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	<title>WOWLAB | agenzia di comunicazione</title>
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		<title>Out of Format: la nuova era Blog di WOWLAB</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 08:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Viviamo in un’epoca in cui ogni contenuto sembra già avere un’etichetta prestabilita. Eppure, non tutto può essere incasellato. Out of Format nasce da qui: dal bisogno di creare uno spazio editoriale libero, fluido, in costante movimento. Un luogo che non si accontenta delle solite regole, ma che sceglie di andare oltre, contaminando linguaggi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">V</span>iviamo in un’epoca in cui ogni contenuto sembra già avere un’etichetta prestabilita. Eppure, non tutto può essere incasellato. <strong data-start="732" data-end="749">Out of Format</strong> nasce da qui: dal bisogno di creare uno spazio editoriale libero, fluido, in costante movimento. Un luogo che non si accontenta delle solite regole, ma che sceglie di andare oltre, contaminando linguaggi e idee.</p>
<p data-start="965" data-end="1347">In questa nuova sezione di <strong data-start="992" data-end="1002">WOWLAB</strong> non ci limitiamo a scrivere articoli: costruiamo un vero e proprio <strong data-start="1070" data-end="1104">laboratorio culturale digitale</strong>. Qui convivono <strong data-start="1120" data-end="1254">arte visiva, cinema, libri, anime, musica, videogame, teatro, fotografia, tecnologia, design, pop culture e movimenti indipendenti</strong>. Non solo recensioni, ma riflessioni, esperimenti, provocazioni e soprattutto connessioni.</p>
<h3 data-start="1349" data-end="1381">Un ponte tra mondi diversi</h3>
<p data-start="1383" data-end="1804"><strong data-start="1383" data-end="1423">Out of Format vuole essere un ponte.</strong> Un ponte tra generazioni, tra arti e discipline, tra passato e futuro. Un luogo dove i <strong data-start="1511" data-end="1580">linguaggi visivi del presente dialogano con le radici del passato</strong>, dove un videogioco può essere messo a confronto con un classico della letteratura e un film cult con una tendenza social. Perché solo mettendo in relazione universi apparentemente lontani si accendono davvero nuove idee.<br />
In questo spazio vogliamo raccontare tanto i <strong data-start="1851" data-end="1872">trend del momento</strong>, quanto i <strong data-start="1883" data-end="1922">mestieri perduti e i saperi antichi</strong>. Dall’artigiano che lavora il legno come si faceva secoli fa, fino all’artista digitale che plasma mondi nel metaverso: per noi entrambi hanno la stessa dignità, perché entrambi ci insegnano a guardare diversamente ciò che ci circonda.</p>
<h3 data-start="2162" data-end="2207">Dare voce a ciò che rischia di perdersi</h3>
<p data-start="2209" data-end="2733">Viviamo nell’epoca della <strong data-start="2234" data-end="2274">velocità e del contenuto usa e getta</strong>, ma non possiamo dimenticare le storie, le tecniche e le competenze che rischiano di svanire nel rumore del presente. In <strong data-start="2396" data-end="2413">Out of Format</strong> vogliamo dare spazio a <strong data-start="2437" data-end="2502">mestieri che non fanno più notizia ma che raccontano identità</strong>, a <strong data-start="2506" data-end="2524">saperi antichi</strong> che oggi tornano come risorsa preziosa. Parleremo di artigianato, di tradizioni culturali, di gesti tramandati che hanno ancora molto da insegnare a designer, creativi, artisti e imprenditori contemporanei. Non è nostalgia sterile: è <strong data-start="2762" data-end="2785">contaminazione viva</strong>. Mettere insieme ciò che è stato e ciò che sarà, creando connessioni che aprono nuove prospettive.</p>
<h3 data-start="2888" data-end="2932">Non un semplice blog, ma un luogo vivo</h3>
<p data-start="2934" data-end="3445"><strong data-start="2934" data-end="2985">Out of Format non è solo un portale editoriale.</strong> È un <strong data-start="2991" data-end="3023">luogo di scambio e dibattito</strong>, un posto dove trovare stimoli, spunti e punti di vista inaspettati. Vogliamo che i nostri articoli non siano “contenuti chiusi”, ma <strong data-start="3157" data-end="3194">micce che innescano conversazioni</strong>. Per questo la sezione è strettamente connessa ai <strong data-start="3245" data-end="3255">social</strong>, che non usiamo come vetrina ma come estensione naturale del blog: spazi dove le idee possono correre veloci, contaminarsi e crescere grazie al contributo di chi legge, commenta, discute.</p>
<p data-start="3447" data-end="3586"><strong data-start="3447" data-end="3493">Non vogliamo solo informare, ma dialogare.</strong> Creare community, aprire domande, stimolare riflessioni che vadano oltre lo scroll veloce.</p>
<h3 data-start="3588" data-end="3642">Cultura pop, libertà creativa e pensiero critico</h3>
<p data-start="3644" data-end="4040">In un mondo dominato da algoritmi che decidono cosa guardare, leggere o ascoltare, <strong data-start="3727" data-end="3791">Out of Format rivendica la libertà di scegliere e raccontare</strong>. Raccontiamo ciò che ci appassiona davvero: dalle <strong data-start="3842" data-end="3867">serie cult di Netflix</strong> agli <strong data-start="3873" data-end="3926">anime che stanno ridefinendo il linguaggio visivo</strong>, dai <strong data-start="3932" data-end="3970">libri che aprono nuove prospettive</strong> ai fenomeni di <strong data-start="3986" data-end="4009">marketing culturale</strong> che vale la pena analizzare.</p>
<p data-start="4042" data-end="4258">Ma non ci fermiamo qui: spazio a <strong data-start="4075" data-end="4107">storie di brand indipendenti</strong>, a nuove tendenze nel <strong data-start="4130" data-end="4168">design e nella creatività digitale</strong>, a riflessioni sulla <strong data-start="4190" data-end="4204">tecnologia</strong> e sull’impatto che ha nelle nostre vite quotidiane. E sempre con un tono diretto, ironico, mai accademico. Perché <strong data-start="4322" data-end="4361">la cultura non è un lusso per pochi</strong>, ma un’esperienza condivisa che può e deve essere raccontata anche con leggerezza.</p>
<h3 data-start="4448" data-end="4491">Un laboratorio in continua evoluzione</h3>
<p data-start="4493" data-end="4823"><strong data-start="4493" data-end="4545">Out of Format è un laboratorio, non un archivio.</strong> Ogni articolo è un esperimento, un tentativo di collegare punti sparsi nello spazio e nel tempo. È uno strumento per <strong data-start="4663" data-end="4711">divulgare, connettere e coltivare nuove idee</strong>, ma anche un modo per dare dignità a tutte quelle espressioni culturali che vivono ai margini del mainstream.</p>
<p data-start="4825" data-end="4998">Chi ama la contaminazione, chi cerca stimoli fuori dagli schemi, chi vuole trovare non solo informazione ma anche <strong data-start="4939" data-end="4969">ispirazione e provocazione</strong>, troverà qui il suo posto.</p>
<p data-start="5000" data-end="5116">Perché la nostra missione è chiara: <strong data-start="5036" data-end="5113">non raccontare tutto, ma raccontare bene ciò che vale la pena condividere</strong>.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>DAZI TUOI: il grande gioco americano, Europa, storytelling elettorale e immobilismo burocratico</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 16:00:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fin dal nostro primo blog WOWLAB, ormai nel lontano 2015, ci siamo promessi due regole ferree: mai calcio e mai politica. Non per ignavia, non per mancanza di competenza, non per codardia ma perché si tratta terreni molto scivolosi, pieni di tifoserie e vespai pronti a incendiarsi.Eppure, oggi non possiamo fare finta di]]></description>
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<p data-start="584" data-end="1071">L’accordo del 27 luglio scorso tra Donald Trump e Ursula (o Ursulona, come piace chiamarla a certi <i>ndr.</i>) von der Leyen sembra più un colossal hollywoodiano che un patto commerciale. Dazi al 15% su auto, farmaci e semiconduttori, al 50% su acciaio e alluminio, solo per citarne alcuni. In cambio, un fiume di denaro europeo pronto a varcare l’Atlantico, riversandosi nelle tasche del tessuto energetico, militare produttivo e digitale americano: 600 miliardi in investimenti e 750 miliardi per comprare energia made in USA. Letti così, più che dati economici sembrano la sceneggiatura di un film catastrofico.</p>
<p><strong>L’illusione del deficit</strong></p>
<p>Donald Trump ha costruito gran parte della sua narrazione elettorale su un presunto deficit commerciale con l’Europa. Ma i numeri raccontano altro: sì, gli Stati Uniti importano più beni materiali, ma allo stesso tempo esportano servizi, tecnologia e know-how che noi europei acquistiamo a palate. In pratica, non siamo davanti a un disastro economico, ma a un racconto con finali alternativi.</p>
<p>Ogni giorno usiamo piattaforme americane per lavorare, studiare e intrattenerci: social, sistemi operativi, reti di comunicazione. È un flusso continuo e spesso invisibile. Il punto però è che a Trump non interessa l’equilibrio economico: ciò che cerca è una <strong>vittoria simbolica</strong>, da rivendere al suo elettorato. Un nemico da inventare per poi batterlo (almeno a parole).<br />
E da maestro del marketing narrativo, dobbiamo ammetterlo, The Donald sa come mettere in scena lo spettacolo.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-6 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-7 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-8 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-1 hover-type-none"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="575" title="trump_ursula_von_der_leyen_2025" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-1024x575.jpg" alt class="img-responsive wp-image-2675" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-200x112.jpg 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-400x225.jpg 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-600x337.jpg 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-800x450.jpg 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-1200x674.jpg 1200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula.jpg 1500w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 1024px" /></span></div></div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-9 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-10 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-11 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-3"><p><strong><br />
Il debito americano: un gigante coi piedi d’argilla</strong></p>
<p>Mentre Trump balla soddisfatto al sulle note di <strong>Y.M.C.A. </strong>dei<strong> Village People</strong>, gli Stati Uniti siedono su una montagna di debito. Per decenni hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi, illusi che bastasse stampare dollari a oltranza e alzare il “tetto del debito” per scacciare tutti i problemi.<br />
Il risultato? <strong>Tassi d’interesse in salita, inflazione latente e fiducia internazionale che scricchiola.</strong> Nel breve il dollaro può persino sembrare forte, attirando capitali. Ma sul lungo termine, è un castello di carte pronto a crollare. Non a caso, banche centrali e investitori tornano a rifugiarsi nell’oro: il bene che, a differenza della retorica, non perde valore.</p>
<p><strong>L’Europa:  comparsa perfetta<br />
</strong>Ed eccoci al vero nodo: l’Europa. Mentre Trump annuncia vittorie, Bruxelles firma sorridente, lasciando che <strong>miliardi che potevano finanziare il PNRR prendano la via di Washington</strong>. Le nostre imprese – auto, macchinari, farmaceutico – rischiano contraccolpi pesanti sull’export, senza ricevere nulla in cambio.<br />
In più, tra le righe dell’accordo, c’è l’invito neanche troppo velato: <em>“volete salvarvi dai dazi? Venite a produrre da noi”</em>. Una “carota” velenosa piazzata subito dopo il bastone.</p>
<p>Per l’Italia, questo significa distretti industriali svuotati, competenze emigrate e territori che rischiano di diventare gusci vuoti. Non tutte le imprese possono permettersi di trasferire impianti, identità, manodopera e know-how oltreoceano. Eppure, l’Europa resta a guardare parla poco e propone ancora meno. Osserva, spesso paralizzata: la passività rischia di trasformarsi in irrilevanza politica economica e strategica.</p>
<h3><strong>Le domande (VERE) che contano</strong></h3>
<p>Oltre lo spettacolo politico-elettorale, ci sono temi concreti e urgenti che riguardano noi tutti direttamente:</p>
<ul>
<li>come garantire <strong>stabilità interna</strong> senza bloccare la crescita?</li>
<li>come conciliare spese imposte per il <strong>riarmo</strong> con la sostenibilità fiscale delle imprese?</li>
<li>quale futuro per i <strong>giovani</strong> se le aziende chiudono o delocalizzano?</li>
<li>come difendere un <strong>export</strong> che resta il cuore dell’economia italiana?</li>
</ul>
<p>L’Italia, con il suo tessuto di piccole e medie imprese e una manifattura di qualità, rischia più degli altri. Alla spesa pubblica crescente (tra transizione ecologica, welfare e riarmo) si somma la difficoltà delle aziende a reggere costi e tasse.</p>
<p>E i giovani? Già oggi fanno fatica a trovare spazio in un mercato frammentato e precario. Se le imprese riducono la produzione o spostano le fabbriche altrove, a pagare il conto saranno le generazioni che non hanno ancora avuto nemmeno la possibilità di cominciare.</p>
<h3>Un bivio storico</h3>
<p data-start="3703" data-end="3947">Siamo davanti a un bivio: da un lato l’America che corre a tutta velocità tra debito e dazi, dall’altro un’Europa che sembra sempre più spettatrice distratta. Ma la storia ci ricorda una verità semplice: i conti, prima o poi, arrivano sempre.</p>
<p data-start="3949" data-end="4003">La domanda è: <strong data-start="3963" data-end="4001">chi sarà davvero pronto a pagarli?</strong></p>
<p data-start="4005" data-end="4319">Forse è arrivato il momento che l’Europa smetta di firmare accordi tanto fragili quanto spettacolari. Non per orgoglio, ma per <strong data-start="4132" data-end="4149">sopravvivenza</strong>. <strong>Perché dietro a ogni dazio e ogni miliardo promesso non ci sono solo grafici e percentuali: ci sono le nostre aziende, i nostri giovani e il futuro del nostro lavoro.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-12 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Cyberpunk Edgerunners: l’anime che ha dato una seconda vita a Night City!</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2023/10/10/cyberpunk-edgerunners-lanime-che-ha-dato-una-seconda-vita-a-night-city/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfa Centauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 07:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando Netflix ha lanciato Cyberpunk: Edgerunners, in molti pensavano fosse solo un simpatico spin-off ambientato nell’universo del videogame Cyberpunk 2077. In realtà, col senno di poi, possiamo dirlo senza troppi giri di parole: quell’anime ha in gran oarte salvato il videogioco.    Ricordiamolo: al lancio del 2020, Cyberpunk 2077 era atteso]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-13 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-14 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-4"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">Q</span><strong>uando Netflix ha lanciato <em>Cyberpunk: Edgerunners</em>, in molti pensavano fosse solo un simpatico spin-off ambientato nell’universo del videogame <em>Cyberpunk 2077</em>. In realtà, col senno di poi, possiamo dirlo senza troppi giri di parole: quell’anime ha in gran oarte salvato il videogioco.</strong></p>
</div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 1" src="https://www.youtube.com/embed/ax5YUmkWf_Y?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-5"><p>Ricordiamolo: al lancio del 2020, <em>Cyberpunk 2077</em> era atteso come il nuovo miracolo di CD Projekt Red, la stessa software house che ci aveva regalato <em>The Witcher 3</em>. Poi, la doccia fredda (nostra in primis): bug a valanga, meme infiniti, e persino il soprannome “Cyberbug 2077”. Il sogno di tanti di vivere in un vero meta-universo in stile cyberpunk popolato, libero e vivo era già morto e sepolto.<br />
Due anni dopo ecco l’imprevisto: il 13 settembre 2022 <em>Edgerunners</em> approda su Netflix e in dieci episodi firma un record clamoroso successo di critica e pubblico che non solo conquista le classifiche dello streaming, ma trascina con sé il videogioco. Nel giro di una settimana, un milione di giocatori al giorno tornano a passeggiare tra le luci al neon della città. Patch e update avevano già migliorato il titolo, certo, ma il vero “boost” lo ha dato l’anime: improvvisamente <em>Cyberpunk 2077</em> non era più solo un gioco controverso, ma un’esperienza da riscoprire.</p>
<p>La forza di <em>Edgerunners</em> sta tutta nella sua semplicità: racconta Night City senza fronzoli, con gli occhi di David Martinez, ragazzo comune catapultato in un mondo dove basta una micro-decisione sbagliata per finire schiacciati. L’anime non reinventa nulla, ma rende palpabile quell’atmosfera che nel videogioco era stata a volte soffocata dai bug e dalle aspettative irrealistiche.</p>
<p>E qui scatta la magia: per chi aveva già giocato, <em>Edgerunners</em> è stata la scusa perfetta per tornare a Night City, magari provando le nuove mod ispirate alla serie o i contenuti cosmetici aggiunti con le patch. Per chi invece non aveva mai toccato il pad, la serie è diventata un portale di ingresso, un trailer lungo 10 episodi che ha spinto a comprare il gioco. Una sinergia rara, che ha trasformato un anime in marketing organico da manuale.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-2 hover-type-none"><img decoding="async" width="1200" height="675" title="Cyberpunk_Edgerunners" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/Edgerunners.jpg" alt class="img-responsive wp-image-2691" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/Edgerunners-200x113.jpg 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/Edgerunners-400x225.jpg 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/Edgerunners-600x338.jpg 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/Edgerunners-800x450.jpg 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/Edgerunners.jpg 1200w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 1200px" /></span></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-6"><p><strong>Il lato tecnico: Trigger + CDPR, una combo esplosiva</strong></p>
<p>Studio Trigger, con il suo stile schizofrenico e acido, ha reso giustizia al caos visivo di Night City: neon, protesi, corpi potenziati che si muovono come flash epilettici. Non sempre l’animazione è perfetta, ma il colpo d’occhio resta devastante. Il character design – Lucy, Rebecca e lo stesso David – è entrato subito nell’immaginario collettivo, tanto che le mod ispirate a loro sono comparse nel gioco praticamente in tempo reale.</p>
<p>Dall’altro lato, CD Projekt Red non è rimasta a guardare: patch e aggiornamenti hanno integrato funzionalità cosmetiche ispirate all’anime, oltre a miglioramenti tecnici sul gameplay e, in seguito, persino il supporto al Ray Tracing Overdrive su PC. Insomma, mentre l’anime accendeva i riflettori, il team sistemava le fondamenta: perfetta tempistica.</p>
<p><strong>Un successo a due vie</strong></p>
<p>Il fenomeno <em>Edgerunners</em> ha dimostrato che videogiochi e serie animate possono alimentarsi a vicenda. Netflix ha dato nuova linfa a un brand che rischiava di finire nel dimenticatoio, mentre <em>Cyberpunk 2077</em> ha offerto ai fan la possibilità di vivere quell’universo in prima persona. Un doppio binario che ha generato un effetto valanga: <em>Edgerunners</em> è diventata la porta di accesso, il videogioco la prosecuzione naturale.</p>
<p>E i numeri parlano chiaro: le classifiche Steam hanno visto <em>Cyberpunk 2077</em> tornare nella top ten, con il record di giocatori contemporanei più alto dai giorni del lancio. In poche settimane, il titolo è passato dall’essere “il grande flop” a un cult da riscoprire.<br />
Ma perché funziona così bene?<br />
Perché <em>Edgerunners</em> non è solo estetica tamarra e sparatorie spettacolari. È un racconto di fallimento, sacrificio e sogni infranti, che rispecchia il cuore stesso del videogioco. Night City è una metropoli che illude, seduce e poi divora: lo sanno bene i giocatori che hanno passato ore a personalizzare il proprio V e si sono visti inghiottiti dallo stesso meccanismo.<br />
L’anime prende questo concetto e lo rende universale: David non è diverso da noi. È solo un individuo che cerca di sopravvivere in un mondo che non ha alcun interesse per la sua felicità. Ed è forse questa la chiave del successo: vedere riflessa nella sua caduta la nostra stessa vulnerabilità.</p>
<p>Alla fine, possiamo dirlo: <em>Cyberpunk: Edgerunners</em> non ha solo raccontato una storia, ha rianimato un intero universo narrativo. Ha fatto quello che nemmeno le patch più corpose di CDPR erano riuscite a fare: restituire desiderio, hype e soprattutto emozione ai giocatori.</p>
<p><strong>E se oggi <em>Cyberpunk 2077</em> è tornato a essere giocato, discusso e amato, lo dobbiamo soprattutto a dieci episodi di anime che hanno ricordato a tutti una cosa semplice: Night City è crudele, imperfetta e devastante, ma è impossibile smettere di tornarci.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-15 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Apple Vision Pro: rivoluzione nel mondo della produttività in arrivo?</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2023/06/25/apple-vision-pro-rivoluzione-nel-mondo-della-produttivita-in-arrivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jun 2023 06:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[avanguardia]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo la presentazione avvenuta presso la Worldwide Developers Conference del 5 giuigno 2023 di Apple del visore digitale dedicato al metaverso e alla realtà aumentata denominato Vision Pro dobbiamo ammettere che siamo davvero stupiti e meravigliati, quasi come dei bambini!   Le caratteristiche stesse del hardware in arrivo nel 2024 sono impressionanti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-16 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-17 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-7"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">D</span><strong>opo la presentazione avvenuta presso la Worldwide Developers Conference del 5 giuigno 2023 di Apple del visore digitale dedicato al metaverso e alla realtà aumentata denominato Vision Pro dobbiamo ammettere che siamo davvero stupiti e meravigliati, quasi come dei bambini!</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-8"><p style="text-align: justify;">Le caratteristiche stesse del hardware in arrivo nel 2024 sono impressionanti rispetto a quanto a oggi può offrire il mercato (su tutti parliamo Meta Quest 2), Vision Pro può dotarsi di due display da 1,41&#8243; micro-oled 4k con altissima luminosità da 5000 nits e densità di pixel per pollice quadrato  di 4000 ppi.<br />
A gestire il sistema addirittura due processori tra cui il potente M2 assieme al nuovo e dedicato R1 per gestire tutte le dodici fotocamere, microfoni e altri sensori disseminati all&#8217;interno ed esterno e deputati al tracciamento di occhi e mani. Peccato solo per l’alimentazione tramite batteria esterna, tra l’altro con una durata dichiarata di sole 2 ore, che deve essere connessa attraverso un cavo di rispettabili dimensioni al visore e che risulta probabilmente scomoda nonostante le dimensioni comparabili a un cellulare o disco ssd. Tutto questo senza la necessità di un comando fisico, utilizzando semplici gesture delle mani lette attraverso sensori predisposti.<br />
Non ultimo dato che ci ha fatto strabuzzare gli occhi è il prezzo al lancio ovvero 3500 dollari negli stati uniti, nazione dove inizialmente il device sarà venduto in esclusiva.<br />
Senza sindacare sulla richiesta economica (<em>che elegantemente definiremmo “golosa”…ndr</em>) per l’acquisto, ne sulle altre infinite funzioni che sembra promettere il visore della mela morsicata, possiamo essere speranzosi della bontà del prodotto almeno in termini di design e costruzione, fattori che si intravedono fin dalla presentazione e dalle foto pubblicate sul sito.<br />
<strong>Ma dopo aver subito una delle strategie marketing più efficaci dell’ultimo decennio, le vere domande che ci siamo posti sono: a che serve realmente e a chi serve un Apple Vison Pro?</strong></p>
</div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 2" src="https://www.youtube.com/embed/TX9qSaGXFyg?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-text fusion-text-9"><p style="text-align: justify;"><strong>“Una nuova era per i computer” (cit. Apple)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per stessa dichiarazione del buon Tim Cook, ormai sempre più a suo agio nelle vesti del compianto Steve Jobs, tanto che in certi tratti ne ricorda fin troppo l’approccio comunicativo e lo stile l’Apple vison pro rappresenta “una nuova era per i computer” ed è da qui che un po&#8217; a tutti noi è scattata una scintilla per una riflessione molto più profonda che tocca in modo profondo sia la nostra professione che il mondo del lavoro in generale. Questo visore a differenza dei già presenti sul mercato PS VR di Sony o Oculus Quest di Meta è stato pensato per il mondo professionale e produttivo visto anche il costo rispetto al mondo ludico d ‘intrattenimento per i quali sono stati pensati i device precedenti di altri brand?<br />
Per come è stato presentato, per le caratteristiche riportate e per quanto è profonda la nostra conoscenza dell’ecosistema Apple, che conosciamo molto bene causa la nostra professione ci sentiamo di dare risposta affermativa considerando il fatto inoltre che Aplle ha fatto capire fin da subito, che alla pari degli altri prodotti proposti il visore sarà integrato in modo eccellente all’interno del proprio ecosistema.<br />
Questo può solo significare che la disponibilità e l’integrazione con applicazioni e software già presenti per i sistemi operativi OS e iOS, uniti alle funzionalità uniche del visore, con applicazione programmate ad hoc per esso e alle funzioni della realtà aumentata come unire visione dal vivo a simulazioni in tempo reale, potrà portare a possibilità pressoché infinite per chi si occupa di produttività e per certi settori specifici come l’architettura, la ricerca scientifica, il design industriale, l’archeologia o l’ingegneria.<br />
l&#8217;Apple Vision Pro potrebbe essere il punto di svolta che ridefinisce il concetto stesso di lavoro….Vedremo!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Apple Vision Pro rappresenta molto più di un semplice dispositivo tecnologico. È una finestra aperta su un futuro in cui il lavoro si fonde armoniosamente con la tecnologia, migliorando ogni aspetto dell&#8217;esperienza lavorativa. Attraverso la sua capacità di ottimizzare la collaborazione, l&#8217;efficienza e l&#8217;apprendimento, questo dispositivo si preannuncia come un pilastro fondamentale nell&#8217;evoluzione delle dinamiche lavorative. Mentre il mondo si adatta alle sfide in continua evoluzione, l&#8217;Apple Vision Pro potrebbe essere il punto di svolta che ridefinisce il concetto stesso di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Apple Vision Pro: Rivoluzione nel Mondo della Produttività?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella Worldwide Developers Conference del 5 giugno 2023, Apple ha svelato il suo nuovo visore digitale, il Vision Pro, dedicato al metaverso e alla realtà aumentata. Questa presentazione ha suscitato in noi stupore e meraviglia, rimanendo affascinati come dei bambini di fronte a quella che crediamo un a piccola/grande rivoluzione come lo è stata l’avvento degli smartphone.<br />
Le caratteristiche hardware in arrivo nel 2024 superano di gran lunga quanto finora offerto dal mercato. Dotato di due display micro-OLED 4K da 1,41&#8243; con una straordinaria luminosità di 5000 nits e una densità di pixel di 4000 ppi, il Vision Pro si distingue. Impressionante è anche il sistema di calcolo con due processori, tra cui il potente M2 e il nuovo R1 dedicato al controllo di dodici fotocamere, microfoni e sensori per il tracciamento di occhi e mani.<br />
Tuttavia, c&#8217;è un rovescio della medaglia: l&#8217;alimentazione tramite batteria esterna con una durata dichiarata di sole 2 ore. Questo comporta un collegamento al visore tramite un cavo, che può risultare scomodo nonostante le dimensioni compatte. Nonostante queste limitazioni, il Vision Pro si basa su gesti delle mani rilevati dai sensori, eliminando la necessità di un comando fisico tipico dei visori attuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza sindacare sulla richiesta economica (<em>che elegantemente definiremmo “golosa”…ndr</em>) per l’acquisto, ne sulle altre infinite funzioni e caratteristiche tecniche che sembra promettere il visore della mela morsicata, possiamo essere speranzosi della bontà del prodotto almeno in termini di design e costruzione, fattori che si intravedono fin dalla presentazione e dalle foto pubblicate sul sito.<br />
Quindi dopo aver subito una delle strategie marketing più efficaci dell’ultimo decennio, grazie a design armonici, soluzioni di genio e grafiche di presentazione sempre elegantissime, essendo tornati lucidi, le vere domande che ci poniamo sono: a che serve realmente e a chi serve un Apple Vison Pro?</p>
<p><strong>Verso una Nuova Era per la Produttività secondo Apple.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per stessa dichiarazione del buon Tim Cook, ormai sempre più a suo agio nelle vesti del compianto Steve Jobs, tanto che in certi tratti ne ricorda fin troppo l’approccio comunicativo e lo stile l’Apple vison pro rappresenta “una nuova era per i computer”. Questa affermazione suscita riflessioni profonde, poiché il visore è stato progettato con un focus sulla produttività e sul mondo professionale, differenziandosi dai device strettamente ludici come PS VR di Sony o più limitati come Oculus Quest di Meta.<br />
Le caratteristiche, il prezzo e la famigliarità con l&#8217;ecosistema Apple ci portano a credere che il Vision Pro sia destinato a rivoluzionare il lavoro. La piena integrazione con OS e iOS, le applicazioni e software dei due sistemi, insieme alle funzionalità uniche della realtà aumentata, aprono opportunità infinite. Settori come architettura, ricerca scientifica, design industriale, archeologia e ingegneria, giusto per citarne alcuni, potrebbero beneficiare appieno di questa innovazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Apple Vision Pro potrebbe ridefinire il concetto stesso di lavoro. Mentre ci aspettiamo ulteriori dettagli e informazioni, possiamo concludere che stiamo assistendo a una svolta epocale, un passo verso un futuro di possibilità ancora inimmaginabili…. Vedremo!</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-18 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>The Last of Us: stalker, funghi e arcobaleni!</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2023/05/08/la-serie-delle-polemiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2023 16:24:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi avrebbe mai immaginato, qualche decennio fa, che un "semplice" videogioco action/horror e survival, avrebbe potuto generare un tale strascico di discussioni e polemiche?   Fin da subito l'annuncio della trasposizione televisiva di "The Last of Us" ha fatto sognare i fan e ha suscitato un grande interesse nel mondo dell'intrattenimento. In]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-5 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-19 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-20 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-10"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span><strong>hi avrebbe mai immaginato, qualche decennio fa, che un &#8220;semplice&#8221; videogioco action/horror e survival, avrebbe potuto generare un tale strascico di discussioni e polemiche?</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-11"><p>Fin da subito l&#8217;annuncio della trasposizione televisiva di &#8220;The Last of Us&#8221; ha fatto sognare i fan e ha suscitato un grande interesse nel mondo dell&#8217;intrattenimento. In un&#8217;epoca in cui i formati comunicativi si ibridano sempre più, ampliando e allargando i confini di chi è il destinatario di una produzione, si vuole condividere e condividere una storia, una lore, con il pubblico più vasto possibile. &#8220;The Last of Us&#8221; è un esempio di questo fenomeno, dove una narrazione originariamente destinata ai videogiocatori si è diffusa attraverso la serie TV in streaming.</p>
<p>Il successo di questa dinamica è in parte attribuibile anche a trionfi commerciali come l&#8217;Universo Cinematografico Marvel, noto come MCU, che ha iniziato a dominare i cinema a partire dal 2008, per poi infiltrarsi nelle nostre case attraverso le serie TV in streaming, facilitando così questa tipologia d’ibridazione di media diversi. L&#8217;idea di amalgamare e far interagire diverse forme ludiche tra di loro non è certo un concetto nuovo, basta prendere in esempio l’universo di Star Wars, creato da George Lucas, oppure i numerosi manga che sono stati trasformati in anime e successivamente adattati in film in live action. Oppure il cult letterario di Lovecraft, il quale ha ispirato una varietà di prodotti influenzati dalla sua narrativa pressoché infinita. Questa tendenza si estende oltre, a volte inaugurando interi generi come nel vasto mondo fantasy ideato da Tolkien, che ha dato origine a tre film di successo e a una serie TV prodotta da Amazon, considerata tra le più costose della storia, nonché per l’appunto al genere “fantasy” come lo conosciamo oggi.</p>
<p><strong>Detto ciò, cos’è che rende &#8220;The Last of Us&#8221;, così straordinario? </strong>Forse perché nasce videogame poi portato sul piccolo schermo? Eppure, non è certo il primo videogame a essere stato portato sul piccolo-grande schermo o piccolo schermo, ci sono già stati vari tentativi di sconfinamento del media, basti pensare ad Halo (fortunata serie sparatutto emblema di Microsoft per quanto riguarda il gaming) che però non hanno avuto tutta questa fortuna… nonostante vanti tantissimi romanzi derivanti e più di una serie tv all’attivo.</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-12"><p style="text-align: justify;">Possiamo quindi affermare che, a differenza di altri casi, l’interesse per questo peculiare titolo stia proprio nella complessità  nonché maturità dei temi illustrati al suo interno, che come un “pugno nello stomaco” sono esposti al pubblico, grazie anche a uno stile crudo e violento di cui è permeata la narrativa.<br />
Questa particolare caratteristica ha suscitato molte polemiche in vari paesi in cui il gioco è stato rilasciato nel corso del tempo. Da quel momento in poi, il titolo ha attirato a sé non solo dibattiti accesi, ma anche episodi estremamente gravi, che sfidano in alcuni casi ogni logica di comprensione. Tra questi deprecabili episodi, spiccano le spiacevoli e gravi aggressioni verbali (e non) contro la doppiatrice Laura Bailey e l&#8217;attrice Jocelyn Mettler, la quale presta il suo volto per il motion-capture del personaggio di Abby. Queste professioniste hanno subito ingiustificate reazioni di odio e minacce online da parte di alcuni membri della fanbase del gioco, esaltati che probabilmente confondono realtà e finzione, generando una sorta di linciaggio mediatico e persecutorio, così pesante e persistente che continua tutt’ora. Questo fenomeno inquietante solleva interrogativi importanti sulla complessa relazione tra i fan e l&#8217;industria video-ludica.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il lancio della serie televisiva le diatribe non hanno fatto altro che intensificarsi, in gran parte dovuto al fatto che una serie TV attira sicuramente un pubblico più ampio rispetto a quello dei videogiochi. Il titolo ideato da Neil Druckmann ha suscitato non poche polemiche e discussioni incentrate sulle sue (presunte) tematiche a sostegno delle teorie LGBT+, in cui rientra la gaffe radiofonica del giornalista Rai Paolo Mieli, che non ha chiaramente basi di cultura video ludica sull’universo narrativo targato Naughty Dog, tanto più che confonde addirittura il titolo del gioco con la casa di produzione.<br />
Per alcune persone la serie è stata vista come un manifesto, uno spot “elettorale” a favore della teoria gender e di chi vuole portare alla luce queste tematiche sensibili, concentrandosi, come per altri casi, più sulle caratteristiche dei personaggi che sulla trama in sé o sulla “morale” che essa vuole far trapelare.<br />
Senza voler addentraci nel tema in se, dove ciascuno riteniamo debba avere la propria personale sensibilità e il suo punto di vista, crediamo che sia la serie video-ludica che la serie televisiva semplicemente non trattino l’argomento in sé. Capiamoci alcuni personaggi principali e secondari hanno chiaramente (<em>e legittimamente vorremmo dire ndr.</em>) un certo tipo di orientamento sessuale, ma la trama non verte su quello è una tematica solo di sfondo e ne è riprova il fatto che, con un po&#8217; di fantasia, immaginando di cambiare l’orientamento sessuale dei personaggi a 100% etero (con ovvie modifiche al sesso del partner corrisposto) la trama principale in sé funzioni in egual misura e abbia gli stessi crismi e peculiarità: provare per credere.<br />
The Last of Us tocca spesso, a volte senza affrontarle nel concreto, tematiche complesse e profonde: questioni sociali e traumi psicologici, dalla paura del diverso alla depravazione, dallo stupro a perfino il cannibalismo.<br />
Lo stesso titolo l’abbiamo “letto”, tradotto e interpretato per quello che forse è il concetto chiave che pervade la serie volendo imprimere un focus per stimolare una riflessione ovvero l’essenza dell’essere umani: “Gli ultimi di noi”: inteso gli ultimi essere umani a essere rimasti umani, nella propria umanità. Perché la storia è ambientata in un mondo post apocalittico in cui una vera e propria pandemia globale ha spazzato via la civiltà umana riducendo l’umanità sull’orlo dell’estinzione con pochissimi umani sopravvissuti e ridotti a uno stato degradato costellato di comunità superstiti allo stato quasi tribale, spesso violenti, con vari gruppi che si scontrano per prendere il potere o per le risorse. Tutto questo caos apocalittico a differenza di altri contesti in tema zombie è scaturito dall’infezione causa dal Cordyceps, organismo parassitario fungino realmente esistente in natura, che tende a prendere il controllo delle proprie vittime letteralmente “zombificandole”.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-3 hover-type-none"><img decoding="async" width="732" height="549" title="Cordyceps_TLU_serie_TV" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/05/Cordyceps.webp" alt class="img-responsive wp-image-2143"/></span></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-13"><p style="text-align: justify;">Prima di &#8220;The Last of Us&#8221;, pochi conoscevano l&#8217;esistenza del fungo Cordyceps, un organismo affascinante e spaventoso che, nella realtà, attacca solo alcune specie di formiche. L&#8217;idea di ispirarsi a un organismo reale aggiunge un tocco di autenticità e originalità alla narrazione. Neil Druckmann, il creatore del gioco e della serie Tv, ha reinterpretato a suo modo e umanizzato il concetto stesso di zombie, come dimostrato dagli infetti chiamati &#8220;stalkers&#8221;: questi infetti, al loro stadio, lottano tra la coscienza umana rimanente e il controllo sempre più opprimente e doloroso del parassita, in alcuni casi quasi cercando di trattenersi dall’attaccare gli umani o per lo meno indugiando. Questo denota un approccio molto profondo a quello che fin a prima è stato un modo molto “pop corn” e caciarone di concepire la figura dello zombie.<br />
Proprio per questo crediamo che The last of Us sia un medium ludico di spessore e non bisogna certo fermarsi agli aspetti polemici che involontariamente (o meno ndr.) ha scatenato.<br />
<strong>Sarebbe auspicabile concentrarsi sulla bellezza artistica e poetica che trasmette il brand senza ogni volta vincolarsi a (anche legittimi) pensieri e visioni personali, perché perdersi questa serie, sia che si parli di videogame o di videogioco è prima di tutto perdersi un opera espressiva ricca di emozioni e sfumature.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, l&#8217;evoluzione di &#8220;The Last of Us&#8221; dall&#8217;universo del videogioco alla serie TV ci offre una prospettiva affascinante su come la narrativa possa attraversare diversi medium e coinvolgere un pubblico sempre più vasto. Questo fenomeno ibrido segna un nuovo capitolo nell&#8217;interazione tra giochi, serie TV e cinema, aprendo la strada a ulteriori esplorazioni. Naturalmente se ci si apre a un pubblico più vasto critiche polemiche e fraintendimenti vanno tenuti in conto, ma è un fattore</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-21 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>The Babadook: l’horror che ti costringe a guardare in faccia i tuoi mostri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Carretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 17:00:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C'è chi lo chiama film horror, chi lo definisce dramma familiare mascherato da incubo gotico. La verità è che The Babadook (2014), opera prima di Jennifer Kent, è entrambe le cose. Un film che non solo spaventa, ma che ti si incolla addosso come un’ombra difficile da scrollarsi via. Non il solito jumpscare]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-6 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-22 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-23 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-14"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span>&#8216;è chi lo chiama <em data-start="288" data-end="301">film horror</em>, chi lo definisce <em data-start="320" data-end="366">dramma familiare mascherato da incubo gotico</em>. La verità è che <strong data-start="384" data-end="400">The Babadook</strong> (2014), opera prima di Jennifer Kent, è entrambe le cose. Un film che non solo spaventa, ma che ti si incolla addosso come un’ombra difficile da scrollarsi via. Non il solito jumpscare usa e getta, ma un viaggio viscerale dentro le crepe dell’animo umano.</p>
<h3 data-start="660" data-end="718">Una madre, un figlio e un mostro (forse immaginario)</h3>
<p data-start="719" data-end="1144">Al centro della storia troviamo <strong data-start="751" data-end="775">Amelia (Essie Davis)</strong>, madre vedova che cerca di crescere il figlio Samuel (Noah Wiseman) dopo la tragica morte del marito, avvenuta proprio il giorno della nascita del bambino. Samuel non è un figlio facile: urla, crisi isteriche, ossessioni. Amelia, logorata dalla solitudine e da un lavoro alienante in una clinica, lotta quotidianamente per tenere insieme i pezzi della sua esistenza.</p>
<p data-start="1146" data-end="1505">Ed è in questo scenario che compare <em data-start="1182" data-end="1187">lui</em>: il <strong data-start="1192" data-end="1204">Babadook</strong>, un inquietante “babau” con cilindro e mani ad artiglio, introdotto da un misterioso <strong data-start="1290" data-end="1318">libro pop-up per bambini</strong> che sembra scriversi da solo, pagina dopo pagina, predicendo orrori sempre più personali. Un’estetica che mescola il tratto cartoonesco dei libri illustrati al terrore più disturbante.</p>
<h3 data-start="1507" data-end="1555">Horror psicologico e metafora esistenziale</h3>
<p data-start="1556" data-end="1859">Quello che rende il film unico è la sua capacità di mescolare <strong data-start="1618" data-end="1652">horror e allegoria psicologica</strong>. Il Babadook non è solo un mostro che bussa alla porta: è la materializzazione del dolore, della depressione e della rabbia repressa. È ciò che non vogliamo affrontare, ma che prima o poi torna a bussare.</p>
<p data-start="1861" data-end="2145">La regia di Jennifer Kent evita i cliché dei soliti horror (streghe, demoni e mockumentary telefonati) e costruisce un’opera lenta, ossessiva, <strong data-start="2004" data-end="2043">un’infezione che cresce sotto pelle</strong>. Non ti fa saltare sulla sedia subito: si insinua, si accumula, ti logora. Ed è lì che fa più male.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 3" src="https://www.youtube.com/embed/uvv5IFRJ-oE?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-15"><h3 data-start="2147" data-end="2180">Interpretazioni da applausi</h3>
<p data-start="2181" data-end="2508">La prova di <strong data-start="2193" data-end="2208">Essie Davis</strong> è semplicemente monumentale: Amelia è fragile, disturbata, esausta, ma incredibilmente viva. Ogni smorfia, ogni scatto di follia diventa credibile e devastante. Anche il piccolo <strong data-start="2387" data-end="2403">Noah Wiseman</strong> sorprende, urlante e disturbante quanto basta da rendere Samuel il perfetto catalizzatore del disagio.</p>
<h3 data-start="2510" data-end="2564">Il vero significato del Babadook (spoiler alert)</h3>
<p data-start="2565" data-end="2883">E qui arriviamo al cuore del film. <strong data-start="2600" data-end="2623">Il Babadook esiste?</strong><br data-start="2623" data-end="2626" />La risposta è: sì e no. È un mostro tangibile che Amelia combatte, ma anche una <strong data-start="2706" data-end="2734">metafora del lato oscuro</strong> che ognuno porta dentro di sé. Non si può distruggere, non si può bruciare, non si può negare: ogni volta che cerchiamo di farlo, torna più forte.</p>
<p data-start="2885" data-end="3160">Il finale lo dice chiaramente: non bisogna eliminare il Babadook, ma <strong data-start="2954" data-end="2979">imparare a conviverci</strong>. Tenerlo in cantina, dargli da mangiare, accettarlo come parte di noi. È una lezione esistenziale travestita da horror: <strong data-start="3100" data-end="3157">non si può vivere senza fare pace con i propri demoni</strong>.</p>
<h3 data-start="3162" data-end="3187">Perché vederlo oggi</h3>
<p data-start="3188" data-end="3475">Uscito al Sundance 2014 e arrivato in Italia solo nel 2017 (oggi disponibile su Prime Video, CHILI e Apple TV), <em data-start="3300" data-end="3314">The Babadook</em> è diventato un <strong data-start="3330" data-end="3346">cult moderno</strong>. Un film che ridefinisce l’horror non come intrattenimento “spaventino”, ma come <strong data-start="3428" data-end="3472">specchio delle nostre paure più profonde</strong>.</p>
<p data-start="3477" data-end="3759">Se amate il cinema che va oltre il genere, se cercate un’opera capace di inquietare e far riflettere, questo film è un must. Non è solo una storia di un mostro nell’armadio: è un saggio visivo sul dolore, sulla perdita e sull’inevitabile convivenza con ciò che ci spaventa di più.</p>
<p data-start="3761" data-end="3849">In poche parole: <strong data-start="3778" data-end="3847">se lo vedi, non puoi più liberartene. Il Babadook resterà con te.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-24 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Neverlake: il mistero etrusco nell’horror di Riccardo Paoletti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfa Centauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 09:30:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci sono film che non puntano solo a spaventare, ma a far riflettere, scavando nei simboli e nei miti di un passato dimenticato. Neverlake, esordio nel lungometraggio di Riccardo Paoletti e prodotto da Rai Cinema, è uno di questi: un horror che mescola ghost story, atmosfere gotiche e suggestioni archeologiche legate agli antichi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-7 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-25 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-26 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-16"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span>i sono film che non puntano solo a spaventare, ma a far riflettere, scavando nei simboli e nei miti di un passato dimenticato. <strong data-start="494" data-end="507">Neverlake</strong>, esordio nel lungometraggio di Riccardo Paoletti e prodotto da <strong data-start="571" data-end="585">Rai Cinema</strong>, è uno di questi: un horror che mescola ghost story, atmosfere gotiche e suggestioni archeologiche legate agli antichi Etruschi. Un’opera che, pur con i suoi limiti, rappresenta un raro tentativo italiano di competere con il cinema di genere internazionale.</p>
<h3 data-start="847" data-end="894">Una storia sospesa tra passato e presente</h3>
<p data-start="896" data-end="1353">La protagonista è <strong data-start="914" data-end="923">Jenny</strong>, una sedicenne cresciuta a New York con la nonna, che torna in Italia dopo anni per ricongiungersi con il padre (David Brandon), un tempo chirurgo di fama e ora ritiratosi nelle campagne di Arezzo. L’uomo si dedica all’archeologia e in particolare allo studio degli Etruschi, popolazione avvolta da un alone di mistero. Jenny si trova a vivere in un casale isolato, circondato dal silenzio e da un’aria di segreti mai rivelati.</p>
<p data-start="1355" data-end="1874">La sua solitudine viene scalfita solo dall’incontro con alcuni ragazzi di un orfanotrofio vicino al <strong data-start="1455" data-end="1475">Lago degli Idoli</strong>, un sito archeologico realmente esistente, legato a sacrifici umani e riti misterici. È proprio sulle rive del lago che la ragazza incontra tre fantasmi di bambini etruschi. Gli spiriti le chiedono di recuperare alcune antiche statuette e gettarle nelle acque del lago. Ma le statuette sono custodite dal padre e insieme a loro si cela un segreto oscuro, che cambierà per sempre la vita di Jenny.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 4" src="https://www.youtube.com/embed/UvreS6U2W_I?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-17"><p data-start="1876" data-end="1906"><strong>L’atmosfera di Neverlake<br />
</strong><br />
Fin dai primi minuti, <strong data-start="1930" data-end="1943">Neverlake</strong> mostra un’ambientazione cupa e inquietante: la campagna toscana, solitamente associata alla bellezza e alla luce, qui si trasforma in un paesaggio gotico, impregnato di malinconia e mistero. <strong>Paoletti lavora con una fotografia elegante</strong>, che alterna i toni freddi e spettrali a quelli più caldi, legati al passato e alla memoria. Il lago diventa simbolo e specchio: superficie calma, ma con un fondo oscuro che nasconde verità inconfessabili.</p>
<p data-start="2388" data-end="2690">Nonostante il budget limitato, il film sa evocare suggestioni potenti. Si respira un’atmosfera che ricorda <strong data-start="2495" data-end="2509">Saint Ange</strong> di Pascal Laugier o il più celebre <strong data-start="2545" data-end="2562">The Orphanage</strong> di Bayona. Echi anche del primo Dario Argento, soprattutto nella costruzione dei misteri familiari e nell’uso della suspense.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-4 hover-type-none"><img decoding="async" width="850" height="443" title="Lago degli Idoli" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli.png" alt class="img-responsive wp-image-2731" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli-200x104.png 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli-400x208.png 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli-600x313.png 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli-800x417.png 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli.png 850w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 850px" /></span></div></div><div class="fusion-text fusion-text-18"><p>Il vero aspetto del lago degli Idoli sito nei pressi del Monte Falterona</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-19"><h3 data-start="2692" data-end="2721">Il significato del film</h3>
<p data-start="2723" data-end="2997">Al di là degli elementi horror, <strong data-start="2755" data-end="2768">Neverlake</strong> è un racconto di formazione e di perdita dell’innocenza. Jenny si trova non solo a fronteggiare presenze soprannaturali, ma soprattutto il peso di un’eredità familiare segnata dal dolore, dal tradimento e da colpe mai espiate.<br />
Il film suggerisce che i fantasmi non sono soltanto presenze spaventose, ma metafore di ferite interiori. Gli spiriti dei bambini etruschi, così come i segreti del padre, rappresentano ciò che viene rimosso e che ritorna, reclamando attenzione. La domanda centrale è: <strong data-start="3267" data-end="3335">quanto possiamo davvero seppellire il passato senza affrontarlo?</strong></p>
<p data-start="3339" data-end="3600">La risposta è racchiusa nel finale, che mescola rivelazioni dolorose e simbolismi archetipici. Non si tratta solo di un horror, ma di una riflessione sul rapporto con la memoria, con la colpa e con la necessità di accettare la verità, per quanto sconvolgente.</p>
<h3 data-start="3602" data-end="3636">Il cast e le interpretazioni</h3>
<p data-start="3638" data-end="4044">Il cuore del film è la giovane <strong data-start="3669" data-end="3686">Daisy Keeping</strong>, che interpreta Jenny con sensibilità e intensità. Lontana dagli stereotipi della “scream queen” del cinema horror, la sua performance restituisce fragilità, curiosità e forza interiore. Accanto a lei troviamo <strong data-start="3897" data-end="3914">David Brandon</strong>, volto noto agli appassionati di cinema di genere (indimenticabile in <em data-start="3985" data-end="3994">Deliria</em>), qui nel ruolo ambiguo e tormentato del padre.<br />
Il resto del cast, pur non sempre all’altezza, contribuisce a costruire un universo credibile e disturbante.</p>
<h3 data-start="4158" data-end="4192">Pregi e difetti di Neverlake</h3>
<p data-start="4194" data-end="4485">Non è un film perfetto. Alcune scelte narrative risultano prevedibili per gli spettatori più esperti di horror, e ci sono dettagli poco convincenti (come l’uso improprio della polizia municipale al posto dei Carabinieri). Anche il doppiaggio non sempre regge l’impatto emotivo delle scene.<br />
Eppure <strong data-start="4494" data-end="4507">Neverlake</strong> rimane un’opera significativa: un horror italiano che osa confrontarsi con tematiche profonde, girato in inglese per puntare a un pubblico internazionale. Un progetto che dimostra come, anche in Italia, sia possibile produrre cinema di genere con dignità e ambizione.</p>
<h3 data-start="4779" data-end="4796">Conclusioni</h3>
<p data-start="4798" data-end="5048"><strong data-start="4798" data-end="4811">Neverlake</strong> è un horror sospeso tra mito e realtà, che parla di fantasmi, di segreti familiari e del peso del passato. Non solo un film di paura, ma anche una riflessione sul buio che ciascuno di noi porta dentro e sulla necessità di affrontarlo. Per gli amanti delle ghost story e degli horror psicologici, è una visione consigliata. E per chi ama il mistero degli Etruschi, rappresenta un’esperienza affascinante, capace di trasformare un angolo di Toscana in un luogo di incubi e rivelazioni.<br />
<strong>Non sarà un capolavoro, ma Neverlake segna un passo importante per il cinema italiano di genere</strong>: cupo, misterioso e inquietante, è un film che lascia qualcosa dietro di sé.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-27 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>IL Party dei 5 Sensi</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2019/12/03/il-party-dei-5-sensi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2019 17:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Con quanti sensi si può leggere un libro? Si esatto. Avete letto bene. Ho proprio chiesto: "Con quanti sensi si può leggere un libro?" Sembra una domanda strana, vero? Si insomma, a parte la vista (o l'udito se lo leggiamo a voce alta), cos'altro usiamo per leggere un libro? Io i miei a]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-8 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-28 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-29 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-20"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span><em><strong>on quanti sensi si può leggere un libro? Si esatto. Avete letto bene. Ho proprio chiesto: &#8220;Con quanti sensi si può leggere un libro?&#8221;</strong></em><br />
<em><strong>Sembra una domanda strana, vero?</strong></em></p>
<p>Si insomma, a parte la vista <em>(o l&#8217;udito se lo leggiamo a voce alta)</em>, cos&#8217;altro usiamo per leggere un libro? Io i miei a volte li annuso e di certo li tocco. Normalmente non li lecco, però. Eppure se capitasse ai nostri cinque sensi di essere coinvolti in maniera non convenzionale, in che modo questi potrebbero dirci qualcosa del libro che stiamo leggendo?<br />
Un profumo accarezza l&#8217;olfatto, un bel paesaggio stimola la vista e un concerto riempie l&#8217;udito. Tatto e gusto, beh&#8230; lascio a voi l&#8217;immaginazione. Certe cose però possono colpire a più livelli. Forse farei meglio a dire che stuzzicano più sensi, che poi è quello che è successo leggendo <strong>Teoria N di Daniele &#8220;Rinoceronte&#8221; Daccò</strong> quindi oggi userò proprio i cinque sensi <em>(o cinque e mezzo, chissà)</em> per raccontarvi come è andata dal mio personale punti di&#8230;</p>
<p><strong>VISTA</strong></p>
<p>Si può vedere con gli occhi, si sa, anche se per noi miopi non è così scontato. Di quelle ginocchiate contro gli stipiti certe mattine che non vi dico. Ciò non di meno a quelli come noi <em>(non noi i miopi, ma noi i sognatori)</em> piace vedere anche con l’immaginazione e certe volte, se in ciò che leggiamo scopriamo delle affinità, con gli occhi della memoria.<br />
<strong>Teoria N</strong> parte da un ricordo d’infanzia e dal timore reverenziale che a volte i genitori incutono nei figli. Romanzato o no, inventato o reale, quello che leggo lo <strong>vedo</strong> quasi come se fosse un mio ricordo. Fa un po’ male, questo devo dirlo, perché alcuni ricordi sono fatti così. Non è colpa loro.<br />
Eppure, senza nemmeno aver bisogno di strizzare gli occhi, in <strong>Teoria N</strong> si può vedere, dove tutto ciò che ha condotto l&#8217;autore dove si trova adesso, ha avuto inizio.<br />
Dalla curiosità semplice e insaziabile di un figlio e dalle risposte pazienti di un padre.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>UDITO</strong></p>
<p>Si possono <strong>udire</strong> i libri? O meglio… possiamo sentire la musica che accompagna cose come il <strong>Momento Epico</strong>?<br />
Diavolo! Se nella nostra vita c’è stato tanto cinema quanto carta stampata la risposta è sì.<br />
Il capitolo sulla battaglia in difesa del villaggio è un piccolo capolavoro di letteratura. Evocativo e trascinante, quasi minimale nella descrizione <em>(e si signor Brooks… funzionano anche le descrizioni minimali), </em>capace di fartela quasi <strong>sentire</strong> la musica.</p>
<p>Parte bassa all’inizio, come un sottofondo e a mano a mano che la descrizione degli eventi incalza, il volume aumenta. Si sostituisce alle parole. Come ogni bella scena di battaglia che si rispetti, alla fine arrivano solo urla, rumore di acciaio contro l’acciaio e naturalmente musica a palla.<br />
Qui <strong>Daniele Daccò</strong> ci racconta del <strong>Momento Epico</strong>, che sarebbe quella cosa su cui la fantasia di tutti prima o poi si sofferma. Eppure il <strong>Nerd</strong> si sa, ha un <strong>Epicometro</strong> molto più sensibile di quello degli altri e quella battaglia non la legge. La sente.<br />
A questo punto si potrebbe dire che in qualche modo abbondino i cliché, il che sarebbe anche vero se fosse un film. Ma <strong>Teoria N</strong> è un libro che per una manciata di pagine diventa un <strong>Kolossal</strong>.</p>
<p>Mica da tutti.</p>
<p><em>Libertaaaaaà!!!!</em></p>
<p>Ops. Scusate. Mi sono fatto prendere.</p>
<p><strong>OLFATTO</strong></p>
<p>Forse il <strong>Rinoceronte</strong> ha usato il trucco delle pagine profumate come nei libri di <strong>Geronimo Stilton</strong> o magari è suggestione. Fosse altro, dovrò iniziare a preoccuparmi.<br />
Il punto è che <strong>il libro ha degli odori.<br />
</strong>All’inizio non me lo spiegavo e ho dovuto riflettere a lungo su quest&#8217;aspetto, finché non mi sono ricordato che la stessa cosa mi era successa anni prima con un paio di romanzi di <strong>Ammaniti</strong>.</p>
<p>Il buon <strong>Niccolò</strong>, quando descrive le campagne degli anni settanta o le estati calde in cui i suoi protagonisti esplorano in bicicletta le campagne, risveglia in me ricordi olfattivi molto distinti.<br />
Anch&#8217;io giravo con gli amici per le campagne sul mio velocipede, cercavo l’avventura e mi abbeveravo da tubi dell’acqua rugginosi e impossibili da trovare tranne che per noi. Tutte cose che hanno degli <strong>odori</strong> che non si possono dimenticare.</p>
<p>In <strong>Teoria N</strong> si parla della discarica del nonno, delle scuole medie, di feste in maschera, della libreria crollata addosso al protagonista e il set dove <strong>Daniele Daccò</strong> ha conosciuto <strong>Jacopo</strong>. Tutte queste cose ridestano in me il ricordo dei profumi <em>(parlare solo di odori faceva brutto, dai)</em> che mi hanno accompagnato quando io andavo alle medie o della volta in cui anch&#8217;io ho viaggiato sui mezzi pubblici in costume<em>. </em>Mi fanno venire in mente il posto di lavoro, dove ho conosciuto un amico che mi ha accompagnato per tutta la vita, è un sacco di altre cose.<br />
La vita è fatta anche di <strong>odori</strong> <em>(e qui tanti saluti alla poesia)</em>, ma un libro che te li risveglia cela sicuramente qualcosa di notevole al suo interno.</p>
<p><strong>TATTO</strong></p>
<p>Viaggiando spesso sui mezzi pubblici ed essendo io un lettore compulsivo, uso un e-reader.<br />
Si maneggia con una sola mano, non serve cristare per il segnalibro e occupa meno spazio di un libro aperto. Fattore questo quasi determinante quando sei pigiato come una sardina.</p>
<p>Inoltre io tratto molto bene i miei libri e non gradisco che si rovinino.</p>
<p>Detto questo, ci tengo a fare presente che i libri elettronici li possiedo anche in cartaceo e che alterno le due modalità di lettura con somma frustrazione di mia moglie che non si capacita di questa cosa. Ma <strong>Teoria N</strong>, inizia la sua storia prima dell’avvento dei libri elettronici e per buona parte del tempo si riferisce a un’epoca in cui i film erano su VHS, i fumetti li prendevi in edicola e i libri, beh erano solo di carta.<br />
Sfogliarlo ha riportato alla luce un modo scomodo di leggere che un po’ mi stavo dimenticando ma che in qualche modo è l’essenza della lettura stessa.</p>
<p>Comunque ora lo scannerizzo.</p>
<p><strong>GUSTO</strong></p>
<p>Avete presente quando in un piatto trovate varietà di cibo diverse tra loro? Alcune le preferite ad altre e si finisce spesso con il lasciare per ultima quella che secondo noi è più buona.<br />
Vogliamo godercela per bene e <strong>gustarla</strong> con calma.<br />
Ma cosa succede quando nel piatto ci sono pietanze che amiamo tutte allo stesso modo? O meglio ancora, quando nel piatto c&#8217;è una porzione fumante di lasagne della nonna.<br />
Come diceva quel ciuco ciarliero… tutti amano le lasagne.</p>
<p><em>Le scelte sono due:</em></p>
<p><strong>1</strong>)<strong> Ci avventiamo come farebbe Obelix su un cinghiale divorando tutto in cinque minuti e lasciandoci poi cullare dai sensi di colpa.</strong></p>
<p><strong>2</strong>)<strong> Mangiamo lentamente, per non finire quelle bontà troppo in fretta, consci del fatto che non si tratta di un buffet. Non potremo riempire il piatto una seconda volta.</strong></p>
<p>Io ho scelto la numero due, il che è molto raro per il sottoscritto. Ho gustato con calma ogni strato di pasta <em>(le parole),</em> la cremosa besciamella che legava uno strato all’altro <em>(le citazioni),</em> ogni ricciolo di ragù immerso nel sugo <em>(le battute spiritose). </em>Non contento ho fatto anche la scarpetta <em>(riletto dei passaggi).<br />
</em>Quattro giorni per un libro che di solito me ne richiederebbe uno e mezzo…<br />
<strong>… erano lasagne troppo buone per finirle subito.</strong></p>
<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>
<p><strong>Teoria N</strong> non è un&#8217;opera che si dimentica facilmente.<br />
<strong>Daniele Daccò</strong> ha saputo raccontare in modo divertente avventure simili a quelle che molti di noi hanno vissuto, deliziandoci con un epilogo che, per quanto conosciuto, non manca di sorprendere.<br />
Sorprende perché differentemente dal solito, il protagonista non solo capisce cosa è, ma s&#8217;impegna a costruire qualcosa che lo spieghi al resto del mondo.</p>
<p>E’ stato così facile identificarsi in quelle pagine, dove usava sempre le parole giuste per raccontare alcune delle cose che tutti noi sentiamo.</p>
<p>A quanto pare ci voleva un <strong>Rinoceronte</strong> per trovarle.</p>
<p><strong>Teoria N</strong> può essere un’importante fonte d&#8217;ispirazione per tutte quelle persone che hanno perso la bussola o che ancora non si sono capite appieno, siano esse dei <strong>Nerd</strong> oppure no.</p>
<p><strong>Teoria N</strong> dimostra che se lo immagini lo puoi fare perché volere è potere. Che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, che è possibile spingersi verso l’infinito e oltre, viaggiare più veloci della luce, e soprattutto che certe volte è tempo di distruzione.</p>
<p><strong>Tutte cose queste, che potranno sembrare scontate</strong>…</p>
<p><strong>… ma si da anche il caso che siano vere.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-30 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Il dilemma del Remake</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2019/06/25/il-dilemma-del-remake/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 16:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
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					<description><![CDATA[Da qualche anno, tra chi segue il cinema con un minimo di passione, si è diffusa una domanda tanto semplice quanto spinosa: “Ma perché continuano a fare remake di qualsiasi cosa?”   Di solito, la domanda ha un tono polemico, quasi rassegnato, e sottolinea la presunta carenza di creatività e originalità nei]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-9 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-31 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-32 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-21"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">D</span><strong>a qualche anno, tra chi segue il cinema con un minimo di passione, si è diffusa una domanda tanto semplice quanto spinosa: “Ma perché continuano a fare remake di qualsiasi cosa?”</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-22"><p style="text-align: justify;" data-start="252" data-end="716">Di solito, la domanda ha un tono polemico, quasi rassegnato, e sottolinea la presunta carenza di creatività e originalità nei film pensati per il grande pubblico. Ma la questione è davvero così semplice? La fantasia si è davvero esaurita? Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="718" data-end="1371">Qualche tempo fa, mentre scorrevo le solite notizie di cinema online, mi è capitato davanti il trailer del nuovo <em data-start="831" data-end="853">La Bella e la Bestia</em> in versione live action, previsto per l’anno successivo. E&#8230; non l’ho guardato. Semplicemente, non mi interessava. Passano un paio di giorni, torno sullo stesso sito e trovo il titolo: “Record assoluto per il nuovo live action Disney: il trailer ha totalizzato un numero <em data-start="1126" data-end="1139">esorbitante</em> di visualizzazioni nelle prime 24 ore!”. Quanto fosse esorbitante non lo ricordo, ma il concetto era chiaro: entusiasmo alle stelle. Io, invece, ero ancora lì a chiedermi “ma perché tutto questo clamore?”. Sarà colpa mia, pazienza.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1373" data-end="1585">Dopo un’altra manciata di giorni, un amico mi chiede: “Hai visto il trailer de <em data-start="1452" data-end="1474">La Bella e la Bestia</em>? Che ne pensi?”. A quel punto ho capito che non avrei avuto pace finché non l’avessi guardato. Così ho ceduto.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1587" data-end="1938">E dopo averlo visto? La prima parola che mi è venuta in mente è stata: “inutile”.<br data-start="1668" data-end="1671" />Sì, inutile. Inutile rifare uno dei capisaldi dell’animazione Disney se poi si mantiene pressoché identico all’originale. Inutile per lo spettatore, che può tranquillamente rivedersi il film del 1991. Utilissimo, invece, per la Disney. Ma su questo torniamo tra poco.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1940" data-end="2222">La questione del remake, o del reboot, sequel, prequel e via dicendo, va avanti da anni. E ogni volta che se ne parla, saltano fuori le solite lamentele: “Basta con questi rifacimenti!”, “Stanno rovinando i capolavori!”, “Non c’è più inventiva!”. E in parte, capisco il malcontento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2224" data-end="2591">Molti spettatori tendono a considerare certe opere “intoccabili”, soprattutto quando si parla di classici o cult generazionali. Altri, invece, leggono nella marea di rifacimenti la conferma che la creatività nel cinema mainstream stia progressivamente evaporando. Ma è davvero solo una questione di mancanza d’idee? Oppure, più semplicemente, una questione economica?</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-23"><p data-start="0" data-end="49"><strong>Spoiler: è quasi sempre una questione economica.<br />
</strong>Le grandi case di produzione ragionano come qualsiasi altra azienda: puntano al massimo guadagno col minimo rischio. E cosa può esserci di più sicuro che investire in un titolo già conosciuto, amato, e magari nostalgicamente legato all&#8217;infanzia di milioni di spettatori? Il rischio è basso, il pubblico c&#8217;è, l’incasso (quasi) garantito.<br />
Scandalizzarsi, ormai, serve a poco. È un meccanismo che si applica ovunque, non solo nel cinema. Eppure, questo non significa che dobbiamo arrenderci a una pioggia di remake scialbi e senz’anima.<br data-start="587" data-end="590" />Il problema, infatti, non è il remake in sé, ma <strong data-start="638" data-end="658">come viene fatto</strong>.<br />
Perché diciamolo: quando un rifacimento è fatto male, lo si nota eccome. Ed è questo il vero tallone d’Achille del sistema. In molti casi, si ha l&#8217;impressione che la nuova versione venga prodotta in fretta e furia, senza una vera idea registica, senza un’identità visiva, senza passione. Solo con l&#8217;obiettivo di sfruttare il nome. Il risultato? Film deboli, dimenticabili, a volte addirittura imbarazzanti.</p>
<p data-start="1071" data-end="1672"><strong>Qualche esempio?</strong><br data-start="1087" data-end="1090" /><em data-start="1090" data-end="1098">Psycho</em> (1998), copia carbone del capolavoro di Hitchcock, girata inquadratura per inquadratura, ma senza la minima tensione.<br data-start="1216" data-end="1219" />Oppure <em data-start="1226" data-end="1246">Planet of the Apes</em> (2001), che con tutto il rispetto per Tim Burton, è riuscito a confondere e annoiare.<br data-start="1332" data-end="1335" />E ancora <em data-start="1344" data-end="1353">The Fog</em> (2005), <em data-start="1362" data-end="1376">Il Prescelto</em> (2006), <em data-start="1385" data-end="1395">Invasion</em> (2007), fino al remake <em data-start="1419" data-end="1428">Ben-Hur</em> del 2016, forse l’esempio più lampante di quanto si possa sbagliare bersaglio.<br data-start="1507" data-end="1510" />Lì, più che un film, sembrava un autogol: rifare uno dei più grandi kolossal della storia del cinema, vincitore di 11 Oscar, senza nulla da dire di nuovo… perché?<strong> Ma attenzione: demonizzare <em data-start="1701" data-end="1708">tutti</em> i remake sarebbe ingiusto.</strong><br data-start="1735" data-end="1738" />Perché <strong data-start="1745" data-end="1781">esistono anche esempi eccellenti</strong>, capaci di prendere una storia già nota e trasformarla in qualcosa di nuovo, potente, magari anche superiore all’originale.<br />
Penso a <em data-start="1915" data-end="1941">L’uomo che sapeva troppo</em> (1956), rifatto dallo stesso Hitchcock in modo più maturo e sofisticato.<br data-start="2014" data-end="2017" />A <em data-start="2019" data-end="2028">La Cosa</em> di Carpenter (1982), che ha preso un B-movie degli anni ’50 e lo ha reso un capolavoro dell’horror paranoico.<br data-start="2138" data-end="2141" />A <em data-start="2143" data-end="2167">Dracula di Bram Stoker</em> (1992), elegante e visivamente sontuoso.<br data-start="2208" data-end="2211" />A <em data-start="2213" data-end="2228">Casino Royale</em> (2006), che ha rigenerato il mito di James Bond con un realismo crudo e moderno.<br data-start="2309" data-end="2312" />Oppure a film più recenti come <em data-start="2343" data-end="2354">Il Grinta</em> (2010) dei fratelli Coen, e <em data-start="2383" data-end="2399">21 Jump Street</em> (2012), che ha trasformato una vecchia serie in una commedia brillante e autoironica. Questi film non solo funzionano, ma dimostrano che un remake può essere anche un’opportunità: per rinnovare, riscoprire, reinterpretare.<br />
Anzi, c’è un ulteriore aspetto positivo emerso negli ultimi anni: la saturazione del mercato ha spinto le major a <strong data-start="2741" data-end="2791">cercare nuove idee anche dentro vecchie storie</strong>.<br data-start="2792" data-end="2795" />Per distinguersi, oggi bisogna fare uno sforzo in più: servono registi con visione, sceneggiatori capaci di reinventare i personaggi, produttori disposti ad osare (almeno un po’). Non sempre accade, ma quando succede… si vede.</p>
<p data-start="3025" data-end="3359">E così, anche dentro operazioni apparentemente commerciali, possiamo trovare qualità, cura, persino passione.<br data-start="3134" data-end="3137" />Certo, spesso si fa leva sull’effetto nostalgia — vedi <em data-start="3192" data-end="3208">Jurassic World</em> o <em data-start="3211" data-end="3237">Il Risveglio della Forza</em> — ma se la confezione è buona, se la regia ha ritmo, se la storia, pur semplice, sa emozionare… allora va benissimo così.</p>
<p data-start="3361" data-end="3744"><strong data-start="3361" data-end="3380">In conclusione?</strong><br data-start="3380" data-end="3383" />La domanda “remake sì o no?” non ha una risposta netta. Come sempre, dipende.<br data-start="3460" data-end="3463" />Dipende da chi lo scrive, da chi lo dirige, da che tipo di film si vuole realizzare. Ci vuole un’alchimia: un progetto pensato, costruito con un minimo di visione e rispetto per il materiale di partenza. Solo così si può ottenere qualcosa che abbia senso — vecchio e nuovo insieme.</p>
<p data-start="3746" data-end="3982">Noi spettatori? Possiamo solo fare il nostro dovere: <strong data-start="3799" data-end="3832">guardare prima, giudicare poi</strong>.<br data-start="3833" data-end="3836" />Esce un reboot della tua saga preferita? Guardalo. Se ti delude, criticalo pure con forza. Ma se invece ti sorprende… beh, magari lo ringrazierai.</p>
<p data-start="3984" data-end="4434">Perché sì, esistono i film d’autore, quelli difficili, coraggiosi, unici. Ma esiste anche l’intrattenimento ben fatto, capace di farci ridere, emozionare, riflettere.<br data-start="4150" data-end="4153" />E anche lì può nascondersi la “settima arte”.<br data-start="4198" data-end="4201" />Io stesso mi sbaglierei a giudicare <em data-start="4237" data-end="4259">La Bella e la Bestia</em> ancor prima di vederlo. Se vorrò davvero dire la mia, dovrò aspettare di avere davanti il film. Poi, se non mi piace, pazienza: l’originale non sparisce. Resta lì, intatto.</p>
<p data-start="4436" data-end="4728">In ogni caso, ricordiamoci una cosa: <strong data-start="4473" data-end="4514">il cinema è grande perché è per tutti</strong>.<br data-start="4515" data-end="4518" />E non ha senso mettersi su un piedistallo a dire “i film di supereroi non sono cinema”, o “quella roba è per menti semplici”. Che senso ha? Per sentirsi migliori? Per dire “io sono raffinato, voi siete pecore”?</p>
<p data-start="4730" data-end="4885">No, grazie.<br data-start="4741" data-end="4744" />Perché il bello del cinema è proprio questo: offre storie per tutti i gusti. E può parlare a tutti, in modi diversi. Basta volerlo ascoltare.</p>
<p data-start="4887" data-end="4909"><strong>Come disse Voltaire:</strong></p>
<blockquote data-start="4910" data-end="5077">
<p data-start="4912" data-end="5077"><strong>“L’originalità non è altro che un’abile imitazione.”</strong><br data-start="4964" data-end="4967" /><strong>E a volte, dietro un remake apparentemente inutile, si nasconde proprio quella scintilla. Sta a noi scoprirla.</strong></p>
</blockquote>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-33 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>L&#8217;anima del violino</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2019/05/20/lanima-del-violino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Carretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2019 09:25:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L'anima contraddistingue un essere vivente, è espressione di personalità,  il bene più prezioso che si possa avere, ma forse va ben oltre alle persone, anche altri esseri viventi o oggetti possono averne una... Tra questi sicuramente il violino! Indubbiamente impalpabile e pura allo stesso tempo, inquantificabile per forma o dimensione, addirittura qualcuno potrebbe]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-10 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-34 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-35 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-24"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">L</span>&#8216;<strong>anima contraddistingue un essere vivente, è espressione di personalità,  il bene più prezioso che si possa avere, ma forse va ben oltre alle persone, anche altri esseri viventi o oggetti possono averne una&#8230; Tra questi sicuramente il violino!</strong></p>
<p>Indubbiamente impalpabile e pura allo stesso tempo, inquantificabile per forma o dimensione, addirittura qualcuno potrebbe pensare che non esista in quanto impercettibile.<br />
Spesso viene associata all&#8217;ultima cosa che si lascia dopo la morte, una scissione tra il corpo e la parte spirituale, ma è anche intesa come amore, quando si trova una persona con la quale si è in sintonia (nel caso dell&#8217;anima gemella), oppure nel &#8220;venderla&#8221; al diavolo, come nei film, che è vista come uno scambio per ottenere vantaggi inestimabili, rimane il fatto che viene spesso utilizzata, indipendentemente da tutto, per parlare di un qualcosa di ineguagliabile e ha preso ormai il dominio di una risorsa senza eguali.</p>
<p>Anche delle canzoni sono state composte utilizzandola, senza parlare di poesie e aforismi, di conseguenza anche se non si hanno prove sulla sua esistenza, l&#8217;abuso di questa parola è indubbiamente fondato.<br />
<strong>Nel violino</strong> (ed altri strumenti ad arco) <strong>sicuramente questo enigma non esiste</strong>, in quanto è tangibile e concreta, tanto da poterla toccare, anzi addirittura creare e plasmare per rendere lo strumento unico, basti pensare che sostituendola con un altra darà allo stesso violino sfumature sonore diverse.</p>
<p>Essere in grado di creare l&#8217;anima, può sembrare blasfemo, anche se stiamo parlando di un violino, ma non è cosi, anche se in effetti abbiamo un potere immenso e la possibilità di &#8220;giocarci&#8221; per ottenere (o quanto meno provarci) la perfezione.</p>
<p>L&#8217;anima del violino è un tondino di abete rosso, lo stesso materiale utilizzato per la tavola armonica, di circa sei millimetri di diametro, in commercio ne esistono già pronte, da tagliare solamente su misura, ma a mio avviso è meglio crearle da un parallelepipedo di abete selezionato e stagionato, da questo si parte a smussare gli angoli fino ad arrivare a renderlo cilindrico e del diametro voluto.</p>
<p>L&#8217;anima in seguito viene posizionata all&#8217;interno del violino una volta che lo stesso è stato chiuso, facendola passare con un apposito strumento tra una delle due fessure chiamate effe (per la loro forma che ricorda esattamente la lettera dell&#8217;alfabeto; in origine erano fessure ricurve a forma di &#8220;C&#8221;).<br />
Anche l&#8217;orientamento gioca un ruolo fondamentale, i<strong>nfatti la venatura dell&#8217;anima deve rigorosamente essere perpendicolare all&#8217;asse longitudinale del violino</strong>. Non è incollata, è semplicemente appoggiata, e tirando le corde viene intrappolata tra le due parti del violino, la tavola ed il fondo, mettendole in comunione, dandogli la possibilità d&#8217;interagire insieme assicurando il sincronismo dei due movimenti.</p>
<p>L&#8217;anima da il carattere al violino, la sua posizione ne determinerà la personalità, con essa il violino prende vita, ed è incredibile pensare che un oggetto così piccolo possa essere talmente importante e fondamentale. La sua posizione approssimativa è (guardando lo strumento da davanti) appena sotto al piede destro del ponticello, e da qui, la possibilità di modificare la voce dello strumento.<br />
Anche se le dimensioni dell&#8217;anima sono piccole, le variazioni timbriche che quest&#8217;ultima può dare al violino sono innumerevoli, già se la stessa fosse solo troppo lunga o troppo corta, e di conseguenza incastrata tra le tavole o appena appoggiata, renderebbe il suono più duro nel primo caso e più morbido nel secondo.</p>
<p>Altre modifiche sono rivolte invece alla posizione, dall&#8217;avvicinarla o allontanarla dal ponticello o dal centro dello strumento.</p>
<p>L&#8217;etimologia della parola anima è soffio, vento, e spesso è associata al respiro, in effetti è questa a mio avviso la vera spiegazione di che cos&#8217;è, per gli esseri viventi e non, e per assaporarne la forza, basta passare l&#8217;archetto sulla corda e sentire quel soffio che si trasforma in armonia, ed <strong>è ancora più bello lasciare vibrare la propria anima con quella del violino per permetterle di risuonare all&#8217;unisono nel vento.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-36 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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