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	<title>film &#8211; WOWLAB | agenzia di comunicazione</title>
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		<title>The Last of Us: stalker, funghi e arcobaleni!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2023 16:24:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chi avrebbe mai immaginato, qualche decennio fa, che un "semplice" videogioco action/horror e survival, avrebbe potuto generare un tale strascico di discussioni e polemiche?   Fin da subito l'annuncio della trasposizione televisiva di "The Last of Us" ha fatto sognare i fan e ha suscitato un grande interesse nel mondo dell'intrattenimento. In]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span><strong>hi avrebbe mai immaginato, qualche decennio fa, che un &#8220;semplice&#8221; videogioco action/horror e survival, avrebbe potuto generare un tale strascico di discussioni e polemiche?</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-2"><p>Fin da subito l&#8217;annuncio della trasposizione televisiva di &#8220;The Last of Us&#8221; ha fatto sognare i fan e ha suscitato un grande interesse nel mondo dell&#8217;intrattenimento. In un&#8217;epoca in cui i formati comunicativi si ibridano sempre più, ampliando e allargando i confini di chi è il destinatario di una produzione, si vuole condividere e condividere una storia, una lore, con il pubblico più vasto possibile. &#8220;The Last of Us&#8221; è un esempio di questo fenomeno, dove una narrazione originariamente destinata ai videogiocatori si è diffusa attraverso la serie TV in streaming.</p>
<p>Il successo di questa dinamica è in parte attribuibile anche a trionfi commerciali come l&#8217;Universo Cinematografico Marvel, noto come MCU, che ha iniziato a dominare i cinema a partire dal 2008, per poi infiltrarsi nelle nostre case attraverso le serie TV in streaming, facilitando così questa tipologia d’ibridazione di media diversi. L&#8217;idea di amalgamare e far interagire diverse forme ludiche tra di loro non è certo un concetto nuovo, basta prendere in esempio l’universo di Star Wars, creato da George Lucas, oppure i numerosi manga che sono stati trasformati in anime e successivamente adattati in film in live action. Oppure il cult letterario di Lovecraft, il quale ha ispirato una varietà di prodotti influenzati dalla sua narrativa pressoché infinita. Questa tendenza si estende oltre, a volte inaugurando interi generi come nel vasto mondo fantasy ideato da Tolkien, che ha dato origine a tre film di successo e a una serie TV prodotta da Amazon, considerata tra le più costose della storia, nonché per l’appunto al genere “fantasy” come lo conosciamo oggi.</p>
<p><strong>Detto ciò, cos’è che rende &#8220;The Last of Us&#8221;, così straordinario? </strong>Forse perché nasce videogame poi portato sul piccolo schermo? Eppure, non è certo il primo videogame a essere stato portato sul piccolo-grande schermo o piccolo schermo, ci sono già stati vari tentativi di sconfinamento del media, basti pensare ad Halo (fortunata serie sparatutto emblema di Microsoft per quanto riguarda il gaming) che però non hanno avuto tutta questa fortuna… nonostante vanti tantissimi romanzi derivanti e più di una serie tv all’attivo.</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-3"><p style="text-align: justify;">Possiamo quindi affermare che, a differenza di altri casi, l’interesse per questo peculiare titolo stia proprio nella complessità  nonché maturità dei temi illustrati al suo interno, che come un “pugno nello stomaco” sono esposti al pubblico, grazie anche a uno stile crudo e violento di cui è permeata la narrativa.<br />
Questa particolare caratteristica ha suscitato molte polemiche in vari paesi in cui il gioco è stato rilasciato nel corso del tempo. Da quel momento in poi, il titolo ha attirato a sé non solo dibattiti accesi, ma anche episodi estremamente gravi, che sfidano in alcuni casi ogni logica di comprensione. Tra questi deprecabili episodi, spiccano le spiacevoli e gravi aggressioni verbali (e non) contro la doppiatrice Laura Bailey e l&#8217;attrice Jocelyn Mettler, la quale presta il suo volto per il motion-capture del personaggio di Abby. Queste professioniste hanno subito ingiustificate reazioni di odio e minacce online da parte di alcuni membri della fanbase del gioco, esaltati che probabilmente confondono realtà e finzione, generando una sorta di linciaggio mediatico e persecutorio, così pesante e persistente che continua tutt’ora. Questo fenomeno inquietante solleva interrogativi importanti sulla complessa relazione tra i fan e l&#8217;industria video-ludica.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il lancio della serie televisiva le diatribe non hanno fatto altro che intensificarsi, in gran parte dovuto al fatto che una serie TV attira sicuramente un pubblico più ampio rispetto a quello dei videogiochi. Il titolo ideato da Neil Druckmann ha suscitato non poche polemiche e discussioni incentrate sulle sue (presunte) tematiche a sostegno delle teorie LGBT+, in cui rientra la gaffe radiofonica del giornalista Rai Paolo Mieli, che non ha chiaramente basi di cultura video ludica sull’universo narrativo targato Naughty Dog, tanto più che confonde addirittura il titolo del gioco con la casa di produzione.<br />
Per alcune persone la serie è stata vista come un manifesto, uno spot “elettorale” a favore della teoria gender e di chi vuole portare alla luce queste tematiche sensibili, concentrandosi, come per altri casi, più sulle caratteristiche dei personaggi che sulla trama in sé o sulla “morale” che essa vuole far trapelare.<br />
Senza voler addentraci nel tema in se, dove ciascuno riteniamo debba avere la propria personale sensibilità e il suo punto di vista, crediamo che sia la serie video-ludica che la serie televisiva semplicemente non trattino l’argomento in sé. Capiamoci alcuni personaggi principali e secondari hanno chiaramente (<em>e legittimamente vorremmo dire ndr.</em>) un certo tipo di orientamento sessuale, ma la trama non verte su quello è una tematica solo di sfondo e ne è riprova il fatto che, con un po&#8217; di fantasia, immaginando di cambiare l’orientamento sessuale dei personaggi a 100% etero (con ovvie modifiche al sesso del partner corrisposto) la trama principale in sé funzioni in egual misura e abbia gli stessi crismi e peculiarità: provare per credere.<br />
The Last of Us tocca spesso, a volte senza affrontarle nel concreto, tematiche complesse e profonde: questioni sociali e traumi psicologici, dalla paura del diverso alla depravazione, dallo stupro a perfino il cannibalismo.<br />
Lo stesso titolo l’abbiamo “letto”, tradotto e interpretato per quello che forse è il concetto chiave che pervade la serie volendo imprimere un focus per stimolare una riflessione ovvero l’essenza dell’essere umani: “Gli ultimi di noi”: inteso gli ultimi essere umani a essere rimasti umani, nella propria umanità. Perché la storia è ambientata in un mondo post apocalittico in cui una vera e propria pandemia globale ha spazzato via la civiltà umana riducendo l’umanità sull’orlo dell’estinzione con pochissimi umani sopravvissuti e ridotti a uno stato degradato costellato di comunità superstiti allo stato quasi tribale, spesso violenti, con vari gruppi che si scontrano per prendere il potere o per le risorse. Tutto questo caos apocalittico a differenza di altri contesti in tema zombie è scaturito dall’infezione causa dal Cordyceps, organismo parassitario fungino realmente esistente in natura, che tende a prendere il controllo delle proprie vittime letteralmente “zombificandole”.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-1 hover-type-none"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="732" height="549" title="Cordyceps_TLU_serie_TV" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/05/Cordyceps.webp" alt class="img-responsive wp-image-2143"/></span></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-4"><p style="text-align: justify;">Prima di &#8220;The Last of Us&#8221;, pochi conoscevano l&#8217;esistenza del fungo Cordyceps, un organismo affascinante e spaventoso che, nella realtà, attacca solo alcune specie di formiche. L&#8217;idea di ispirarsi a un organismo reale aggiunge un tocco di autenticità e originalità alla narrazione. Neil Druckmann, il creatore del gioco e della serie Tv, ha reinterpretato a suo modo e umanizzato il concetto stesso di zombie, come dimostrato dagli infetti chiamati &#8220;stalkers&#8221;: questi infetti, al loro stadio, lottano tra la coscienza umana rimanente e il controllo sempre più opprimente e doloroso del parassita, in alcuni casi quasi cercando di trattenersi dall’attaccare gli umani o per lo meno indugiando. Questo denota un approccio molto profondo a quello che fin a prima è stato un modo molto “pop corn” e caciarone di concepire la figura dello zombie.<br />
Proprio per questo crediamo che The last of Us sia un medium ludico di spessore e non bisogna certo fermarsi agli aspetti polemici che involontariamente (o meno ndr.) ha scatenato.<br />
<strong>Sarebbe auspicabile concentrarsi sulla bellezza artistica e poetica che trasmette il brand senza ogni volta vincolarsi a (anche legittimi) pensieri e visioni personali, perché perdersi questa serie, sia che si parli di videogame o di videogioco è prima di tutto perdersi un opera espressiva ricca di emozioni e sfumature.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, l&#8217;evoluzione di &#8220;The Last of Us&#8221; dall&#8217;universo del videogioco alla serie TV ci offre una prospettiva affascinante su come la narrativa possa attraversare diversi medium e coinvolgere un pubblico sempre più vasto. Questo fenomeno ibrido segna un nuovo capitolo nell&#8217;interazione tra giochi, serie TV e cinema, aprendo la strada a ulteriori esplorazioni. Naturalmente se ci si apre a un pubblico più vasto critiche polemiche e fraintendimenti vanno tenuti in conto, ma è un fattore</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>The Babadook: l’horror che ti costringe a guardare in faccia i tuoi mostri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Carretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 17:00:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C'è chi lo chiama film horror, chi lo definisce dramma familiare mascherato da incubo gotico. La verità è che The Babadook (2014), opera prima di Jennifer Kent, è entrambe le cose. Un film che non solo spaventa, ma che ti si incolla addosso come un’ombra difficile da scrollarsi via. Non il solito jumpscare]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-4 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-5"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span>&#8216;è chi lo chiama <em data-start="288" data-end="301">film horror</em>, chi lo definisce <em data-start="320" data-end="366">dramma familiare mascherato da incubo gotico</em>. La verità è che <strong data-start="384" data-end="400">The Babadook</strong> (2014), opera prima di Jennifer Kent, è entrambe le cose. Un film che non solo spaventa, ma che ti si incolla addosso come un’ombra difficile da scrollarsi via. Non il solito jumpscare usa e getta, ma un viaggio viscerale dentro le crepe dell’animo umano.</p>
<h3 data-start="660" data-end="718">Una madre, un figlio e un mostro (forse immaginario)</h3>
<p data-start="719" data-end="1144">Al centro della storia troviamo <strong data-start="751" data-end="775">Amelia (Essie Davis)</strong>, madre vedova che cerca di crescere il figlio Samuel (Noah Wiseman) dopo la tragica morte del marito, avvenuta proprio il giorno della nascita del bambino. Samuel non è un figlio facile: urla, crisi isteriche, ossessioni. Amelia, logorata dalla solitudine e da un lavoro alienante in una clinica, lotta quotidianamente per tenere insieme i pezzi della sua esistenza.</p>
<p data-start="1146" data-end="1505">Ed è in questo scenario che compare <em data-start="1182" data-end="1187">lui</em>: il <strong data-start="1192" data-end="1204">Babadook</strong>, un inquietante “babau” con cilindro e mani ad artiglio, introdotto da un misterioso <strong data-start="1290" data-end="1318">libro pop-up per bambini</strong> che sembra scriversi da solo, pagina dopo pagina, predicendo orrori sempre più personali. Un’estetica che mescola il tratto cartoonesco dei libri illustrati al terrore più disturbante.</p>
<h3 data-start="1507" data-end="1555">Horror psicologico e metafora esistenziale</h3>
<p data-start="1556" data-end="1859">Quello che rende il film unico è la sua capacità di mescolare <strong data-start="1618" data-end="1652">horror e allegoria psicologica</strong>. Il Babadook non è solo un mostro che bussa alla porta: è la materializzazione del dolore, della depressione e della rabbia repressa. È ciò che non vogliamo affrontare, ma che prima o poi torna a bussare.</p>
<p data-start="1861" data-end="2145">La regia di Jennifer Kent evita i cliché dei soliti horror (streghe, demoni e mockumentary telefonati) e costruisce un’opera lenta, ossessiva, <strong data-start="2004" data-end="2043">un’infezione che cresce sotto pelle</strong>. Non ti fa saltare sulla sedia subito: si insinua, si accumula, ti logora. Ed è lì che fa più male.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 1" src="https://www.youtube.com/embed/uvv5IFRJ-oE?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-6"><h3 data-start="2147" data-end="2180">Interpretazioni da applausi</h3>
<p data-start="2181" data-end="2508">La prova di <strong data-start="2193" data-end="2208">Essie Davis</strong> è semplicemente monumentale: Amelia è fragile, disturbata, esausta, ma incredibilmente viva. Ogni smorfia, ogni scatto di follia diventa credibile e devastante. Anche il piccolo <strong data-start="2387" data-end="2403">Noah Wiseman</strong> sorprende, urlante e disturbante quanto basta da rendere Samuel il perfetto catalizzatore del disagio.</p>
<h3 data-start="2510" data-end="2564">Il vero significato del Babadook (spoiler alert)</h3>
<p data-start="2565" data-end="2883">E qui arriviamo al cuore del film. <strong data-start="2600" data-end="2623">Il Babadook esiste?</strong><br data-start="2623" data-end="2626" />La risposta è: sì e no. È un mostro tangibile che Amelia combatte, ma anche una <strong data-start="2706" data-end="2734">metafora del lato oscuro</strong> che ognuno porta dentro di sé. Non si può distruggere, non si può bruciare, non si può negare: ogni volta che cerchiamo di farlo, torna più forte.</p>
<p data-start="2885" data-end="3160">Il finale lo dice chiaramente: non bisogna eliminare il Babadook, ma <strong data-start="2954" data-end="2979">imparare a conviverci</strong>. Tenerlo in cantina, dargli da mangiare, accettarlo come parte di noi. È una lezione esistenziale travestita da horror: <strong data-start="3100" data-end="3157">non si può vivere senza fare pace con i propri demoni</strong>.</p>
<h3 data-start="3162" data-end="3187">Perché vederlo oggi</h3>
<p data-start="3188" data-end="3475">Uscito al Sundance 2014 e arrivato in Italia solo nel 2017 (oggi disponibile su Prime Video, CHILI e Apple TV), <em data-start="3300" data-end="3314">The Babadook</em> è diventato un <strong data-start="3330" data-end="3346">cult moderno</strong>. Un film che ridefinisce l’horror non come intrattenimento “spaventino”, ma come <strong data-start="3428" data-end="3472">specchio delle nostre paure più profonde</strong>.</p>
<p data-start="3477" data-end="3759">Se amate il cinema che va oltre il genere, se cercate un’opera capace di inquietare e far riflettere, questo film è un must. Non è solo una storia di un mostro nell’armadio: è un saggio visivo sul dolore, sulla perdita e sull’inevitabile convivenza con ciò che ci spaventa di più.</p>
<p data-start="3761" data-end="3849">In poche parole: <strong data-start="3778" data-end="3847">se lo vedi, non puoi più liberartene. Il Babadook resterà con te.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-5 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Neverlake: il mistero etrusco nell’horror di Riccardo Paoletti</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2020/02/12/neverlake-il-mistero-etrusco-nellhorror-di-riccardo-paoletti/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 09:30:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci sono film che non puntano solo a spaventare, ma a far riflettere, scavando nei simboli e nei miti di un passato dimenticato. Neverlake, esordio nel lungometraggio di Riccardo Paoletti e prodotto da Rai Cinema, è uno di questi: un horror che mescola ghost story, atmosfere gotiche e suggestioni archeologiche legate agli antichi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-6 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-7 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-7"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span>i sono film che non puntano solo a spaventare, ma a far riflettere, scavando nei simboli e nei miti di un passato dimenticato. <strong data-start="494" data-end="507">Neverlake</strong>, esordio nel lungometraggio di Riccardo Paoletti e prodotto da <strong data-start="571" data-end="585">Rai Cinema</strong>, è uno di questi: un horror che mescola ghost story, atmosfere gotiche e suggestioni archeologiche legate agli antichi Etruschi. Un’opera che, pur con i suoi limiti, rappresenta un raro tentativo italiano di competere con il cinema di genere internazionale.</p>
<h3 data-start="847" data-end="894">Una storia sospesa tra passato e presente</h3>
<p data-start="896" data-end="1353">La protagonista è <strong data-start="914" data-end="923">Jenny</strong>, una sedicenne cresciuta a New York con la nonna, che torna in Italia dopo anni per ricongiungersi con il padre (David Brandon), un tempo chirurgo di fama e ora ritiratosi nelle campagne di Arezzo. L’uomo si dedica all’archeologia e in particolare allo studio degli Etruschi, popolazione avvolta da un alone di mistero. Jenny si trova a vivere in un casale isolato, circondato dal silenzio e da un’aria di segreti mai rivelati.</p>
<p data-start="1355" data-end="1874">La sua solitudine viene scalfita solo dall’incontro con alcuni ragazzi di un orfanotrofio vicino al <strong data-start="1455" data-end="1475">Lago degli Idoli</strong>, un sito archeologico realmente esistente, legato a sacrifici umani e riti misterici. È proprio sulle rive del lago che la ragazza incontra tre fantasmi di bambini etruschi. Gli spiriti le chiedono di recuperare alcune antiche statuette e gettarle nelle acque del lago. Ma le statuette sono custodite dal padre e insieme a loro si cela un segreto oscuro, che cambierà per sempre la vita di Jenny.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 2" src="https://www.youtube.com/embed/UvreS6U2W_I?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-8"><p data-start="1876" data-end="1906"><strong>L’atmosfera di Neverlake<br />
</strong><br />
Fin dai primi minuti, <strong data-start="1930" data-end="1943">Neverlake</strong> mostra un’ambientazione cupa e inquietante: la campagna toscana, solitamente associata alla bellezza e alla luce, qui si trasforma in un paesaggio gotico, impregnato di malinconia e mistero. <strong>Paoletti lavora con una fotografia elegante</strong>, che alterna i toni freddi e spettrali a quelli più caldi, legati al passato e alla memoria. Il lago diventa simbolo e specchio: superficie calma, ma con un fondo oscuro che nasconde verità inconfessabili.</p>
<p data-start="2388" data-end="2690">Nonostante il budget limitato, il film sa evocare suggestioni potenti. Si respira un’atmosfera che ricorda <strong data-start="2495" data-end="2509">Saint Ange</strong> di Pascal Laugier o il più celebre <strong data-start="2545" data-end="2562">The Orphanage</strong> di Bayona. Echi anche del primo Dario Argento, soprattutto nella costruzione dei misteri familiari e nell’uso della suspense.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-2 hover-type-none"><img decoding="async" width="850" height="443" title="Lago degli Idoli" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli.png" alt class="img-responsive wp-image-2731" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli-200x104.png 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli-400x208.png 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli-600x313.png 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli-800x417.png 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli.png 850w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 850px" /></span></div></div><div class="fusion-text fusion-text-9"><p>Il vero aspetto del lago degli Idoli sito nei pressi del Monte Falterona</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-10"><h3 data-start="2692" data-end="2721">Il significato del film</h3>
<p data-start="2723" data-end="2997">Al di là degli elementi horror, <strong data-start="2755" data-end="2768">Neverlake</strong> è un racconto di formazione e di perdita dell’innocenza. Jenny si trova non solo a fronteggiare presenze soprannaturali, ma soprattutto il peso di un’eredità familiare segnata dal dolore, dal tradimento e da colpe mai espiate.<br />
Il film suggerisce che i fantasmi non sono soltanto presenze spaventose, ma metafore di ferite interiori. Gli spiriti dei bambini etruschi, così come i segreti del padre, rappresentano ciò che viene rimosso e che ritorna, reclamando attenzione. La domanda centrale è: <strong data-start="3267" data-end="3335">quanto possiamo davvero seppellire il passato senza affrontarlo?</strong></p>
<p data-start="3339" data-end="3600">La risposta è racchiusa nel finale, che mescola rivelazioni dolorose e simbolismi archetipici. Non si tratta solo di un horror, ma di una riflessione sul rapporto con la memoria, con la colpa e con la necessità di accettare la verità, per quanto sconvolgente.</p>
<h3 data-start="3602" data-end="3636">Il cast e le interpretazioni</h3>
<p data-start="3638" data-end="4044">Il cuore del film è la giovane <strong data-start="3669" data-end="3686">Daisy Keeping</strong>, che interpreta Jenny con sensibilità e intensità. Lontana dagli stereotipi della “scream queen” del cinema horror, la sua performance restituisce fragilità, curiosità e forza interiore. Accanto a lei troviamo <strong data-start="3897" data-end="3914">David Brandon</strong>, volto noto agli appassionati di cinema di genere (indimenticabile in <em data-start="3985" data-end="3994">Deliria</em>), qui nel ruolo ambiguo e tormentato del padre.<br />
Il resto del cast, pur non sempre all’altezza, contribuisce a costruire un universo credibile e disturbante.</p>
<h3 data-start="4158" data-end="4192">Pregi e difetti di Neverlake</h3>
<p data-start="4194" data-end="4485">Non è un film perfetto. Alcune scelte narrative risultano prevedibili per gli spettatori più esperti di horror, e ci sono dettagli poco convincenti (come l’uso improprio della polizia municipale al posto dei Carabinieri). Anche il doppiaggio non sempre regge l’impatto emotivo delle scene.<br />
Eppure <strong data-start="4494" data-end="4507">Neverlake</strong> rimane un’opera significativa: un horror italiano che osa confrontarsi con tematiche profonde, girato in inglese per puntare a un pubblico internazionale. Un progetto che dimostra come, anche in Italia, sia possibile produrre cinema di genere con dignità e ambizione.</p>
<h3 data-start="4779" data-end="4796">Conclusioni</h3>
<p data-start="4798" data-end="5048"><strong data-start="4798" data-end="4811">Neverlake</strong> è un horror sospeso tra mito e realtà, che parla di fantasmi, di segreti familiari e del peso del passato. Non solo un film di paura, ma anche una riflessione sul buio che ciascuno di noi porta dentro e sulla necessità di affrontarlo. Per gli amanti delle ghost story e degli horror psicologici, è una visione consigliata. E per chi ama il mistero degli Etruschi, rappresenta un’esperienza affascinante, capace di trasformare un angolo di Toscana in un luogo di incubi e rivelazioni.<br />
<strong>Non sarà un capolavoro, ma Neverlake segna un passo importante per il cinema italiano di genere</strong>: cupo, misterioso e inquietante, è un film che lascia qualcosa dietro di sé.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-8 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Il dilemma del Remake</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 16:30:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da qualche anno, tra chi segue il cinema con un minimo di passione, si è diffusa una domanda tanto semplice quanto spinosa: “Ma perché continuano a fare remake di qualsiasi cosa?”   Di solito, la domanda ha un tono polemico, quasi rassegnato, e sottolinea la presunta carenza di creatività e originalità nei]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-9 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-10 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-11"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">D</span><strong>a qualche anno, tra chi segue il cinema con un minimo di passione, si è diffusa una domanda tanto semplice quanto spinosa: “Ma perché continuano a fare remake di qualsiasi cosa?”</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-12"><p style="text-align: justify;" data-start="252" data-end="716">Di solito, la domanda ha un tono polemico, quasi rassegnato, e sottolinea la presunta carenza di creatività e originalità nei film pensati per il grande pubblico. Ma la questione è davvero così semplice? La fantasia si è davvero esaurita? Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="718" data-end="1371">Qualche tempo fa, mentre scorrevo le solite notizie di cinema online, mi è capitato davanti il trailer del nuovo <em data-start="831" data-end="853">La Bella e la Bestia</em> in versione live action, previsto per l’anno successivo. E&#8230; non l’ho guardato. Semplicemente, non mi interessava. Passano un paio di giorni, torno sullo stesso sito e trovo il titolo: “Record assoluto per il nuovo live action Disney: il trailer ha totalizzato un numero <em data-start="1126" data-end="1139">esorbitante</em> di visualizzazioni nelle prime 24 ore!”. Quanto fosse esorbitante non lo ricordo, ma il concetto era chiaro: entusiasmo alle stelle. Io, invece, ero ancora lì a chiedermi “ma perché tutto questo clamore?”. Sarà colpa mia, pazienza.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1373" data-end="1585">Dopo un’altra manciata di giorni, un amico mi chiede: “Hai visto il trailer de <em data-start="1452" data-end="1474">La Bella e la Bestia</em>? Che ne pensi?”. A quel punto ho capito che non avrei avuto pace finché non l’avessi guardato. Così ho ceduto.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1587" data-end="1938">E dopo averlo visto? La prima parola che mi è venuta in mente è stata: “inutile”.<br data-start="1668" data-end="1671" />Sì, inutile. Inutile rifare uno dei capisaldi dell’animazione Disney se poi si mantiene pressoché identico all’originale. Inutile per lo spettatore, che può tranquillamente rivedersi il film del 1991. Utilissimo, invece, per la Disney. Ma su questo torniamo tra poco.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1940" data-end="2222">La questione del remake, o del reboot, sequel, prequel e via dicendo, va avanti da anni. E ogni volta che se ne parla, saltano fuori le solite lamentele: “Basta con questi rifacimenti!”, “Stanno rovinando i capolavori!”, “Non c’è più inventiva!”. E in parte, capisco il malcontento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2224" data-end="2591">Molti spettatori tendono a considerare certe opere “intoccabili”, soprattutto quando si parla di classici o cult generazionali. Altri, invece, leggono nella marea di rifacimenti la conferma che la creatività nel cinema mainstream stia progressivamente evaporando. Ma è davvero solo una questione di mancanza d’idee? Oppure, più semplicemente, una questione economica?</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-13"><p data-start="0" data-end="49"><strong>Spoiler: è quasi sempre una questione economica.<br />
</strong>Le grandi case di produzione ragionano come qualsiasi altra azienda: puntano al massimo guadagno col minimo rischio. E cosa può esserci di più sicuro che investire in un titolo già conosciuto, amato, e magari nostalgicamente legato all&#8217;infanzia di milioni di spettatori? Il rischio è basso, il pubblico c&#8217;è, l’incasso (quasi) garantito.<br />
Scandalizzarsi, ormai, serve a poco. È un meccanismo che si applica ovunque, non solo nel cinema. Eppure, questo non significa che dobbiamo arrenderci a una pioggia di remake scialbi e senz’anima.<br data-start="587" data-end="590" />Il problema, infatti, non è il remake in sé, ma <strong data-start="638" data-end="658">come viene fatto</strong>.<br />
Perché diciamolo: quando un rifacimento è fatto male, lo si nota eccome. Ed è questo il vero tallone d’Achille del sistema. In molti casi, si ha l&#8217;impressione che la nuova versione venga prodotta in fretta e furia, senza una vera idea registica, senza un’identità visiva, senza passione. Solo con l&#8217;obiettivo di sfruttare il nome. Il risultato? Film deboli, dimenticabili, a volte addirittura imbarazzanti.</p>
<p data-start="1071" data-end="1672"><strong>Qualche esempio?</strong><br data-start="1087" data-end="1090" /><em data-start="1090" data-end="1098">Psycho</em> (1998), copia carbone del capolavoro di Hitchcock, girata inquadratura per inquadratura, ma senza la minima tensione.<br data-start="1216" data-end="1219" />Oppure <em data-start="1226" data-end="1246">Planet of the Apes</em> (2001), che con tutto il rispetto per Tim Burton, è riuscito a confondere e annoiare.<br data-start="1332" data-end="1335" />E ancora <em data-start="1344" data-end="1353">The Fog</em> (2005), <em data-start="1362" data-end="1376">Il Prescelto</em> (2006), <em data-start="1385" data-end="1395">Invasion</em> (2007), fino al remake <em data-start="1419" data-end="1428">Ben-Hur</em> del 2016, forse l’esempio più lampante di quanto si possa sbagliare bersaglio.<br data-start="1507" data-end="1510" />Lì, più che un film, sembrava un autogol: rifare uno dei più grandi kolossal della storia del cinema, vincitore di 11 Oscar, senza nulla da dire di nuovo… perché?<strong> Ma attenzione: demonizzare <em data-start="1701" data-end="1708">tutti</em> i remake sarebbe ingiusto.</strong><br data-start="1735" data-end="1738" />Perché <strong data-start="1745" data-end="1781">esistono anche esempi eccellenti</strong>, capaci di prendere una storia già nota e trasformarla in qualcosa di nuovo, potente, magari anche superiore all’originale.<br />
Penso a <em data-start="1915" data-end="1941">L’uomo che sapeva troppo</em> (1956), rifatto dallo stesso Hitchcock in modo più maturo e sofisticato.<br data-start="2014" data-end="2017" />A <em data-start="2019" data-end="2028">La Cosa</em> di Carpenter (1982), che ha preso un B-movie degli anni ’50 e lo ha reso un capolavoro dell’horror paranoico.<br data-start="2138" data-end="2141" />A <em data-start="2143" data-end="2167">Dracula di Bram Stoker</em> (1992), elegante e visivamente sontuoso.<br data-start="2208" data-end="2211" />A <em data-start="2213" data-end="2228">Casino Royale</em> (2006), che ha rigenerato il mito di James Bond con un realismo crudo e moderno.<br data-start="2309" data-end="2312" />Oppure a film più recenti come <em data-start="2343" data-end="2354">Il Grinta</em> (2010) dei fratelli Coen, e <em data-start="2383" data-end="2399">21 Jump Street</em> (2012), che ha trasformato una vecchia serie in una commedia brillante e autoironica. Questi film non solo funzionano, ma dimostrano che un remake può essere anche un’opportunità: per rinnovare, riscoprire, reinterpretare.<br />
Anzi, c’è un ulteriore aspetto positivo emerso negli ultimi anni: la saturazione del mercato ha spinto le major a <strong data-start="2741" data-end="2791">cercare nuove idee anche dentro vecchie storie</strong>.<br data-start="2792" data-end="2795" />Per distinguersi, oggi bisogna fare uno sforzo in più: servono registi con visione, sceneggiatori capaci di reinventare i personaggi, produttori disposti ad osare (almeno un po’). Non sempre accade, ma quando succede… si vede.</p>
<p data-start="3025" data-end="3359">E così, anche dentro operazioni apparentemente commerciali, possiamo trovare qualità, cura, persino passione.<br data-start="3134" data-end="3137" />Certo, spesso si fa leva sull’effetto nostalgia — vedi <em data-start="3192" data-end="3208">Jurassic World</em> o <em data-start="3211" data-end="3237">Il Risveglio della Forza</em> — ma se la confezione è buona, se la regia ha ritmo, se la storia, pur semplice, sa emozionare… allora va benissimo così.</p>
<p data-start="3361" data-end="3744"><strong data-start="3361" data-end="3380">In conclusione?</strong><br data-start="3380" data-end="3383" />La domanda “remake sì o no?” non ha una risposta netta. Come sempre, dipende.<br data-start="3460" data-end="3463" />Dipende da chi lo scrive, da chi lo dirige, da che tipo di film si vuole realizzare. Ci vuole un’alchimia: un progetto pensato, costruito con un minimo di visione e rispetto per il materiale di partenza. Solo così si può ottenere qualcosa che abbia senso — vecchio e nuovo insieme.</p>
<p data-start="3746" data-end="3982">Noi spettatori? Possiamo solo fare il nostro dovere: <strong data-start="3799" data-end="3832">guardare prima, giudicare poi</strong>.<br data-start="3833" data-end="3836" />Esce un reboot della tua saga preferita? Guardalo. Se ti delude, criticalo pure con forza. Ma se invece ti sorprende… beh, magari lo ringrazierai.</p>
<p data-start="3984" data-end="4434">Perché sì, esistono i film d’autore, quelli difficili, coraggiosi, unici. Ma esiste anche l’intrattenimento ben fatto, capace di farci ridere, emozionare, riflettere.<br data-start="4150" data-end="4153" />E anche lì può nascondersi la “settima arte”.<br data-start="4198" data-end="4201" />Io stesso mi sbaglierei a giudicare <em data-start="4237" data-end="4259">La Bella e la Bestia</em> ancor prima di vederlo. Se vorrò davvero dire la mia, dovrò aspettare di avere davanti il film. Poi, se non mi piace, pazienza: l’originale non sparisce. Resta lì, intatto.</p>
<p data-start="4436" data-end="4728">In ogni caso, ricordiamoci una cosa: <strong data-start="4473" data-end="4514">il cinema è grande perché è per tutti</strong>.<br data-start="4515" data-end="4518" />E non ha senso mettersi su un piedistallo a dire “i film di supereroi non sono cinema”, o “quella roba è per menti semplici”. Che senso ha? Per sentirsi migliori? Per dire “io sono raffinato, voi siete pecore”?</p>
<p data-start="4730" data-end="4885">No, grazie.<br data-start="4741" data-end="4744" />Perché il bello del cinema è proprio questo: offre storie per tutti i gusti. E può parlare a tutti, in modi diversi. Basta volerlo ascoltare.</p>
<p data-start="4887" data-end="4909"><strong>Come disse Voltaire:</strong></p>
<blockquote data-start="4910" data-end="5077">
<p data-start="4912" data-end="5077"><strong>“L’originalità non è altro che un’abile imitazione.”</strong><br data-start="4964" data-end="4967" /><strong>E a volte, dietro un remake apparentemente inutile, si nasconde proprio quella scintilla. Sta a noi scoprirla.</strong></p>
</blockquote>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-11 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Bolle di Carta</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2018/12/15/bolle-di-carta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Dec 2018 17:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[Infinito fa rima con indefinito. Questa parola la possiamo usare per dare un'idea del numero di cui esse sono composte. Il loro destino è di finire in pasto al pubblico con regolare cadenza, stabilendo una forte fidelizzazione con lo spettatore, frutto di una struttura narrativa che non permette di saltare un appuntamento senza]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-5 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-12 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-13 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-14"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><em>nfinito fa rima con indefinito. Questa parola la possiamo usare per dare un&#8217;idea del numero di cui esse sono composte. Il loro destino è di finire in pasto al pubblico con regolare cadenza, stabilendo una forte fidelizzazione con lo spettatore, frutto di una struttura narrativa che non permette di saltare un appuntamento senza perdere parti dell&#8217;intreccio narrativo. Sono caratterizzate da un forte reticolo sentimentale tra i vari personaggi e sono ricche di risvolti drammatici.</em></p>
<p><em>Stiamo parlando delle famigerate <strong>soap opera</strong>&#8230; oppure no?</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-15"><p>Vorrei iniziare tranquillizzando quei lettori nella cui testa avrà iniziato a farsi strada il sospetto d&#8217;essere finiti sulla pagina sbagliata. Se voleste concedermi il beneficio del dubbio ancora per qualche riga, forse posso convincervi del contrario. Prima però&#8230;<br />
Il dizionario Italiano definisce la <strong>soap opera</strong> come segue: <em>&#8220;Lungo sceneggiato, trasmesso a puntate che racconta con accenti patetici le vicende di alcuni protagonisti fissi&#8221;.<br />
</em>L&#8217;etimologia del termine pare derivi dal tipo di prodotti pubblicizzati durante la messa in onda di queste funeste serie. Detersivi e saponi per quel pubblico femminile così lontano dal concetto di femminismo da consentire a un&#8217;intera industria di raggiungere traguardi da lobby.<br />
Altra possibile etimologia deriva dalla fascia oraria in cui erano trasmesse le <strong>soap</strong>, ovvero nel primo pomeriggio, mentre le casalinghe d&#8217;America erano solite lavare i piatti guardando la TV.<br />
Il cosiddetto <em>&#8220;soap time&#8221;</em> della messa in onda.<br />
Proviamo a dare un&#8217;occhiata a una trama tipo, che ne dite?</p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>James</em></strong><em> e suo fratello minore <strong>Lucas</strong> rimangono orfani dopo un incidente. Sono affidati alle cure di un istituto, dove <strong>James</strong> incontra <strong>Sophie</strong>. Diversi anni dopo, prende in mano le redini dell&#8217;istituto e lui e <strong>Sophie</strong> vivono un&#8217; intensa storia d&#8217;amore fino al momento in cui lei perisce in un incidente. Poco dopo <strong>James</strong> e <strong>Lucas</strong> ritrovano il padre, che non era morto, ma solo disperso. Anche <strong>Sophie</strong> ritorna perché neppure lei era morta, anche se dopo un&#8217;altro pacco di puntate, schiatta di nuovo, sacrificandosi per salvare <strong>James</strong>. Quest&#8217;ultimo capisce che una volta è &#8220;culo&#8221; ma che sperare che <strong>Sophie</strong> torni di nuovo sarebbe come vincere alla lotteria senza comprare il biglietto. Così si mette l&#8217;anima in pace e sposa un&#8217;altra donna, <strong>Jennifer</strong>. La nuova consorte rimane incinta, creando quell&#8217;insieme di circostanze sufficientemente inopportune a fare si che l&#8217;ennesimo ritorno di <strong>Sophie</strong> possa avere l&#8217;effetto di un cataclisma. <strong>James</strong> non può nemmeno riversare la sua rabbia su qualcuno, dato che ad essere defunta la seconda volta (almeno pare) non fù <strong>Sophie</strong>, ma la gemella malvagia, <strong>Framken</strong> che si era sostituita alla sorella per ragioni così oscure che nemmeno <strong>Stephenie</strong> <strong>Meyer</strong> saprebbe dargli un senso. <strong>Jennifer</strong> scompare con figlio e tutto. <strong>James</strong>, torna al suo vecchio amore, <strong>Sophie</strong> ma dopo qualche tempo la necessità di allearsi con un potente leader, sposta la bilancia morale di <strong>James</strong> da bravo ragazzo e figlio di buona donna, in cinque secondi netti. Tra fusioni, gente che muore più spesso di una ideale politico, malattie incurabili guarite miracolosamente, le cose procedono secondo una sequenza temporale non esattamente lineare. Infatti, anni dopo, fa la sua comparsa un personaggio improbabile, <strong>Nathan</strong>, che soltanto dopo un&#8217;altro trilione di puntate svela di essere il figlio di <strong>James</strong> e <strong>Jennifer</strong>. D&#8217;altro canto <strong>Nathan</strong> non ha colpe, essendo vittima di un piano ordito da <strong>Framken</strong> che indovinate un po&#8217;? Non solo non è morta, ma vi svelerà di non essere lei la vera cattiva&#8230;</em></p>
<p>Potremmo andare avanti all&#8217;infinito, parlando di gente che muore senza morire affatto, cambi inaspettati di bandiera, di ideale e in alcuni casi anche di sesso.<br />
Eppure, che ci crediate o no, quella testé riassunta non è la storia di una <strong>soap opera</strong> bensì di un personaggio <strong>Marvel</strong>; <strong>Scott Summers,</strong> altresì noto come <strong>Ciclope</strong>, membro, poi leader e di seguito inviso allo stesso gruppo di supereroi di cui ha fatto parte noto come <strong>X-Men</strong>.<br />
Constatare che i <strong>Fumetti</strong> di supereroi sono le s<strong>oap opera</strong> dei <em>&#8220;maschietti&#8221;</em> è una di quelle rivelazioni che ha sempre sostato in bilico sull&#8217;orlo più esterno del mio intelletto. Una constatazione che se la gioca alla pari con l&#8217;inutilità di <strong>Indiana Jones</strong> ne <strong>I predatori dell&#8217;Arca perduta</strong>. <em>(Se non sapete di cosa parlo guardate The Big Bang Theory, stagione 7, episodio 4, ma fate attenzione. Il vostro mondo potrebbe cambiare per sempre).</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 3" src="https://www.youtube.com/embed/sbifWzbhNHw?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-16"><p>Insomma una di quelle cose che hai sempre saputo, senza saperlo.<br />
Ringrazio <strong>Simone</strong> del <strong>WoT </strong>di Milano per la sagace osservazione che alla fine ha dato lo spunto per quest&#8217;articolo.<br />
Se avete ancora dei dubbi proviamo a fare qualche confronto.<br />
La <strong>soap opera</strong> è divisa in puntate trasmesse con cadenza regolare. Stessa cosa per i fumetti, con la differenza che non sono trasmessi ma distribuiti su un <strong>supporto cartaceo</strong>. Un tempo erano molto diffusi anche i <strong>fotoromanzi</strong>, mentre i <strong>supporti digitali</strong> e <strong>televisivi</strong> per i fumetti sono in aumento, sottolineando un singolare scambio di ruoli.<br />
Nelle <strong>soap </strong>un&#8217;unica storia è suddivisa in un numero indefinito di puntate, senza giungere a una conclusione. Da questo la definizione di <strong>serial aperto</strong><em>. </em>La <strong>telenovela</strong>, pur essendo simile, giunge invece a una fine ed è per questo definita <strong>serial chiuso</strong>. Nei fumetti super-eroistici è la stessa cosa.<br />
Le normali testate sono <strong>serial aperti</strong> <em>(Spiderman, Superman, Gli incredibili X-Men, ecc) </em>mentre gli speciali o le storie che seguono un arco narrativo, spesso ambientato in realtà alternative, sono <strong>serial chiusi</strong>.<br />
In passato la <strong>soap opera</strong> è sempre stata considerata un prodotto di bassa qualità. Stessa cosa per i fumetti di <strong>supereroi</strong>. Al pari delle <strong>soap</strong>, che erano comunque diffusissime e viste da milioni di persone, anche i fumetti di <strong>Superman</strong> e compagnia bella, erano etichettati come prodotto d&#8217;intrattenimento di scarsa rilevanza culturale.<br />
Entrambi hanno subito recessioni e interruzioni dovute al mutare delle preferenze del pubblico, alla crisi economica dei rispettivi settori o alla prematura dipartita di autori o attori.<br />
La <strong>soap </strong>nasce verso la fine degli anni &#8216;<strong>30</strong>. Nella sala parto accanto venivano alla luce <strong>Clark Kent, Bruce Wayne </strong>e<strong> Steve Rogers.</strong>I fan dei fumetti sanno citarti il motto delle <strong>Lanterne Verdi</strong>, dirti in che modo <strong>I fantastici Quattro</strong> hanno acquisito i loro poteri e la marca di sigari che fuma <strong>Wolverine</strong>. La mia mamma sa quante volte ha divorziato <strong>Ridge</strong>, se quest&#8217;anno è morta <strong>Ines</strong> o quante volte è stata pronunciata la parola <em>“incantesimo”</em> dall&#8217;inizio della serie a oggi.<br />
Secondo alcuni leggere fumetti di <strong>supereroi</strong> o guardare s<strong>oap opera</strong>, non arricchisce le nostre vite più di quanto possa aver fatto leggere quest&#8217;articolo.<br />
Quindi perché lo facciamo?<br />
Forse perché, che noi lo si ammetta o meno, entrambe rappresentano aspetti della vita alle quali segretamente aspiriamo. Alcuni di noi vorrebbero vivere una storia d&#8217;amore capace di vincere la morte, o trovare il coraggio di opporsi a un&#8217;ingiustizia. Vorremmo saperci risollevare dalla polvere dopo la più nefasta delle crisi o mostrarci al mondo senza vergogna per quello che siamo. Vorremmo essere belli e ricchi o soltanto forti e in grado di volare.<br />
Forse vorremmo essere tutti <strong>J.R.</strong>, <strong>Ridge</strong> oppure <strong>Peter Parker</strong> o <strong>Bruce Wayne</strong>, perché fin troppo spesso, desiderare ossessivamente di essere quello che non siamo è più facile che mettersi al lavoro per diventarlo.<br />
Difficile da stabilire.Mentre ci penso, mi prendo dieci minuti di pausa e leggo l&#8217;ultimo numero di <strong>Batman</strong> .</p>
<p>Una risposta mi verrà in mente di sicuro.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-14 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>La Principessa Fantastica</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/10/29/la-principessa-fantastica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2017 23:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[film]]></category>
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					<description><![CDATA[Hola, il mio nome è Inigo Montoya, tu hai ucciso mio padre. Preparati a morire.»" Una frase cult per un film cult di fine anni ottanta che personalmente ho amato alla follia come bambino e che anche da adulto non posso fare a meno di rivedere con una punta di nostalgia e incanto.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-6 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-15 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-16 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-17"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;"><em>H</em></span><em>ola, il mio nome è Inigo Montoya, tu hai ucciso mio padre. Preparati a morire.»&#8221; Una frase cult per un film cult di fine anni ottanta che personalmente ho amato alla follia come bambino e che anche da adulto non posso fare a meno di rivedere con una punta di nostalgia e incanto. Ma infondo: &#8220;«Scherma. Lotta. Tortura. Veleno. Vero amore. Odio. Vendetta. Giganti. [&#8230;] Inseguimenti. Fughe. Menzogne. Passione. Miracoli.»&#8221; Cos’altro può volere un bambino (o un adulto) di più?</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-18" style="--awb-content-alignment:center;"><h2 style="text-align: justify;">Stiamo parlando de “La Storia Fantastica” film del 1987</h2>
<p style="text-align: justify;">per la regia di Rob Reiner ed arricchito dalla meravigliosa colonna sonora del grande Mark Knopfler; come ho detto, uno dei miei film preferiti, ma essendo io anche un vorace lettore, quando ho scoperto che questo film era in realtà tratto da un libro non ho potuto fare a meno di mettermi in caccia! E qui mi sono arenato. Dico sul serio. Per anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La colpa? Delle traduzioni dei titoli dei film in italiano… ovviamente. Sì, perché “La storia fantastica” in realtà si intitola “The Princess Bride” ovvero “La Principessa Sposa”. Problema: era effettivamente stata pubblicata una prima edizione italiana del romanzo a cavallo dell’uscita del film, che titolava come il lungometraggio che però con gli anni era stata sostituita da una versione con il titolo originale. Questo comportò che quando io, candidamente, chiedevo in libreria: «”La storia Fantastica” di Goldman.» la risposta non era un «Non esiste.» che mi avrebbe senz’altro spinto a ricerche più accurate, bensì un: «È fuori catalogo.» che mi spinse, mio malgrado, ad abbandonare la ricerca. Questo almeno sino al giorno in cui non mi è passata letteralmente sotto il naso una copia del romanzo che ovviamente titolava “La Principessa Sposa”. Inutile dire che l’ho preso immediatamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, avendo finalmente a disposizione le due versioni conosciamoli meglio è tempo di<strong><em> &#8220;Crossmedia Lab&#8221;</em></strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro <strong>Pregiatissimo</strong>, direttamente dalla sezione cinema, ci presenta brevemente il <strong>film</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Direttamente dai favolosi anni 80, periodo in cui hanno visto la luce alcuni dei capolavori della storia del cinema, arriva fino a noi anche un piccolo grande film, divenuto cult: La Storia Fantastica (in originale The Princess Bride), tratto dal romanzo omonimo di William Goldman ed adattato da lui stesso per il grande schermo. Lavoro non facile il suo, comprimere il tutto in un&#8217;ora e mezza di pellicola, ma compiuto alla grande.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La trama è delle più classiche: i due innamorati, divisi dagli eventi e senza speranza, riescono a ritrovarsi per vivere la loro storia di “amore vero”, ma cattivi senza scrupoli, faranno di tutto per impedirlo. Tante cose riescono a distinguere quest&#8217;opera, anche solo l&#8217;inizio: il film comincia nella cameretta di un bambino, a casa malato, che riceve la visita del nonno (un certo Peter Falk&#8230;), intenzionato a fargli compagnia leggendogli un buon libro, dal titolo, guarda un po&#8217;, “La Storia Fantastica”. L&#8217;espediente “libro nel libro”, che qui diventa “film nel film”, si rivela ottimo, perché grazie ai commenti del bambino, lo spettatore riesce ad immedesimarsi ancora di più.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La parte del leone la fanno però alcuni personaggi veramente iconici e l&#8217;umorismo generale, brillante ed atipico.<br />
Westley, intepretato da Cary “Robin Hood un uomo in calzamaglia” Elwes è l&#8217;eroe di turno, tanto bravo con la spada, quanto in astuzia, si fa ricordare per l&#8217;ironia e la mimica esilarante. Bottondoro (una splendida Robin Wright al suo debutto in sala) incarna al meglio l&#8217;innamorata prima triste poi determinata a ricongiungersi con il suo Westley. Ottimi i cattivi di turno, il principe Humperdinck, superbo e subdolo e tutti i suoi tirapiedi, ma una menzione speciale va ai tre briganti. Il capo, l&#8217;italiano Vizzini, parla e urla parecchio, dispensando ordini a suoi, ma soprattutto mette in scena uno “scontro di cervelli” con Westley degno di nota. Lo spagnolo Inigo Montoya non è poi così cattivo, vuole solo sbarcare il lunario ed ha un solo scopo nella vita: la vendetta, contro chi ha ucciso suo padre. Con le sue frasi ad effetto, uno dei migliori personaggi della storia. Insieme a Fezzik, interpretato dal compianto wrestler Andrè the Giant, gigante di nome e di fatto, meno tonto di quanto sembri, genuino e dall&#8217;indole gentile, ama i giochi di parole e riesce a piacere a chiunque abbia visto il film. Last but non least, c&#8217;è Max dei Miracoli, strano individuo che sta in scena quattro minuti quattro, ma che dispensa battute a raffica: ok, avere Billy Crystal nel ruolo aiuta, ma è un caso più unico che raro riuscire a farti amare un personaggio che si vede così poco.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Insomma, per chi se lo è perso: consiglio La Storia Fantastica a tutti, dai più piccoli ai più grandi.<br />
Mentre quelli che lo rivedranno, non solo ritroveranno vecchi amici, ma sentiranno la nostalgia per un cinema che è quasi sparito.<br />
Difficile infatti trovare oggi film come questo, racconti di favole ricche di magia, ironia e leggerezza.</em></p>
<p style="text-align: justify;">E ora due parole sul <strong>libro</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">Di solito, quando un film è tratto da un libro, raramente il risultato finale è paragonabile all’originale: qui, rientriamo in uno di quei casi; forse perché l’autore è per mestiere uno sceneggiatore ed ha a sua volta curato anche la sceneggiatura del film del suo romanzo (cosa per nulla scontata, badate bene) però il risultato è ottimo.<br />
Con sapiente maestria Goldman ci conduce a camminare sul filo sottile che separa la parodia dall’omaggio e lo fa con tale, ammiccante, maestria che il divertimento è assicurato.<br />
La definirei una storia seria che non si prende affatto sul serio.<br />
Innanzitutto il libro: non esiste.<br />
Sì, avete capito bene! Se come me, iniziate a leggere il romanzo, l’autore stesso vi rivelerà che ciò che stringete tra le mani, non è che una riduzione del romanzo originale (scritto da un fantomatico S. Morgenstern) ma talmente pregno di satira politica e di inutili descrizioni che Goldman stesso dichiara di averlo preso e “tagliato” di modo che diventasse uguale alla storia fantastica (è proprio il caso di dirlo) che suo padre gli leggeva da bambino e che lo fece letteralmente innamorare della lettura.<br />
L’escamotage letterario è fantastico e reso alla perfezione: solo poche pagine di introduzione e subito vi ritroverete, rapiti, a rimbalzare tra la voce narrante di Morgenstern e i commenti dello stesso Goldman; le pagine scorrono veloci come i cavalli bianchi del malvagio principe Humperdinck, ti affascinano come la bellezza ineguagliabile di Buttercup (Bottondoro nel film n.d.r.), arrivano diritte al cuore come fa la spada per sei dita di Inigo e ti tengono incollato al libro con la forza senza pari di Fezzik.</p>
<p style="text-align: justify;">Le differenze tra film e libro sono minime e quasi insignificanti: il padre lettore (invece del nonno) oppure gli squali al posto delle anguille urlanti… cose così, infondo di poco conto; la maggiore differenza tra i due media sta sostanzialmente nella mancanza di un Billy adulto che riscopre la storia e la riscrive perché anche proprio figlio possa amarla come l’ha amata lui; una parte, alla fin dei conti, molto bella da leggere ma che difficilmente renderebbe ugualmente sul grande schermo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Concludendo</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">la sostanza passando “dalla cellulosa alla celluloide” rimane pressoché invariata in un susseguirsi di colpi di scena magistrali; non dirò che il libro è banalmente “meglio” del film, non in questo caso. Qui ci troviamo di fronte ad una storia resa in maniera ugualmente magistrale con due strumenti profondamente diversi e che, per essere apprezzato a pieno, merita di essere conosciuto in entrambe le sue forme.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro che colpisce al cuore, un film che fa innamorare e viceversa per un’avventura dove infondo ciò che conta è solo quell’incantevole Storia Fantastica che con dolcezza ci rimbocca le coperte, ci da un bacio sulla fronte e ci fa tornare bambini, consapevoli che, sì, i mostri esistono e, sì, ci sarà sempre un valoroso Wesley pronto ad accorrere in nostro aiuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Perché «L&#8217;amore vero è la cosa più stupenda del mondo&#8230; tranne un bel panino! Un bel panino con prosciutto, lattuga e pomodoro&#8230;» davvero stupendo!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>(cit. Max dei Miracoli)</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Daniele Carretta &amp; Pregiatissimo</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-17 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Back to the Movie: Il Mistero di Sleepy Hollow</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/10/22/back-to-the-movie-il-mistero-di-sleepy-hollow/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Oct 2017 16:00:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Halloween si avvicina e come prepararci al meglio se non ritornando con la memoria ad uno dei migliori esempi nella storia del cinema horror? Che poi, definirlo horror e basta sarebbe un errore, soprattutto perché quando il regista in questione è Tim Burton, riuscire a delineare un genere ben preciso è sempre molto]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-7 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-18 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-19 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-19"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">H</span><strong>alloween si avvicina e come prepararci al meglio se non ritornando con la memoria ad uno dei migliori esempi nella storia del cinema horror? Che poi, definirlo horror e basta sarebbe un errore, soprattutto perché quando il regista in questione è Tim Burton, riuscire a delineare un genere ben preciso è sempre molto difficile&#8230;</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-20"><p style="text-align: justify;"><em>Non è un cineasta “facile da digerire”, lo ha dimostrato in tutti i suoi lavori. Ha un suo stile molto personale che può piacere o non piacere, infatti è sempre alla ricerca di storie che si possano adattare al meglio al suo modo di vedere e fare cinema.</em><br />
<em>Per realizzare Il Mistero di Sleepy Hollow, Tim Burton utilizzò il materiale di partenza perfetto per lui, ispirandosi ad un classico della letteratura americana, il racconto La Leggenda di Sleepy Hollow di Washington Irving.</em><br />
<em>Una narrazione già di per sé ricca di misteri e di orrori, che il regista ha modificato a suo piacimento, arrivando a creare la sua versione della storia.</em><br />
<em>Il risultato del lavoro di Burton non si può catalogare solo come pellicola di genere horror, proprio perché diretta con uno stile unico, raccontando gli avvenimenti sotto forma di favola moderna. Ovviamente una favola gotica, inutile dirlo, ormai è un marchio di fabbrica del regista.</em><br />
La vicenda si svolge nel 1799, in un piccolo villaggio chiamato Sleepy Hollow, vicino New York, dove nel giro di pochi giorni vengono ritrovati i corpi di tre persone, tutti con la testa separata dal resto.<br />
Proprio dalla metropoli verrà inviato il giovane agente di polizia Ichabod Crane, uno dei primi all&#8217;epoca ad utilizzare i più innovativi metodi scientifici per risolvere i casi, con il risultato di venire continuamente deriso e rimproverato dai suoi colleghi, per niente avvezzi all&#8217;utilizzo di strane attrezzature.<br />
Una volta arrivato a Sleepy Hollow, gli abitanti lo metteranno in guardia su quanto sta accadendo secondo loro: l&#8217;individuo intento a seminare il panico nelle loro terre non è un normale criminale, ma si tratta del Cavaliere Senza Testa, un mercenario di una crudeltà inaudita con l&#8217;abitudine di mozzare le teste dei suoi avversari, catturato anni prima ed egli stesso decapitato prima di essere sepolto nei boschi non lontano dal villaggio. Ora sembra essere tornato dalla tomba in cerca di vendetta.<br />
Ichabod, però, da persona razionale qual&#8217;è non potrà sicuramente credere ad una favola come questa e si metterà ad indagare cercando il vero colpevole, nascosto dietro quello che gli suona solo come un racconto dell&#8217;orrore capace di impressionare i sempliciotti di provincia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma la realtà si rivelerà più incredibile della fantasia</strong>, portando l&#8217;agente Crane in un mondo di cui rinnegava l&#8217;esistenza.<br />
Tim Burton riesce a mettere in scena questa storia nel miglior modo possibile.<br />
Come accennato, non va a costruire un horror basato sulla paura del mostro di turno o creato apposta per spaventare il più possibile e nel modo più originale o macabro.<br />
Certamente si vede del sangue e le scorribande del Cavaliere fanno volare parecchie teste qua e là, ma a farla da padrone è l&#8217;atmosfera che circonda Sleepy Hollow, capace di trasmettere più angoscia che paura.<br />
Tutto ricreato, disse il regista, “come se il villaggio fosse intrappolato in un sogno” e grazie a queste scenografie, alla fotografia e alle musiche, il film riesce ad immergere totalmente lo spettatore nella campagna di New York di fine settecento, un paesaggio desolato e spettrale.<br />
A mio parere, chiunque visitasse un luogo del genere crederebbe nell&#8217;esistenza di qualcosa di sovrannaturale e fuggirebbe a gambe levate&#8230;</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 4" src="https://www.youtube.com/embed/VKwGAFPbTUM?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-21"><p>Azzeccata la scelta degli attori, a partire dal protagonista, Johnny Depp, nei panni di un Ichabod Crane brillante, insicuro, curioso ed imbranato.<br />
Un uomo che ha passato la vita seguendo a tutti i costi la razionalità, vedrà le sue credenze sgretolarsi di fronte alla sconvolgente verità, subendo uno stress tale da fargli ricordare il suo tragico passato; per fortuna verrà aiutato da una delle persone conosciute a Sleepy Hollow, ovvero Katrina Van Tassel, figlia di Baltus Van Tassel, il più grande possidente della zona.</p>
<p>Christina Ricci, nei panni di Katrina, con in suo aspetto e la sua bravura riesce da subito a mettere in dubbio lo spettatore sui suoi reali fini, mostrandosi tanto gentile e premurosa nei confronti di Ichabod, quanto ambigua e determinata a difendere il nome della sua famiglia.<br />
Menzione particolare per il Cavaliere Senza Testa: non si può certo dire quanto sia stato abile Christopher Walken nell&#8217;interpretarlo (mancando la testa, sapete com&#8217;è&#8230;), però ci tengo a sottolineare la bravura di Tim Burton nel dargli il giusto risalto.<br />
Una volta capito che esiste davvero, non viene, per esempio, mostrato di rado o in lontananza, magari rivelandosi a pieno soltanto nel finale (c&#8217;era decisamente questo rischio), ma la sua presenza è costante, si dimostra una inarrestabile ed infallibile macchina di morte.<br />
Insomma, doveva necessariamente essere reso al meglio. E così è stato.<br />
Anche il ritmo del film è quello giusto, il racconto non rischia mai di rallentare troppo e contiene dei buoni colpi di scena; mentre il reparto effetti speciali fa un ottimo lavoro, riuscendo ad essere credibile nonostante le difficoltà di alcune scene. Non ho trovato dei grossi difetti, forse l&#8217;unica critica da muovere è la mancanza di momenti davvero spaventosi. E voi direte: per un horror è un grosso punto a sfavore!<br />
Se fosse stato un altro film si, in questo caso non direi.<br />
L&#8217;ho già sottolineato, più che fare paura molte delle scene mettono angoscia, mentre altre possono essere considerate un po&#8217; crude ed esplicite, perfino splatter.<br />
Oltre a questo, cosa non nuova nel cinema di Burton, sono presenti diversi momenti comici, legati in gran parte alla goffaggine del protagonista, ideali per la performance di Depp.<br />
E visto il tema trattato, si parla di umorismo nero, tanto caro al regista.<br />
Per questi motivi, <strong><em>Il Mistero di Sleepy Hollow</em> è un horror atipico</strong>, però non lo si può definire mal riuscito, anzi,<strong> funziona molto meglio di altre pellicole</strong>, che fanno di tutto per far saltare sulla poltrona lo spettatore, magari con svariati <em>jumpscare</em>, senza riuscirci.<br />
Sono convinto che per produrre un bel film dell&#8217;orrore non bastino solo certi trucchetti triti e ritriti (tipo: rumore sinistro&#8230; momento di suspense&#8230; musica da brividi in crescendo e&#8230;. sbuca un gatto dal nulla!&#8230; ma dai!), piuttosto bisogna trovare nuovi modi per raccontare belle storie.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Praticamente come bisognerebbe fare con tutti i film&#8230;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Pregiatissimo</strong></em></p>
<p>Non vado ad analizzare altro e consiglio davvero <em>Il Mistero di Sleepy Hollow</em> a chi, fino ad ora, se lo è perso o ha pensato non valesse la pena di vederlo.Magari, recuperandolo in questi giorni, l&#8217;alone di mistero intorno alla festività di Halloween potrà aiutare tutti ad addentrarsi ancora meglio nelle atmosfere del film e nell&#8217;ottica di uno come Tim Burton.</p>
<p>Vi spaventerete il giusto e potrete anche divertirvi, ma non troppo tranquilli, è pur sempre una storia cupa e violenta&#8230; <strong>quindi, attenti a non perdete la testa</strong>, mi raccomando&#8230; oh oh oh! Sono un burlone&#8230;</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-20 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Fuori dal fumetto: due film da due mondi</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/09/22/fuori-dal-fumetto-due-film-da-due-mondi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2017 17:30:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In occasione del suo 30° anniversario, andiamo ad analizzare le due più famose trasposizioni su celluloide della serie a fumetti creata da Tiziano Sclavi. Dietro a queste, due mondi diversi, con visioni ed intenzioni lontane tra loro, alle prese con “l'indagatore dell'incubo” e con tutte le aspettative dei suoi fan. E, si sa,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-8 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-21 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-22 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-22"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><em>n occasione del suo 30° anniversario, andiamo ad analizzare le due più famose trasposizioni su celluloide della serie a fumetti creata da Tiziano Sclavi. Dietro a queste, due mondi diversi, con visioni ed intenzioni lontane tra loro, alle prese con “l&#8217;indagatore dell&#8217;incubo” e con tutte le aspettative dei suoi fan. E, si sa, con i veri fan non si scherza&#8230;</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-23"><p>Dylan Dog compie 30 anni proprio in questi giorni (la data ufficiale di copertina del numero 1 riporta Ottobre 1986) ed in questo lasso di tempo è riuscito ad appassionare più di una generazione di fan. Soprattutto in Italia, ma non solo, essendo pubblicato ormai in molti paesi.<br />
Questa popolarità riuscì, già dai primi anni 90, ad attirare l&#8217;interesse di diversi produttori, italiani in primis, che all&#8217;inizio ventilarono una serie TV, mai realizzata, e poi cercarono di portare il buon Dylan al cinema, ma senza risultato.<br />
Così, la casa editrice del fumetto, la Sergio Bonelli Editore, vendette i diritti agli studios statunitensi e per un po&#8217; non se ne seppe più nulla.</p>
<p>Fino al 2011, anno di uscita al cinema di <em>Dylan Dog – Il film</em> (in originale <em>Dylan Dog: Dead of Night</em>), in arrivo proprio dagli USA.</p>
<p>Come si può immaginare, un film con un carico di aspettative non indifferente, dovute ad una larga schiera di fan, che aveva quasi perso la speranza di vedere i suoi beniamini sul grande schermo.<br />
Prima di parlare della pellicola ci tengo a sottolineare il mio punto di vista: non sono un fan del fumetto, ricordo solo di aver letto due o tre numeri di Dylan Dog (e un paio di Tex) quando ero piccolo, tutto qui. Di conseguenza ho potuto analizzare il film per quello che è, senza fare paragoni o cercare l&#8217;assoluta fedeltà con l&#8217;opera originale.<br />
Per la regia di Kevin Munroe, <em>Dylan Dog – Il film</em> ci porta a New Orleans, dove l&#8217;indagatore dell&#8217;incubo sta cercando di vivere una vita normale, lontana dal mondo sovrannaturale del quale un tempo faceva parte, che gli ha tolto tutto quello a cui teneva.<br />
È rimasto un investigatore, ma ora si occupa di comuni faccende “terrene”, insieme al suo assistente Marcus.<br />
Un giorno però, come prevedibile, per aiutare una donna a risolvere un caso di omicidio, verrà nuovamente coinvolto nei loschi affari delle creature delle tenebre e non potrà negarsi, con il mondo in grave pericolo.<br />
Purtroppo, nel complesso questo è un film evitabile.<br />
La storia non è delle più originali e gli interpreti lasciano abbastanza a desiderare; si riesce a salvare solo l&#8217;umorismo generale, che deve molto a Sam Huntington, l&#8217;assistente Marcus, bravo a dare un tono leggero e comico ai momenti in cui è presente.<br />
Per il resto, da Brandon Routh nei panni di Dylan Dog ad Anita Briem, la donna bisognosa di aiuto, fino a Taye Diggs, cioè il cattivone di turno: tutti molto ma molto inconsistenti, per non dire altro&#8230;<br />
Il regista non lavora neanche male, ma con un materiale così misero non poteva fare un granché.<br />
Eppure ho letto di un budget di produzione di 20 milioni di dollari! In cosa caspita li hanno spesi questi soldi? Scene d&#8217;azione mediocri, effetti speciali da “serie B” e costumi dei vari vampiri/licantropi/zombie che sembrano un riciclo del materiale di scena di una puntata di <em>Buffy l&#8217;ammazzavampiri</em>&#8230;<br />
Con un esito simile, posso solo immaginare la cocente delusione dei fan, che hanno aspettato tanto e si sono ritrovati con un prodotto deludente, anche sotto altri punti di vista.<br />
Infatti, questo primo Dylan Dog cinematografico ha mantenuto ben poco dell&#8217;originale, solo alcuni oggetti e qualche espressione caratteristica, perdendo tutto il resto. Ambientazione diversa, assistente diverso, personaggi non presenti e carattere del protagonista cambiato, queste le differenze principali, buone a rendere l&#8217;idea di come sia stata gestita tutta questa operazione da parte dei produttori americani.<br />
Che comunque non dovrebbero essere incolpati di mancanza di fedeltà con il fumetto, ma, semplicemente accusati di aver creato un lungometraggio di questo livello.<br />
Piuttosto, colpa dei produttori nostrani, incapaci di investire su di una risorsa italiana così importante come Dylan Dog, lasciandosela “scippare” da altri paesi.</p>
<p>Fortuna vuole che i fan possano rifarsi in altro modo, grazie ai <em>fan film</em>.</p>
<p>Di questi, il più importante progetto legato al mondo di Dylan Dog è <em>Vittima degli Eventi</em> del 2014, mediometraggio diretto da Claudio Di Biagio e scritto da Luca Vecchi, entrambi famosi <em>youtubers</em> italiani.<br />
Il tutto finanziato tramite il <em>crowdfunding</em>, metodo ormai divenuto usuale proprio per dare la possibilità ai fan di contribuire direttamente con delle donazioni, aiutando altre persone che hanno intenzione di omaggiare i loro amati personaggi.<br />
<em>Vittima degli Eventi</em> cerca di restare fedele ai toni ed alle atmosfere del materiale d&#8217;origine, anche se non ha paura di modificare qualcosa, come l&#8217;ambientazione e la rappresentazione di alcuni dei vari protagonisti.<br />
Come detto, io non faccio paragoni con la controparte cartacea, ma ho potuto notare subito un grosso cambiamento rispetto al lungometraggio del 2011: la cura e la passione messe qui sono di tutto un altro livello.<br />
Ogni inquadratura sembra studiata per rendere al meglio la scena e le battute del protagonista cercano anche di definire il più possibile il suo carattere, mentre avanza nell&#8217;indagine sul caso in questione.<br />
Certo, alla fine il risultato non è esente da difetti, su tutti la caratterizzazione dell&#8217;assistente di Dylan, Groucho (non Marcus), che dovrebbe essere quello comico e risulta solo parecchio irritante; però questo è molto vicino a quanto bramato dai fan, nonostante i mezzi a disposizione risicati e la mancanza di attori di livello (eccezion fatta per Alessandro Haber e Milena Vukotic).<br />
Non voglio parlare oltre di <em>Vittima degli Eventi</em>, vi invito a guardarlo, lo trovate su YouTube.<br />
È importante realizzare adattamenti cinematografici fedeli ai materiali di partenza, ma, ricordo, questo non deve limitare le capacità di chi lavora ad un progetto.</p>
<p>In sostanza, se, per esempio, da un certo romanzo si vorrà arrivare a creare un film, le caratteristiche migliori e le sensazioni trasmesse dalla carta dovranno necessariamente permeare anche la pellicola. In caso contrario, inutile dire “tratto dal romanzo di&#8230;”, meglio scrivere da zero una sceneggiatura completamente originale.<br />
Poi però dovrà entrare in gioco il team creativo con la facoltà di decidere se riprendere per filo e per segno ogni pagina del romanzo, oppure rivoluzionare qualcosa e scegliere strade diverse. Arrivando a cambiare il finale, magari.<br />
Dico questo perché non sempre il risultato migliore è quello dei “puristi”, ma ci possono essere situazioni dove le modifiche ad una storia portano solo esiti positivi, come quando ci si imbatte nei casi di film meglio del libro.<br />
Se le pellicole avessero come obiettivo quello di accontentare solo i fan, si andrebbe a sminuire l&#8217;importanza di un&#8217;opera, togliendo la possibilità alla “gente normale” di conoscerla ed apprezzarla, anche se tramite un canale diverso da quello utilizzato in partenza.<br />
Tirando le somme, le differenze tra i due film citati sono enormi, tra budget, attori disponibili, esperienza del regista e di tutto lo staff&#8230; chi più ne ha più ne metta.<br />
Tuttavia, queste due differenti versioni di Dylan Dog ci dimostrano, ancora una volta, quanto il potere economico non basti per sfornare prodotti di qualità.<br />
Anzi, le grandi case produttrici investono parecchio denaro per un film con il solo scopo di incassarne molto di più, così, tante volte, tralasciano un aspetto fondamentale: assumere persone capaci e mosse dalla passione.<br />
Il loro lavoro non potrà garantire un successo assicurato, ma averle aiuta. Di sicuro.<br />
Le ispirazioni sono ben evidenti ma il film comunque si lascia vedere e ha un finale che non sgonfia tutto quanto visto in precedenza, per quanto possa essere intuibile sin da subito a coloro che sono un po&#8217; più smaliziati nel genere.<br />
Il cast non è così malvagio: se all&#8217;appassionato verrà quasi un colpo al cuore nel rivedere impegnato in un film di questo genere il David Brandon di <strong>Deliria</strong>, il cuore di tutto è la performance della giovane Daisy Keeping che riesce a colorare intensamente il personaggio di Jenny non risultando la solita, vuota scream queen che caratterizza molti film di questo genere.<br />
Lodevole l&#8217;intento di costruire qualcosa di nuovo ,aggiungiamoci uno stile registico abbastanza raffinato e si può rendere questo film un ideale punto di partenza per ricostruire il nostro nome in un genere in cui una volta eravamo considerati maestrii.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-23 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Back to the Movie: 300</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/05/23/300-film/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2017 13:00:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-9 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-24 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-25 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-24"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">E</span><strong><em>sattamente 10 anni fa, il 23 marzo 2007, due settimane dopo l&#8217;uscita americana, arrivò anche nelle nostre sale il lungometraggio tratto dalla Graphic Novel 300 di Frank Miller. E fu subito chiaro: non ci trovammo di fronte ad un film simile ad altri. Chiunque si fosse fatto coinvolgere dalle gesta dei guerrieri spartani protagonisti, capì quanto quest&#8217;opera potesse lasciare il segno negli anni a venire. Difatti, sotto certi aspetti, rimane ancora oggi qualcosa di inarrivabile&#8230;</em></strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-25"><p style="text-align: justify;"><em>Nel 2007, per tenermi aggiornato sulle notizie riguardanti la settima arte, utilizzavo spesso Castlerock.it (dal 2008 Movieplayer.it, dopo la fusione con il canale cinema di Multiplayer.it). </em><em>Alla fine di quell&#8217;anno, come di consueto, il sito chiese agli utenti un parere sull&#8217;annata cinematografica in via di conclusione, tramite la stesura della solita classifica dei migliori film.</em><br />
In più, chi voleva poteva lasciare un commento sintetico che riassumesse quanto visto di bello (o di brutto) nei 12 mesi trascorsi.<br />
E io lasciai il mio parere. Qualche riga con qualche accenno a quanto di meglio il 2007 ci aveva mostrato.<br />
Dopo la raccolta delle classifiche e dei voti, Castlerock avrebbe rilasciato i risultati e avrebbe pubblicato una manciata dei commenti più significativi.<br />
E il mio fu uno di questi.<br />
Perché racconto di fatti miei in un <em>Back to the Movie</em>? Perché voglio proprio partire da quel commento, dalle prime, azzeccate, parole che utilizzai per descrivere il film rivelazione di quell&#8217;anno: “<em>Epico e potente, enfatico e valoroso</em>&#8220;.<br />
Questo è <strong>300</strong> di <strong>Zack Snyder</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi non lo sapesse, la pellicola è l&#8217;adattamento cinematografico della <em>graphic novel</em> omonima scritta dal fumettista americano <strong><em>Frank Miller</em></strong>, ispirata a sua volta dalla battaglia delle Termopili del 480 a.C.<br />
La storia inizia quando un messaggero persiano arriva a Sparta chiedendone la sottomissione per conto di re Serse.<br />
La risposta degli spartani, capeggiati da re Leonida, è un “no, grazie” abbastanza chiaro. Chiedete al messaggero cosa ne pensa, se riuscite a trovarlo&#8230;<br />
La conseguenza inevitabile del rifiuto è la guerra contro lo sterminato esercito persiano, quindi, come vuole la tradizione, Leonida deve sottoporre il suo piano per contrastare l&#8217;avanzata nemica agli efori, i sacerdoti degli antichi dei.<br />
Purtroppo questi non ci mettono molto a rivelare la loro natura di creature inutili e corrotte, dichiarandosi contrari ad un qualsiasi coinvolgimento militare di Sparta, anche dopo aver consultato il cosiddetto “oracolo”.<br />
E senza l&#8217;approvazione degli efori, ovvero degli dei, perfino il re ha le mani legate.<br />
Da qui, Leonida sceglie di aggirare le vecchie leggi: formalmente, lui e 300 uomini, quelli che definisce la sua guardia personale, partono per una semplice “scampagnata” verso il passo delle Termopili. In questo modo il re non va contro le parole dell&#8217;oracolo e nessuno può fermarlo.<br />
Inizia così la marcia degli spartani, in viaggio verso una battaglia impossibile contro un esercito infinito, determinato ad impossessarsi non solo della loro città, ma di tutta la Grecia e oltre.<br />
Però, re Leonida può contare sui migliori soldati che il mondo abbia mai conosciuto, in attesa del nemico nello stretto corridoio delle Termopili, dove i numeri di Serse non contano niente.<br />
300 guerrieri addestrati a non indietreggiare mai, a non arrendersi mai, pronti a morire sul campo di battaglia, per loro la gloria più grande che la vita potrebbe offrire.<br />
Il resto è Storia, con la S maiuscola.</p>
<p style="text-align: justify;">Difficile spiegare bene a parole quello che <strong><em>300</em></strong> riesce a trasmettere allo spettatore.<br />
Personalmente, dopo averlo visto per la prima volta, ricordo molto bene la commozione provata per il tragico destino a cui sono andati in contro i prodi spartani, ma al tempo stesso, il loro gesto eroico mi diede una carica pazzesca. Come quella provata ai tempi non solo da Sparta, ma da tutta la Grecia, infine unita nel nome di Leonida e dei suoi soldati.</p>
<p>In questa pellicola tutto viene ricreato in maniera magistrale, a partire dalla messa in scena visiva: una gioia per gli occhi.<br />
Ricordo, non ci troviamo davanti ad una classica rappresentazione storica.<br />
Ci mostra fatti realmente accaduti, però ispirandosi innanzitutto al lavoro di <strong><em>Frank Miller</em></strong> e alla sua personale ricostruzione della vicenda.<br />
Fin dall&#8217;inizio, infatti, anche il pubblico meno esperto può notare la particolare fotografia utilizzata, adatta a mettere in risalto colori specifici, scelta proprio per riprodurre al meglio sul grande schermo le pagine del fumetto originale.<br />
Anche la forma narrativa è molto simile a quella presente nella graphic novel e funziona alla grande, con la voce fuori campo a narrare parte degli avvenimenti.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 5" src="https://www.youtube.com/embed/1Z6KWV3q9EY?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-26"><p style="text-align: justify;">Insomma, del risultato finale bisogna senz&#8217;altro essere grati a <strong><em>Miller</em></strong> e al suo stile di scrittura e di disegno, che ben si prestano ad una trasposizione cinematografica, ma come non elogiare lo straordinario lavoro del regista?</p>
<p style="text-align: justify;">Con 300, <strong><em>Zack Snyder</em></strong> è riuscito a creare qualcosa di unico ed in gran parte inimitabile.<br />
Bellissime le sue inquadrature ricche di dettagli ed impeccabile la direzione delle battaglie, impreziosite dall&#8217;utilizzo della slow motion nei momenti più importanti; tecnica ideale per far risaltare le immagini e dare la possibilità allo spettatore di soffermarsi ad ammirare certe scene.<br />
A questo il regista ha unito alla perfezione i portentosi dialoghi, presenti in tutta la pellicola, dall&#8217;inizio alla fine.<br />
Il solo Leonida pronuncia una quantità industriale di frasi ad effetto, che potrei iniziare a citare una dopo l&#8217;altra, ma faremmo notte&#8230;<br />
Soprattutto va sottolineata l&#8217;importanza delle parole (dette non solo dal re ma anche da altri personaggi), parole forti e pesanti tanto quanto le immagini, forse anche di più. Frasi che galvanizzano gli spartani e hanno lo stesso effetto sul pubblico davanti allo schermo.<br />
Inoltre, per dare ancora più enfasi al racconto, è stata composta una colonna sonora di una epicità assoluta: unitela a quanto detto sopra ed avrete di fronte uno dei migliori film che io abbia mai visto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non voglio dimenticarmi degli attori, tutti azzeccati: <strong><em>Lena Headey</em></strong> è Gorgo, la moglie di Leonida, regina spartana tosta e pronta ad affrontare qualsiasi situazione; <strong><em>Dominic West</em></strong> è Terone, perfido e corrotto membro del consiglio di Sparta, risulta odioso come da copione; <strong><em>Rodrigo Santoro</em></strong> è Serse, ambiguo, subdolo, folle, incarna in maniera perfetta la figura del sovrano accecato dalla sete di conquista.<br />
Gli interpreti degli spartani al seguito del re, tra cui <strong><em>David Wenham</em></strong>, <strong><em>Vincent Regan</em></strong> e <strong><em>Michael Fassbender</em></strong>, fanno benissimo il loro lavoro, sono guerrieri devoti e determinati a difendere la loro libertà, ognuno con il suo carattere certo, ma guidati da un chiaro obiettivo.<br />
Ho lasciato per ultimo il protagonista assoluto: il re, interpretato da <strong><em>Gerard Butler</em></strong>, nato per questo ruolo. Il suo è un Leonida duro, fiero, forte, in una sola parola: <em>spartano</em>. La persona che meglio incarna tutti gli ideali del suo popolo, un eroe pronto a morire per difendere ciò in cui crede.<br />
Interpretazione memorabile. Applausi.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludendo, <strong><em>300</em></strong> è a tutti gli effetti un capolavoro, da vedere assolutamente.<br />
E da rivedere, perché è uno di quei pochi film capaci di trasmettere le stesse sensazioni anche se già lo si conosce. Coinvolge con la sua atmosfera, con lo spessore dei suoi protagonisti, con una colonna sonora fantastica e con la potenza della sua storia.<br />
Il racconto di 300 uomini che grazie alle loro gesta sono diventati immortali, avendo lasciato un segno indelebile nella Storia del mondo.<br />
E da 10 anni a questa parte, anche nella storia del cinema.</p>
<p style="text-align: center;"><em>“<strong>Ricordate questo giorno uomini, perché questo giorno è vostro e lo sarà per sempre.</strong>”<br />
(Leonida)</em></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Pregiatissimo</strong></em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-26 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Deepwater: Inferno sull&#8217;oceano &#124; Una “Pregiata” Opinione</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2016/10/12/deepwater-inferno-sulloceano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 16:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il più grave disastro ambientale nella storia americana, la “Marea nera” che ha devastato le acque del Golfo del Messico e le coste della Louisiana, del Mississippi, dell'Alabama e della Florida.   Prima o poi qualcuno ci avrebbe girato un film, magari un documentario di denuncia degli enormi danni causati all'ecosistema, ma]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-10 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-27 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-28 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-27"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><em>l più grave disastro ambientale nella storia americana, la “Marea nera” che ha devastato le acque del Golfo del Messico e le coste della Louisiana, del Mississippi, dell&#8217;Alabama e della Florida. </em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-28"><p><em>Prima o poi qualcuno ci avrebbe girato un film, magari un documentario di denuncia degli enormi danni causati all&#8217;ecosistema, ma con Deepwater – Inferno sull&#8217;oceano (da poco disponibile in home video) si è preferito raccontare le vicissitudini degli uomini a bordo della Deepwater Horizon. La piattaforma petrolifera da cui tutto è cominciato, trasformatasi in un vero e proprio inferno galleggiante.</em></p>
<p><em>A voi la mia “Pregiata” Opinione.<br />
</em>Basterebbero i numeri per dare un&#8217;idea delle proporzioni del disastro: il 20 aprile 2010 iniziò lo sversamento di petrolio greggio nelle acque del Golfo del Messico, terminato soltanto il 4 agosto 2010.<br />
106 giorni dopo. E almeno 700.000 metri cubi di petrolio dopo.<br />
Ancora oggi non è possibile quantificare realmente l&#8217;entità dei danni all&#8217;ambiente e all&#8217;economia della zona. Qualcosa di inimmaginabile, considerando in primis il valore incalcolabile della perdita di 11 vite umane.<br />
L&#8217;incidente avvenuto sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon rimane tutt&#8217;ora una ferita aperta per gli Stati Uniti e per il mondo intero.<br />
Da un avvenimento di questa portata qualcuno sicuramente ci avrebbe fatto un film, infatti, nel giro di soli 6 anni, arriva al cinema <em>Deepwater – Inferno sull&#8217;oceano</em>, per la regia di Peter Berg.<br />
Ma come ho detto, la ferita è ancora aperta e l&#8217;argomento va trattato con le pinze.<br />
Soprattutto perché la storia vuole focalizzarsi sugli uomini al lavoro sulla piattaforma, persone che hanno dovuto realmente affrontare l&#8217;inferno e hanno cercato di uscirne.<br />
La vicenda ha inizio sulla terraferma, dove si fa la conoscenza del protagonista, Mike Williams (Mark Wahlberg), di sua moglie e di sua figlia.<br />
L&#8217;uomo è in partenza per continuare il suo lavoro sulla Deepwater Horizon, insieme ad Andrea Fleytas (Gina Rodriguez), unica donna tecnico presente, e Jimmy Harrell (Kurt Russell), il direttore dell&#8217;impianto.<br />
Dopo un breve viaggio in elicottero, i tre riprendono i propri ruoli, cercando fin da subito di risolvere i diversi problemi nati sulla piattaforma.<br />
Per Mike, capo elettricisti, ci sono costantemente macchinari difettosi da riparare, mentre per Mister Jimmy (così si fa chiamare il direttore) la seccatura più grande è dover sottostare alle continue decisioni discutibili dei rappresentanti della British Petroleum (BP).<br />
La BP è la compagnia che ha affittato la Deepwater Horizon (di proprietà dell&#8217;azienda svizzera Transocean) per procedere con la perforazione del pozzo da cui poi estrarre il petrolio.<br />
Siccome i lavori di scavo sono in ritardo di 43 giorni sulla tabella di marcia, gli uomini della BP cercano in continuazione di accelerare i tempi, con il grosso pericolo di tralasciare alcuni importantissimi controlli di sicurezza.<br />
Ovviamente a Mister Jimmy la cosa non va giù, vede il suo equipaggio a rischio ed impone almeno dei test sulla pressione dell&#8217;asta di perforazione.<br />
A partire da questi test, qualcosa inizierà ad andare storto e nel giro di poche ore, in piena notte, avrà luogo la tragedia conosciuta da tutti.<br />
Purtroppo, 11 dei 126 membri dell&#8217;equipaggio perderanno la vita nell&#8217;esplosione e nel successivo incendio.</p>
<p>Basandosi su un doloroso fatto recente, con vittime presenti, la pellicola correva il rischio di risultare fuori luogo, se trattata come semplice prodotto di intrattenimento. Ma posso subito dire che gli autori non sono caduti in questo errore.<br />
La scelta migliore è stata quella di non enfatizzare troppo il racconto, infatti, in definitiva, il film risulta essere un&#8217;ottima ricostruzione della vicenda.<br />
Può essere definito un disaster movie, però in questo caso l&#8217;attenzione non è tanto per gli effetti speciali (comunque ottimi) o per la spettacolarità di alcune scene.<br />
La sceneggiatura ed il regista si concentrano sulle gesta dei membri dell&#8217;equipaggio e sulle negligenze responsabili della tragedia, sottolineando l&#8217;aspetto umano.<br />
Non c&#8217;è un eroe al centro della storia, ci sono persone comuni alle prese con qualcosa di terrificante.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 6" src="https://www.youtube.com/embed/-ERLCwph_Fs?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-29"><p>Un plauso quindi alla direzione di Peter Berg, bravo a ricostruire i fatti mantenendo la tensione giusta durante tutta la durata del film, cosa non così facile.<br />
Perché si sa già cosa succederà, non ci si può basare sui colpi di scena; piuttosto va preparato il terreno, poco alla volta bisogna alzare la tensione, fino ad immergere al meglio lo spettatore nell&#8217;atmosfera di pericolo imminente presente sulla piattaforma.<br />
Regia ottima anche nei momenti più concitati, dove la messa in scena rimane chiara e il ritmo costante.<br />
Gli attori fanno il loro dovere, senza grossi acuti, comunque legati ai comportamenti delle loro controparti reali e quindi impossibilitati a compiere virtuosismi o ad inventarsi performance memorabili.<br />
In fin dei conti <em>Deepwater – Inferno sull&#8217;oceano</em> è più vicino al documentario-ricostruzione dei fatti che al disaster movie, o meglio, sembra una fusione di questi due generi.<br />
Difficile quindi dare un giudizio spulciando la sceneggiatura o analizzando le inquadrature e le interpretazioni. Questa volta non penso sia necessario.<br />
Era fondamentale trasmettere il dramma vissuto dalle 126 persone presenti sulla Deepwater Horizon e puntare il dito contro le scelte dissennate della British Petroleum, votata al profitto ad ogni costo.<br />
Un costo altissimo.<br />
La spettacolarità c&#8217;è, ma si mostra solo l&#8217;essenziale, il cuore della vicenda sono gli uomini. Ed il film è proprio fatto per loro, per ricordare e rendere omaggio alle vittime e a chi ha dovuto, suo malgrado, affrontare le fiamme di questo inferno sull&#8217;oceano per tornare a casa.<br />
Molti di loro si sono salvati perché sono stati capaci di aiutarsi a vicenda, nonostante il livello di pericolo fosse altissimo, dimostrando ancora una volta quanto, in situazioni estreme, l&#8217;uomo sia capace di azioni straordinarie.</p>
<p><strong>Una di quelle nostre (poche) caratteristiche in grado di infondere un po&#8217; di speranza nel futuro. Di tutti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Pregiatissimo</strong></em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-29 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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