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		<title>The Nice Guys: una “Pregiata” Opinione</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/10/18/the-nice-guys-una-pregiata-opinione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 14:00:03 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Alla sua terza regia, <strong>Shane Black torna alla “sua creatura”</strong>, quella che lui stesso ha contribuito a plasmare e rivoluzionare a partire dalla fine degli anni 80: il <em>buddy movie</em>.<br />
Per chi non lo sa, mi riferisco a quel sottogenere di film dove i protagonisti sono due individui, molto diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro, che si trovano, spesso loro malgrado, a collaborare per aiutare altre persone o come accade più frequentemente, risolvere indagini di vario tipo.</p>
<p><strong>Tutto raccontato mischiando una buona dose di azione ad una dose più massiccia di commedi</strong>a.</p>
<p>Difatti, uno degli esempi meglio riusciti di <em>buddy movie</em> è <em>Arma Letale</em> (1987), diretto da Richard Donner e scritto, guarda caso, proprio da Shane Black, con Mel Gibson e Danny Glover a formare una delle più memorabili coppie di poliziotti mai apparse sul grande schermo.<br />
Il film è diventato un cult e il Sig. Black, nel giro di pochi anni, ha anche firmato il seguito (<em>Arma Letale 2</em> nel 1989, sempre Donner alla regia) e altre due pellicole dai toni molto simili: <em>L&#8217;Ultimo Boy Scout</em> (1991), con regista il compianto Tony Scott e davanti alla macchina da presa l&#8217;improbabile coppia Bruce Willis/Damon Wayans, e <em>Last Action Hero – L&#8217;ultimo grande eroe</em> (1993) di John McTiernan, con Arnold Schwarzenegger che si ritrova tra i piedi un dodicenne patito di film d&#8217;azione.<br />
Nel 2005 arriva, finalmente, il debutto alla regia con <em>Kiss Kiss Bang Bang</em> e stavolta la coppia male assortita è formata da Val Kilmer e Robert Downey Jr.: anche questo si rivelerà un piccolo cult.<br />
Con un curriculum del genere, a Black manca solo la grande occasione in una produzione ad alto budget e sarà grazie alla Marvel che nel 2013 si ritroverà al timone di <em>Iron Man 3</em>, anche in veste di co-sceneggiatore.<br />
Nonostante l&#8217;incasso globale del film (circa 1,2 miliardi di dollari) dica il contrario, il risultato finale non è dei migliori, per colpa di scelte discutibili e forzature di trama (non solo per demerito del regista, aggiungo io&#8230; la Marvel ci ha messo lo zampino&#8230;).<br />
Come detto, con <em>The Nice Guys</em>, Shane Black ritorna al passato, o, più precisamente, ritorna a fare quello che gli viene meglio. E si vede.<br />
La storia si svolge nella Los Angeles degli anni 70 e i due protagonisti, interpretati da Russel Crowe e Ryan Gosling, sono chiamati ad indagare su un omicidio negli ambienti dell&#8217;industria del porno, tra gag esilaranti, situazioni imbarazzanti, strani personaggi e risvolti inaspettati.<br />
Si ride parecchio in questo film, infatti alla fine il lato comico risulta quello più rilevante, senza comunque mai sconfinare nel demenziale; tutto grazie non solo alla già citata bravura del regista/autore nel creare scene e dialoghi adatti ai personaggi della storia, ma anche alla grande alchimia tra gli attori.</p>
<p>Un aspetto tutt&#8217;altro che scontato, trovare due persone capaci di azzeccare i tempi giusti tra una battuta e l&#8217;altra e brave ad entrare in sintonia tra loro anche senza aver mai lavorato insieme prima d&#8217;ora.</p>
<p>Considerate che se mancasse tutto questo, i primi ad accorgersene sarebbero proprio gli spettatori ed il film perderebbe di significato, diventando scontato.<br />
Tutta la vicenda gira intorno alla strana coppia: Crowe interpreta Jackson Healy, uno di quelli che chiami quando hai un problema e che risolve le cose a cazzotti, mentre Gosling è Holland March, investigatore privato alcolista e depresso.<br />
Si ritroveranno a collaborare, ma all&#8217;inizio nessuno dei due sarà così contento di avere tra i piedi l&#8217;altro, perché da una parte Healy utilizzerà fin troppo le maniere forti, mentre dall&#8217;altra March, per raggiungere un obiettivo farà sempre le scelte peggiori. Risultando il vero mattatore del film.</p>
<p>Quando però parlo di alchimia tra attori, non bisogna dimenticare il “terzo incomodo”, ovvero la figlia tredicenne di March, Holly, che andrà sempre a cacciarsi nei guai, ma con la sua genialità sarà di grande aiuto al padre ed al suo socio.</p>
<p>Comunque va ricordato: non è solo una commedia.</p>
<p>Come già in passato, il regista dimostra di destreggiarsi molto bene con l&#8217;azione, non va a creare confusione nelle scene più concitate e mantiene sempre il ritmo giusto nel momento giusto.</p>
<p>Gli attori, neanche a dirlo, ormai hanno un&#8217;esperienza tale da poter affrontare qualsiasi situazione, dimostrando di trovarsi a loro agio tra scazzottate, sparatorie e fughe rocambolesche.<br />
Nel complesso funziona tutto alla grande, la trama, anche senza essere la più originale del mondo, è comunque brillante, non contiene punti morti e riserva anche qualche sorpresa; inoltre il periodo storico aggiunge qualcosa al film, grazie alle atmosfere e alle musiche seventies, che trovo molto adatte per un <em>buddy movie</em>.<br />
Sicuramente consiglio <em>The Nice Guys</em> a tutti gli amanti dei precedenti film del regista (come il sottoscritto), agli appassionati di film action “vecchio stampo” (sempre come me&#8230; sono vecchio&#8230;), ma anche a tutti quelli che cercano una commedia un po&#8217; diversa dalle altre.<br />
Un messaggio per il Sig. Black: come può vedere, nel panorama cinematografico attuale, non ci sono più degli autori capaci di creare storie d&#8217;azione o ricche di suspense, raccontate con il giusto livello di ironia. Magari riprendendo un po&#8217; di quanto imparato negli anni 80 o 90 da uno dei suoi film.</p>
<p>Quindi, per favore, non abbandoni mai il “suo” genere; appena avrà una bella idea per una nuova storia con nuovi o vecchi interpreti, faccia di tutto per portarla al cinema.</p>
<p>So che non deluderà le aspettative.</p>
<p>Ah, dimenticavo: siccome, almeno fisicamente, i due Guys ricordano molto i nostri Bud Spencer e Terence Hill, lo raccomando anche ai nostalgici dei loro film (e si, rientro anche in questa categoria&#8230; che c&#8217;è?).</p>
<p><em> </em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>La libertà del silenzio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Carretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2017 08:09:52 +0000</pubDate>
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<p><em>(…)Non dare ai tuoi pensieri la lingua, nè il suo compimento ad alcun pensiero fuori di proporzione: cerca di essere semplice e cordiale con tutti, ma non fino al punto d’esser volgare. (…) Concedi a ognuno il tuo orecchio, ma a pochi la tua voce. Accetta l’opinione di tutti, ma fa’ un uso parsimonioso del tuo giudizio.(…) </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Amleto (atto I, scena III)</em></p>
<p><em> </em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-1 hover-type-none"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1500" height="843" title="silenzio_2" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/silenzio_2.jpg" alt class="img-responsive wp-image-2698" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/silenzio_2-200x112.jpg 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/silenzio_2-400x225.jpg 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/silenzio_2-600x337.jpg 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/silenzio_2-800x450.jpg 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/silenzio_2-1200x674.jpg 1200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/silenzio_2.jpg 1500w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 1200px" /></span></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-3"><p>Storicamente, mai come oggi, il concetto stesso di libertà d’espressione è stato di portata tanto ampia. La nostra società stessa si vanta d’essere una società libera e migliaia volte questa parola tanto bella e tanto terribile “LIBERTÀ” ci viene costantemente rivomitata addosso da tutte le direzioni.<br />
Mi sorge però un dubbio: si può essere <em>schiavi</em> della libertà che tanto ci ossessiona?<br />
E poi ancora mi chiedo: esiste un limite oltre il quale non sia <em>giusto</em> andare? Giusto, badate bene! Non <em>possibile</em>.<br />
Esistono delle invisibili “colonne d’Ercole” oltre le quali la nostra libertà o il nostro impulso, per quanto <em>giusto</em> o nobile non diventi (auto)distruttivo?</p>
<p>Scrivo queste righe d’impulso, sull’onda dell’emozione, ma esse sono frutto di una profonda e lunga meditazione che ha radici ben più profonde dei fatti di cronaca che oggi smuovono le acque virtuali di internet. Sono convinto che tra un mese, sei mesi, un anno potrò prendere questo stesso articolo e rileggerlo e trovarlo attuale tanto quanto oggi, quando sarà piombato un nuovo macigno a far rimescolare lo stagno in cui noi tutti navighiamo.<br />
Libertà di pensiero. Libertà di parola. Libertà di espressione. Libertà d’informazione.<br />
Parole chiave dei nostri giorni dove la protagonista è, inutile dirlo, sempre lei: la Libertà. Abbiamo consacrato il concetto stesso di libertà come non plus ultra della civiltà e ci siamo erroneamente convinti di averlo raggiunto per il semplice fatto che ognuno di noi può, in qualsiasi istante, dire ciò che pensa al mondo intero. Fantastico. Incredibile. Quasi magico.<br />
Ma… <em>necessario</em>?<br />
Tutti possiamo parlare di tutto a tutti, ma è veramente necessario che tutto il mondo sappia che i gattini mi fanno ridere?<br />
Ci vantiamo di avere la più grande libertà d’espressione di tutti i tempi e poi dobbiamo sperperarla su Ogni. Singola. Cosa.<br />
Crediamo che semplicemente pre(o post)mettendo la frase “ma questa è solo una mia opinione” veramente sia <em>giusto</em> mettere bocca su qualsiasi argomento ed ergersi a giudice, giuria e boia di qualsiasi evento, grande o piccolo.</p>
<p>Non ci rendiamo conto che noi stessi facciamo da grancassa a quelle stesse cose che disprezziamo non facendo altro che parlarne? Gli antichi romani avevano un’usanza che mi ha sempre affascinato: la <em>dannatio memoriœ</em>. Una pena, riservata solo ai più grandi nemici di Roma o del Senato che consisteva nella dimenticanza totale del condannato. Chi commetteva gravi colpe veniva così letteralmente cancellato dalla storia perché di esso andasse perso persino il nome.<br />
Oggi più qualcosa ci indigna e ci infuria, più costruiamo monumenti e mausolei mediatici di ciò contro cui tanto violentemente ci battiamo e così facendo altri inzieranno a parlarne per suscitare nuovamente la nostra reazione e così via finché la vacca grassa della libertà di parola non verrà munta sino a stillarne l’ultima goccia di sangue.</p>
<p>Siamo così ossessionati dalla libertà di parlare che abbiamo dimenticato di domandarci se a volte non sia <em>preferibile</em> il silenzio. Innalziamo a eroi coloro che non guardano in faccia a niente e a nessuno pur di dire ciò che la loro sacra libertà gli impone e ci siamo dimenticati quel vecchio concetto per cui (forse) la mia libertà finisce quando va a ledere quella di un altro essere umano. E non ditemi che le parole non feriscono: le parole possono ferire, possono persino uccidere.</p>
<p><em>“<strong>Le parole sono pistole cariche</strong>” (Brice Parain)</em></p>
<p><strong>Non esistono person</strong>e, quale che sia la veste in cui si pongono (critici, censori, satirici, politici, saggi, santi) <strong>che DEVONO per forza dire TUTTO quello che pensano.</strong><br />
La libertà di parola è qualcosa di meraviglioso ed immenso, ma continuando ad abusarne, nascondendoci col già citato “ma questo è solo il mio pensiero” non otterremo altro che di perderci in un’orgia di parole vuote al termine della quale la nostra tanto decantata libertà e le parole stesse avranno definitivamente perduto qualsiasi significato.</p>
<p>Amiamo tanto vantarci del nostro diritto a dire tutto quello che vogliamo, f<strong>orse è tempo che iniziamo a preoccuparci del nostro</strong> (come si dice nei polizieschi) diritto a rimanere in silenzio.</p>
<p>Abbiamo, tra le altre, la <strong><em>libertà del silenzio</em></strong>. Forse usandola più spesso, le parole che pronunceremo poi, ricominceranno ad avere un <em>vero</em> significato.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-5 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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