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	<title>cinema &#8211; WOWLAB | agenzia di comunicazione</title>
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		<title>Out of Format: la nuova era Blog di WOWLAB</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 08:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Viviamo in un’epoca in cui ogni contenuto sembra già avere un’etichetta prestabilita. Eppure, non tutto può essere incasellato. Out of Format nasce da qui: dal bisogno di creare uno spazio editoriale libero, fluido, in costante movimento. Un luogo che non si accontenta delle solite regole, ma che sceglie di andare oltre, contaminando linguaggi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">V</span>iviamo in un’epoca in cui ogni contenuto sembra già avere un’etichetta prestabilita. Eppure, non tutto può essere incasellato. <strong data-start="732" data-end="749">Out of Format</strong> nasce da qui: dal bisogno di creare uno spazio editoriale libero, fluido, in costante movimento. Un luogo che non si accontenta delle solite regole, ma che sceglie di andare oltre, contaminando linguaggi e idee.</p>
<p data-start="965" data-end="1347">In questa nuova sezione di <strong data-start="992" data-end="1002">WOWLAB</strong> non ci limitiamo a scrivere articoli: costruiamo un vero e proprio <strong data-start="1070" data-end="1104">laboratorio culturale digitale</strong>. Qui convivono <strong data-start="1120" data-end="1254">arte visiva, cinema, libri, anime, musica, videogame, teatro, fotografia, tecnologia, design, pop culture e movimenti indipendenti</strong>. Non solo recensioni, ma riflessioni, esperimenti, provocazioni e soprattutto connessioni.</p>
<h3 data-start="1349" data-end="1381">Un ponte tra mondi diversi</h3>
<p data-start="1383" data-end="1804"><strong data-start="1383" data-end="1423">Out of Format vuole essere un ponte.</strong> Un ponte tra generazioni, tra arti e discipline, tra passato e futuro. Un luogo dove i <strong data-start="1511" data-end="1580">linguaggi visivi del presente dialogano con le radici del passato</strong>, dove un videogioco può essere messo a confronto con un classico della letteratura e un film cult con una tendenza social. Perché solo mettendo in relazione universi apparentemente lontani si accendono davvero nuove idee.<br />
In questo spazio vogliamo raccontare tanto i <strong data-start="1851" data-end="1872">trend del momento</strong>, quanto i <strong data-start="1883" data-end="1922">mestieri perduti e i saperi antichi</strong>. Dall’artigiano che lavora il legno come si faceva secoli fa, fino all’artista digitale che plasma mondi nel metaverso: per noi entrambi hanno la stessa dignità, perché entrambi ci insegnano a guardare diversamente ciò che ci circonda.</p>
<h3 data-start="2162" data-end="2207">Dare voce a ciò che rischia di perdersi</h3>
<p data-start="2209" data-end="2733">Viviamo nell’epoca della <strong data-start="2234" data-end="2274">velocità e del contenuto usa e getta</strong>, ma non possiamo dimenticare le storie, le tecniche e le competenze che rischiano di svanire nel rumore del presente. In <strong data-start="2396" data-end="2413">Out of Format</strong> vogliamo dare spazio a <strong data-start="2437" data-end="2502">mestieri che non fanno più notizia ma che raccontano identità</strong>, a <strong data-start="2506" data-end="2524">saperi antichi</strong> che oggi tornano come risorsa preziosa. Parleremo di artigianato, di tradizioni culturali, di gesti tramandati che hanno ancora molto da insegnare a designer, creativi, artisti e imprenditori contemporanei. Non è nostalgia sterile: è <strong data-start="2762" data-end="2785">contaminazione viva</strong>. Mettere insieme ciò che è stato e ciò che sarà, creando connessioni che aprono nuove prospettive.</p>
<h3 data-start="2888" data-end="2932">Non un semplice blog, ma un luogo vivo</h3>
<p data-start="2934" data-end="3445"><strong data-start="2934" data-end="2985">Out of Format non è solo un portale editoriale.</strong> È un <strong data-start="2991" data-end="3023">luogo di scambio e dibattito</strong>, un posto dove trovare stimoli, spunti e punti di vista inaspettati. Vogliamo che i nostri articoli non siano “contenuti chiusi”, ma <strong data-start="3157" data-end="3194">micce che innescano conversazioni</strong>. Per questo la sezione è strettamente connessa ai <strong data-start="3245" data-end="3255">social</strong>, che non usiamo come vetrina ma come estensione naturale del blog: spazi dove le idee possono correre veloci, contaminarsi e crescere grazie al contributo di chi legge, commenta, discute.</p>
<p data-start="3447" data-end="3586"><strong data-start="3447" data-end="3493">Non vogliamo solo informare, ma dialogare.</strong> Creare community, aprire domande, stimolare riflessioni che vadano oltre lo scroll veloce.</p>
<h3 data-start="3588" data-end="3642">Cultura pop, libertà creativa e pensiero critico</h3>
<p data-start="3644" data-end="4040">In un mondo dominato da algoritmi che decidono cosa guardare, leggere o ascoltare, <strong data-start="3727" data-end="3791">Out of Format rivendica la libertà di scegliere e raccontare</strong>. Raccontiamo ciò che ci appassiona davvero: dalle <strong data-start="3842" data-end="3867">serie cult di Netflix</strong> agli <strong data-start="3873" data-end="3926">anime che stanno ridefinendo il linguaggio visivo</strong>, dai <strong data-start="3932" data-end="3970">libri che aprono nuove prospettive</strong> ai fenomeni di <strong data-start="3986" data-end="4009">marketing culturale</strong> che vale la pena analizzare.</p>
<p data-start="4042" data-end="4258">Ma non ci fermiamo qui: spazio a <strong data-start="4075" data-end="4107">storie di brand indipendenti</strong>, a nuove tendenze nel <strong data-start="4130" data-end="4168">design e nella creatività digitale</strong>, a riflessioni sulla <strong data-start="4190" data-end="4204">tecnologia</strong> e sull’impatto che ha nelle nostre vite quotidiane. E sempre con un tono diretto, ironico, mai accademico. Perché <strong data-start="4322" data-end="4361">la cultura non è un lusso per pochi</strong>, ma un’esperienza condivisa che può e deve essere raccontata anche con leggerezza.</p>
<h3 data-start="4448" data-end="4491">Un laboratorio in continua evoluzione</h3>
<p data-start="4493" data-end="4823"><strong data-start="4493" data-end="4545">Out of Format è un laboratorio, non un archivio.</strong> Ogni articolo è un esperimento, un tentativo di collegare punti sparsi nello spazio e nel tempo. È uno strumento per <strong data-start="4663" data-end="4711">divulgare, connettere e coltivare nuove idee</strong>, ma anche un modo per dare dignità a tutte quelle espressioni culturali che vivono ai margini del mainstream.</p>
<p data-start="4825" data-end="4998">Chi ama la contaminazione, chi cerca stimoli fuori dagli schemi, chi vuole trovare non solo informazione ma anche <strong data-start="4939" data-end="4969">ispirazione e provocazione</strong>, troverà qui il suo posto.</p>
<p data-start="5000" data-end="5116">Perché la nostra missione è chiara: <strong data-start="5036" data-end="5113">non raccontare tutto, ma raccontare bene ciò che vale la pena condividere</strong>.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>The Last of Us: stalker, funghi e arcobaleni!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2023 16:24:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chi avrebbe mai immaginato, qualche decennio fa, che un "semplice" videogioco action/horror e survival, avrebbe potuto generare un tale strascico di discussioni e polemiche?   Fin da subito l'annuncio della trasposizione televisiva di "The Last of Us" ha fatto sognare i fan e ha suscitato un grande interesse nel mondo dell'intrattenimento. In]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-4 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-5 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-2"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span><strong>hi avrebbe mai immaginato, qualche decennio fa, che un &#8220;semplice&#8221; videogioco action/horror e survival, avrebbe potuto generare un tale strascico di discussioni e polemiche?</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-3"><p>Fin da subito l&#8217;annuncio della trasposizione televisiva di &#8220;The Last of Us&#8221; ha fatto sognare i fan e ha suscitato un grande interesse nel mondo dell&#8217;intrattenimento. In un&#8217;epoca in cui i formati comunicativi si ibridano sempre più, ampliando e allargando i confini di chi è il destinatario di una produzione, si vuole condividere e condividere una storia, una lore, con il pubblico più vasto possibile. &#8220;The Last of Us&#8221; è un esempio di questo fenomeno, dove una narrazione originariamente destinata ai videogiocatori si è diffusa attraverso la serie TV in streaming.</p>
<p>Il successo di questa dinamica è in parte attribuibile anche a trionfi commerciali come l&#8217;Universo Cinematografico Marvel, noto come MCU, che ha iniziato a dominare i cinema a partire dal 2008, per poi infiltrarsi nelle nostre case attraverso le serie TV in streaming, facilitando così questa tipologia d’ibridazione di media diversi. L&#8217;idea di amalgamare e far interagire diverse forme ludiche tra di loro non è certo un concetto nuovo, basta prendere in esempio l’universo di Star Wars, creato da George Lucas, oppure i numerosi manga che sono stati trasformati in anime e successivamente adattati in film in live action. Oppure il cult letterario di Lovecraft, il quale ha ispirato una varietà di prodotti influenzati dalla sua narrativa pressoché infinita. Questa tendenza si estende oltre, a volte inaugurando interi generi come nel vasto mondo fantasy ideato da Tolkien, che ha dato origine a tre film di successo e a una serie TV prodotta da Amazon, considerata tra le più costose della storia, nonché per l’appunto al genere “fantasy” come lo conosciamo oggi.</p>
<p><strong>Detto ciò, cos’è che rende &#8220;The Last of Us&#8221;, così straordinario? </strong>Forse perché nasce videogame poi portato sul piccolo schermo? Eppure, non è certo il primo videogame a essere stato portato sul piccolo-grande schermo o piccolo schermo, ci sono già stati vari tentativi di sconfinamento del media, basti pensare ad Halo (fortunata serie sparatutto emblema di Microsoft per quanto riguarda il gaming) che però non hanno avuto tutta questa fortuna… nonostante vanti tantissimi romanzi derivanti e più di una serie tv all’attivo.</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-4"><p style="text-align: justify;">Possiamo quindi affermare che, a differenza di altri casi, l’interesse per questo peculiare titolo stia proprio nella complessità  nonché maturità dei temi illustrati al suo interno, che come un “pugno nello stomaco” sono esposti al pubblico, grazie anche a uno stile crudo e violento di cui è permeata la narrativa.<br />
Questa particolare caratteristica ha suscitato molte polemiche in vari paesi in cui il gioco è stato rilasciato nel corso del tempo. Da quel momento in poi, il titolo ha attirato a sé non solo dibattiti accesi, ma anche episodi estremamente gravi, che sfidano in alcuni casi ogni logica di comprensione. Tra questi deprecabili episodi, spiccano le spiacevoli e gravi aggressioni verbali (e non) contro la doppiatrice Laura Bailey e l&#8217;attrice Jocelyn Mettler, la quale presta il suo volto per il motion-capture del personaggio di Abby. Queste professioniste hanno subito ingiustificate reazioni di odio e minacce online da parte di alcuni membri della fanbase del gioco, esaltati che probabilmente confondono realtà e finzione, generando una sorta di linciaggio mediatico e persecutorio, così pesante e persistente che continua tutt’ora. Questo fenomeno inquietante solleva interrogativi importanti sulla complessa relazione tra i fan e l&#8217;industria video-ludica.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il lancio della serie televisiva le diatribe non hanno fatto altro che intensificarsi, in gran parte dovuto al fatto che una serie TV attira sicuramente un pubblico più ampio rispetto a quello dei videogiochi. Il titolo ideato da Neil Druckmann ha suscitato non poche polemiche e discussioni incentrate sulle sue (presunte) tematiche a sostegno delle teorie LGBT+, in cui rientra la gaffe radiofonica del giornalista Rai Paolo Mieli, che non ha chiaramente basi di cultura video ludica sull’universo narrativo targato Naughty Dog, tanto più che confonde addirittura il titolo del gioco con la casa di produzione.<br />
Per alcune persone la serie è stata vista come un manifesto, uno spot “elettorale” a favore della teoria gender e di chi vuole portare alla luce queste tematiche sensibili, concentrandosi, come per altri casi, più sulle caratteristiche dei personaggi che sulla trama in sé o sulla “morale” che essa vuole far trapelare.<br />
Senza voler addentraci nel tema in se, dove ciascuno riteniamo debba avere la propria personale sensibilità e il suo punto di vista, crediamo che sia la serie video-ludica che la serie televisiva semplicemente non trattino l’argomento in sé. Capiamoci alcuni personaggi principali e secondari hanno chiaramente (<em>e legittimamente vorremmo dire ndr.</em>) un certo tipo di orientamento sessuale, ma la trama non verte su quello è una tematica solo di sfondo e ne è riprova il fatto che, con un po&#8217; di fantasia, immaginando di cambiare l’orientamento sessuale dei personaggi a 100% etero (con ovvie modifiche al sesso del partner corrisposto) la trama principale in sé funzioni in egual misura e abbia gli stessi crismi e peculiarità: provare per credere.<br />
The Last of Us tocca spesso, a volte senza affrontarle nel concreto, tematiche complesse e profonde: questioni sociali e traumi psicologici, dalla paura del diverso alla depravazione, dallo stupro a perfino il cannibalismo.<br />
Lo stesso titolo l’abbiamo “letto”, tradotto e interpretato per quello che forse è il concetto chiave che pervade la serie volendo imprimere un focus per stimolare una riflessione ovvero l’essenza dell’essere umani: “Gli ultimi di noi”: inteso gli ultimi essere umani a essere rimasti umani, nella propria umanità. Perché la storia è ambientata in un mondo post apocalittico in cui una vera e propria pandemia globale ha spazzato via la civiltà umana riducendo l’umanità sull’orlo dell’estinzione con pochissimi umani sopravvissuti e ridotti a uno stato degradato costellato di comunità superstiti allo stato quasi tribale, spesso violenti, con vari gruppi che si scontrano per prendere il potere o per le risorse. Tutto questo caos apocalittico a differenza di altri contesti in tema zombie è scaturito dall’infezione causa dal Cordyceps, organismo parassitario fungino realmente esistente in natura, che tende a prendere il controllo delle proprie vittime letteralmente “zombificandole”.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-1 hover-type-none"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="732" height="549" title="Cordyceps_TLU_serie_TV" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/05/Cordyceps.webp" alt class="img-responsive wp-image-2143"/></span></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-5"><p style="text-align: justify;">Prima di &#8220;The Last of Us&#8221;, pochi conoscevano l&#8217;esistenza del fungo Cordyceps, un organismo affascinante e spaventoso che, nella realtà, attacca solo alcune specie di formiche. L&#8217;idea di ispirarsi a un organismo reale aggiunge un tocco di autenticità e originalità alla narrazione. Neil Druckmann, il creatore del gioco e della serie Tv, ha reinterpretato a suo modo e umanizzato il concetto stesso di zombie, come dimostrato dagli infetti chiamati &#8220;stalkers&#8221;: questi infetti, al loro stadio, lottano tra la coscienza umana rimanente e il controllo sempre più opprimente e doloroso del parassita, in alcuni casi quasi cercando di trattenersi dall’attaccare gli umani o per lo meno indugiando. Questo denota un approccio molto profondo a quello che fin a prima è stato un modo molto “pop corn” e caciarone di concepire la figura dello zombie.<br />
Proprio per questo crediamo che The last of Us sia un medium ludico di spessore e non bisogna certo fermarsi agli aspetti polemici che involontariamente (o meno ndr.) ha scatenato.<br />
<strong>Sarebbe auspicabile concentrarsi sulla bellezza artistica e poetica che trasmette il brand senza ogni volta vincolarsi a (anche legittimi) pensieri e visioni personali, perché perdersi questa serie, sia che si parli di videogame o di videogioco è prima di tutto perdersi un opera espressiva ricca di emozioni e sfumature.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, l&#8217;evoluzione di &#8220;The Last of Us&#8221; dall&#8217;universo del videogioco alla serie TV ci offre una prospettiva affascinante su come la narrativa possa attraversare diversi medium e coinvolgere un pubblico sempre più vasto. Questo fenomeno ibrido segna un nuovo capitolo nell&#8217;interazione tra giochi, serie TV e cinema, aprendo la strada a ulteriori esplorazioni. Naturalmente se ci si apre a un pubblico più vasto critiche polemiche e fraintendimenti vanno tenuti in conto, ma è un fattore</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-6 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Il dilemma del Remake</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2019/06/25/il-dilemma-del-remake/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 16:30:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da qualche anno, tra chi segue il cinema con un minimo di passione, si è diffusa una domanda tanto semplice quanto spinosa: “Ma perché continuano a fare remake di qualsiasi cosa?”   Di solito, la domanda ha un tono polemico, quasi rassegnato, e sottolinea la presunta carenza di creatività e originalità nei]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-7 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-8 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-6"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">D</span><strong>a qualche anno, tra chi segue il cinema con un minimo di passione, si è diffusa una domanda tanto semplice quanto spinosa: “Ma perché continuano a fare remake di qualsiasi cosa?”</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-7"><p style="text-align: justify;" data-start="252" data-end="716">Di solito, la domanda ha un tono polemico, quasi rassegnato, e sottolinea la presunta carenza di creatività e originalità nei film pensati per il grande pubblico. Ma la questione è davvero così semplice? La fantasia si è davvero esaurita? Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="718" data-end="1371">Qualche tempo fa, mentre scorrevo le solite notizie di cinema online, mi è capitato davanti il trailer del nuovo <em data-start="831" data-end="853">La Bella e la Bestia</em> in versione live action, previsto per l’anno successivo. E&#8230; non l’ho guardato. Semplicemente, non mi interessava. Passano un paio di giorni, torno sullo stesso sito e trovo il titolo: “Record assoluto per il nuovo live action Disney: il trailer ha totalizzato un numero <em data-start="1126" data-end="1139">esorbitante</em> di visualizzazioni nelle prime 24 ore!”. Quanto fosse esorbitante non lo ricordo, ma il concetto era chiaro: entusiasmo alle stelle. Io, invece, ero ancora lì a chiedermi “ma perché tutto questo clamore?”. Sarà colpa mia, pazienza.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1373" data-end="1585">Dopo un’altra manciata di giorni, un amico mi chiede: “Hai visto il trailer de <em data-start="1452" data-end="1474">La Bella e la Bestia</em>? Che ne pensi?”. A quel punto ho capito che non avrei avuto pace finché non l’avessi guardato. Così ho ceduto.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1587" data-end="1938">E dopo averlo visto? La prima parola che mi è venuta in mente è stata: “inutile”.<br data-start="1668" data-end="1671" />Sì, inutile. Inutile rifare uno dei capisaldi dell’animazione Disney se poi si mantiene pressoché identico all’originale. Inutile per lo spettatore, che può tranquillamente rivedersi il film del 1991. Utilissimo, invece, per la Disney. Ma su questo torniamo tra poco.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1940" data-end="2222">La questione del remake, o del reboot, sequel, prequel e via dicendo, va avanti da anni. E ogni volta che se ne parla, saltano fuori le solite lamentele: “Basta con questi rifacimenti!”, “Stanno rovinando i capolavori!”, “Non c’è più inventiva!”. E in parte, capisco il malcontento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2224" data-end="2591">Molti spettatori tendono a considerare certe opere “intoccabili”, soprattutto quando si parla di classici o cult generazionali. Altri, invece, leggono nella marea di rifacimenti la conferma che la creatività nel cinema mainstream stia progressivamente evaporando. Ma è davvero solo una questione di mancanza d’idee? Oppure, più semplicemente, una questione economica?</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-8"><p data-start="0" data-end="49"><strong>Spoiler: è quasi sempre una questione economica.<br />
</strong>Le grandi case di produzione ragionano come qualsiasi altra azienda: puntano al massimo guadagno col minimo rischio. E cosa può esserci di più sicuro che investire in un titolo già conosciuto, amato, e magari nostalgicamente legato all&#8217;infanzia di milioni di spettatori? Il rischio è basso, il pubblico c&#8217;è, l’incasso (quasi) garantito.<br />
Scandalizzarsi, ormai, serve a poco. È un meccanismo che si applica ovunque, non solo nel cinema. Eppure, questo non significa che dobbiamo arrenderci a una pioggia di remake scialbi e senz’anima.<br data-start="587" data-end="590" />Il problema, infatti, non è il remake in sé, ma <strong data-start="638" data-end="658">come viene fatto</strong>.<br />
Perché diciamolo: quando un rifacimento è fatto male, lo si nota eccome. Ed è questo il vero tallone d’Achille del sistema. In molti casi, si ha l&#8217;impressione che la nuova versione venga prodotta in fretta e furia, senza una vera idea registica, senza un’identità visiva, senza passione. Solo con l&#8217;obiettivo di sfruttare il nome. Il risultato? Film deboli, dimenticabili, a volte addirittura imbarazzanti.</p>
<p data-start="1071" data-end="1672"><strong>Qualche esempio?</strong><br data-start="1087" data-end="1090" /><em data-start="1090" data-end="1098">Psycho</em> (1998), copia carbone del capolavoro di Hitchcock, girata inquadratura per inquadratura, ma senza la minima tensione.<br data-start="1216" data-end="1219" />Oppure <em data-start="1226" data-end="1246">Planet of the Apes</em> (2001), che con tutto il rispetto per Tim Burton, è riuscito a confondere e annoiare.<br data-start="1332" data-end="1335" />E ancora <em data-start="1344" data-end="1353">The Fog</em> (2005), <em data-start="1362" data-end="1376">Il Prescelto</em> (2006), <em data-start="1385" data-end="1395">Invasion</em> (2007), fino al remake <em data-start="1419" data-end="1428">Ben-Hur</em> del 2016, forse l’esempio più lampante di quanto si possa sbagliare bersaglio.<br data-start="1507" data-end="1510" />Lì, più che un film, sembrava un autogol: rifare uno dei più grandi kolossal della storia del cinema, vincitore di 11 Oscar, senza nulla da dire di nuovo… perché?<strong> Ma attenzione: demonizzare <em data-start="1701" data-end="1708">tutti</em> i remake sarebbe ingiusto.</strong><br data-start="1735" data-end="1738" />Perché <strong data-start="1745" data-end="1781">esistono anche esempi eccellenti</strong>, capaci di prendere una storia già nota e trasformarla in qualcosa di nuovo, potente, magari anche superiore all’originale.<br />
Penso a <em data-start="1915" data-end="1941">L’uomo che sapeva troppo</em> (1956), rifatto dallo stesso Hitchcock in modo più maturo e sofisticato.<br data-start="2014" data-end="2017" />A <em data-start="2019" data-end="2028">La Cosa</em> di Carpenter (1982), che ha preso un B-movie degli anni ’50 e lo ha reso un capolavoro dell’horror paranoico.<br data-start="2138" data-end="2141" />A <em data-start="2143" data-end="2167">Dracula di Bram Stoker</em> (1992), elegante e visivamente sontuoso.<br data-start="2208" data-end="2211" />A <em data-start="2213" data-end="2228">Casino Royale</em> (2006), che ha rigenerato il mito di James Bond con un realismo crudo e moderno.<br data-start="2309" data-end="2312" />Oppure a film più recenti come <em data-start="2343" data-end="2354">Il Grinta</em> (2010) dei fratelli Coen, e <em data-start="2383" data-end="2399">21 Jump Street</em> (2012), che ha trasformato una vecchia serie in una commedia brillante e autoironica. Questi film non solo funzionano, ma dimostrano che un remake può essere anche un’opportunità: per rinnovare, riscoprire, reinterpretare.<br />
Anzi, c’è un ulteriore aspetto positivo emerso negli ultimi anni: la saturazione del mercato ha spinto le major a <strong data-start="2741" data-end="2791">cercare nuove idee anche dentro vecchie storie</strong>.<br data-start="2792" data-end="2795" />Per distinguersi, oggi bisogna fare uno sforzo in più: servono registi con visione, sceneggiatori capaci di reinventare i personaggi, produttori disposti ad osare (almeno un po’). Non sempre accade, ma quando succede… si vede.</p>
<p data-start="3025" data-end="3359">E così, anche dentro operazioni apparentemente commerciali, possiamo trovare qualità, cura, persino passione.<br data-start="3134" data-end="3137" />Certo, spesso si fa leva sull’effetto nostalgia — vedi <em data-start="3192" data-end="3208">Jurassic World</em> o <em data-start="3211" data-end="3237">Il Risveglio della Forza</em> — ma se la confezione è buona, se la regia ha ritmo, se la storia, pur semplice, sa emozionare… allora va benissimo così.</p>
<p data-start="3361" data-end="3744"><strong data-start="3361" data-end="3380">In conclusione?</strong><br data-start="3380" data-end="3383" />La domanda “remake sì o no?” non ha una risposta netta. Come sempre, dipende.<br data-start="3460" data-end="3463" />Dipende da chi lo scrive, da chi lo dirige, da che tipo di film si vuole realizzare. Ci vuole un’alchimia: un progetto pensato, costruito con un minimo di visione e rispetto per il materiale di partenza. Solo così si può ottenere qualcosa che abbia senso — vecchio e nuovo insieme.</p>
<p data-start="3746" data-end="3982">Noi spettatori? Possiamo solo fare il nostro dovere: <strong data-start="3799" data-end="3832">guardare prima, giudicare poi</strong>.<br data-start="3833" data-end="3836" />Esce un reboot della tua saga preferita? Guardalo. Se ti delude, criticalo pure con forza. Ma se invece ti sorprende… beh, magari lo ringrazierai.</p>
<p data-start="3984" data-end="4434">Perché sì, esistono i film d’autore, quelli difficili, coraggiosi, unici. Ma esiste anche l’intrattenimento ben fatto, capace di farci ridere, emozionare, riflettere.<br data-start="4150" data-end="4153" />E anche lì può nascondersi la “settima arte”.<br data-start="4198" data-end="4201" />Io stesso mi sbaglierei a giudicare <em data-start="4237" data-end="4259">La Bella e la Bestia</em> ancor prima di vederlo. Se vorrò davvero dire la mia, dovrò aspettare di avere davanti il film. Poi, se non mi piace, pazienza: l’originale non sparisce. Resta lì, intatto.</p>
<p data-start="4436" data-end="4728">In ogni caso, ricordiamoci una cosa: <strong data-start="4473" data-end="4514">il cinema è grande perché è per tutti</strong>.<br data-start="4515" data-end="4518" />E non ha senso mettersi su un piedistallo a dire “i film di supereroi non sono cinema”, o “quella roba è per menti semplici”. Che senso ha? Per sentirsi migliori? Per dire “io sono raffinato, voi siete pecore”?</p>
<p data-start="4730" data-end="4885">No, grazie.<br data-start="4741" data-end="4744" />Perché il bello del cinema è proprio questo: offre storie per tutti i gusti. E può parlare a tutti, in modi diversi. Basta volerlo ascoltare.</p>
<p data-start="4887" data-end="4909"><strong>Come disse Voltaire:</strong></p>
<blockquote data-start="4910" data-end="5077">
<p data-start="4912" data-end="5077"><strong>“L’originalità non è altro che un’abile imitazione.”</strong><br data-start="4964" data-end="4967" /><strong>E a volte, dietro un remake apparentemente inutile, si nasconde proprio quella scintilla. Sta a noi scoprirla.</strong></p>
</blockquote>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-9 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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			</item>
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		<title>The Nice Guys: una “Pregiata” Opinione</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/10/18/the-nice-guys-una-pregiata-opinione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 14:00:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Negli anni, di “strane coppie” al cinema se ne sono viste tante ed alcune di loro hanno funzionato talmente bene da restare impresse nella memoria dei cinefili, elevando certi film allo status di “cult”. C'è un uomo in particolare che ha messo lo zampino in tante pellicole di questo tipo e quest'anno è]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-10 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-11 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-9"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">N</span><em><strong>egli anni, di “strane coppie” al cinema se ne sono viste tante ed alcune di loro hanno funzionato talmente bene da restare impresse nella memoria dei cinefili, elevando certi film allo status di “cult”</strong>. C&#8217;è un uomo in particolare che ha messo lo zampino in tante pellicole di questo tipo e quest&#8217;anno è tornato per proporci un nuovo esilarante duo, finalmente disponibile anche in home video. Leggete la mia “Pregiata” Opinione e scoprirete di chi sto parlando&#8230;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla sua terza regia, <strong>Shane Black torna alla “sua creatura”</strong>, quella che lui stesso ha contribuito a plasmare e rivoluzionare a partire dalla fine degli anni 80: il <em>buddy movie</em>.<br />
Per chi non lo sa, mi riferisco a quel sottogenere di film dove i protagonisti sono due individui, molto diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro, che si trovano, spesso loro malgrado, a collaborare per aiutare altre persone o come accade più frequentemente, risolvere indagini di vario tipo.</p>
<p><strong>Tutto raccontato mischiando una buona dose di azione ad una dose più massiccia di commedi</strong>a.</p>
<p>Difatti, uno degli esempi meglio riusciti di <em>buddy movie</em> è <em>Arma Letale</em> (1987), diretto da Richard Donner e scritto, guarda caso, proprio da Shane Black, con Mel Gibson e Danny Glover a formare una delle più memorabili coppie di poliziotti mai apparse sul grande schermo.<br />
Il film è diventato un cult e il Sig. Black, nel giro di pochi anni, ha anche firmato il seguito (<em>Arma Letale 2</em> nel 1989, sempre Donner alla regia) e altre due pellicole dai toni molto simili: <em>L&#8217;Ultimo Boy Scout</em> (1991), con regista il compianto Tony Scott e davanti alla macchina da presa l&#8217;improbabile coppia Bruce Willis/Damon Wayans, e <em>Last Action Hero – L&#8217;ultimo grande eroe</em> (1993) di John McTiernan, con Arnold Schwarzenegger che si ritrova tra i piedi un dodicenne patito di film d&#8217;azione.<br />
Nel 2005 arriva, finalmente, il debutto alla regia con <em>Kiss Kiss Bang Bang</em> e stavolta la coppia male assortita è formata da Val Kilmer e Robert Downey Jr.: anche questo si rivelerà un piccolo cult.<br />
Con un curriculum del genere, a Black manca solo la grande occasione in una produzione ad alto budget e sarà grazie alla Marvel che nel 2013 si ritroverà al timone di <em>Iron Man 3</em>, anche in veste di co-sceneggiatore.<br />
Nonostante l&#8217;incasso globale del film (circa 1,2 miliardi di dollari) dica il contrario, il risultato finale non è dei migliori, per colpa di scelte discutibili e forzature di trama (non solo per demerito del regista, aggiungo io&#8230; la Marvel ci ha messo lo zampino&#8230;).<br />
Come detto, con <em>The Nice Guys</em>, Shane Black ritorna al passato, o, più precisamente, ritorna a fare quello che gli viene meglio. E si vede.<br />
La storia si svolge nella Los Angeles degli anni 70 e i due protagonisti, interpretati da Russel Crowe e Ryan Gosling, sono chiamati ad indagare su un omicidio negli ambienti dell&#8217;industria del porno, tra gag esilaranti, situazioni imbarazzanti, strani personaggi e risvolti inaspettati.<br />
Si ride parecchio in questo film, infatti alla fine il lato comico risulta quello più rilevante, senza comunque mai sconfinare nel demenziale; tutto grazie non solo alla già citata bravura del regista/autore nel creare scene e dialoghi adatti ai personaggi della storia, ma anche alla grande alchimia tra gli attori.</p>
<p>Un aspetto tutt&#8217;altro che scontato, trovare due persone capaci di azzeccare i tempi giusti tra una battuta e l&#8217;altra e brave ad entrare in sintonia tra loro anche senza aver mai lavorato insieme prima d&#8217;ora.</p>
<p>Considerate che se mancasse tutto questo, i primi ad accorgersene sarebbero proprio gli spettatori ed il film perderebbe di significato, diventando scontato.<br />
Tutta la vicenda gira intorno alla strana coppia: Crowe interpreta Jackson Healy, uno di quelli che chiami quando hai un problema e che risolve le cose a cazzotti, mentre Gosling è Holland March, investigatore privato alcolista e depresso.<br />
Si ritroveranno a collaborare, ma all&#8217;inizio nessuno dei due sarà così contento di avere tra i piedi l&#8217;altro, perché da una parte Healy utilizzerà fin troppo le maniere forti, mentre dall&#8217;altra March, per raggiungere un obiettivo farà sempre le scelte peggiori. Risultando il vero mattatore del film.</p>
<p>Quando però parlo di alchimia tra attori, non bisogna dimenticare il “terzo incomodo”, ovvero la figlia tredicenne di March, Holly, che andrà sempre a cacciarsi nei guai, ma con la sua genialità sarà di grande aiuto al padre ed al suo socio.</p>
<p>Comunque va ricordato: non è solo una commedia.</p>
<p>Come già in passato, il regista dimostra di destreggiarsi molto bene con l&#8217;azione, non va a creare confusione nelle scene più concitate e mantiene sempre il ritmo giusto nel momento giusto.</p>
<p>Gli attori, neanche a dirlo, ormai hanno un&#8217;esperienza tale da poter affrontare qualsiasi situazione, dimostrando di trovarsi a loro agio tra scazzottate, sparatorie e fughe rocambolesche.<br />
Nel complesso funziona tutto alla grande, la trama, anche senza essere la più originale del mondo, è comunque brillante, non contiene punti morti e riserva anche qualche sorpresa; inoltre il periodo storico aggiunge qualcosa al film, grazie alle atmosfere e alle musiche seventies, che trovo molto adatte per un <em>buddy movie</em>.<br />
Sicuramente consiglio <em>The Nice Guys</em> a tutti gli amanti dei precedenti film del regista (come il sottoscritto), agli appassionati di film action “vecchio stampo” (sempre come me&#8230; sono vecchio&#8230;), ma anche a tutti quelli che cercano una commedia un po&#8217; diversa dalle altre.<br />
Un messaggio per il Sig. Black: come può vedere, nel panorama cinematografico attuale, non ci sono più degli autori capaci di creare storie d&#8217;azione o ricche di suspense, raccontate con il giusto livello di ironia. Magari riprendendo un po&#8217; di quanto imparato negli anni 80 o 90 da uno dei suoi film.</p>
<p>Quindi, per favore, non abbandoni mai il “suo” genere; appena avrà una bella idea per una nuova storia con nuovi o vecchi interpreti, faccia di tutto per portarla al cinema.</p>
<p>So che non deluderà le aspettative.</p>
<p>Ah, dimenticavo: siccome, almeno fisicamente, i due Guys ricordano molto i nostri Bud Spencer e Terence Hill, lo raccomando anche ai nostalgici dei loro film (e si, rientro anche in questa categoria&#8230; che c&#8217;è?).</p>
<p><em> </em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-12 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Fuori dal fumetto: due film da due mondi</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/09/22/fuori-dal-fumetto-due-film-da-due-mondi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2017 17:30:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In occasione del suo 30° anniversario, andiamo ad analizzare le due più famose trasposizioni su celluloide della serie a fumetti creata da Tiziano Sclavi. Dietro a queste, due mondi diversi, con visioni ed intenzioni lontane tra loro, alle prese con “l'indagatore dell'incubo” e con tutte le aspettative dei suoi fan. E, si sa,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-5 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-13 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-14 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-10"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><em>n occasione del suo 30° anniversario, andiamo ad analizzare le due più famose trasposizioni su celluloide della serie a fumetti creata da Tiziano Sclavi. Dietro a queste, due mondi diversi, con visioni ed intenzioni lontane tra loro, alle prese con “l&#8217;indagatore dell&#8217;incubo” e con tutte le aspettative dei suoi fan. E, si sa, con i veri fan non si scherza&#8230;</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-11"><p>Dylan Dog compie 30 anni proprio in questi giorni (la data ufficiale di copertina del numero 1 riporta Ottobre 1986) ed in questo lasso di tempo è riuscito ad appassionare più di una generazione di fan. Soprattutto in Italia, ma non solo, essendo pubblicato ormai in molti paesi.<br />
Questa popolarità riuscì, già dai primi anni 90, ad attirare l&#8217;interesse di diversi produttori, italiani in primis, che all&#8217;inizio ventilarono una serie TV, mai realizzata, e poi cercarono di portare il buon Dylan al cinema, ma senza risultato.<br />
Così, la casa editrice del fumetto, la Sergio Bonelli Editore, vendette i diritti agli studios statunitensi e per un po&#8217; non se ne seppe più nulla.</p>
<p>Fino al 2011, anno di uscita al cinema di <em>Dylan Dog – Il film</em> (in originale <em>Dylan Dog: Dead of Night</em>), in arrivo proprio dagli USA.</p>
<p>Come si può immaginare, un film con un carico di aspettative non indifferente, dovute ad una larga schiera di fan, che aveva quasi perso la speranza di vedere i suoi beniamini sul grande schermo.<br />
Prima di parlare della pellicola ci tengo a sottolineare il mio punto di vista: non sono un fan del fumetto, ricordo solo di aver letto due o tre numeri di Dylan Dog (e un paio di Tex) quando ero piccolo, tutto qui. Di conseguenza ho potuto analizzare il film per quello che è, senza fare paragoni o cercare l&#8217;assoluta fedeltà con l&#8217;opera originale.<br />
Per la regia di Kevin Munroe, <em>Dylan Dog – Il film</em> ci porta a New Orleans, dove l&#8217;indagatore dell&#8217;incubo sta cercando di vivere una vita normale, lontana dal mondo sovrannaturale del quale un tempo faceva parte, che gli ha tolto tutto quello a cui teneva.<br />
È rimasto un investigatore, ma ora si occupa di comuni faccende “terrene”, insieme al suo assistente Marcus.<br />
Un giorno però, come prevedibile, per aiutare una donna a risolvere un caso di omicidio, verrà nuovamente coinvolto nei loschi affari delle creature delle tenebre e non potrà negarsi, con il mondo in grave pericolo.<br />
Purtroppo, nel complesso questo è un film evitabile.<br />
La storia non è delle più originali e gli interpreti lasciano abbastanza a desiderare; si riesce a salvare solo l&#8217;umorismo generale, che deve molto a Sam Huntington, l&#8217;assistente Marcus, bravo a dare un tono leggero e comico ai momenti in cui è presente.<br />
Per il resto, da Brandon Routh nei panni di Dylan Dog ad Anita Briem, la donna bisognosa di aiuto, fino a Taye Diggs, cioè il cattivone di turno: tutti molto ma molto inconsistenti, per non dire altro&#8230;<br />
Il regista non lavora neanche male, ma con un materiale così misero non poteva fare un granché.<br />
Eppure ho letto di un budget di produzione di 20 milioni di dollari! In cosa caspita li hanno spesi questi soldi? Scene d&#8217;azione mediocri, effetti speciali da “serie B” e costumi dei vari vampiri/licantropi/zombie che sembrano un riciclo del materiale di scena di una puntata di <em>Buffy l&#8217;ammazzavampiri</em>&#8230;<br />
Con un esito simile, posso solo immaginare la cocente delusione dei fan, che hanno aspettato tanto e si sono ritrovati con un prodotto deludente, anche sotto altri punti di vista.<br />
Infatti, questo primo Dylan Dog cinematografico ha mantenuto ben poco dell&#8217;originale, solo alcuni oggetti e qualche espressione caratteristica, perdendo tutto il resto. Ambientazione diversa, assistente diverso, personaggi non presenti e carattere del protagonista cambiato, queste le differenze principali, buone a rendere l&#8217;idea di come sia stata gestita tutta questa operazione da parte dei produttori americani.<br />
Che comunque non dovrebbero essere incolpati di mancanza di fedeltà con il fumetto, ma, semplicemente accusati di aver creato un lungometraggio di questo livello.<br />
Piuttosto, colpa dei produttori nostrani, incapaci di investire su di una risorsa italiana così importante come Dylan Dog, lasciandosela “scippare” da altri paesi.</p>
<p>Fortuna vuole che i fan possano rifarsi in altro modo, grazie ai <em>fan film</em>.</p>
<p>Di questi, il più importante progetto legato al mondo di Dylan Dog è <em>Vittima degli Eventi</em> del 2014, mediometraggio diretto da Claudio Di Biagio e scritto da Luca Vecchi, entrambi famosi <em>youtubers</em> italiani.<br />
Il tutto finanziato tramite il <em>crowdfunding</em>, metodo ormai divenuto usuale proprio per dare la possibilità ai fan di contribuire direttamente con delle donazioni, aiutando altre persone che hanno intenzione di omaggiare i loro amati personaggi.<br />
<em>Vittima degli Eventi</em> cerca di restare fedele ai toni ed alle atmosfere del materiale d&#8217;origine, anche se non ha paura di modificare qualcosa, come l&#8217;ambientazione e la rappresentazione di alcuni dei vari protagonisti.<br />
Come detto, io non faccio paragoni con la controparte cartacea, ma ho potuto notare subito un grosso cambiamento rispetto al lungometraggio del 2011: la cura e la passione messe qui sono di tutto un altro livello.<br />
Ogni inquadratura sembra studiata per rendere al meglio la scena e le battute del protagonista cercano anche di definire il più possibile il suo carattere, mentre avanza nell&#8217;indagine sul caso in questione.<br />
Certo, alla fine il risultato non è esente da difetti, su tutti la caratterizzazione dell&#8217;assistente di Dylan, Groucho (non Marcus), che dovrebbe essere quello comico e risulta solo parecchio irritante; però questo è molto vicino a quanto bramato dai fan, nonostante i mezzi a disposizione risicati e la mancanza di attori di livello (eccezion fatta per Alessandro Haber e Milena Vukotic).<br />
Non voglio parlare oltre di <em>Vittima degli Eventi</em>, vi invito a guardarlo, lo trovate su YouTube.<br />
È importante realizzare adattamenti cinematografici fedeli ai materiali di partenza, ma, ricordo, questo non deve limitare le capacità di chi lavora ad un progetto.</p>
<p>In sostanza, se, per esempio, da un certo romanzo si vorrà arrivare a creare un film, le caratteristiche migliori e le sensazioni trasmesse dalla carta dovranno necessariamente permeare anche la pellicola. In caso contrario, inutile dire “tratto dal romanzo di&#8230;”, meglio scrivere da zero una sceneggiatura completamente originale.<br />
Poi però dovrà entrare in gioco il team creativo con la facoltà di decidere se riprendere per filo e per segno ogni pagina del romanzo, oppure rivoluzionare qualcosa e scegliere strade diverse. Arrivando a cambiare il finale, magari.<br />
Dico questo perché non sempre il risultato migliore è quello dei “puristi”, ma ci possono essere situazioni dove le modifiche ad una storia portano solo esiti positivi, come quando ci si imbatte nei casi di film meglio del libro.<br />
Se le pellicole avessero come obiettivo quello di accontentare solo i fan, si andrebbe a sminuire l&#8217;importanza di un&#8217;opera, togliendo la possibilità alla “gente normale” di conoscerla ed apprezzarla, anche se tramite un canale diverso da quello utilizzato in partenza.<br />
Tirando le somme, le differenze tra i due film citati sono enormi, tra budget, attori disponibili, esperienza del regista e di tutto lo staff&#8230; chi più ne ha più ne metta.<br />
Tuttavia, queste due differenti versioni di Dylan Dog ci dimostrano, ancora una volta, quanto il potere economico non basti per sfornare prodotti di qualità.<br />
Anzi, le grandi case produttrici investono parecchio denaro per un film con il solo scopo di incassarne molto di più, così, tante volte, tralasciano un aspetto fondamentale: assumere persone capaci e mosse dalla passione.<br />
Il loro lavoro non potrà garantire un successo assicurato, ma averle aiuta. Di sicuro.<br />
Le ispirazioni sono ben evidenti ma il film comunque si lascia vedere e ha un finale che non sgonfia tutto quanto visto in precedenza, per quanto possa essere intuibile sin da subito a coloro che sono un po&#8217; più smaliziati nel genere.<br />
Il cast non è così malvagio: se all&#8217;appassionato verrà quasi un colpo al cuore nel rivedere impegnato in un film di questo genere il David Brandon di <strong>Deliria</strong>, il cuore di tutto è la performance della giovane Daisy Keeping che riesce a colorare intensamente il personaggio di Jenny non risultando la solita, vuota scream queen che caratterizza molti film di questo genere.<br />
Lodevole l&#8217;intento di costruire qualcosa di nuovo ,aggiungiamoci uno stile registico abbastanza raffinato e si può rendere questo film un ideale punto di partenza per ricostruire il nostro nome in un genere in cui una volta eravamo considerati maestrii.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-15 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Il Libro della Vita: una “Pregiata” Opinione</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/09/15/il-libro-della-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Sep 2017 23:32:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il tema della morte è difficile da affrontare un po' con tutti. Se poi si cerca di rivolgersi ai bambini o ai ragazzi, l'impresa risulta davvero ardua. Questo film d'animazione del 2014 prova a farlo ambientando la storia in Messico, durante le celebrazioni del Giorno dei Morti, un modo completamente diverso dal nostro]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-6 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-16 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-17 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-12"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><em>l tema della morte è difficile da affrontare un po&#8217; con tutti. Se poi si cerca di rivolgersi ai bambini o ai ragazzi, l&#8217;impresa risulta davvero ardua. Questo film d&#8217;animazione del 2014 prova a farlo ambientando la storia in Messico, durante le celebrazioni del Giorno dei Morti, un modo completamente diverso dal nostro di ricordare i defunti. Con la mia “Pregiata” Opinione proviamo a capire se questo tipo di approccio ha funzionato&#8230;</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-13"><h2 style="text-align: justify;">Ogni anno, ormai, veniamo bombardati da miriadi di film d&#8217;animazione, di ogni tipo</h2>
<p style="text-align: justify;">Ogni anno, ormai, veniamo bombardati da miriadi di film d&#8217;animazione, di ogni tipo.<br />
Facile capire il perché: i costi di produzione in certi casi sono anche abbastanza alti, ma mai quanto altri progetti (dove magari devi pagare certi attori uno sproposito&#8230;) e il target di pubblico è il più vasto possibile, senza particolari limiti di età. Tipo dai 3 ai 99 anni, ecco.<br />
Un bacino di utenza talmente grande da poter garantire un ritorno economico enorme, soprattutto per quelle case di produzione che si sono fatte conoscere negli anni e possono contare su campagne di marketing di altissimo livello, in grado di raggiungere chiunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se la stragrande maggioranza di questi film sono rivolti a tutti i tipi di spettatori, si deve comunque fare distinzione tra i temi trattati dalle diverse pellicole.<br />
Certi argomenti o certi messaggi non possono essere recepiti allo stesso modo da bambini di età differenti, quindi, pur trattandosi di prodotti per tutta la famiglia, non tutti potrebbero essere in grado di apprezzare davvero il risultato finale.<br />
Se, per esempio, un bambino di 6 anni avesse visto <em>Up</em> al cinema nel 2009, quando è uscito, avrebbe sicuramente amato le scene spettacolari, i momenti comici e le musiche, ma il lato drammatico ed i risvolti emotivi sarebbero passati inosservati.<br />
Magari, rivedendolo ora, a 13 anni, potrebbe trovarsi davanti ad un film completamente diverso da quanto ricordava&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il Libro della Vita</em> è un altro valido esempio di cinema d&#8217;animazione rivolto ai ragazzi, ma non ai bambini troppo piccoli, perché non potrebbero capirlo.<br />
La storia inizia con un gruppetto di ragazzini in gita punitiva, costretti a visitare un museo e quindi svogliati ed annoiati al solo pensiero.<br />
Ad accompagnarli trovano una guida molto gentile ed accattivante, che però non li conduce per il normale tour della struttura ed inizia a parlare della tradizione messicana legata ai festeggiamenti per il giorno dei morti.<br />
Più in particolare, narra le vicissitudini di tre ragazzi e della scommessa che li vede coinvolti.<br />
Durante il Dia de Muertos, due spiriti dei mondi dell&#8217;aldilà, La Muerte e Xibalba, rispettivamente sovrani della Terra dei Ricordati e della Terra dei Dimenticati, si ritrovano nella cittadina messicana di San Angel.<br />
In questo giorno, come vuole la tradizione, le persone si recano alle tombe dei loro cari portando dei doni, proseguendo poi la serata tra balli e festeggiamenti.<br />
Tra di loro, i due spiriti vedono i piccoli Manolo, appartenente ad una storica famiglia di toreri, e Joaquin, figlio di un grande eroe locale, e notano subito quanto entrambi siano innamorati della loro amica Maria.<br />
Xibalba allora propone una scommessa a La Muerte: se vincerà lui dovranno scambiarsi i regni, mentre se vincerà lei, lui dovrà smetterla di interferire con il mondo dei mortali.<br />
Oggetto della scommessa diventano i tre amici, con gli spiriti intenti a scegliere chi tra Manolo e Joaquin riuscirà a sposare l&#8217;amata Maria.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli anni passano e gli amici sono costretti a separarsi, prendendo strade diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta cresciuto, Manolo ha seguito le indicazioni del padre ed è diventato un grande torero, anche se in cuor suo vorrebbe un giorno poter intraprendere la carriera di musicista, la sua vera passione.<br />
Joaquin, invece, ha sempre cercato di raggiungere la grandezza e la fama del padre, riuscendo a diventare lui stesso un eroe osannato dal popolo.<br />
Dopo aver passato tanti anni in Europa, Maria torna alla sua cittadina, così le strade dei tre riescono finalmente a ricongiungersi.<br />
A questo punto, i due ragazzi innamorati cercheranno di sfoderare le loro armi migliori per fare colpo sulla vecchia amica e la scommessa degli spiriti porterà ad esiti imprevisti, tra inganni, battaglie, incontri inaspettati e viaggi ultraterreni.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin dall&#8217;inizio si può notare un grande pregio di questo film: l&#8217;impatto visivo.<br />
Come detto, in questi anni di animazione se n&#8217;è vista tantissima, ma dal punto di vista tecnico <strong><em>Il Libro della Vita</em></strong> non ha nulla da invidiare ad altri, anzi.<br />
È impressionante il numero di dettagli utilizzato per rappresentare luoghi (su tutti la Terra dei Ricordati) e personaggi, con una cura ed un&#8217;attenzione insoliti per un&#8217;opera come questa.<br />
Per quanto sia stato bravo il regista Jorge R. Gutierrez, penso che molto del merito vada a Guillermo Del Toro, qui in veste di produttore.<br />
Ho visto la maggior parte dei suoi lavori come regista e lo considero uno dei migliori in circolazione.<br />
Riesce sempre a rendere molto riconoscibili le sue opere, soprattutto perché capace di curare nel dettaglio ogni inquadratura e renderla così quasi unica, come se ci mettesse la firma.<br />
Gutierrez avrà sicuramente fatto tesoro di qualche suo consiglio&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ottimo anche il lavoro sulle fattezze dei personaggi, presentati come una specie di burattini di legno, idealmente manovrati dalla guida del museo che sta raccontando la loro storia ai ragazzini in gita.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno spettacolo visivo quindi, ma non solo, i meriti di questa pellicola sono tanti altri.<br />
Tramite le vicende di Manolo, dei suoi amici e della sua famiglia, <em>Il Libro della Vita</em> tratta di temi significativi, come l&#8217;amore, il coraggio, l&#8217;altruismo e l&#8217;importanza di essere sempre se stessi.<br />
I protagonisti affrontano le difficoltà e ne escono anche grazie all&#8217;aiuto degli altri.<br />
C&#8217;è il lato animalista, contro la brutalità di eventi come le corride, e sono apprezzabili molti dei momenti comici.<br />
Last but not least, per tutta la durata del racconto la questione affrontata nel modo più inusuale riguarda la morte, i defunti e il modo di ricordarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ho accennato, in Messico, le celebrazioni del Giorno dei Morti (Dia de Muertos) sono molto diverse da quanto siamo abituati a fare nel nostro paese.<br />
Noi al massimo andiamo a visitare i cimiteri, portiamo qualche fiore e diciamo qualche preghiera, nient&#8217;altro.<br />
Per il Dia de Muertos, invece, vengono organizzate parate e feste con musica, vengono preparati cibi tradizionali, si beve, si balla tra maschere coloratissime, teschi e caricature della morte.<br />
In quella che diventa una vera e propria celebrazione della vita.<br />
Grazie a questo, il film cerca di parlare ai ragazzi proponendo un tema generalmente negativo sotto un&#8217;altra luce, approfittando della credenza messicana che vede la morte come un passaggio gioioso.</p>
<p>Un grosso plauso agli autori: hanno dato ai più giovani la possibilità di riflettere su un argomento così importante. Penso sia notevole e raro.<br />
<em>Il Libro della Vita</em> ha i suoi difetti, la trama è abbastanza prevedibile con alcuni passaggi evitabili, ma visti tutti i pregi che ho elencato credo si possa chiudere più di un occhio.<br />
Un film per tutta la famiglia, indirizzato in primis ai ragazzi, sicuramente più indicato di tanti altri prodotti di animazione, magari banali.</p>
<p style="text-align: justify;">E ho detto ragazzi, ripeto, non fatelo vedere ad un bambino perché lo apprezzerebbe solo in parte.<br />
Piuttosto, aspettate fino a quando sarà cresciuto un po&#8217; e potrà comprendere da solo la vera essenza della storia. Che parla della morte inneggiando alla vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Pregiatissimo</strong></em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-18 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Oltre la pellicola: il Fenomeno Cloverfield</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/06/15/oltre-la-pellicola-il-fenomeno-cloverfield/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2017 10:30:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Con l’uscita di 10 Cloverfield Lane torna alla mente un modo diverso di promuovere il cinema. Nell'era del marketing asfissiante, dove trailer e teaser ci fanno sentire di aver già visto un film prima ancora che esca in sala, il fenomeno Cloverfield resta qualcosa di insolito e, ancora oggi, quasi irripetibile. E non]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-7 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-19 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-20 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-14"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span><em>on l’uscita di <strong data-start="377" data-end="400">10 Cloverfield Lane</strong> torna alla mente un modo diverso di promuovere il cinema. Nell&#8217;era del marketing asfissiante, dove trailer e teaser ci fanno sentire di aver già visto un film prima ancora che esca in sala, il <strong data-start="594" data-end="618">fenomeno Cloverfield</strong> resta qualcosa di insolito e, ancora oggi, quasi irripetibile. E non perché non ebbe successo, anzi&#8230;</em></p>
<p data-start="723" data-end="1176">Correva l&#8217;anno 2008, gennaio per la precisione. Ricordo bene l’attesa febbrile per un film come non succedeva da tempo. Non era un nuovo <em data-start="860" data-end="871">Star Wars</em> o <em data-start="874" data-end="889">Jurassic Park</em> (per quelli avrei dovuto aspettare altri sette anni), ma un <em data-start="950" data-end="965">monster movie</em> girato in stile mockumentary, tutto con camera a mano. Nulla che da solo potesse spiegare tanto hype. La risposta stava nella <strong data-start="1092" data-end="1125">strategia di marketing virale</strong> che aveva reso Cloverfield un fenomeno di massa.</p>
<h2 data-start="1178" data-end="1241">Cloverfield (2008): il mistero come strategia di marketing</h2>
<p data-start="1243" data-end="1505">Due o tre mesi prima dell’uscita (18 gennaio negli USA, 1 febbraio in Italia), il film venne annunciato senza titolo. Le uniche certezze: il produttore <strong data-start="1395" data-end="1410">J.J. Abrams</strong>, la regia documentaristica e la location, New York sotto attacco di un nemico ignoto. Punto.</p>
<p data-start="1507" data-end="1645">Il risultato? Una pioggia di domande: chi stava distruggendo la città? Un esercito? Un alieno? Un mostro enorme? Non sarà mica Godzilla?</p>
<p data-start="1647" data-end="2117">Per aumentare l’attesa, la produzione mise in piedi una campagna virale senza precedenti. Oltre al sito ufficiale con indizi nascosti, apparvero pagine web apparentemente scollegate ma legate all’universo narrativo. C’erano le pagine MySpace dei personaggi, il sito della multinazionale <strong data-start="1934" data-end="1946">Tagruato</strong> (ancora oggi online), quello della bibita <strong data-start="1989" data-end="1999">Slusho</strong> (già vista in Alias e Star Trek) e persino video di attivisti fittizi dei <strong data-start="2074" data-end="2091">T.I.D.O. Wave</strong>, nemici della Tagruato.</p>
<p data-start="2119" data-end="2371">A due settimane dall’uscita, comparve su YouTube un finto servizio TV sull’esplosione della piattaforma Chuai. Non spiegava nulla, ma accendeva nuove teorie. Un mosaico perfetto che trasformava <strong data-start="2313" data-end="2328">Cloverfield</strong> in un <strong data-start="2335" data-end="2368">puzzle narrativo transmediale</strong>.</p>
<h2 data-start="2373" data-end="2420">Lo shock in sala: un Monster Movie diverso!</h2>
<p data-start="2422" data-end="2629">Al cinema, lo spettatore si trovava davanti a un finto filmato del Governo americano, ripreso con videocamera amatoriale e ritrovato a Central Park. Una scelta che aumentava il senso di realismo e mistero.</p>
<p data-start="2631" data-end="2958">La trama era semplice: più che altro bisognava scappare. Ma in mezzo alla fuga emergevano anche rapporti umani, come quello tra il protagonista e la sua ragazza. Eppure la vera forza non stava negli 85 minuti di pellicola, ma in ciò che il film era diventato: un fenomeno virale che coinvolgeva il pubblico ben oltre la sala.</p>
<p data-start="2960" data-end="3009">Risultato finale? <strong>Notevole, veramente notevole</strong>.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-2 hover-type-none"><img decoding="async" width="1000" height="562" title="Clov_lane" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2017/06/Clov_lane.jpg" alt class="img-responsive wp-image-2713" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2017/06/Clov_lane-200x112.jpg 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2017/06/Clov_lane-400x225.jpg 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2017/06/Clov_lane-600x337.jpg 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2017/06/Clov_lane-800x450.jpg 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2017/06/Clov_lane.jpg 1000w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 1000px" /></span></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-15"><h2 data-start="3011" data-end="3054">10 Cloverfield Lane: il sequel segreto</h2>
<p data-start="3056" data-end="3300">Nel 2016 arrivò <strong data-start="3072" data-end="3095">10 Cloverfield Lane</strong>, e ancora una volta la strategia fu sorprendente. Il film, sviluppato sotto il titolo in codice <em data-start="3192" data-end="3202">Valencia</em>, venne presentato come “sequel” solo a meno di due mesi dall’uscita, con un trailer spiazzante.</p>
<p data-start="3302" data-end="3576">Questa volta, però, niente mostro a piede libero. Il film era un thriller claustrofobico ambientato in un bunker, con tre personaggi principali: Michelle, Howard ed Emmet. Howard sostiene che il mondo esterno sia stato attaccato, ma la sua ambiguità lascia dubbi continui.</p>
<p data-start="3578" data-end="3810">Il bello di 10 Cloverfield Lane non era solo la tensione narrativa, ma la capacità di alimentare il mito del “fenomeno Cloverfield”, giocando di nuovo con il mistero e con un marketing che preferiva sorprendere invece che svelare.</p>
<h2 data-start="3812" data-end="3861">Cloverfield e il futuro del marketing virale</h2>
<p data-start="3863" data-end="3991">E oggi? Sarebbe possibile replicare Cloverfield? Tenere nascosto l’aspetto di un mostro fino al giorno dell’uscita? Difficile.<br />
<strong>Il cinema contemporaneo tende a bruciare ogni sorpresa</strong>: teaser, trailer, clip, backstage, sneak peek. Rischiamo di sapere già troppo ancora prima di entrare in sala. Eppure, il successo di Cloverfield dimostra che il pubblico ama il mistero, e che un <strong data-start="4244" data-end="4277">marketing virale intelligente</strong> può generare hype senza esagerazioni.<br />
Sia <strong data-start="4323" data-end="4345">Cloverfield (2008)</strong> che <strong data-start="4350" data-end="4380">10 Cloverfield Lane (2016)</strong> restano esempi geniali di promozione alternativa. Produttori, prendete appunti: non sempre serve mostrare tutto per conquistare il pubblico.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-21 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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