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		<title>The Last of Us: stalker, funghi e arcobaleni!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2023 16:24:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chi avrebbe mai immaginato, qualche decennio fa, che un "semplice" videogioco action/horror e survival, avrebbe potuto generare un tale strascico di discussioni e polemiche?   Fin da subito l'annuncio della trasposizione televisiva di "The Last of Us" ha fatto sognare i fan e ha suscitato un grande interesse nel mondo dell'intrattenimento. In]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span><strong>hi avrebbe mai immaginato, qualche decennio fa, che un &#8220;semplice&#8221; videogioco action/horror e survival, avrebbe potuto generare un tale strascico di discussioni e polemiche?</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-2"><p>Fin da subito l&#8217;annuncio della trasposizione televisiva di &#8220;The Last of Us&#8221; ha fatto sognare i fan e ha suscitato un grande interesse nel mondo dell&#8217;intrattenimento. In un&#8217;epoca in cui i formati comunicativi si ibridano sempre più, ampliando e allargando i confini di chi è il destinatario di una produzione, si vuole condividere e condividere una storia, una lore, con il pubblico più vasto possibile. &#8220;The Last of Us&#8221; è un esempio di questo fenomeno, dove una narrazione originariamente destinata ai videogiocatori si è diffusa attraverso la serie TV in streaming.</p>
<p>Il successo di questa dinamica è in parte attribuibile anche a trionfi commerciali come l&#8217;Universo Cinematografico Marvel, noto come MCU, che ha iniziato a dominare i cinema a partire dal 2008, per poi infiltrarsi nelle nostre case attraverso le serie TV in streaming, facilitando così questa tipologia d’ibridazione di media diversi. L&#8217;idea di amalgamare e far interagire diverse forme ludiche tra di loro non è certo un concetto nuovo, basta prendere in esempio l’universo di Star Wars, creato da George Lucas, oppure i numerosi manga che sono stati trasformati in anime e successivamente adattati in film in live action. Oppure il cult letterario di Lovecraft, il quale ha ispirato una varietà di prodotti influenzati dalla sua narrativa pressoché infinita. Questa tendenza si estende oltre, a volte inaugurando interi generi come nel vasto mondo fantasy ideato da Tolkien, che ha dato origine a tre film di successo e a una serie TV prodotta da Amazon, considerata tra le più costose della storia, nonché per l’appunto al genere “fantasy” come lo conosciamo oggi.</p>
<p><strong>Detto ciò, cos’è che rende &#8220;The Last of Us&#8221;, così straordinario? </strong>Forse perché nasce videogame poi portato sul piccolo schermo? Eppure, non è certo il primo videogame a essere stato portato sul piccolo-grande schermo o piccolo schermo, ci sono già stati vari tentativi di sconfinamento del media, basti pensare ad Halo (fortunata serie sparatutto emblema di Microsoft per quanto riguarda il gaming) che però non hanno avuto tutta questa fortuna… nonostante vanti tantissimi romanzi derivanti e più di una serie tv all’attivo.</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-3"><p style="text-align: justify;">Possiamo quindi affermare che, a differenza di altri casi, l’interesse per questo peculiare titolo stia proprio nella complessità  nonché maturità dei temi illustrati al suo interno, che come un “pugno nello stomaco” sono esposti al pubblico, grazie anche a uno stile crudo e violento di cui è permeata la narrativa.<br />
Questa particolare caratteristica ha suscitato molte polemiche in vari paesi in cui il gioco è stato rilasciato nel corso del tempo. Da quel momento in poi, il titolo ha attirato a sé non solo dibattiti accesi, ma anche episodi estremamente gravi, che sfidano in alcuni casi ogni logica di comprensione. Tra questi deprecabili episodi, spiccano le spiacevoli e gravi aggressioni verbali (e non) contro la doppiatrice Laura Bailey e l&#8217;attrice Jocelyn Mettler, la quale presta il suo volto per il motion-capture del personaggio di Abby. Queste professioniste hanno subito ingiustificate reazioni di odio e minacce online da parte di alcuni membri della fanbase del gioco, esaltati che probabilmente confondono realtà e finzione, generando una sorta di linciaggio mediatico e persecutorio, così pesante e persistente che continua tutt’ora. Questo fenomeno inquietante solleva interrogativi importanti sulla complessa relazione tra i fan e l&#8217;industria video-ludica.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il lancio della serie televisiva le diatribe non hanno fatto altro che intensificarsi, in gran parte dovuto al fatto che una serie TV attira sicuramente un pubblico più ampio rispetto a quello dei videogiochi. Il titolo ideato da Neil Druckmann ha suscitato non poche polemiche e discussioni incentrate sulle sue (presunte) tematiche a sostegno delle teorie LGBT+, in cui rientra la gaffe radiofonica del giornalista Rai Paolo Mieli, che non ha chiaramente basi di cultura video ludica sull’universo narrativo targato Naughty Dog, tanto più che confonde addirittura il titolo del gioco con la casa di produzione.<br />
Per alcune persone la serie è stata vista come un manifesto, uno spot “elettorale” a favore della teoria gender e di chi vuole portare alla luce queste tematiche sensibili, concentrandosi, come per altri casi, più sulle caratteristiche dei personaggi che sulla trama in sé o sulla “morale” che essa vuole far trapelare.<br />
Senza voler addentraci nel tema in se, dove ciascuno riteniamo debba avere la propria personale sensibilità e il suo punto di vista, crediamo che sia la serie video-ludica che la serie televisiva semplicemente non trattino l’argomento in sé. Capiamoci alcuni personaggi principali e secondari hanno chiaramente (<em>e legittimamente vorremmo dire ndr.</em>) un certo tipo di orientamento sessuale, ma la trama non verte su quello è una tematica solo di sfondo e ne è riprova il fatto che, con un po&#8217; di fantasia, immaginando di cambiare l’orientamento sessuale dei personaggi a 100% etero (con ovvie modifiche al sesso del partner corrisposto) la trama principale in sé funzioni in egual misura e abbia gli stessi crismi e peculiarità: provare per credere.<br />
The Last of Us tocca spesso, a volte senza affrontarle nel concreto, tematiche complesse e profonde: questioni sociali e traumi psicologici, dalla paura del diverso alla depravazione, dallo stupro a perfino il cannibalismo.<br />
Lo stesso titolo l’abbiamo “letto”, tradotto e interpretato per quello che forse è il concetto chiave che pervade la serie volendo imprimere un focus per stimolare una riflessione ovvero l’essenza dell’essere umani: “Gli ultimi di noi”: inteso gli ultimi essere umani a essere rimasti umani, nella propria umanità. Perché la storia è ambientata in un mondo post apocalittico in cui una vera e propria pandemia globale ha spazzato via la civiltà umana riducendo l’umanità sull’orlo dell’estinzione con pochissimi umani sopravvissuti e ridotti a uno stato degradato costellato di comunità superstiti allo stato quasi tribale, spesso violenti, con vari gruppi che si scontrano per prendere il potere o per le risorse. Tutto questo caos apocalittico a differenza di altri contesti in tema zombie è scaturito dall’infezione causa dal Cordyceps, organismo parassitario fungino realmente esistente in natura, che tende a prendere il controllo delle proprie vittime letteralmente “zombificandole”.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-1 hover-type-none"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="732" height="549" title="Cordyceps_TLU_serie_TV" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/05/Cordyceps.webp" alt class="img-responsive wp-image-2143"/></span></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-4"><p style="text-align: justify;">Prima di &#8220;The Last of Us&#8221;, pochi conoscevano l&#8217;esistenza del fungo Cordyceps, un organismo affascinante e spaventoso che, nella realtà, attacca solo alcune specie di formiche. L&#8217;idea di ispirarsi a un organismo reale aggiunge un tocco di autenticità e originalità alla narrazione. Neil Druckmann, il creatore del gioco e della serie Tv, ha reinterpretato a suo modo e umanizzato il concetto stesso di zombie, come dimostrato dagli infetti chiamati &#8220;stalkers&#8221;: questi infetti, al loro stadio, lottano tra la coscienza umana rimanente e il controllo sempre più opprimente e doloroso del parassita, in alcuni casi quasi cercando di trattenersi dall’attaccare gli umani o per lo meno indugiando. Questo denota un approccio molto profondo a quello che fin a prima è stato un modo molto “pop corn” e caciarone di concepire la figura dello zombie.<br />
Proprio per questo crediamo che The last of Us sia un medium ludico di spessore e non bisogna certo fermarsi agli aspetti polemici che involontariamente (o meno ndr.) ha scatenato.<br />
<strong>Sarebbe auspicabile concentrarsi sulla bellezza artistica e poetica che trasmette il brand senza ogni volta vincolarsi a (anche legittimi) pensieri e visioni personali, perché perdersi questa serie, sia che si parli di videogame o di videogioco è prima di tutto perdersi un opera espressiva ricca di emozioni e sfumature.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, l&#8217;evoluzione di &#8220;The Last of Us&#8221; dall&#8217;universo del videogioco alla serie TV ci offre una prospettiva affascinante su come la narrativa possa attraversare diversi medium e coinvolgere un pubblico sempre più vasto. Questo fenomeno ibrido segna un nuovo capitolo nell&#8217;interazione tra giochi, serie TV e cinema, aprendo la strada a ulteriori esplorazioni. Naturalmente se ci si apre a un pubblico più vasto critiche polemiche e fraintendimenti vanno tenuti in conto, ma è un fattore</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>The Babadook: l’horror che ti costringe a guardare in faccia i tuoi mostri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Carretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 17:00:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C'è chi lo chiama film horror, chi lo definisce dramma familiare mascherato da incubo gotico. La verità è che The Babadook (2014), opera prima di Jennifer Kent, è entrambe le cose. Un film che non solo spaventa, ma che ti si incolla addosso come un’ombra difficile da scrollarsi via. Non il solito jumpscare]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-4 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-5"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span>&#8216;è chi lo chiama <em data-start="288" data-end="301">film horror</em>, chi lo definisce <em data-start="320" data-end="366">dramma familiare mascherato da incubo gotico</em>. La verità è che <strong data-start="384" data-end="400">The Babadook</strong> (2014), opera prima di Jennifer Kent, è entrambe le cose. Un film che non solo spaventa, ma che ti si incolla addosso come un’ombra difficile da scrollarsi via. Non il solito jumpscare usa e getta, ma un viaggio viscerale dentro le crepe dell’animo umano.</p>
<h3 data-start="660" data-end="718">Una madre, un figlio e un mostro (forse immaginario)</h3>
<p data-start="719" data-end="1144">Al centro della storia troviamo <strong data-start="751" data-end="775">Amelia (Essie Davis)</strong>, madre vedova che cerca di crescere il figlio Samuel (Noah Wiseman) dopo la tragica morte del marito, avvenuta proprio il giorno della nascita del bambino. Samuel non è un figlio facile: urla, crisi isteriche, ossessioni. Amelia, logorata dalla solitudine e da un lavoro alienante in una clinica, lotta quotidianamente per tenere insieme i pezzi della sua esistenza.</p>
<p data-start="1146" data-end="1505">Ed è in questo scenario che compare <em data-start="1182" data-end="1187">lui</em>: il <strong data-start="1192" data-end="1204">Babadook</strong>, un inquietante “babau” con cilindro e mani ad artiglio, introdotto da un misterioso <strong data-start="1290" data-end="1318">libro pop-up per bambini</strong> che sembra scriversi da solo, pagina dopo pagina, predicendo orrori sempre più personali. Un’estetica che mescola il tratto cartoonesco dei libri illustrati al terrore più disturbante.</p>
<h3 data-start="1507" data-end="1555">Horror psicologico e metafora esistenziale</h3>
<p data-start="1556" data-end="1859">Quello che rende il film unico è la sua capacità di mescolare <strong data-start="1618" data-end="1652">horror e allegoria psicologica</strong>. Il Babadook non è solo un mostro che bussa alla porta: è la materializzazione del dolore, della depressione e della rabbia repressa. È ciò che non vogliamo affrontare, ma che prima o poi torna a bussare.</p>
<p data-start="1861" data-end="2145">La regia di Jennifer Kent evita i cliché dei soliti horror (streghe, demoni e mockumentary telefonati) e costruisce un’opera lenta, ossessiva, <strong data-start="2004" data-end="2043">un’infezione che cresce sotto pelle</strong>. Non ti fa saltare sulla sedia subito: si insinua, si accumula, ti logora. Ed è lì che fa più male.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 1" src="https://www.youtube.com/embed/uvv5IFRJ-oE?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-6"><h3 data-start="2147" data-end="2180">Interpretazioni da applausi</h3>
<p data-start="2181" data-end="2508">La prova di <strong data-start="2193" data-end="2208">Essie Davis</strong> è semplicemente monumentale: Amelia è fragile, disturbata, esausta, ma incredibilmente viva. Ogni smorfia, ogni scatto di follia diventa credibile e devastante. Anche il piccolo <strong data-start="2387" data-end="2403">Noah Wiseman</strong> sorprende, urlante e disturbante quanto basta da rendere Samuel il perfetto catalizzatore del disagio.</p>
<h3 data-start="2510" data-end="2564">Il vero significato del Babadook (spoiler alert)</h3>
<p data-start="2565" data-end="2883">E qui arriviamo al cuore del film. <strong data-start="2600" data-end="2623">Il Babadook esiste?</strong><br data-start="2623" data-end="2626" />La risposta è: sì e no. È un mostro tangibile che Amelia combatte, ma anche una <strong data-start="2706" data-end="2734">metafora del lato oscuro</strong> che ognuno porta dentro di sé. Non si può distruggere, non si può bruciare, non si può negare: ogni volta che cerchiamo di farlo, torna più forte.</p>
<p data-start="2885" data-end="3160">Il finale lo dice chiaramente: non bisogna eliminare il Babadook, ma <strong data-start="2954" data-end="2979">imparare a conviverci</strong>. Tenerlo in cantina, dargli da mangiare, accettarlo come parte di noi. È una lezione esistenziale travestita da horror: <strong data-start="3100" data-end="3157">non si può vivere senza fare pace con i propri demoni</strong>.</p>
<h3 data-start="3162" data-end="3187">Perché vederlo oggi</h3>
<p data-start="3188" data-end="3475">Uscito al Sundance 2014 e arrivato in Italia solo nel 2017 (oggi disponibile su Prime Video, CHILI e Apple TV), <em data-start="3300" data-end="3314">The Babadook</em> è diventato un <strong data-start="3330" data-end="3346">cult moderno</strong>. Un film che ridefinisce l’horror non come intrattenimento “spaventino”, ma come <strong data-start="3428" data-end="3472">specchio delle nostre paure più profonde</strong>.</p>
<p data-start="3477" data-end="3759">Se amate il cinema che va oltre il genere, se cercate un’opera capace di inquietare e far riflettere, questo film è un must. Non è solo una storia di un mostro nell’armadio: è un saggio visivo sul dolore, sulla perdita e sull’inevitabile convivenza con ciò che ci spaventa di più.</p>
<p data-start="3761" data-end="3849">In poche parole: <strong data-start="3778" data-end="3847">se lo vedi, non puoi più liberartene. Il Babadook resterà con te.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-5 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Neverlake: il mistero etrusco nell’horror di Riccardo Paoletti</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2020/02/12/neverlake-il-mistero-etrusco-nellhorror-di-riccardo-paoletti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfa Centauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 09:30:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci sono film che non puntano solo a spaventare, ma a far riflettere, scavando nei simboli e nei miti di un passato dimenticato. Neverlake, esordio nel lungometraggio di Riccardo Paoletti e prodotto da Rai Cinema, è uno di questi: un horror che mescola ghost story, atmosfere gotiche e suggestioni archeologiche legate agli antichi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-6 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-7 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-7"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span>i sono film che non puntano solo a spaventare, ma a far riflettere, scavando nei simboli e nei miti di un passato dimenticato. <strong data-start="494" data-end="507">Neverlake</strong>, esordio nel lungometraggio di Riccardo Paoletti e prodotto da <strong data-start="571" data-end="585">Rai Cinema</strong>, è uno di questi: un horror che mescola ghost story, atmosfere gotiche e suggestioni archeologiche legate agli antichi Etruschi. Un’opera che, pur con i suoi limiti, rappresenta un raro tentativo italiano di competere con il cinema di genere internazionale.</p>
<h3 data-start="847" data-end="894">Una storia sospesa tra passato e presente</h3>
<p data-start="896" data-end="1353">La protagonista è <strong data-start="914" data-end="923">Jenny</strong>, una sedicenne cresciuta a New York con la nonna, che torna in Italia dopo anni per ricongiungersi con il padre (David Brandon), un tempo chirurgo di fama e ora ritiratosi nelle campagne di Arezzo. L’uomo si dedica all’archeologia e in particolare allo studio degli Etruschi, popolazione avvolta da un alone di mistero. Jenny si trova a vivere in un casale isolato, circondato dal silenzio e da un’aria di segreti mai rivelati.</p>
<p data-start="1355" data-end="1874">La sua solitudine viene scalfita solo dall’incontro con alcuni ragazzi di un orfanotrofio vicino al <strong data-start="1455" data-end="1475">Lago degli Idoli</strong>, un sito archeologico realmente esistente, legato a sacrifici umani e riti misterici. È proprio sulle rive del lago che la ragazza incontra tre fantasmi di bambini etruschi. Gli spiriti le chiedono di recuperare alcune antiche statuette e gettarle nelle acque del lago. Ma le statuette sono custodite dal padre e insieme a loro si cela un segreto oscuro, che cambierà per sempre la vita di Jenny.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 2" src="https://www.youtube.com/embed/UvreS6U2W_I?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-8"><p data-start="1876" data-end="1906"><strong>L’atmosfera di Neverlake<br />
</strong><br />
Fin dai primi minuti, <strong data-start="1930" data-end="1943">Neverlake</strong> mostra un’ambientazione cupa e inquietante: la campagna toscana, solitamente associata alla bellezza e alla luce, qui si trasforma in un paesaggio gotico, impregnato di malinconia e mistero. <strong>Paoletti lavora con una fotografia elegante</strong>, che alterna i toni freddi e spettrali a quelli più caldi, legati al passato e alla memoria. Il lago diventa simbolo e specchio: superficie calma, ma con un fondo oscuro che nasconde verità inconfessabili.</p>
<p data-start="2388" data-end="2690">Nonostante il budget limitato, il film sa evocare suggestioni potenti. Si respira un’atmosfera che ricorda <strong data-start="2495" data-end="2509">Saint Ange</strong> di Pascal Laugier o il più celebre <strong data-start="2545" data-end="2562">The Orphanage</strong> di Bayona. Echi anche del primo Dario Argento, soprattutto nella costruzione dei misteri familiari e nell’uso della suspense.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-2 hover-type-none"><img decoding="async" width="850" height="443" title="Lago degli Idoli" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli.png" alt class="img-responsive wp-image-2731" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli-200x104.png 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli-400x208.png 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli-600x313.png 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli-800x417.png 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2020/02/Lago-degli-Idoli.png 850w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 850px" /></span></div></div><div class="fusion-text fusion-text-9"><p>Il vero aspetto del lago degli Idoli sito nei pressi del Monte Falterona</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-10"><h3 data-start="2692" data-end="2721">Il significato del film</h3>
<p data-start="2723" data-end="2997">Al di là degli elementi horror, <strong data-start="2755" data-end="2768">Neverlake</strong> è un racconto di formazione e di perdita dell’innocenza. Jenny si trova non solo a fronteggiare presenze soprannaturali, ma soprattutto il peso di un’eredità familiare segnata dal dolore, dal tradimento e da colpe mai espiate.<br />
Il film suggerisce che i fantasmi non sono soltanto presenze spaventose, ma metafore di ferite interiori. Gli spiriti dei bambini etruschi, così come i segreti del padre, rappresentano ciò che viene rimosso e che ritorna, reclamando attenzione. La domanda centrale è: <strong data-start="3267" data-end="3335">quanto possiamo davvero seppellire il passato senza affrontarlo?</strong></p>
<p data-start="3339" data-end="3600">La risposta è racchiusa nel finale, che mescola rivelazioni dolorose e simbolismi archetipici. Non si tratta solo di un horror, ma di una riflessione sul rapporto con la memoria, con la colpa e con la necessità di accettare la verità, per quanto sconvolgente.</p>
<h3 data-start="3602" data-end="3636">Il cast e le interpretazioni</h3>
<p data-start="3638" data-end="4044">Il cuore del film è la giovane <strong data-start="3669" data-end="3686">Daisy Keeping</strong>, che interpreta Jenny con sensibilità e intensità. Lontana dagli stereotipi della “scream queen” del cinema horror, la sua performance restituisce fragilità, curiosità e forza interiore. Accanto a lei troviamo <strong data-start="3897" data-end="3914">David Brandon</strong>, volto noto agli appassionati di cinema di genere (indimenticabile in <em data-start="3985" data-end="3994">Deliria</em>), qui nel ruolo ambiguo e tormentato del padre.<br />
Il resto del cast, pur non sempre all’altezza, contribuisce a costruire un universo credibile e disturbante.</p>
<h3 data-start="4158" data-end="4192">Pregi e difetti di Neverlake</h3>
<p data-start="4194" data-end="4485">Non è un film perfetto. Alcune scelte narrative risultano prevedibili per gli spettatori più esperti di horror, e ci sono dettagli poco convincenti (come l’uso improprio della polizia municipale al posto dei Carabinieri). Anche il doppiaggio non sempre regge l’impatto emotivo delle scene.<br />
Eppure <strong data-start="4494" data-end="4507">Neverlake</strong> rimane un’opera significativa: un horror italiano che osa confrontarsi con tematiche profonde, girato in inglese per puntare a un pubblico internazionale. Un progetto che dimostra come, anche in Italia, sia possibile produrre cinema di genere con dignità e ambizione.</p>
<h3 data-start="4779" data-end="4796">Conclusioni</h3>
<p data-start="4798" data-end="5048"><strong data-start="4798" data-end="4811">Neverlake</strong> è un horror sospeso tra mito e realtà, che parla di fantasmi, di segreti familiari e del peso del passato. Non solo un film di paura, ma anche una riflessione sul buio che ciascuno di noi porta dentro e sulla necessità di affrontarlo. Per gli amanti delle ghost story e degli horror psicologici, è una visione consigliata. E per chi ama il mistero degli Etruschi, rappresenta un’esperienza affascinante, capace di trasformare un angolo di Toscana in un luogo di incubi e rivelazioni.<br />
<strong>Non sarà un capolavoro, ma Neverlake segna un passo importante per il cinema italiano di genere</strong>: cupo, misterioso e inquietante, è un film che lascia qualcosa dietro di sé.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-8 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Back to the Movie: Il Mistero di Sleepy Hollow</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/10/22/back-to-the-movie-il-mistero-di-sleepy-hollow/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Oct 2017 16:00:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Halloween si avvicina e come prepararci al meglio se non ritornando con la memoria ad uno dei migliori esempi nella storia del cinema horror? Che poi, definirlo horror e basta sarebbe un errore, soprattutto perché quando il regista in questione è Tim Burton, riuscire a delineare un genere ben preciso è sempre molto]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-9 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-10 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-11"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">H</span><strong>alloween si avvicina e come prepararci al meglio se non ritornando con la memoria ad uno dei migliori esempi nella storia del cinema horror? Che poi, definirlo horror e basta sarebbe un errore, soprattutto perché quando il regista in questione è Tim Burton, riuscire a delineare un genere ben preciso è sempre molto difficile&#8230;</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-12"><p style="text-align: justify;"><em>Non è un cineasta “facile da digerire”, lo ha dimostrato in tutti i suoi lavori. Ha un suo stile molto personale che può piacere o non piacere, infatti è sempre alla ricerca di storie che si possano adattare al meglio al suo modo di vedere e fare cinema.</em><br />
<em>Per realizzare Il Mistero di Sleepy Hollow, Tim Burton utilizzò il materiale di partenza perfetto per lui, ispirandosi ad un classico della letteratura americana, il racconto La Leggenda di Sleepy Hollow di Washington Irving.</em><br />
<em>Una narrazione già di per sé ricca di misteri e di orrori, che il regista ha modificato a suo piacimento, arrivando a creare la sua versione della storia.</em><br />
<em>Il risultato del lavoro di Burton non si può catalogare solo come pellicola di genere horror, proprio perché diretta con uno stile unico, raccontando gli avvenimenti sotto forma di favola moderna. Ovviamente una favola gotica, inutile dirlo, ormai è un marchio di fabbrica del regista.</em><br />
La vicenda si svolge nel 1799, in un piccolo villaggio chiamato Sleepy Hollow, vicino New York, dove nel giro di pochi giorni vengono ritrovati i corpi di tre persone, tutti con la testa separata dal resto.<br />
Proprio dalla metropoli verrà inviato il giovane agente di polizia Ichabod Crane, uno dei primi all&#8217;epoca ad utilizzare i più innovativi metodi scientifici per risolvere i casi, con il risultato di venire continuamente deriso e rimproverato dai suoi colleghi, per niente avvezzi all&#8217;utilizzo di strane attrezzature.<br />
Una volta arrivato a Sleepy Hollow, gli abitanti lo metteranno in guardia su quanto sta accadendo secondo loro: l&#8217;individuo intento a seminare il panico nelle loro terre non è un normale criminale, ma si tratta del Cavaliere Senza Testa, un mercenario di una crudeltà inaudita con l&#8217;abitudine di mozzare le teste dei suoi avversari, catturato anni prima ed egli stesso decapitato prima di essere sepolto nei boschi non lontano dal villaggio. Ora sembra essere tornato dalla tomba in cerca di vendetta.<br />
Ichabod, però, da persona razionale qual&#8217;è non potrà sicuramente credere ad una favola come questa e si metterà ad indagare cercando il vero colpevole, nascosto dietro quello che gli suona solo come un racconto dell&#8217;orrore capace di impressionare i sempliciotti di provincia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma la realtà si rivelerà più incredibile della fantasia</strong>, portando l&#8217;agente Crane in un mondo di cui rinnegava l&#8217;esistenza.<br />
Tim Burton riesce a mettere in scena questa storia nel miglior modo possibile.<br />
Come accennato, non va a costruire un horror basato sulla paura del mostro di turno o creato apposta per spaventare il più possibile e nel modo più originale o macabro.<br />
Certamente si vede del sangue e le scorribande del Cavaliere fanno volare parecchie teste qua e là, ma a farla da padrone è l&#8217;atmosfera che circonda Sleepy Hollow, capace di trasmettere più angoscia che paura.<br />
Tutto ricreato, disse il regista, “come se il villaggio fosse intrappolato in un sogno” e grazie a queste scenografie, alla fotografia e alle musiche, il film riesce ad immergere totalmente lo spettatore nella campagna di New York di fine settecento, un paesaggio desolato e spettrale.<br />
A mio parere, chiunque visitasse un luogo del genere crederebbe nell&#8217;esistenza di qualcosa di sovrannaturale e fuggirebbe a gambe levate&#8230;</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 3" src="https://www.youtube.com/embed/VKwGAFPbTUM?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-13"><p>Azzeccata la scelta degli attori, a partire dal protagonista, Johnny Depp, nei panni di un Ichabod Crane brillante, insicuro, curioso ed imbranato.<br />
Un uomo che ha passato la vita seguendo a tutti i costi la razionalità, vedrà le sue credenze sgretolarsi di fronte alla sconvolgente verità, subendo uno stress tale da fargli ricordare il suo tragico passato; per fortuna verrà aiutato da una delle persone conosciute a Sleepy Hollow, ovvero Katrina Van Tassel, figlia di Baltus Van Tassel, il più grande possidente della zona.</p>
<p>Christina Ricci, nei panni di Katrina, con in suo aspetto e la sua bravura riesce da subito a mettere in dubbio lo spettatore sui suoi reali fini, mostrandosi tanto gentile e premurosa nei confronti di Ichabod, quanto ambigua e determinata a difendere il nome della sua famiglia.<br />
Menzione particolare per il Cavaliere Senza Testa: non si può certo dire quanto sia stato abile Christopher Walken nell&#8217;interpretarlo (mancando la testa, sapete com&#8217;è&#8230;), però ci tengo a sottolineare la bravura di Tim Burton nel dargli il giusto risalto.<br />
Una volta capito che esiste davvero, non viene, per esempio, mostrato di rado o in lontananza, magari rivelandosi a pieno soltanto nel finale (c&#8217;era decisamente questo rischio), ma la sua presenza è costante, si dimostra una inarrestabile ed infallibile macchina di morte.<br />
Insomma, doveva necessariamente essere reso al meglio. E così è stato.<br />
Anche il ritmo del film è quello giusto, il racconto non rischia mai di rallentare troppo e contiene dei buoni colpi di scena; mentre il reparto effetti speciali fa un ottimo lavoro, riuscendo ad essere credibile nonostante le difficoltà di alcune scene. Non ho trovato dei grossi difetti, forse l&#8217;unica critica da muovere è la mancanza di momenti davvero spaventosi. E voi direte: per un horror è un grosso punto a sfavore!<br />
Se fosse stato un altro film si, in questo caso non direi.<br />
L&#8217;ho già sottolineato, più che fare paura molte delle scene mettono angoscia, mentre altre possono essere considerate un po&#8217; crude ed esplicite, perfino splatter.<br />
Oltre a questo, cosa non nuova nel cinema di Burton, sono presenti diversi momenti comici, legati in gran parte alla goffaggine del protagonista, ideali per la performance di Depp.<br />
E visto il tema trattato, si parla di umorismo nero, tanto caro al regista.<br />
Per questi motivi, <strong><em>Il Mistero di Sleepy Hollow</em> è un horror atipico</strong>, però non lo si può definire mal riuscito, anzi,<strong> funziona molto meglio di altre pellicole</strong>, che fanno di tutto per far saltare sulla poltrona lo spettatore, magari con svariati <em>jumpscare</em>, senza riuscirci.<br />
Sono convinto che per produrre un bel film dell&#8217;orrore non bastino solo certi trucchetti triti e ritriti (tipo: rumore sinistro&#8230; momento di suspense&#8230; musica da brividi in crescendo e&#8230;. sbuca un gatto dal nulla!&#8230; ma dai!), piuttosto bisogna trovare nuovi modi per raccontare belle storie.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Praticamente come bisognerebbe fare con tutti i film&#8230;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Pregiatissimo</strong></em></p>
<p>Non vado ad analizzare altro e consiglio davvero <em>Il Mistero di Sleepy Hollow</em> a chi, fino ad ora, se lo è perso o ha pensato non valesse la pena di vederlo.Magari, recuperandolo in questi giorni, l&#8217;alone di mistero intorno alla festività di Halloween potrà aiutare tutti ad addentrarsi ancora meglio nelle atmosfere del film e nell&#8217;ottica di uno come Tim Burton.</p>
<p>Vi spaventerete il giusto e potrete anche divertirvi, ma non troppo tranquilli, è pur sempre una storia cupa e violenta&#8230; <strong>quindi, attenti a non perdete la testa</strong>, mi raccomando&#8230; oh oh oh! Sono un burlone&#8230;</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-11 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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