione degli studenti, non sarebbe tanto grave. Altri pilastri della loro vita quali, genitori, insegnanti e istituzioni provvederebbero a mantenere toni calmi e rassicuranti.   Ma i genitori, gli insegnanti e le istituzioni, sotto]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-10 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-34 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-35 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-18"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><strong><em>l momento più temuto dagli studenti di tutto il mondo è arrivato&#8230; di nuovo. </em><em>Fosse poi solo una preoccupazione degli studenti, non sarebbe tanto grave. Altri pilastri della loro vita quali, genitori, insegnanti e istituzioni provvederebbero a mantenere toni calmi e rassicuranti.</em></strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-19"><p><strong><em>Ma i genitori, gli insegnanti e le istituzioni, sotto sotto hanno pure più paura degli studenti e in una società organizzata questo dovrebbe dare da pensare.<br />
</em></strong><strong><em>Insomma&#8230; si torna a scuol</em></strong><em>a!</em></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-20"><p style="text-align: justify;">Un altro <strong>Anno Scolastico</strong> è iniziato, sebbene questo abbia tutta l&#8217;aria d&#8217;essere più frastornato e sognante del solito.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è svegliato al suono di un rumore fastidioso e intermittente così acuto, che penetra i sogni come un coltello da burro&#8230; beh nel burro. L&#8217;origine del suono è un mistero la cui soluzione si trova appena oltre la soglia cosciente, così il nuovo<strong> Anno Scolastico</strong> ci mette un po&#8217; a capire che si tratta della sveglia. Non ricorda nemmeno dove l&#8217;abbia messa e raggiungere il pulsante di pausa comporta l&#8217;abbattimento di diversi oggetti disposti in ordine sparso sul comodino. Muraglia quasi invalicabile tra il letto e la sveglia, nonché fonte ispiratrice per i primi cristoni della stagione. Rassegnato, si strofina gli occhi e si alza, senza capire bene cosa sta succedendo. Guarda fuori dalla finestra e la confusione continua. Sì perché l&#8217;estate, quella burlona, si ostina a non lasciare il posto all&#8217;autunno, proseguendo caparbia nella produzione di giorni soleggiati e caldi.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora perché la sveglia ha suonato?</p>
<p style="text-align: center;">Soltanto il calendario, su cui finalmente <strong>L&#8217;Anno Scolastico</strong> posa lo sguardo, svela l&#8217;arcano.<br />
Il calendario. L&#8217;unica invenzione della storia ad avere la capacità di gettare nel panico anche il più ardimentoso degli individui.<br />
Basta una <strong>X </strong>rossa su una data qualunque ed è finita.<br />
Non importa quanti mesi prima la scrivi.<br />
Quando ci arrivi, non sei mai pronto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Anno Scolastico</strong> vorrebbe piangere. Era sicuro che questa volta ce l&#8217;avrebbe fatta. Aveva pianificato tutto. Si era tanto raccomandato con il governo e le istituzioni. <em>&#8220;Gli altri paesi ci guardano&#8221;</em> aveva detto <em>&#8220;mostriamo loro che possiamo farcela&#8221;</em>&#8230; e invece niente. <strong>L&#8217;Anno Scolastico</strong> non è pronto.</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-21"><p style="text-align: justify;">Si rituffa sotto le coperte e mette la testa sotto il cuscino, fermamente intenzionato a dormire per i sette minuti che lo separano dalla prossima scarica di trilli della sveglia. Tanto oggi nessuno arriverà in orario da nessuna parte.<br />
Gli viene da pensare a come sarebbero le cose se lui fosse <strong>l&#8217;Anno Scolastico</strong> di un altro <em>quando</em> o di un altro <em>dove</em> e con questa domanda in testa si addormenta.Il <strong>nuovo anno scolastico</strong> sogna.<br />
Tuttavia, sono i protagonisti degli altri <em>dove</em> a ritrovarsi catapultati nel nostro <em>quando</em> e subito si capisce che non sarà una festa. L&#8217;annuale lettera per <strong>Hogwarts</strong>, con la lista dei libri non è mai stata consegnata, così <strong>Harry</strong> <strong>Potter</strong> ha dovuto passare la settimana precedente cercando il modo di contattare la segreteria della scuola senza farsi scoprire dai suoi zii. Tutta colpa del <strong>Ministero</strong> <strong>della</strong> <strong>Magia</strong> e delle sue riforme sull&#8217;istruzione.<br />
Quando finalmente <strong>Harry</strong> e amici entrano in possesso della lista, è troppo tardi. I libri sono tutti esauriti e occorre aspettare almeno un mese prima che arrivino. Un fatto di per sé curioso è che molti altri studenti sono riusciti a procurarseli per tempo. Come per magia&#8230; Ah già si&#8230; giusto.<br />
Beh, poco male, pensa <strong>Harry</strong>. Tanto mancano i docenti.<br />
A causa della famigerata <em>&#8220;Riforma del sistema stregonesco di insegnamento e formazione e mandato per il rimaneggio delle disposizioni magiche operanti&#8221;</em>, chiamata dagli studenti anche legge <strong>Chizpurfle</strong>, non è più soltanto il posto d&#8217;<strong>Insegnate di</strong> <strong>Difesa</strong> <strong>contro</strong> <strong>le</strong> <strong>arti</strong> <strong>Oscure</strong> a essere vacante, ma anche parecchi altri.<br />
In uno slancio di perversione extra, <strong>il</strong> <strong>Ministero</strong> <strong>della</strong> <strong>Magia</strong> ha deciso che sarebbe stato più divertente assegnare gli incarichi di anno in anno, e dato che il <strong>Ministero</strong> è un organo statale, ci sono dei leggerissimi ritardi che non consentono l&#8217;inizio delle lezioni con l&#8217;organico dei docenti al completo.<br />
Per dirla tutta gli insegnanti di <strong>Incantesimi</strong> e <strong>Storia</strong> <strong>della</strong> <strong>Magia</strong> sono assenti a causa di un improvviso deterioramento del loro stato di salute. Sono costretti in un luogo di villeggiatura caldo e secco fino a ripresa completa. Essendo di ruolo, mica puoi sostituirli così, su due piedi.<br />
Dato che la legge <strong>Chizpurfle</strong>, contiene un paragrafo sulle pari opportunità, il posto come docente di <strong>Babbanologia</strong> è stato affidato ad un professore babbano di <strong>Oxford</strong>, tuttora persuaso di aver partecipato a un paio di festini di troppo.<br />
Gli studenti poi che non hanno residenza a <strong>Hogwarts</strong> hanno qualche difficoltà a raggiungere la scuola, per via dei tagli. Niente più autobus a tre piani, né cavalli alati invisibili. Figuriamoci Ford Anglia volanti.<br />
Ci si deve organizzare con le mamme degli altri studenti, quelle che hanno un scopa formato wagon, ma non sempre la cosa funziona. Non è infrequente vedere poveri maghetti sotto la pioggia in attesa di una scopa che è in ritardo a causa del traffico.<br />
Al ritorno le cose non vanno meglio, perché l&#8217;orario ridotto dei primi giorni, non coincide con l&#8217;orario d&#8217;ufficio del <strong>Ministero</strong>, presso cui queste mamme magari lavorano, e gli studenti devono aspettare tra le grigie, austere, fatiscenti pareti scolastiche.<br />
L&#8217;anno precedente il <strong>Ministero della Magia</strong> aveva promesso di stanziare i fondi per sistemare le aule danneggiate da anni d&#8217;incuria magica eppure, causa inagibilità temporanea, la lezione di <strong>Trasfigurazione</strong> oggi si tiene nell&#8217;aula di <strong>Pozioni</strong>, insieme con altre due classi. <strong>Volo</strong> si fa nella serra, con risultati alquanto prevedibili. L&#8217;insegnante di <strong>Divinazione</strong> terrà le lezioni in un&#8217;aula diversa ogni giorno e gli studenti dovranno indovinare da soli quale. Per settimane allievi del terzo anno sono stati visti girovagare sperduti per i corridoi di <strong>Hogwarts</strong> con una sfera di cristallo in mano e dei lacrimoni così sotto gli occhi.<br />
La sensazione che sia sfuggito qualcosa d&#8217;importante accompagnerà studenti e professori per tutto l&#8217;anno, fino agli esami e forse il diploma.<br />
Poi la sveglia suona ancora e <strong>l&#8217;Anno Scolastico</strong> finalmente si alza. Pronti o no, è ora di andare.<br />
L&#8217;aria non troppo fresca del mattino gli ricorda che fino alla settimana prima le giornate iniziavano con il sole già alto nel cielo, oziose colazioni e programmi divertenti per la giornata.<br />
<strong>L&#8217;Anno Scolastico</strong> sospirando solleva gli occhi al cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è forse un tizio a cavallo di una scopa quello lassù che si allontana?</p>
<p style="text-align: justify;">Si strofina gli occhi e guarda ancora. Niente. Solo un&#8217;allucinazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Peccato&#8221;</em> pensa <em>&#8220;un po&#8217; di magia avrebbe fatto comodo&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Poi si rende conto che qualunque cosa fosse, stava andando nella direzione opposta alla sua. A una velocità stimata di <strong>Mach 3</strong>, ad occhio e croce.</p>
<p style="text-align: justify;">Eh no. <strong>Se pure la magia se la dà a gambe, allora chissà che cosa ci vuole per sistemare le cose.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Alessandro Fellisi</em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-36 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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