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		<title>Il dilemma del Remake</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 16:30:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da qualche anno, tra chi segue il cinema con un minimo di passione, si è diffusa una domanda tanto semplice quanto spinosa: “Ma perché continuano a fare remake di qualsiasi cosa?”   Di solito, la domanda ha un tono polemico, quasi rassegnato, e sottolinea la presunta carenza di creatività e originalità nei]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">D</span><strong>a qualche anno, tra chi segue il cinema con un minimo di passione, si è diffusa una domanda tanto semplice quanto spinosa: “Ma perché continuano a fare remake di qualsiasi cosa?”</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-2"><p style="text-align: justify;" data-start="252" data-end="716">Di solito, la domanda ha un tono polemico, quasi rassegnato, e sottolinea la presunta carenza di creatività e originalità nei film pensati per il grande pubblico. Ma la questione è davvero così semplice? La fantasia si è davvero esaurita? Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="718" data-end="1371">Qualche tempo fa, mentre scorrevo le solite notizie di cinema online, mi è capitato davanti il trailer del nuovo <em data-start="831" data-end="853">La Bella e la Bestia</em> in versione live action, previsto per l’anno successivo. E&#8230; non l’ho guardato. Semplicemente, non mi interessava. Passano un paio di giorni, torno sullo stesso sito e trovo il titolo: “Record assoluto per il nuovo live action Disney: il trailer ha totalizzato un numero <em data-start="1126" data-end="1139">esorbitante</em> di visualizzazioni nelle prime 24 ore!”. Quanto fosse esorbitante non lo ricordo, ma il concetto era chiaro: entusiasmo alle stelle. Io, invece, ero ancora lì a chiedermi “ma perché tutto questo clamore?”. Sarà colpa mia, pazienza.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1373" data-end="1585">Dopo un’altra manciata di giorni, un amico mi chiede: “Hai visto il trailer de <em data-start="1452" data-end="1474">La Bella e la Bestia</em>? Che ne pensi?”. A quel punto ho capito che non avrei avuto pace finché non l’avessi guardato. Così ho ceduto.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1587" data-end="1938">E dopo averlo visto? La prima parola che mi è venuta in mente è stata: “inutile”.<br data-start="1668" data-end="1671" />Sì, inutile. Inutile rifare uno dei capisaldi dell’animazione Disney se poi si mantiene pressoché identico all’originale. Inutile per lo spettatore, che può tranquillamente rivedersi il film del 1991. Utilissimo, invece, per la Disney. Ma su questo torniamo tra poco.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1940" data-end="2222">La questione del remake, o del reboot, sequel, prequel e via dicendo, va avanti da anni. E ogni volta che se ne parla, saltano fuori le solite lamentele: “Basta con questi rifacimenti!”, “Stanno rovinando i capolavori!”, “Non c’è più inventiva!”. E in parte, capisco il malcontento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2224" data-end="2591">Molti spettatori tendono a considerare certe opere “intoccabili”, soprattutto quando si parla di classici o cult generazionali. Altri, invece, leggono nella marea di rifacimenti la conferma che la creatività nel cinema mainstream stia progressivamente evaporando. Ma è davvero solo una questione di mancanza d’idee? Oppure, più semplicemente, una questione economica?</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-3"><p data-start="0" data-end="49"><strong>Spoiler: è quasi sempre una questione economica.<br />
</strong>Le grandi case di produzione ragionano come qualsiasi altra azienda: puntano al massimo guadagno col minimo rischio. E cosa può esserci di più sicuro che investire in un titolo già conosciuto, amato, e magari nostalgicamente legato all&#8217;infanzia di milioni di spettatori? Il rischio è basso, il pubblico c&#8217;è, l’incasso (quasi) garantito.<br />
Scandalizzarsi, ormai, serve a poco. È un meccanismo che si applica ovunque, non solo nel cinema. Eppure, questo non significa che dobbiamo arrenderci a una pioggia di remake scialbi e senz’anima.<br data-start="587" data-end="590" />Il problema, infatti, non è il remake in sé, ma <strong data-start="638" data-end="658">come viene fatto</strong>.<br />
Perché diciamolo: quando un rifacimento è fatto male, lo si nota eccome. Ed è questo il vero tallone d’Achille del sistema. In molti casi, si ha l&#8217;impressione che la nuova versione venga prodotta in fretta e furia, senza una vera idea registica, senza un’identità visiva, senza passione. Solo con l&#8217;obiettivo di sfruttare il nome. Il risultato? Film deboli, dimenticabili, a volte addirittura imbarazzanti.</p>
<p data-start="1071" data-end="1672"><strong>Qualche esempio?</strong><br data-start="1087" data-end="1090" /><em data-start="1090" data-end="1098">Psycho</em> (1998), copia carbone del capolavoro di Hitchcock, girata inquadratura per inquadratura, ma senza la minima tensione.<br data-start="1216" data-end="1219" />Oppure <em data-start="1226" data-end="1246">Planet of the Apes</em> (2001), che con tutto il rispetto per Tim Burton, è riuscito a confondere e annoiare.<br data-start="1332" data-end="1335" />E ancora <em data-start="1344" data-end="1353">The Fog</em> (2005), <em data-start="1362" data-end="1376">Il Prescelto</em> (2006), <em data-start="1385" data-end="1395">Invasion</em> (2007), fino al remake <em data-start="1419" data-end="1428">Ben-Hur</em> del 2016, forse l’esempio più lampante di quanto si possa sbagliare bersaglio.<br data-start="1507" data-end="1510" />Lì, più che un film, sembrava un autogol: rifare uno dei più grandi kolossal della storia del cinema, vincitore di 11 Oscar, senza nulla da dire di nuovo… perché?<strong> Ma attenzione: demonizzare <em data-start="1701" data-end="1708">tutti</em> i remake sarebbe ingiusto.</strong><br data-start="1735" data-end="1738" />Perché <strong data-start="1745" data-end="1781">esistono anche esempi eccellenti</strong>, capaci di prendere una storia già nota e trasformarla in qualcosa di nuovo, potente, magari anche superiore all’originale.<br />
Penso a <em data-start="1915" data-end="1941">L’uomo che sapeva troppo</em> (1956), rifatto dallo stesso Hitchcock in modo più maturo e sofisticato.<br data-start="2014" data-end="2017" />A <em data-start="2019" data-end="2028">La Cosa</em> di Carpenter (1982), che ha preso un B-movie degli anni ’50 e lo ha reso un capolavoro dell’horror paranoico.<br data-start="2138" data-end="2141" />A <em data-start="2143" data-end="2167">Dracula di Bram Stoker</em> (1992), elegante e visivamente sontuoso.<br data-start="2208" data-end="2211" />A <em data-start="2213" data-end="2228">Casino Royale</em> (2006), che ha rigenerato il mito di James Bond con un realismo crudo e moderno.<br data-start="2309" data-end="2312" />Oppure a film più recenti come <em data-start="2343" data-end="2354">Il Grinta</em> (2010) dei fratelli Coen, e <em data-start="2383" data-end="2399">21 Jump Street</em> (2012), che ha trasformato una vecchia serie in una commedia brillante e autoironica. Questi film non solo funzionano, ma dimostrano che un remake può essere anche un’opportunità: per rinnovare, riscoprire, reinterpretare.<br />
Anzi, c’è un ulteriore aspetto positivo emerso negli ultimi anni: la saturazione del mercato ha spinto le major a <strong data-start="2741" data-end="2791">cercare nuove idee anche dentro vecchie storie</strong>.<br data-start="2792" data-end="2795" />Per distinguersi, oggi bisogna fare uno sforzo in più: servono registi con visione, sceneggiatori capaci di reinventare i personaggi, produttori disposti ad osare (almeno un po’). Non sempre accade, ma quando succede… si vede.</p>
<p data-start="3025" data-end="3359">E così, anche dentro operazioni apparentemente commerciali, possiamo trovare qualità, cura, persino passione.<br data-start="3134" data-end="3137" />Certo, spesso si fa leva sull’effetto nostalgia — vedi <em data-start="3192" data-end="3208">Jurassic World</em> o <em data-start="3211" data-end="3237">Il Risveglio della Forza</em> — ma se la confezione è buona, se la regia ha ritmo, se la storia, pur semplice, sa emozionare… allora va benissimo così.</p>
<p data-start="3361" data-end="3744"><strong data-start="3361" data-end="3380">In conclusione?</strong><br data-start="3380" data-end="3383" />La domanda “remake sì o no?” non ha una risposta netta. Come sempre, dipende.<br data-start="3460" data-end="3463" />Dipende da chi lo scrive, da chi lo dirige, da che tipo di film si vuole realizzare. Ci vuole un’alchimia: un progetto pensato, costruito con un minimo di visione e rispetto per il materiale di partenza. Solo così si può ottenere qualcosa che abbia senso — vecchio e nuovo insieme.</p>
<p data-start="3746" data-end="3982">Noi spettatori? Possiamo solo fare il nostro dovere: <strong data-start="3799" data-end="3832">guardare prima, giudicare poi</strong>.<br data-start="3833" data-end="3836" />Esce un reboot della tua saga preferita? Guardalo. Se ti delude, criticalo pure con forza. Ma se invece ti sorprende… beh, magari lo ringrazierai.</p>
<p data-start="3984" data-end="4434">Perché sì, esistono i film d’autore, quelli difficili, coraggiosi, unici. Ma esiste anche l’intrattenimento ben fatto, capace di farci ridere, emozionare, riflettere.<br data-start="4150" data-end="4153" />E anche lì può nascondersi la “settima arte”.<br data-start="4198" data-end="4201" />Io stesso mi sbaglierei a giudicare <em data-start="4237" data-end="4259">La Bella e la Bestia</em> ancor prima di vederlo. Se vorrò davvero dire la mia, dovrò aspettare di avere davanti il film. Poi, se non mi piace, pazienza: l’originale non sparisce. Resta lì, intatto.</p>
<p data-start="4436" data-end="4728">In ogni caso, ricordiamoci una cosa: <strong data-start="4473" data-end="4514">il cinema è grande perché è per tutti</strong>.<br data-start="4515" data-end="4518" />E non ha senso mettersi su un piedistallo a dire “i film di supereroi non sono cinema”, o “quella roba è per menti semplici”. Che senso ha? Per sentirsi migliori? Per dire “io sono raffinato, voi siete pecore”?</p>
<p data-start="4730" data-end="4885">No, grazie.<br data-start="4741" data-end="4744" />Perché il bello del cinema è proprio questo: offre storie per tutti i gusti. E può parlare a tutti, in modi diversi. Basta volerlo ascoltare.</p>
<p data-start="4887" data-end="4909"><strong>Come disse Voltaire:</strong></p>
<blockquote data-start="4910" data-end="5077">
<p data-start="4912" data-end="5077"><strong>“L’originalità non è altro che un’abile imitazione.”</strong><br data-start="4964" data-end="4967" /><strong>E a volte, dietro un remake apparentemente inutile, si nasconde proprio quella scintilla. Sta a noi scoprirla.</strong></p>
</blockquote>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>L&#8217;anima del violino</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2019/05/20/lanima-del-violino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Carretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2019 09:25:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L'anima contraddistingue un essere vivente, è espressione di personalità,  il bene più prezioso che si possa avere, ma forse va ben oltre alle persone, anche altri esseri viventi o oggetti possono averne una... Tra questi sicuramente il violino! Indubbiamente impalpabile e pura allo stesso tempo, inquantificabile per forma o dimensione, addirittura qualcuno potrebbe]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-4 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-4"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">L</span>&#8216;<strong>anima contraddistingue un essere vivente, è espressione di personalità,  il bene più prezioso che si possa avere, ma forse va ben oltre alle persone, anche altri esseri viventi o oggetti possono averne una&#8230; Tra questi sicuramente il violino!</strong></p>
<p>Indubbiamente impalpabile e pura allo stesso tempo, inquantificabile per forma o dimensione, addirittura qualcuno potrebbe pensare che non esista in quanto impercettibile.<br />
Spesso viene associata all&#8217;ultima cosa che si lascia dopo la morte, una scissione tra il corpo e la parte spirituale, ma è anche intesa come amore, quando si trova una persona con la quale si è in sintonia (nel caso dell&#8217;anima gemella), oppure nel &#8220;venderla&#8221; al diavolo, come nei film, che è vista come uno scambio per ottenere vantaggi inestimabili, rimane il fatto che viene spesso utilizzata, indipendentemente da tutto, per parlare di un qualcosa di ineguagliabile e ha preso ormai il dominio di una risorsa senza eguali.</p>
<p>Anche delle canzoni sono state composte utilizzandola, senza parlare di poesie e aforismi, di conseguenza anche se non si hanno prove sulla sua esistenza, l&#8217;abuso di questa parola è indubbiamente fondato.<br />
<strong>Nel violino</strong> (ed altri strumenti ad arco) <strong>sicuramente questo enigma non esiste</strong>, in quanto è tangibile e concreta, tanto da poterla toccare, anzi addirittura creare e plasmare per rendere lo strumento unico, basti pensare che sostituendola con un altra darà allo stesso violino sfumature sonore diverse.</p>
<p>Essere in grado di creare l&#8217;anima, può sembrare blasfemo, anche se stiamo parlando di un violino, ma non è cosi, anche se in effetti abbiamo un potere immenso e la possibilità di &#8220;giocarci&#8221; per ottenere (o quanto meno provarci) la perfezione.</p>
<p>L&#8217;anima del violino è un tondino di abete rosso, lo stesso materiale utilizzato per la tavola armonica, di circa sei millimetri di diametro, in commercio ne esistono già pronte, da tagliare solamente su misura, ma a mio avviso è meglio crearle da un parallelepipedo di abete selezionato e stagionato, da questo si parte a smussare gli angoli fino ad arrivare a renderlo cilindrico e del diametro voluto.</p>
<p>L&#8217;anima in seguito viene posizionata all&#8217;interno del violino una volta che lo stesso è stato chiuso, facendola passare con un apposito strumento tra una delle due fessure chiamate effe (per la loro forma che ricorda esattamente la lettera dell&#8217;alfabeto; in origine erano fessure ricurve a forma di &#8220;C&#8221;).<br />
Anche l&#8217;orientamento gioca un ruolo fondamentale, i<strong>nfatti la venatura dell&#8217;anima deve rigorosamente essere perpendicolare all&#8217;asse longitudinale del violino</strong>. Non è incollata, è semplicemente appoggiata, e tirando le corde viene intrappolata tra le due parti del violino, la tavola ed il fondo, mettendole in comunione, dandogli la possibilità d&#8217;interagire insieme assicurando il sincronismo dei due movimenti.</p>
<p>L&#8217;anima da il carattere al violino, la sua posizione ne determinerà la personalità, con essa il violino prende vita, ed è incredibile pensare che un oggetto così piccolo possa essere talmente importante e fondamentale. La sua posizione approssimativa è (guardando lo strumento da davanti) appena sotto al piede destro del ponticello, e da qui, la possibilità di modificare la voce dello strumento.<br />
Anche se le dimensioni dell&#8217;anima sono piccole, le variazioni timbriche che quest&#8217;ultima può dare al violino sono innumerevoli, già se la stessa fosse solo troppo lunga o troppo corta, e di conseguenza incastrata tra le tavole o appena appoggiata, renderebbe il suono più duro nel primo caso e più morbido nel secondo.</p>
<p>Altre modifiche sono rivolte invece alla posizione, dall&#8217;avvicinarla o allontanarla dal ponticello o dal centro dello strumento.</p>
<p>L&#8217;etimologia della parola anima è soffio, vento, e spesso è associata al respiro, in effetti è questa a mio avviso la vera spiegazione di che cos&#8217;è, per gli esseri viventi e non, e per assaporarne la forza, basta passare l&#8217;archetto sulla corda e sentire quel soffio che si trasforma in armonia, ed <strong>è ancora più bello lasciare vibrare la propria anima con quella del violino per permetterle di risuonare all&#8217;unisono nel vento.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-5 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Di Poesia &#038; di Matita</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/08/06/di-poesia-di-matita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2017 08:00:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[poesia disegnata]]></category>
		<category><![CDATA[racconti visivi]]></category>
		<category><![CDATA[storia e memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Due più due uguale quattro. Ce lo insegnano fin da piccoli. La matematica di solito non è un'opinione. Quindi se addizioniamo due cose otteniamo un risultato che, numericamente parlando, dovrebbe essere la somma delle due. Questo di solito è vero, fino a quando non ci troviamo di fronte a qualcosa la cui somma]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-6 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-7 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-5"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">D</span><strong><em>ue più due uguale quattro.</em></strong></p>
<p><strong><em>Ce lo insegnano fin da piccoli. La matematica di solito non è un&#8217;opinione.</em></strong></p>
<p><strong><em>Quindi se addizioniamo due cose otteniamo un risultato che, numericamente parlando, dovrebbe essere la somma delle due. Questo di solito è vero, fino a quando non ci troviamo di fronte a qualcosa la cui somma necessita di una sottrazione per funzionare.</em></strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-6"><p><em>Prendiamo una storia. Straordinaria nella sua linearità, tenuta al sicuro per anni e cullata con amore. Sommiamola a disegni capaci di muoversi sulla carta come se fossero animati, passando dai campi lunghi ai primi piani e poi su per l&#8217;oggettivo e giù per il soggettivo.</em></p>
<p><em>Sottraiamo adesso china e colori chiudendo tutto in un involucro blu come il mare.</em></p>
<p><em>Ciò che si ottiene è <strong>Il Porto Proibito.</strong></em></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-7"><p style="text-align: justify;"><em>Prendiamo una storia. Straordinaria nella sua linearità, tenuta al sicuro per anni e cullata con amore. Sommiamola a disegni capaci di muoversi sulla carta come se fossero animati, passando dai campi lunghi ai primi piani e poi su per l&#8217;oggettivo e giù per il soggettivo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sottraiamo adesso china e colori chiudendo tutto in un involucro blu come il mare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ciò che si ottiene è <strong>Il Porto Proibito.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">In un futuro non troppo lontano, uno in cui chi era figlio è cresciuto ed è diventato genitore, la <strong>Casa</strong> <strong>senza</strong> <strong>Nord</strong> è ancora lì al suo posto. Un po’ attempata e con le tegole sbiadite dal tempo, eppure sempre intenta a portare in grembo storie di tutti i tipi (tranne quelle di fantascienza). Ne ha prodotte e ne ha accolte così tante che muoversi tra le sue stanze è come attraversare un labirinto fatto di parole e disegni.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questa ragione <strong>Viola</strong> e <strong>Michele</strong>, ormai cresciuti, sono di tanto in tanto chiamati a dare una mano per fare un po’ d’ordine. L’occasione è sempre ghiotta per i loro figli, perché nessun’altra coppia di nonni conosce così tante storie o ti sa leggere dentro al punto da disegnare i tuoi pensieri su un foglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’anno tocca al vecchio ripostiglio. È passato un bel po’ di tempo dall’ultima volta che è stato riordinato e quando <strong>Michele</strong> lo apre, ne cade fuori un consunto volume blu. Sua figlia, similmente a quei gatti in grado di sentire a un chilometro di distanza un frigo che si apre, riesce a percepire con la stessa chiarezza lo svolazzare delle pagine di un libro che non ha ancora letto. È un volume la cui immagine in copertina è così rovinata che non si vede quasi niente, ma il titolo si legge ancora. Tre parole scritte in carattere bianco su fondo blu.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Porto Proibito</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La domanda sale quasi da sola, arrampicandosi docilmente da quel posto intimo e tranquillo dove i quesiti dei bambini riposano. Quesiti che, com&#8217;è noto, finché dormono sono innocui come dei gattini. Però lei vuole sapere che cos&#8217;è <strong>Il Porto Proibito</strong>, il che significa che il gattino ha aperto gli occhi. <strong>Michele</strong> soppesa bene le parole perché sa che la risposta sbagliata potrebbe trasformare il micio in una tigre dai denti a sciabola e indurre sua figlia a voler sfogliare il libro. Questo normalmente non sarebbe un problema, ma alcuni disegni non sono adatti a una fanciulla della sua età, sebbene i nudi disegnati dal nonno siano in tutto e per tutto un’espressione artistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Potrebbe iniziare spiegando che quel libro l&#8217;hanno fatto il nonno e la nonna quando lui aveva la sua età. Lui e sua sorella <strong>Viola</strong> avevano viaggiato con nonna <strong>Teresa</strong> e nonno <strong>Stefano</strong>, per vedere quei posti che poi avrebbero usato per raccontare <strong>Il Porto Proibito</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Apre piano la prima pagina e la piccola si fa condurre su quella rotta, astenendosi dal tentare di sfogliare il libro da sola. <strong>Michele</strong> ha subito l&#8217;impressione di sentire delle fusa.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia racconta di <strong>Abel</strong>, un ragazzo che ha perso la memoria e che vuole ritrovarsi. <strong>Michele</strong> glielo mostra sfogliando una dopo l&#8217;altra le tavole in cui <strong>Abel</strong> è raffigurato. Di pagina in pagina, si arriva in breve a quella in cui per la prima volta è rappresentata <strong>Rebecca</strong>. Sua figlia dichiara subito che è bellissima e che ha i capelli rossi. Un&#8217;osservazione pertinente, nonostante i disegni siano a matita, ma che la bambina giustifica spiegando che nei disegni del nonno, secondo lei, i colori ti entrano in testa da soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Domandarsi dove la nonna prenda tutte quelle storie, è una curiosità più che lecita, e <strong>Michele</strong> non vuole perdere l&#8217;occasione di spiegare come la pensa. Si guarda alle spalle per essere sicuro che i suoi non siano a portata d&#8217;orecchio e spiega che nonna <strong>Teresa</strong> è un po&#8217; come una strega delle parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna immaginarla mentre getta dentro un grosso calderone tutto quello che le hanno insegnato: dalle lingue degli altri paesi, ai trucchi per liberare le storie che abbiamo dentro. In quel paiolo ci ha spremuto tutte le poesie che restavano attaccate ai suoi pensieri e non dimenticava mai di metterci anche un pizzico di cinema, che lascia sempre un buon sapore nella testa. Ogni volta uno diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo lui, da quel calderone ci beve ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è possibile parlare della nonna senza tirare in ballo il nonno, naturalmente, fin da quella volta in cui lavorarono per lo stesso <em>&#8220;topo&#8221;</em> senza saperlo. Anche il nonno è cresciuto in mezzo alle storie, anche se invece delle <em>normali</em> favole, gli raccontavano i passi dell&#8217;<strong>Odissea</strong>.</p>
</div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-1 hover-type-zoomin"><img decoding="async" width="300" height="112" title="DI POESIA E DI MATITA-1" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/08/DI-POESIA-E-DI-MATITA-1-300x112.jpg" alt class="img-responsive wp-image-2083" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/08/DI-POESIA-E-DI-MATITA-1-200x75.jpg 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/08/DI-POESIA-E-DI-MATITA-1-400x149.jpg 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/08/DI-POESIA-E-DI-MATITA-1-600x224.jpg 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/08/DI-POESIA-E-DI-MATITA-1-800x299.jpg 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/08/DI-POESIA-E-DI-MATITA-1.jpg 1103w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span></div></div><div class="fusion-text fusion-text-8"><p><strong>Michele</strong> mostra allora una pagina interamente occupata da una nave in balia della tempesta e uno dopo l&#8217;altro scivola lungo i termini marinareschi sparpagliati su tutta la tavola. Merito di nonno <strong>Stefano</strong>, che aveva letto così tanti libri sulla <strong>Royal Navy</strong> del diciottesimo secolo da essere diventato inconsapevolmente il consulente tecnico dell&#8217;opera. Una cosa che non tutti sanno in effetti. D&#8217;altro canto, spiega <strong>Michele</strong>, con persone come il nonno e la nonna, ciò che inizia in una testa, spesso trova il modo giusto di farsi completare nell&#8217;altra. Certe volte non si capisce più chi per primo abbia pensato cosa.</p>
<p>La bambina non stacca gli occhi dalle pagine. Per lei é come vedere un film che ti si apre tra le mani invece che su uno schermo.</p>
<p>Certe volte nonna <strong>Teresa</strong> doveva scrivere storie corte, dice poi. <strong>Il Porto Proibito</strong>, invece è senza confini e lei l&#8217;ha potuto raccontare quanto voleva, seguendo la bussola della sua creatività. Si è allungata sulle poesie della sua giovinezza e le ha usate come un ponte che unisce le sponde di un fiume, per aiutare il lettore a navigare nei pensieri dei personaggi, svelandone la natura.</p>
<p>Come per tutte le storie anche <strong>Il Porto Proibito</strong> ha dovuto viaggiare un po&#8217; prima di trovarsi del tutto.</p>
<p>Tocca a zia <strong>Viola</strong> di spiegare cosa questo significhi e lo fa sfilando dal solito ripostiglio un vecchio zaino consunto. E&#8217; affascinante non sapere cosa la gente si porti nello zaino quando viaggia. Qualcuno ci mette le cartine dei luoghi che sta visitando o panini al prosciutto per il pranzo. Magari una mantella per la pioggia e un maglione contro il freddo della sera. Nonna <strong>Teresa</strong> nello zaino ci portava la storia che aveva scritto. Voleva far coincidere i posti di cui parlava con quelli che esistono davvero. O forse l&#8217;aveva portata perché le cose che non sono ancora nate del tutto, possono assorbire ciò che gli sta intorno, se ne hanno voglia.</p>
<p>Non a caso fu proprio nel sottotetto di una casa a <strong>Plymouth</strong> che nonno <strong>Stefano</strong> seguì per la prima volta la rotta tracciata dalla calligrafia fitta e piccolissima della nonna, leggendo e immaginando quegli stessi disegni con cui la piccola si stava dissetando in quel momento.</p>
<p>Il <strong>Porto Proibito</strong> è parola e immagine, ma anche una storia d&#8217;amore tra un rude capitano scozzese e una donna che non dovrebbe esistere. Un libro dove le navi sfidano l&#8217;oceano, in cui una locanda ha smarrito le risate e dove le memorie sono nascoste tra le parole degli estinti. C&#8217;è la famiglia che si perde nella tempesta e che si ritrova in un modo che non pensava possibile, perché <strong>Il Porto Proibito</strong> è come una poesia a disegni.</p>
<p><strong>Michele</strong> non è sicuro d&#8217;essere riuscito a spiegare che cosa sia quel libro, più di quanto non potrebbero fare da soli i disegni e le parole che i nonni hanno depositato con tanta cura tra quelle due controguardie blu. Può soltanto indicare sulla bussola quello stesso <strong>Nord</strong> di cui la casa in cui si trovano è sprovvista, per far si che la figlia sappia sempre come tracciare la propria rotta.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-8 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Buskers Festival Ferrara  &#8211; quando l&#8217;Arte scende in strada</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2016/10/15/buskers-festival-ferrara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2016 20:37:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[live]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella splendida cornice rinascimentale della città di Ferrara, anche quest’anno a fine agosto si è tenuta la più importante rassegna internazionale dedicata agli artisti di strada: il Festival Buskers   Giocolieri, musicisti, pittori, artisti circensi ed esoteristi hanno “assediato” il centro storico per intrattenere giusto quelle 800.000 persone provenienti da tutta Italia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-9 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-10 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-9"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">N</span><em>ella splendida cornice rinascimentale della città di Ferrara, anche quest’anno a fine agosto si è tenuta la più importante rassegna internazionale dedicata agli artisti di strada: <strong>il Festival Buskers</strong></em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-10"><h2><em>Giocolieri, musicisti, pittori, artisti circensi ed esoteristi hanno “assediato” il centro storico<br />
</em></h2>
<p>per intrattenere giusto quelle 800.000 persone provenienti da tutta Italia per assistere ai numerosi spettacoli che la rassegna ha proposto.<br />
La formula del festival funziona perfettamente ogni anno, tant’è che numerosi turisti hanno dichiarato di aver conosciuto le bellezze storiche e culturali di Ferrara proprio grazie al Buskers.<br />
E’ il 1987 quando Stefano Bottoni (il direttore artistico) pensa per la prima volta ad un evento capace di valorizzare al massimo la figura del musicista di strada, le cui esibizioni sono assolutamente vietate in molte città del mondo.</p>
<p>Il primo a credere nel progetto è niente meno che il grande Lucio Dalla, esibitosi insieme a Jimmi Villotti nel 1989. Hanno poi seguito il loro esempio altri grandi della musica quali Modena City Ramblers, Edoardo Bennato, Angelo Branduardi, Franco Mussida della PFM, più recentemente Bobby Solo, mimetizzandosi tra gli altri artisti.</p>
<p>La storia dei buskers, cioè dei performanti on the road che “cercano” qualcosa (libere offerte o semplicemente un pubblico) si perde nella notte dei tempi, sollevando da sempre non poche controversie. La strada diventa <em>IL</em> Palcoscenico tramite il quale intrattenere i passanti e perché no, sostenersi economicamente. Già nell’antica Roma vennero elaborate all’interno delle Dodici tavole le leggi che vietavano di fatto agli artisti di strada di eseguire, pena la morte, canti diffamatori e parodie. Nell’Alto Medioevo erano i cantori francesi dell’amor cortese ad intrattenere i popolani così come i Minnesingers tedeschi o gli Tzigani dell’est Europa. Insomma veri e propri movimenti culturali che hanno viaggiato per il mondo assieme ai propri garanti. Cacciati o meno, i musicisti itineranti esistono da millenni e hanno sempre qualcosa da dire e da insegnarci, anzitutto l’umiltà e l’amore per l’arte nella sua essenzialità.</p>
<p>Basta dunque una chitarra low cost, qualche percussione improvvisata e una fisarmonica riesumata dalla cantina per farci entrare nel vortice della musica e dei ritmi primordiali. Ferrara si trasforma così in una Dublino d’inizio secolo, pervasa di artisti in stile retrò e tribali che scherzano assieme ai passanti, coinvolgendoli in danze a non finire e battiti di mani a tempo. In un angolino vicino alla piazza principale del centro, il trio Die Wandervogel di nazionalità austriaco-americana propone un repertorio di musiche celtiche riportando Ferrara indietro nel tempo di almeno un secolo.</p>
<p>Poco più avanti, un clown raduna la folla attorno a sé coinvolgendo una bambina in uno sketch divertente di giocoleria mentre nel vicolo di fronte c’è un equilibrista che passeggia come se nulla fosse sui trampoli facendo degli scherzetti ai passanti. Gli artisti sono tanti ed è impossibile assistere a tutte le esibizioni perché avvengono in contemporanea. Mi concentro allora su una band strampalata che si chiama Connexion Balcon, i cui membri sono croati, ucraini e tedeschi. Eseguono un medley davvero non sense mischiando i Queen con Lady Gaga, Gioacchino Rossini e gli Aqua. Come suggerisce parte del loro nome, sono davvero fuori come dei balconi e la loro perfomance è a metà tra il teatro, la musica e l’arte circense. Il batterista in realtà percuote la cassa di un vecchio violoncello che resta in piedi per miracolo, il dj ogni tanto abbandona il mixer per picchiare il bordo della sua consolle con un bel paio di Vic Firth rovinate, il cantante ogni tanto urla come un pazzo scappato dal manicomio e il tutto è scandito dalle fragorose risate e applausi. Davvero un bel gruppo di simpatici scoppiati.</p>
<p>Più serio ma non meno carismatico è il dj che si esibisce in Piazza del Municipio, armato di sola loop station con la quale gioca come un bambino farebbe con una costruzione di Lego.</p>
<p>Il suo nome è Ram Z The Human SoundSystem e da solo è in grado di fare più casino di un’intera band. Assembla vari vocalizzi che mette in loop grazie allo strumento per poi rappare a ritmi di beatbox improvvisando sul momento grazie all’intesa che riesce a creare con il pubblico di volta in volta. Dalla sua bocca escono suoni pazzeschi: sirene spiegate, robot, elicotteri che volano, ritmi latini impressionanti. Il suo è davvero uno spettacolo unico e rappresenta davvero in chiave moderna lo spirito del busker.</p>
<p>Spostandomi nelle viuzze adiacenti vengo attirata dalle dolci melodie che un ragazzo sta suonando per mezzo dell’hang, un nuovissimo strumento musicale inventato in Svizzera nel 2000. La forma è quella di un ufo in metallo e viene percosso a mani nude in vari solchi sulla sua superficie che corrispondono a diverse note. Il sound che ne esce è davvero evocativo e rilassante.</p>
<p>Mi sposto nuovamente e arrivo nella “Via Esoterica” dove fattucchiere, sensitivi e chiromanti creano delle file mai viste di persone che hanno deciso di farsi fare un check- up completo. C’è la signora che ti legge la mano, il signore che interpreta la calligrafia, la chiromante che legge i tarocchi e persino quella che ti guarda l’orecchio e ti predice il futuro. Suggestionata dalla lunga coda, decido anch’io di mettermi in fila da una sensitiva. Si fa chiamare T.P.R Doppio Gioco, una signora sulla cinquantina che indossa una cupa maschera veneziana. Ti guarda per cinque secondi fisso negli occhi e poi scrive di getto tantissime frasi su di un foglietto che alla fine ti consegna, riguardanti il carattere e lo stato d’animo in quel momento. Il risultato?&#8230;Neanche mia madre avrebbe potuto conoscermi così approfonditamente. Provare per credere!</p>
<p>Lasciando la Via Esoterica provo anch’io a fare una predizione: sono le otto e mezza di sera e di lì a poco mi verrà veramente fame. Trovo un chiosco improvvisato proprio dietro la bellissima Cattedrale e mi gusto il tipico pincino ferrarese ripieno, per gli amici, torta fritta con salame e prosciutto. Ora sì che posso tornare a casa, dopotutto anche questa è arte (culinaria) di strada.</p>
<p><strong>Marina Fava</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-11 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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