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		<title>Fuori dal fumetto: due film da due mondi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2017 17:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[In occasione del suo 30° anniversario, andiamo ad analizzare le due più famose trasposizioni su celluloide della serie a fumetti creata da Tiziano Sclavi. Dietro a queste, due mondi diversi, con visioni ed intenzioni lontane tra loro, alle prese con “l'indagatore dell'incubo” e con tutte le aspettative dei suoi fan. E, si sa,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><em>n occasione del suo 30° anniversario, andiamo ad analizzare le due più famose trasposizioni su celluloide della serie a fumetti creata da Tiziano Sclavi. Dietro a queste, due mondi diversi, con visioni ed intenzioni lontane tra loro, alle prese con “l&#8217;indagatore dell&#8217;incubo” e con tutte le aspettative dei suoi fan. E, si sa, con i veri fan non si scherza&#8230;</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-2"><p>Dylan Dog compie 30 anni proprio in questi giorni (la data ufficiale di copertina del numero 1 riporta Ottobre 1986) ed in questo lasso di tempo è riuscito ad appassionare più di una generazione di fan. Soprattutto in Italia, ma non solo, essendo pubblicato ormai in molti paesi.<br />
Questa popolarità riuscì, già dai primi anni 90, ad attirare l&#8217;interesse di diversi produttori, italiani in primis, che all&#8217;inizio ventilarono una serie TV, mai realizzata, e poi cercarono di portare il buon Dylan al cinema, ma senza risultato.<br />
Così, la casa editrice del fumetto, la Sergio Bonelli Editore, vendette i diritti agli studios statunitensi e per un po&#8217; non se ne seppe più nulla.</p>
<p>Fino al 2011, anno di uscita al cinema di <em>Dylan Dog – Il film</em> (in originale <em>Dylan Dog: Dead of Night</em>), in arrivo proprio dagli USA.</p>
<p>Come si può immaginare, un film con un carico di aspettative non indifferente, dovute ad una larga schiera di fan, che aveva quasi perso la speranza di vedere i suoi beniamini sul grande schermo.<br />
Prima di parlare della pellicola ci tengo a sottolineare il mio punto di vista: non sono un fan del fumetto, ricordo solo di aver letto due o tre numeri di Dylan Dog (e un paio di Tex) quando ero piccolo, tutto qui. Di conseguenza ho potuto analizzare il film per quello che è, senza fare paragoni o cercare l&#8217;assoluta fedeltà con l&#8217;opera originale.<br />
Per la regia di Kevin Munroe, <em>Dylan Dog – Il film</em> ci porta a New Orleans, dove l&#8217;indagatore dell&#8217;incubo sta cercando di vivere una vita normale, lontana dal mondo sovrannaturale del quale un tempo faceva parte, che gli ha tolto tutto quello a cui teneva.<br />
È rimasto un investigatore, ma ora si occupa di comuni faccende “terrene”, insieme al suo assistente Marcus.<br />
Un giorno però, come prevedibile, per aiutare una donna a risolvere un caso di omicidio, verrà nuovamente coinvolto nei loschi affari delle creature delle tenebre e non potrà negarsi, con il mondo in grave pericolo.<br />
Purtroppo, nel complesso questo è un film evitabile.<br />
La storia non è delle più originali e gli interpreti lasciano abbastanza a desiderare; si riesce a salvare solo l&#8217;umorismo generale, che deve molto a Sam Huntington, l&#8217;assistente Marcus, bravo a dare un tono leggero e comico ai momenti in cui è presente.<br />
Per il resto, da Brandon Routh nei panni di Dylan Dog ad Anita Briem, la donna bisognosa di aiuto, fino a Taye Diggs, cioè il cattivone di turno: tutti molto ma molto inconsistenti, per non dire altro&#8230;<br />
Il regista non lavora neanche male, ma con un materiale così misero non poteva fare un granché.<br />
Eppure ho letto di un budget di produzione di 20 milioni di dollari! In cosa caspita li hanno spesi questi soldi? Scene d&#8217;azione mediocri, effetti speciali da “serie B” e costumi dei vari vampiri/licantropi/zombie che sembrano un riciclo del materiale di scena di una puntata di <em>Buffy l&#8217;ammazzavampiri</em>&#8230;<br />
Con un esito simile, posso solo immaginare la cocente delusione dei fan, che hanno aspettato tanto e si sono ritrovati con un prodotto deludente, anche sotto altri punti di vista.<br />
Infatti, questo primo Dylan Dog cinematografico ha mantenuto ben poco dell&#8217;originale, solo alcuni oggetti e qualche espressione caratteristica, perdendo tutto il resto. Ambientazione diversa, assistente diverso, personaggi non presenti e carattere del protagonista cambiato, queste le differenze principali, buone a rendere l&#8217;idea di come sia stata gestita tutta questa operazione da parte dei produttori americani.<br />
Che comunque non dovrebbero essere incolpati di mancanza di fedeltà con il fumetto, ma, semplicemente accusati di aver creato un lungometraggio di questo livello.<br />
Piuttosto, colpa dei produttori nostrani, incapaci di investire su di una risorsa italiana così importante come Dylan Dog, lasciandosela “scippare” da altri paesi.</p>
<p>Fortuna vuole che i fan possano rifarsi in altro modo, grazie ai <em>fan film</em>.</p>
<p>Di questi, il più importante progetto legato al mondo di Dylan Dog è <em>Vittima degli Eventi</em> del 2014, mediometraggio diretto da Claudio Di Biagio e scritto da Luca Vecchi, entrambi famosi <em>youtubers</em> italiani.<br />
Il tutto finanziato tramite il <em>crowdfunding</em>, metodo ormai divenuto usuale proprio per dare la possibilità ai fan di contribuire direttamente con delle donazioni, aiutando altre persone che hanno intenzione di omaggiare i loro amati personaggi.<br />
<em>Vittima degli Eventi</em> cerca di restare fedele ai toni ed alle atmosfere del materiale d&#8217;origine, anche se non ha paura di modificare qualcosa, come l&#8217;ambientazione e la rappresentazione di alcuni dei vari protagonisti.<br />
Come detto, io non faccio paragoni con la controparte cartacea, ma ho potuto notare subito un grosso cambiamento rispetto al lungometraggio del 2011: la cura e la passione messe qui sono di tutto un altro livello.<br />
Ogni inquadratura sembra studiata per rendere al meglio la scena e le battute del protagonista cercano anche di definire il più possibile il suo carattere, mentre avanza nell&#8217;indagine sul caso in questione.<br />
Certo, alla fine il risultato non è esente da difetti, su tutti la caratterizzazione dell&#8217;assistente di Dylan, Groucho (non Marcus), che dovrebbe essere quello comico e risulta solo parecchio irritante; però questo è molto vicino a quanto bramato dai fan, nonostante i mezzi a disposizione risicati e la mancanza di attori di livello (eccezion fatta per Alessandro Haber e Milena Vukotic).<br />
Non voglio parlare oltre di <em>Vittima degli Eventi</em>, vi invito a guardarlo, lo trovate su YouTube.<br />
È importante realizzare adattamenti cinematografici fedeli ai materiali di partenza, ma, ricordo, questo non deve limitare le capacità di chi lavora ad un progetto.</p>
<p>In sostanza, se, per esempio, da un certo romanzo si vorrà arrivare a creare un film, le caratteristiche migliori e le sensazioni trasmesse dalla carta dovranno necessariamente permeare anche la pellicola. In caso contrario, inutile dire “tratto dal romanzo di&#8230;”, meglio scrivere da zero una sceneggiatura completamente originale.<br />
Poi però dovrà entrare in gioco il team creativo con la facoltà di decidere se riprendere per filo e per segno ogni pagina del romanzo, oppure rivoluzionare qualcosa e scegliere strade diverse. Arrivando a cambiare il finale, magari.<br />
Dico questo perché non sempre il risultato migliore è quello dei “puristi”, ma ci possono essere situazioni dove le modifiche ad una storia portano solo esiti positivi, come quando ci si imbatte nei casi di film meglio del libro.<br />
Se le pellicole avessero come obiettivo quello di accontentare solo i fan, si andrebbe a sminuire l&#8217;importanza di un&#8217;opera, togliendo la possibilità alla “gente normale” di conoscerla ed apprezzarla, anche se tramite un canale diverso da quello utilizzato in partenza.<br />
Tirando le somme, le differenze tra i due film citati sono enormi, tra budget, attori disponibili, esperienza del regista e di tutto lo staff&#8230; chi più ne ha più ne metta.<br />
Tuttavia, queste due differenti versioni di Dylan Dog ci dimostrano, ancora una volta, quanto il potere economico non basti per sfornare prodotti di qualità.<br />
Anzi, le grandi case produttrici investono parecchio denaro per un film con il solo scopo di incassarne molto di più, così, tante volte, tralasciano un aspetto fondamentale: assumere persone capaci e mosse dalla passione.<br />
Il loro lavoro non potrà garantire un successo assicurato, ma averle aiuta. Di sicuro.<br />
Le ispirazioni sono ben evidenti ma il film comunque si lascia vedere e ha un finale che non sgonfia tutto quanto visto in precedenza, per quanto possa essere intuibile sin da subito a coloro che sono un po&#8217; più smaliziati nel genere.<br />
Il cast non è così malvagio: se all&#8217;appassionato verrà quasi un colpo al cuore nel rivedere impegnato in un film di questo genere il David Brandon di <strong>Deliria</strong>, il cuore di tutto è la performance della giovane Daisy Keeping che riesce a colorare intensamente il personaggio di Jenny non risultando la solita, vuota scream queen che caratterizza molti film di questo genere.<br />
Lodevole l&#8217;intento di costruire qualcosa di nuovo ,aggiungiamoci uno stile registico abbastanza raffinato e si può rendere questo film un ideale punto di partenza per ricostruire il nostro nome in un genere in cui una volta eravamo considerati maestrii.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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