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	<title>Carlo Accolli &#8211; WOWLAB | agenzia di comunicazione</title>
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		<title>La Principessa Fantastica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2017 23:30:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Hola, il mio nome è Inigo Montoya, tu hai ucciso mio padre. Preparati a morire.»" Una frase cult per un film cult di fine anni ottanta che personalmente ho amato alla follia come bambino e che anche da adulto non posso fare a meno di rivedere con una punta di nostalgia e incanto.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;"><em>H</em></span><em>ola, il mio nome è Inigo Montoya, tu hai ucciso mio padre. Preparati a morire.»&#8221; Una frase cult per un film cult di fine anni ottanta che personalmente ho amato alla follia come bambino e che anche da adulto non posso fare a meno di rivedere con una punta di nostalgia e incanto. Ma infondo: &#8220;«Scherma. Lotta. Tortura. Veleno. Vero amore. Odio. Vendetta. Giganti. [&#8230;] Inseguimenti. Fughe. Menzogne. Passione. Miracoli.»&#8221; Cos’altro può volere un bambino (o un adulto) di più?</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-2" style="--awb-content-alignment:center;"><h2 style="text-align: justify;">Stiamo parlando de “La Storia Fantastica” film del 1987</h2>
<p style="text-align: justify;">per la regia di Rob Reiner ed arricchito dalla meravigliosa colonna sonora del grande Mark Knopfler; come ho detto, uno dei miei film preferiti, ma essendo io anche un vorace lettore, quando ho scoperto che questo film era in realtà tratto da un libro non ho potuto fare a meno di mettermi in caccia! E qui mi sono arenato. Dico sul serio. Per anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La colpa? Delle traduzioni dei titoli dei film in italiano… ovviamente. Sì, perché “La storia fantastica” in realtà si intitola “The Princess Bride” ovvero “La Principessa Sposa”. Problema: era effettivamente stata pubblicata una prima edizione italiana del romanzo a cavallo dell’uscita del film, che titolava come il lungometraggio che però con gli anni era stata sostituita da una versione con il titolo originale. Questo comportò che quando io, candidamente, chiedevo in libreria: «”La storia Fantastica” di Goldman.» la risposta non era un «Non esiste.» che mi avrebbe senz’altro spinto a ricerche più accurate, bensì un: «È fuori catalogo.» che mi spinse, mio malgrado, ad abbandonare la ricerca. Questo almeno sino al giorno in cui non mi è passata letteralmente sotto il naso una copia del romanzo che ovviamente titolava “La Principessa Sposa”. Inutile dire che l’ho preso immediatamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, avendo finalmente a disposizione le due versioni conosciamoli meglio è tempo di<strong><em> &#8220;Crossmedia Lab&#8221;</em></strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro <strong>Pregiatissimo</strong>, direttamente dalla sezione cinema, ci presenta brevemente il <strong>film</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Direttamente dai favolosi anni 80, periodo in cui hanno visto la luce alcuni dei capolavori della storia del cinema, arriva fino a noi anche un piccolo grande film, divenuto cult: La Storia Fantastica (in originale The Princess Bride), tratto dal romanzo omonimo di William Goldman ed adattato da lui stesso per il grande schermo. Lavoro non facile il suo, comprimere il tutto in un&#8217;ora e mezza di pellicola, ma compiuto alla grande.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La trama è delle più classiche: i due innamorati, divisi dagli eventi e senza speranza, riescono a ritrovarsi per vivere la loro storia di “amore vero”, ma cattivi senza scrupoli, faranno di tutto per impedirlo. Tante cose riescono a distinguere quest&#8217;opera, anche solo l&#8217;inizio: il film comincia nella cameretta di un bambino, a casa malato, che riceve la visita del nonno (un certo Peter Falk&#8230;), intenzionato a fargli compagnia leggendogli un buon libro, dal titolo, guarda un po&#8217;, “La Storia Fantastica”. L&#8217;espediente “libro nel libro”, che qui diventa “film nel film”, si rivela ottimo, perché grazie ai commenti del bambino, lo spettatore riesce ad immedesimarsi ancora di più.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La parte del leone la fanno però alcuni personaggi veramente iconici e l&#8217;umorismo generale, brillante ed atipico.<br />
Westley, intepretato da Cary “Robin Hood un uomo in calzamaglia” Elwes è l&#8217;eroe di turno, tanto bravo con la spada, quanto in astuzia, si fa ricordare per l&#8217;ironia e la mimica esilarante. Bottondoro (una splendida Robin Wright al suo debutto in sala) incarna al meglio l&#8217;innamorata prima triste poi determinata a ricongiungersi con il suo Westley. Ottimi i cattivi di turno, il principe Humperdinck, superbo e subdolo e tutti i suoi tirapiedi, ma una menzione speciale va ai tre briganti. Il capo, l&#8217;italiano Vizzini, parla e urla parecchio, dispensando ordini a suoi, ma soprattutto mette in scena uno “scontro di cervelli” con Westley degno di nota. Lo spagnolo Inigo Montoya non è poi così cattivo, vuole solo sbarcare il lunario ed ha un solo scopo nella vita: la vendetta, contro chi ha ucciso suo padre. Con le sue frasi ad effetto, uno dei migliori personaggi della storia. Insieme a Fezzik, interpretato dal compianto wrestler Andrè the Giant, gigante di nome e di fatto, meno tonto di quanto sembri, genuino e dall&#8217;indole gentile, ama i giochi di parole e riesce a piacere a chiunque abbia visto il film. Last but non least, c&#8217;è Max dei Miracoli, strano individuo che sta in scena quattro minuti quattro, ma che dispensa battute a raffica: ok, avere Billy Crystal nel ruolo aiuta, ma è un caso più unico che raro riuscire a farti amare un personaggio che si vede così poco.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Insomma, per chi se lo è perso: consiglio La Storia Fantastica a tutti, dai più piccoli ai più grandi.<br />
Mentre quelli che lo rivedranno, non solo ritroveranno vecchi amici, ma sentiranno la nostalgia per un cinema che è quasi sparito.<br />
Difficile infatti trovare oggi film come questo, racconti di favole ricche di magia, ironia e leggerezza.</em></p>
<p style="text-align: justify;">E ora due parole sul <strong>libro</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">Di solito, quando un film è tratto da un libro, raramente il risultato finale è paragonabile all’originale: qui, rientriamo in uno di quei casi; forse perché l’autore è per mestiere uno sceneggiatore ed ha a sua volta curato anche la sceneggiatura del film del suo romanzo (cosa per nulla scontata, badate bene) però il risultato è ottimo.<br />
Con sapiente maestria Goldman ci conduce a camminare sul filo sottile che separa la parodia dall’omaggio e lo fa con tale, ammiccante, maestria che il divertimento è assicurato.<br />
La definirei una storia seria che non si prende affatto sul serio.<br />
Innanzitutto il libro: non esiste.<br />
Sì, avete capito bene! Se come me, iniziate a leggere il romanzo, l’autore stesso vi rivelerà che ciò che stringete tra le mani, non è che una riduzione del romanzo originale (scritto da un fantomatico S. Morgenstern) ma talmente pregno di satira politica e di inutili descrizioni che Goldman stesso dichiara di averlo preso e “tagliato” di modo che diventasse uguale alla storia fantastica (è proprio il caso di dirlo) che suo padre gli leggeva da bambino e che lo fece letteralmente innamorare della lettura.<br />
L’escamotage letterario è fantastico e reso alla perfezione: solo poche pagine di introduzione e subito vi ritroverete, rapiti, a rimbalzare tra la voce narrante di Morgenstern e i commenti dello stesso Goldman; le pagine scorrono veloci come i cavalli bianchi del malvagio principe Humperdinck, ti affascinano come la bellezza ineguagliabile di Buttercup (Bottondoro nel film n.d.r.), arrivano diritte al cuore come fa la spada per sei dita di Inigo e ti tengono incollato al libro con la forza senza pari di Fezzik.</p>
<p style="text-align: justify;">Le differenze tra film e libro sono minime e quasi insignificanti: il padre lettore (invece del nonno) oppure gli squali al posto delle anguille urlanti… cose così, infondo di poco conto; la maggiore differenza tra i due media sta sostanzialmente nella mancanza di un Billy adulto che riscopre la storia e la riscrive perché anche proprio figlio possa amarla come l’ha amata lui; una parte, alla fin dei conti, molto bella da leggere ma che difficilmente renderebbe ugualmente sul grande schermo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Concludendo</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">la sostanza passando “dalla cellulosa alla celluloide” rimane pressoché invariata in un susseguirsi di colpi di scena magistrali; non dirò che il libro è banalmente “meglio” del film, non in questo caso. Qui ci troviamo di fronte ad una storia resa in maniera ugualmente magistrale con due strumenti profondamente diversi e che, per essere apprezzato a pieno, merita di essere conosciuto in entrambe le sue forme.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro che colpisce al cuore, un film che fa innamorare e viceversa per un’avventura dove infondo ciò che conta è solo quell’incantevole Storia Fantastica che con dolcezza ci rimbocca le coperte, ci da un bacio sulla fronte e ci fa tornare bambini, consapevoli che, sì, i mostri esistono e, sì, ci sarà sempre un valoroso Wesley pronto ad accorrere in nostro aiuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Perché «L&#8217;amore vero è la cosa più stupenda del mondo&#8230; tranne un bel panino! Un bel panino con prosciutto, lattuga e pomodoro&#8230;» davvero stupendo!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>(cit. Max dei Miracoli)</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Daniele Carretta &amp; Pregiatissimo</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Back to the Movie: Il Mistero di Sleepy Hollow</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Oct 2017 16:00:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Halloween si avvicina e come prepararci al meglio se non ritornando con la memoria ad uno dei migliori esempi nella storia del cinema horror? Che poi, definirlo horror e basta sarebbe un errore, soprattutto perché quando il regista in questione è Tim Burton, riuscire a delineare un genere ben preciso è sempre molto]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-4 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-3"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">H</span><strong>alloween si avvicina e come prepararci al meglio se non ritornando con la memoria ad uno dei migliori esempi nella storia del cinema horror? Che poi, definirlo horror e basta sarebbe un errore, soprattutto perché quando il regista in questione è Tim Burton, riuscire a delineare un genere ben preciso è sempre molto difficile&#8230;</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-4"><p style="text-align: justify;"><em>Non è un cineasta “facile da digerire”, lo ha dimostrato in tutti i suoi lavori. Ha un suo stile molto personale che può piacere o non piacere, infatti è sempre alla ricerca di storie che si possano adattare al meglio al suo modo di vedere e fare cinema.</em><br />
<em>Per realizzare Il Mistero di Sleepy Hollow, Tim Burton utilizzò il materiale di partenza perfetto per lui, ispirandosi ad un classico della letteratura americana, il racconto La Leggenda di Sleepy Hollow di Washington Irving.</em><br />
<em>Una narrazione già di per sé ricca di misteri e di orrori, che il regista ha modificato a suo piacimento, arrivando a creare la sua versione della storia.</em><br />
<em>Il risultato del lavoro di Burton non si può catalogare solo come pellicola di genere horror, proprio perché diretta con uno stile unico, raccontando gli avvenimenti sotto forma di favola moderna. Ovviamente una favola gotica, inutile dirlo, ormai è un marchio di fabbrica del regista.</em><br />
La vicenda si svolge nel 1799, in un piccolo villaggio chiamato Sleepy Hollow, vicino New York, dove nel giro di pochi giorni vengono ritrovati i corpi di tre persone, tutti con la testa separata dal resto.<br />
Proprio dalla metropoli verrà inviato il giovane agente di polizia Ichabod Crane, uno dei primi all&#8217;epoca ad utilizzare i più innovativi metodi scientifici per risolvere i casi, con il risultato di venire continuamente deriso e rimproverato dai suoi colleghi, per niente avvezzi all&#8217;utilizzo di strane attrezzature.<br />
Una volta arrivato a Sleepy Hollow, gli abitanti lo metteranno in guardia su quanto sta accadendo secondo loro: l&#8217;individuo intento a seminare il panico nelle loro terre non è un normale criminale, ma si tratta del Cavaliere Senza Testa, un mercenario di una crudeltà inaudita con l&#8217;abitudine di mozzare le teste dei suoi avversari, catturato anni prima ed egli stesso decapitato prima di essere sepolto nei boschi non lontano dal villaggio. Ora sembra essere tornato dalla tomba in cerca di vendetta.<br />
Ichabod, però, da persona razionale qual&#8217;è non potrà sicuramente credere ad una favola come questa e si metterà ad indagare cercando il vero colpevole, nascosto dietro quello che gli suona solo come un racconto dell&#8217;orrore capace di impressionare i sempliciotti di provincia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma la realtà si rivelerà più incredibile della fantasia</strong>, portando l&#8217;agente Crane in un mondo di cui rinnegava l&#8217;esistenza.<br />
Tim Burton riesce a mettere in scena questa storia nel miglior modo possibile.<br />
Come accennato, non va a costruire un horror basato sulla paura del mostro di turno o creato apposta per spaventare il più possibile e nel modo più originale o macabro.<br />
Certamente si vede del sangue e le scorribande del Cavaliere fanno volare parecchie teste qua e là, ma a farla da padrone è l&#8217;atmosfera che circonda Sleepy Hollow, capace di trasmettere più angoscia che paura.<br />
Tutto ricreato, disse il regista, “come se il villaggio fosse intrappolato in un sogno” e grazie a queste scenografie, alla fotografia e alle musiche, il film riesce ad immergere totalmente lo spettatore nella campagna di New York di fine settecento, un paesaggio desolato e spettrale.<br />
A mio parere, chiunque visitasse un luogo del genere crederebbe nell&#8217;esistenza di qualcosa di sovrannaturale e fuggirebbe a gambe levate&#8230;</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 1" src="https://www.youtube.com/embed/VKwGAFPbTUM?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-5"><p>Azzeccata la scelta degli attori, a partire dal protagonista, Johnny Depp, nei panni di un Ichabod Crane brillante, insicuro, curioso ed imbranato.<br />
Un uomo che ha passato la vita seguendo a tutti i costi la razionalità, vedrà le sue credenze sgretolarsi di fronte alla sconvolgente verità, subendo uno stress tale da fargli ricordare il suo tragico passato; per fortuna verrà aiutato da una delle persone conosciute a Sleepy Hollow, ovvero Katrina Van Tassel, figlia di Baltus Van Tassel, il più grande possidente della zona.</p>
<p>Christina Ricci, nei panni di Katrina, con in suo aspetto e la sua bravura riesce da subito a mettere in dubbio lo spettatore sui suoi reali fini, mostrandosi tanto gentile e premurosa nei confronti di Ichabod, quanto ambigua e determinata a difendere il nome della sua famiglia.<br />
Menzione particolare per il Cavaliere Senza Testa: non si può certo dire quanto sia stato abile Christopher Walken nell&#8217;interpretarlo (mancando la testa, sapete com&#8217;è&#8230;), però ci tengo a sottolineare la bravura di Tim Burton nel dargli il giusto risalto.<br />
Una volta capito che esiste davvero, non viene, per esempio, mostrato di rado o in lontananza, magari rivelandosi a pieno soltanto nel finale (c&#8217;era decisamente questo rischio), ma la sua presenza è costante, si dimostra una inarrestabile ed infallibile macchina di morte.<br />
Insomma, doveva necessariamente essere reso al meglio. E così è stato.<br />
Anche il ritmo del film è quello giusto, il racconto non rischia mai di rallentare troppo e contiene dei buoni colpi di scena; mentre il reparto effetti speciali fa un ottimo lavoro, riuscendo ad essere credibile nonostante le difficoltà di alcune scene. Non ho trovato dei grossi difetti, forse l&#8217;unica critica da muovere è la mancanza di momenti davvero spaventosi. E voi direte: per un horror è un grosso punto a sfavore!<br />
Se fosse stato un altro film si, in questo caso non direi.<br />
L&#8217;ho già sottolineato, più che fare paura molte delle scene mettono angoscia, mentre altre possono essere considerate un po&#8217; crude ed esplicite, perfino splatter.<br />
Oltre a questo, cosa non nuova nel cinema di Burton, sono presenti diversi momenti comici, legati in gran parte alla goffaggine del protagonista, ideali per la performance di Depp.<br />
E visto il tema trattato, si parla di umorismo nero, tanto caro al regista.<br />
Per questi motivi, <strong><em>Il Mistero di Sleepy Hollow</em> è un horror atipico</strong>, però non lo si può definire mal riuscito, anzi,<strong> funziona molto meglio di altre pellicole</strong>, che fanno di tutto per far saltare sulla poltrona lo spettatore, magari con svariati <em>jumpscare</em>, senza riuscirci.<br />
Sono convinto che per produrre un bel film dell&#8217;orrore non bastino solo certi trucchetti triti e ritriti (tipo: rumore sinistro&#8230; momento di suspense&#8230; musica da brividi in crescendo e&#8230;. sbuca un gatto dal nulla!&#8230; ma dai!), piuttosto bisogna trovare nuovi modi per raccontare belle storie.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Praticamente come bisognerebbe fare con tutti i film&#8230;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Pregiatissimo</strong></em></p>
<p>Non vado ad analizzare altro e consiglio davvero <em>Il Mistero di Sleepy Hollow</em> a chi, fino ad ora, se lo è perso o ha pensato non valesse la pena di vederlo.Magari, recuperandolo in questi giorni, l&#8217;alone di mistero intorno alla festività di Halloween potrà aiutare tutti ad addentrarsi ancora meglio nelle atmosfere del film e nell&#8217;ottica di uno come Tim Burton.</p>
<p>Vi spaventerete il giusto e potrete anche divertirvi, ma non troppo tranquilli, è pur sempre una storia cupa e violenta&#8230; <strong>quindi, attenti a non perdete la testa</strong>, mi raccomando&#8230; oh oh oh! Sono un burlone&#8230;</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-5 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>The Nice Guys: una “Pregiata” Opinione</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/10/18/the-nice-guys-una-pregiata-opinione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 14:00:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Negli anni, di “strane coppie” al cinema se ne sono viste tante ed alcune di loro hanno funzionato talmente bene da restare impresse nella memoria dei cinefili, elevando certi film allo status di “cult”. C'è un uomo in particolare che ha messo lo zampino in tante pellicole di questo tipo e quest'anno è]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-6 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-7 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-6"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">N</span><em><strong>egli anni, di “strane coppie” al cinema se ne sono viste tante ed alcune di loro hanno funzionato talmente bene da restare impresse nella memoria dei cinefili, elevando certi film allo status di “cult”</strong>. C&#8217;è un uomo in particolare che ha messo lo zampino in tante pellicole di questo tipo e quest&#8217;anno è tornato per proporci un nuovo esilarante duo, finalmente disponibile anche in home video. Leggete la mia “Pregiata” Opinione e scoprirete di chi sto parlando&#8230;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla sua terza regia, <strong>Shane Black torna alla “sua creatura”</strong>, quella che lui stesso ha contribuito a plasmare e rivoluzionare a partire dalla fine degli anni 80: il <em>buddy movie</em>.<br />
Per chi non lo sa, mi riferisco a quel sottogenere di film dove i protagonisti sono due individui, molto diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro, che si trovano, spesso loro malgrado, a collaborare per aiutare altre persone o come accade più frequentemente, risolvere indagini di vario tipo.</p>
<p><strong>Tutto raccontato mischiando una buona dose di azione ad una dose più massiccia di commedi</strong>a.</p>
<p>Difatti, uno degli esempi meglio riusciti di <em>buddy movie</em> è <em>Arma Letale</em> (1987), diretto da Richard Donner e scritto, guarda caso, proprio da Shane Black, con Mel Gibson e Danny Glover a formare una delle più memorabili coppie di poliziotti mai apparse sul grande schermo.<br />
Il film è diventato un cult e il Sig. Black, nel giro di pochi anni, ha anche firmato il seguito (<em>Arma Letale 2</em> nel 1989, sempre Donner alla regia) e altre due pellicole dai toni molto simili: <em>L&#8217;Ultimo Boy Scout</em> (1991), con regista il compianto Tony Scott e davanti alla macchina da presa l&#8217;improbabile coppia Bruce Willis/Damon Wayans, e <em>Last Action Hero – L&#8217;ultimo grande eroe</em> (1993) di John McTiernan, con Arnold Schwarzenegger che si ritrova tra i piedi un dodicenne patito di film d&#8217;azione.<br />
Nel 2005 arriva, finalmente, il debutto alla regia con <em>Kiss Kiss Bang Bang</em> e stavolta la coppia male assortita è formata da Val Kilmer e Robert Downey Jr.: anche questo si rivelerà un piccolo cult.<br />
Con un curriculum del genere, a Black manca solo la grande occasione in una produzione ad alto budget e sarà grazie alla Marvel che nel 2013 si ritroverà al timone di <em>Iron Man 3</em>, anche in veste di co-sceneggiatore.<br />
Nonostante l&#8217;incasso globale del film (circa 1,2 miliardi di dollari) dica il contrario, il risultato finale non è dei migliori, per colpa di scelte discutibili e forzature di trama (non solo per demerito del regista, aggiungo io&#8230; la Marvel ci ha messo lo zampino&#8230;).<br />
Come detto, con <em>The Nice Guys</em>, Shane Black ritorna al passato, o, più precisamente, ritorna a fare quello che gli viene meglio. E si vede.<br />
La storia si svolge nella Los Angeles degli anni 70 e i due protagonisti, interpretati da Russel Crowe e Ryan Gosling, sono chiamati ad indagare su un omicidio negli ambienti dell&#8217;industria del porno, tra gag esilaranti, situazioni imbarazzanti, strani personaggi e risvolti inaspettati.<br />
Si ride parecchio in questo film, infatti alla fine il lato comico risulta quello più rilevante, senza comunque mai sconfinare nel demenziale; tutto grazie non solo alla già citata bravura del regista/autore nel creare scene e dialoghi adatti ai personaggi della storia, ma anche alla grande alchimia tra gli attori.</p>
<p>Un aspetto tutt&#8217;altro che scontato, trovare due persone capaci di azzeccare i tempi giusti tra una battuta e l&#8217;altra e brave ad entrare in sintonia tra loro anche senza aver mai lavorato insieme prima d&#8217;ora.</p>
<p>Considerate che se mancasse tutto questo, i primi ad accorgersene sarebbero proprio gli spettatori ed il film perderebbe di significato, diventando scontato.<br />
Tutta la vicenda gira intorno alla strana coppia: Crowe interpreta Jackson Healy, uno di quelli che chiami quando hai un problema e che risolve le cose a cazzotti, mentre Gosling è Holland March, investigatore privato alcolista e depresso.<br />
Si ritroveranno a collaborare, ma all&#8217;inizio nessuno dei due sarà così contento di avere tra i piedi l&#8217;altro, perché da una parte Healy utilizzerà fin troppo le maniere forti, mentre dall&#8217;altra March, per raggiungere un obiettivo farà sempre le scelte peggiori. Risultando il vero mattatore del film.</p>
<p>Quando però parlo di alchimia tra attori, non bisogna dimenticare il “terzo incomodo”, ovvero la figlia tredicenne di March, Holly, che andrà sempre a cacciarsi nei guai, ma con la sua genialità sarà di grande aiuto al padre ed al suo socio.</p>
<p>Comunque va ricordato: non è solo una commedia.</p>
<p>Come già in passato, il regista dimostra di destreggiarsi molto bene con l&#8217;azione, non va a creare confusione nelle scene più concitate e mantiene sempre il ritmo giusto nel momento giusto.</p>
<p>Gli attori, neanche a dirlo, ormai hanno un&#8217;esperienza tale da poter affrontare qualsiasi situazione, dimostrando di trovarsi a loro agio tra scazzottate, sparatorie e fughe rocambolesche.<br />
Nel complesso funziona tutto alla grande, la trama, anche senza essere la più originale del mondo, è comunque brillante, non contiene punti morti e riserva anche qualche sorpresa; inoltre il periodo storico aggiunge qualcosa al film, grazie alle atmosfere e alle musiche seventies, che trovo molto adatte per un <em>buddy movie</em>.<br />
Sicuramente consiglio <em>The Nice Guys</em> a tutti gli amanti dei precedenti film del regista (come il sottoscritto), agli appassionati di film action “vecchio stampo” (sempre come me&#8230; sono vecchio&#8230;), ma anche a tutti quelli che cercano una commedia un po&#8217; diversa dalle altre.<br />
Un messaggio per il Sig. Black: come può vedere, nel panorama cinematografico attuale, non ci sono più degli autori capaci di creare storie d&#8217;azione o ricche di suspense, raccontate con il giusto livello di ironia. Magari riprendendo un po&#8217; di quanto imparato negli anni 80 o 90 da uno dei suoi film.</p>
<p>Quindi, per favore, non abbandoni mai il “suo” genere; appena avrà una bella idea per una nuova storia con nuovi o vecchi interpreti, faccia di tutto per portarla al cinema.</p>
<p>So che non deluderà le aspettative.</p>
<p>Ah, dimenticavo: siccome, almeno fisicamente, i due Guys ricordano molto i nostri Bud Spencer e Terence Hill, lo raccomando anche ai nostalgici dei loro film (e si, rientro anche in questa categoria&#8230; che c&#8217;è?).</p>
<p><em> </em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-8 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Fuori dal fumetto: due film da due mondi</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/09/22/fuori-dal-fumetto-due-film-da-due-mondi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2017 17:30:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In occasione del suo 30° anniversario, andiamo ad analizzare le due più famose trasposizioni su celluloide della serie a fumetti creata da Tiziano Sclavi. Dietro a queste, due mondi diversi, con visioni ed intenzioni lontane tra loro, alle prese con “l'indagatore dell'incubo” e con tutte le aspettative dei suoi fan. E, si sa,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-9 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-10 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-7"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><em>n occasione del suo 30° anniversario, andiamo ad analizzare le due più famose trasposizioni su celluloide della serie a fumetti creata da Tiziano Sclavi. Dietro a queste, due mondi diversi, con visioni ed intenzioni lontane tra loro, alle prese con “l&#8217;indagatore dell&#8217;incubo” e con tutte le aspettative dei suoi fan. E, si sa, con i veri fan non si scherza&#8230;</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-8"><p>Dylan Dog compie 30 anni proprio in questi giorni (la data ufficiale di copertina del numero 1 riporta Ottobre 1986) ed in questo lasso di tempo è riuscito ad appassionare più di una generazione di fan. Soprattutto in Italia, ma non solo, essendo pubblicato ormai in molti paesi.<br />
Questa popolarità riuscì, già dai primi anni 90, ad attirare l&#8217;interesse di diversi produttori, italiani in primis, che all&#8217;inizio ventilarono una serie TV, mai realizzata, e poi cercarono di portare il buon Dylan al cinema, ma senza risultato.<br />
Così, la casa editrice del fumetto, la Sergio Bonelli Editore, vendette i diritti agli studios statunitensi e per un po&#8217; non se ne seppe più nulla.</p>
<p>Fino al 2011, anno di uscita al cinema di <em>Dylan Dog – Il film</em> (in originale <em>Dylan Dog: Dead of Night</em>), in arrivo proprio dagli USA.</p>
<p>Come si può immaginare, un film con un carico di aspettative non indifferente, dovute ad una larga schiera di fan, che aveva quasi perso la speranza di vedere i suoi beniamini sul grande schermo.<br />
Prima di parlare della pellicola ci tengo a sottolineare il mio punto di vista: non sono un fan del fumetto, ricordo solo di aver letto due o tre numeri di Dylan Dog (e un paio di Tex) quando ero piccolo, tutto qui. Di conseguenza ho potuto analizzare il film per quello che è, senza fare paragoni o cercare l&#8217;assoluta fedeltà con l&#8217;opera originale.<br />
Per la regia di Kevin Munroe, <em>Dylan Dog – Il film</em> ci porta a New Orleans, dove l&#8217;indagatore dell&#8217;incubo sta cercando di vivere una vita normale, lontana dal mondo sovrannaturale del quale un tempo faceva parte, che gli ha tolto tutto quello a cui teneva.<br />
È rimasto un investigatore, ma ora si occupa di comuni faccende “terrene”, insieme al suo assistente Marcus.<br />
Un giorno però, come prevedibile, per aiutare una donna a risolvere un caso di omicidio, verrà nuovamente coinvolto nei loschi affari delle creature delle tenebre e non potrà negarsi, con il mondo in grave pericolo.<br />
Purtroppo, nel complesso questo è un film evitabile.<br />
La storia non è delle più originali e gli interpreti lasciano abbastanza a desiderare; si riesce a salvare solo l&#8217;umorismo generale, che deve molto a Sam Huntington, l&#8217;assistente Marcus, bravo a dare un tono leggero e comico ai momenti in cui è presente.<br />
Per il resto, da Brandon Routh nei panni di Dylan Dog ad Anita Briem, la donna bisognosa di aiuto, fino a Taye Diggs, cioè il cattivone di turno: tutti molto ma molto inconsistenti, per non dire altro&#8230;<br />
Il regista non lavora neanche male, ma con un materiale così misero non poteva fare un granché.<br />
Eppure ho letto di un budget di produzione di 20 milioni di dollari! In cosa caspita li hanno spesi questi soldi? Scene d&#8217;azione mediocri, effetti speciali da “serie B” e costumi dei vari vampiri/licantropi/zombie che sembrano un riciclo del materiale di scena di una puntata di <em>Buffy l&#8217;ammazzavampiri</em>&#8230;<br />
Con un esito simile, posso solo immaginare la cocente delusione dei fan, che hanno aspettato tanto e si sono ritrovati con un prodotto deludente, anche sotto altri punti di vista.<br />
Infatti, questo primo Dylan Dog cinematografico ha mantenuto ben poco dell&#8217;originale, solo alcuni oggetti e qualche espressione caratteristica, perdendo tutto il resto. Ambientazione diversa, assistente diverso, personaggi non presenti e carattere del protagonista cambiato, queste le differenze principali, buone a rendere l&#8217;idea di come sia stata gestita tutta questa operazione da parte dei produttori americani.<br />
Che comunque non dovrebbero essere incolpati di mancanza di fedeltà con il fumetto, ma, semplicemente accusati di aver creato un lungometraggio di questo livello.<br />
Piuttosto, colpa dei produttori nostrani, incapaci di investire su di una risorsa italiana così importante come Dylan Dog, lasciandosela “scippare” da altri paesi.</p>
<p>Fortuna vuole che i fan possano rifarsi in altro modo, grazie ai <em>fan film</em>.</p>
<p>Di questi, il più importante progetto legato al mondo di Dylan Dog è <em>Vittima degli Eventi</em> del 2014, mediometraggio diretto da Claudio Di Biagio e scritto da Luca Vecchi, entrambi famosi <em>youtubers</em> italiani.<br />
Il tutto finanziato tramite il <em>crowdfunding</em>, metodo ormai divenuto usuale proprio per dare la possibilità ai fan di contribuire direttamente con delle donazioni, aiutando altre persone che hanno intenzione di omaggiare i loro amati personaggi.<br />
<em>Vittima degli Eventi</em> cerca di restare fedele ai toni ed alle atmosfere del materiale d&#8217;origine, anche se non ha paura di modificare qualcosa, come l&#8217;ambientazione e la rappresentazione di alcuni dei vari protagonisti.<br />
Come detto, io non faccio paragoni con la controparte cartacea, ma ho potuto notare subito un grosso cambiamento rispetto al lungometraggio del 2011: la cura e la passione messe qui sono di tutto un altro livello.<br />
Ogni inquadratura sembra studiata per rendere al meglio la scena e le battute del protagonista cercano anche di definire il più possibile il suo carattere, mentre avanza nell&#8217;indagine sul caso in questione.<br />
Certo, alla fine il risultato non è esente da difetti, su tutti la caratterizzazione dell&#8217;assistente di Dylan, Groucho (non Marcus), che dovrebbe essere quello comico e risulta solo parecchio irritante; però questo è molto vicino a quanto bramato dai fan, nonostante i mezzi a disposizione risicati e la mancanza di attori di livello (eccezion fatta per Alessandro Haber e Milena Vukotic).<br />
Non voglio parlare oltre di <em>Vittima degli Eventi</em>, vi invito a guardarlo, lo trovate su YouTube.<br />
È importante realizzare adattamenti cinematografici fedeli ai materiali di partenza, ma, ricordo, questo non deve limitare le capacità di chi lavora ad un progetto.</p>
<p>In sostanza, se, per esempio, da un certo romanzo si vorrà arrivare a creare un film, le caratteristiche migliori e le sensazioni trasmesse dalla carta dovranno necessariamente permeare anche la pellicola. In caso contrario, inutile dire “tratto dal romanzo di&#8230;”, meglio scrivere da zero una sceneggiatura completamente originale.<br />
Poi però dovrà entrare in gioco il team creativo con la facoltà di decidere se riprendere per filo e per segno ogni pagina del romanzo, oppure rivoluzionare qualcosa e scegliere strade diverse. Arrivando a cambiare il finale, magari.<br />
Dico questo perché non sempre il risultato migliore è quello dei “puristi”, ma ci possono essere situazioni dove le modifiche ad una storia portano solo esiti positivi, come quando ci si imbatte nei casi di film meglio del libro.<br />
Se le pellicole avessero come obiettivo quello di accontentare solo i fan, si andrebbe a sminuire l&#8217;importanza di un&#8217;opera, togliendo la possibilità alla “gente normale” di conoscerla ed apprezzarla, anche se tramite un canale diverso da quello utilizzato in partenza.<br />
Tirando le somme, le differenze tra i due film citati sono enormi, tra budget, attori disponibili, esperienza del regista e di tutto lo staff&#8230; chi più ne ha più ne metta.<br />
Tuttavia, queste due differenti versioni di Dylan Dog ci dimostrano, ancora una volta, quanto il potere economico non basti per sfornare prodotti di qualità.<br />
Anzi, le grandi case produttrici investono parecchio denaro per un film con il solo scopo di incassarne molto di più, così, tante volte, tralasciano un aspetto fondamentale: assumere persone capaci e mosse dalla passione.<br />
Il loro lavoro non potrà garantire un successo assicurato, ma averle aiuta. Di sicuro.<br />
Le ispirazioni sono ben evidenti ma il film comunque si lascia vedere e ha un finale che non sgonfia tutto quanto visto in precedenza, per quanto possa essere intuibile sin da subito a coloro che sono un po&#8217; più smaliziati nel genere.<br />
Il cast non è così malvagio: se all&#8217;appassionato verrà quasi un colpo al cuore nel rivedere impegnato in un film di questo genere il David Brandon di <strong>Deliria</strong>, il cuore di tutto è la performance della giovane Daisy Keeping che riesce a colorare intensamente il personaggio di Jenny non risultando la solita, vuota scream queen che caratterizza molti film di questo genere.<br />
Lodevole l&#8217;intento di costruire qualcosa di nuovo ,aggiungiamoci uno stile registico abbastanza raffinato e si può rendere questo film un ideale punto di partenza per ricostruire il nostro nome in un genere in cui una volta eravamo considerati maestrii.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-11 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Il Libro della Vita: una “Pregiata” Opinione</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/09/15/il-libro-della-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Sep 2017 23:32:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il tema della morte è difficile da affrontare un po' con tutti. Se poi si cerca di rivolgersi ai bambini o ai ragazzi, l'impresa risulta davvero ardua. Questo film d'animazione del 2014 prova a farlo ambientando la storia in Messico, durante le celebrazioni del Giorno dei Morti, un modo completamente diverso dal nostro]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-5 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-12 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-13 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-9"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><em>l tema della morte è difficile da affrontare un po&#8217; con tutti. Se poi si cerca di rivolgersi ai bambini o ai ragazzi, l&#8217;impresa risulta davvero ardua. Questo film d&#8217;animazione del 2014 prova a farlo ambientando la storia in Messico, durante le celebrazioni del Giorno dei Morti, un modo completamente diverso dal nostro di ricordare i defunti. Con la mia “Pregiata” Opinione proviamo a capire se questo tipo di approccio ha funzionato&#8230;</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-10"><h2 style="text-align: justify;">Ogni anno, ormai, veniamo bombardati da miriadi di film d&#8217;animazione, di ogni tipo</h2>
<p style="text-align: justify;">Ogni anno, ormai, veniamo bombardati da miriadi di film d&#8217;animazione, di ogni tipo.<br />
Facile capire il perché: i costi di produzione in certi casi sono anche abbastanza alti, ma mai quanto altri progetti (dove magari devi pagare certi attori uno sproposito&#8230;) e il target di pubblico è il più vasto possibile, senza particolari limiti di età. Tipo dai 3 ai 99 anni, ecco.<br />
Un bacino di utenza talmente grande da poter garantire un ritorno economico enorme, soprattutto per quelle case di produzione che si sono fatte conoscere negli anni e possono contare su campagne di marketing di altissimo livello, in grado di raggiungere chiunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se la stragrande maggioranza di questi film sono rivolti a tutti i tipi di spettatori, si deve comunque fare distinzione tra i temi trattati dalle diverse pellicole.<br />
Certi argomenti o certi messaggi non possono essere recepiti allo stesso modo da bambini di età differenti, quindi, pur trattandosi di prodotti per tutta la famiglia, non tutti potrebbero essere in grado di apprezzare davvero il risultato finale.<br />
Se, per esempio, un bambino di 6 anni avesse visto <em>Up</em> al cinema nel 2009, quando è uscito, avrebbe sicuramente amato le scene spettacolari, i momenti comici e le musiche, ma il lato drammatico ed i risvolti emotivi sarebbero passati inosservati.<br />
Magari, rivedendolo ora, a 13 anni, potrebbe trovarsi davanti ad un film completamente diverso da quanto ricordava&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il Libro della Vita</em> è un altro valido esempio di cinema d&#8217;animazione rivolto ai ragazzi, ma non ai bambini troppo piccoli, perché non potrebbero capirlo.<br />
La storia inizia con un gruppetto di ragazzini in gita punitiva, costretti a visitare un museo e quindi svogliati ed annoiati al solo pensiero.<br />
Ad accompagnarli trovano una guida molto gentile ed accattivante, che però non li conduce per il normale tour della struttura ed inizia a parlare della tradizione messicana legata ai festeggiamenti per il giorno dei morti.<br />
Più in particolare, narra le vicissitudini di tre ragazzi e della scommessa che li vede coinvolti.<br />
Durante il Dia de Muertos, due spiriti dei mondi dell&#8217;aldilà, La Muerte e Xibalba, rispettivamente sovrani della Terra dei Ricordati e della Terra dei Dimenticati, si ritrovano nella cittadina messicana di San Angel.<br />
In questo giorno, come vuole la tradizione, le persone si recano alle tombe dei loro cari portando dei doni, proseguendo poi la serata tra balli e festeggiamenti.<br />
Tra di loro, i due spiriti vedono i piccoli Manolo, appartenente ad una storica famiglia di toreri, e Joaquin, figlio di un grande eroe locale, e notano subito quanto entrambi siano innamorati della loro amica Maria.<br />
Xibalba allora propone una scommessa a La Muerte: se vincerà lui dovranno scambiarsi i regni, mentre se vincerà lei, lui dovrà smetterla di interferire con il mondo dei mortali.<br />
Oggetto della scommessa diventano i tre amici, con gli spiriti intenti a scegliere chi tra Manolo e Joaquin riuscirà a sposare l&#8217;amata Maria.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli anni passano e gli amici sono costretti a separarsi, prendendo strade diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta cresciuto, Manolo ha seguito le indicazioni del padre ed è diventato un grande torero, anche se in cuor suo vorrebbe un giorno poter intraprendere la carriera di musicista, la sua vera passione.<br />
Joaquin, invece, ha sempre cercato di raggiungere la grandezza e la fama del padre, riuscendo a diventare lui stesso un eroe osannato dal popolo.<br />
Dopo aver passato tanti anni in Europa, Maria torna alla sua cittadina, così le strade dei tre riescono finalmente a ricongiungersi.<br />
A questo punto, i due ragazzi innamorati cercheranno di sfoderare le loro armi migliori per fare colpo sulla vecchia amica e la scommessa degli spiriti porterà ad esiti imprevisti, tra inganni, battaglie, incontri inaspettati e viaggi ultraterreni.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin dall&#8217;inizio si può notare un grande pregio di questo film: l&#8217;impatto visivo.<br />
Come detto, in questi anni di animazione se n&#8217;è vista tantissima, ma dal punto di vista tecnico <strong><em>Il Libro della Vita</em></strong> non ha nulla da invidiare ad altri, anzi.<br />
È impressionante il numero di dettagli utilizzato per rappresentare luoghi (su tutti la Terra dei Ricordati) e personaggi, con una cura ed un&#8217;attenzione insoliti per un&#8217;opera come questa.<br />
Per quanto sia stato bravo il regista Jorge R. Gutierrez, penso che molto del merito vada a Guillermo Del Toro, qui in veste di produttore.<br />
Ho visto la maggior parte dei suoi lavori come regista e lo considero uno dei migliori in circolazione.<br />
Riesce sempre a rendere molto riconoscibili le sue opere, soprattutto perché capace di curare nel dettaglio ogni inquadratura e renderla così quasi unica, come se ci mettesse la firma.<br />
Gutierrez avrà sicuramente fatto tesoro di qualche suo consiglio&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ottimo anche il lavoro sulle fattezze dei personaggi, presentati come una specie di burattini di legno, idealmente manovrati dalla guida del museo che sta raccontando la loro storia ai ragazzini in gita.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno spettacolo visivo quindi, ma non solo, i meriti di questa pellicola sono tanti altri.<br />
Tramite le vicende di Manolo, dei suoi amici e della sua famiglia, <em>Il Libro della Vita</em> tratta di temi significativi, come l&#8217;amore, il coraggio, l&#8217;altruismo e l&#8217;importanza di essere sempre se stessi.<br />
I protagonisti affrontano le difficoltà e ne escono anche grazie all&#8217;aiuto degli altri.<br />
C&#8217;è il lato animalista, contro la brutalità di eventi come le corride, e sono apprezzabili molti dei momenti comici.<br />
Last but not least, per tutta la durata del racconto la questione affrontata nel modo più inusuale riguarda la morte, i defunti e il modo di ricordarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ho accennato, in Messico, le celebrazioni del Giorno dei Morti (Dia de Muertos) sono molto diverse da quanto siamo abituati a fare nel nostro paese.<br />
Noi al massimo andiamo a visitare i cimiteri, portiamo qualche fiore e diciamo qualche preghiera, nient&#8217;altro.<br />
Per il Dia de Muertos, invece, vengono organizzate parate e feste con musica, vengono preparati cibi tradizionali, si beve, si balla tra maschere coloratissime, teschi e caricature della morte.<br />
In quella che diventa una vera e propria celebrazione della vita.<br />
Grazie a questo, il film cerca di parlare ai ragazzi proponendo un tema generalmente negativo sotto un&#8217;altra luce, approfittando della credenza messicana che vede la morte come un passaggio gioioso.</p>
<p>Un grosso plauso agli autori: hanno dato ai più giovani la possibilità di riflettere su un argomento così importante. Penso sia notevole e raro.<br />
<em>Il Libro della Vita</em> ha i suoi difetti, la trama è abbastanza prevedibile con alcuni passaggi evitabili, ma visti tutti i pregi che ho elencato credo si possa chiudere più di un occhio.<br />
Un film per tutta la famiglia, indirizzato in primis ai ragazzi, sicuramente più indicato di tanti altri prodotti di animazione, magari banali.</p>
<p style="text-align: justify;">E ho detto ragazzi, ripeto, non fatelo vedere ad un bambino perché lo apprezzerebbe solo in parte.<br />
Piuttosto, aspettate fino a quando sarà cresciuto un po&#8217; e potrà comprendere da solo la vera essenza della storia. Che parla della morte inneggiando alla vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Pregiatissimo</strong></em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-14 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Oltre la pellicola: il Fenomeno Cloverfield</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/06/15/oltre-la-pellicola-il-fenomeno-cloverfield/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2017 10:30:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-6 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-15 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-16 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-11"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span><em>on l’uscita di <strong data-start="377" data-end="400">10 Cloverfield Lane</strong> torna alla mente un modo diverso di promuovere il cinema. Nell&#8217;era del marketing asfissiante, dove trailer e teaser ci fanno sentire di aver già visto un film prima ancora che esca in sala, il <strong data-start="594" data-end="618">fenomeno Cloverfield</strong> resta qualcosa di insolito e, ancora oggi, quasi irripetibile. E non perché non ebbe successo, anzi&#8230;</em></p>
<p data-start="723" data-end="1176">Correva l&#8217;anno 2008, gennaio per la precisione. Ricordo bene l’attesa febbrile per un film come non succedeva da tempo. Non era un nuovo <em data-start="860" data-end="871">Star Wars</em> o <em data-start="874" data-end="889">Jurassic Park</em> (per quelli avrei dovuto aspettare altri sette anni), ma un <em data-start="950" data-end="965">monster movie</em> girato in stile mockumentary, tutto con camera a mano. Nulla che da solo potesse spiegare tanto hype. La risposta stava nella <strong data-start="1092" data-end="1125">strategia di marketing virale</strong> che aveva reso Cloverfield un fenomeno di massa.</p>
<h2 data-start="1178" data-end="1241">Cloverfield (2008): il mistero come strategia di marketing</h2>
<p data-start="1243" data-end="1505">Due o tre mesi prima dell’uscita (18 gennaio negli USA, 1 febbraio in Italia), il film venne annunciato senza titolo. Le uniche certezze: il produttore <strong data-start="1395" data-end="1410">J.J. Abrams</strong>, la regia documentaristica e la location, New York sotto attacco di un nemico ignoto. Punto.</p>
<p data-start="1507" data-end="1645">Il risultato? Una pioggia di domande: chi stava distruggendo la città? Un esercito? Un alieno? Un mostro enorme? Non sarà mica Godzilla?</p>
<p data-start="1647" data-end="2117">Per aumentare l’attesa, la produzione mise in piedi una campagna virale senza precedenti. Oltre al sito ufficiale con indizi nascosti, apparvero pagine web apparentemente scollegate ma legate all’universo narrativo. C’erano le pagine MySpace dei personaggi, il sito della multinazionale <strong data-start="1934" data-end="1946">Tagruato</strong> (ancora oggi online), quello della bibita <strong data-start="1989" data-end="1999">Slusho</strong> (già vista in Alias e Star Trek) e persino video di attivisti fittizi dei <strong data-start="2074" data-end="2091">T.I.D.O. Wave</strong>, nemici della Tagruato.</p>
<p data-start="2119" data-end="2371">A due settimane dall’uscita, comparve su YouTube un finto servizio TV sull’esplosione della piattaforma Chuai. Non spiegava nulla, ma accendeva nuove teorie. Un mosaico perfetto che trasformava <strong data-start="2313" data-end="2328">Cloverfield</strong> in un <strong data-start="2335" data-end="2368">puzzle narrativo transmediale</strong>.</p>
<h2 data-start="2373" data-end="2420">Lo shock in sala: un Monster Movie diverso!</h2>
<p data-start="2422" data-end="2629">Al cinema, lo spettatore si trovava davanti a un finto filmato del Governo americano, ripreso con videocamera amatoriale e ritrovato a Central Park. Una scelta che aumentava il senso di realismo e mistero.</p>
<p data-start="2631" data-end="2958">La trama era semplice: più che altro bisognava scappare. Ma in mezzo alla fuga emergevano anche rapporti umani, come quello tra il protagonista e la sua ragazza. Eppure la vera forza non stava negli 85 minuti di pellicola, ma in ciò che il film era diventato: un fenomeno virale che coinvolgeva il pubblico ben oltre la sala.</p>
<p data-start="2960" data-end="3009">Risultato finale? <strong>Notevole, veramente notevole</strong>.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-1 hover-type-none"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1000" height="562" title="Clov_lane" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2017/06/Clov_lane.jpg" alt class="img-responsive wp-image-2713" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2017/06/Clov_lane-200x112.jpg 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2017/06/Clov_lane-400x225.jpg 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2017/06/Clov_lane-600x337.jpg 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2017/06/Clov_lane-800x450.jpg 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2017/06/Clov_lane.jpg 1000w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 1000px" /></span></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-12"><h2 data-start="3011" data-end="3054">10 Cloverfield Lane: il sequel segreto</h2>
<p data-start="3056" data-end="3300">Nel 2016 arrivò <strong data-start="3072" data-end="3095">10 Cloverfield Lane</strong>, e ancora una volta la strategia fu sorprendente. Il film, sviluppato sotto il titolo in codice <em data-start="3192" data-end="3202">Valencia</em>, venne presentato come “sequel” solo a meno di due mesi dall’uscita, con un trailer spiazzante.</p>
<p data-start="3302" data-end="3576">Questa volta, però, niente mostro a piede libero. Il film era un thriller claustrofobico ambientato in un bunker, con tre personaggi principali: Michelle, Howard ed Emmet. Howard sostiene che il mondo esterno sia stato attaccato, ma la sua ambiguità lascia dubbi continui.</p>
<p data-start="3578" data-end="3810">Il bello di 10 Cloverfield Lane non era solo la tensione narrativa, ma la capacità di alimentare il mito del “fenomeno Cloverfield”, giocando di nuovo con il mistero e con un marketing che preferiva sorprendere invece che svelare.</p>
<h2 data-start="3812" data-end="3861">Cloverfield e il futuro del marketing virale</h2>
<p data-start="3863" data-end="3991">E oggi? Sarebbe possibile replicare Cloverfield? Tenere nascosto l’aspetto di un mostro fino al giorno dell’uscita? Difficile.<br />
<strong>Il cinema contemporaneo tende a bruciare ogni sorpresa</strong>: teaser, trailer, clip, backstage, sneak peek. Rischiamo di sapere già troppo ancora prima di entrare in sala. Eppure, il successo di Cloverfield dimostra che il pubblico ama il mistero, e che un <strong data-start="4244" data-end="4277">marketing virale intelligente</strong> può generare hype senza esagerazioni.<br />
Sia <strong data-start="4323" data-end="4345">Cloverfield (2008)</strong> che <strong data-start="4350" data-end="4380">10 Cloverfield Lane (2016)</strong> restano esempi geniali di promozione alternativa. Produttori, prendete appunti: non sempre serve mostrare tutto per conquistare il pubblico.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-17 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Back to the Movie: 300</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/05/23/300-film/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2017 13:00:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Esattamente 10 anni fa, il 23 marzo 2007, due settimane dopo l'uscita americana, arrivò anche nelle nostre sale il lungometraggio tratto dalla Graphic Novel 300 di Frank Miller. E fu subito chiaro: non ci trovammo di fronte ad un film simile ad altri. Chiunque si fosse fatto coinvolgere dalle gesta dei guerrieri spartani]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-7 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-18 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-19 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-13"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">E</span><strong><em>sattamente 10 anni fa, il 23 marzo 2007, due settimane dopo l&#8217;uscita americana, arrivò anche nelle nostre sale il lungometraggio tratto dalla Graphic Novel 300 di Frank Miller. E fu subito chiaro: non ci trovammo di fronte ad un film simile ad altri. Chiunque si fosse fatto coinvolgere dalle gesta dei guerrieri spartani protagonisti, capì quanto quest&#8217;opera potesse lasciare il segno negli anni a venire. Difatti, sotto certi aspetti, rimane ancora oggi qualcosa di inarrivabile&#8230;</em></strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-14"><p style="text-align: justify;"><em>Nel 2007, per tenermi aggiornato sulle notizie riguardanti la settima arte, utilizzavo spesso Castlerock.it (dal 2008 Movieplayer.it, dopo la fusione con il canale cinema di Multiplayer.it). </em><em>Alla fine di quell&#8217;anno, come di consueto, il sito chiese agli utenti un parere sull&#8217;annata cinematografica in via di conclusione, tramite la stesura della solita classifica dei migliori film.</em><br />
In più, chi voleva poteva lasciare un commento sintetico che riassumesse quanto visto di bello (o di brutto) nei 12 mesi trascorsi.<br />
E io lasciai il mio parere. Qualche riga con qualche accenno a quanto di meglio il 2007 ci aveva mostrato.<br />
Dopo la raccolta delle classifiche e dei voti, Castlerock avrebbe rilasciato i risultati e avrebbe pubblicato una manciata dei commenti più significativi.<br />
E il mio fu uno di questi.<br />
Perché racconto di fatti miei in un <em>Back to the Movie</em>? Perché voglio proprio partire da quel commento, dalle prime, azzeccate, parole che utilizzai per descrivere il film rivelazione di quell&#8217;anno: “<em>Epico e potente, enfatico e valoroso</em>&#8220;.<br />
Questo è <strong>300</strong> di <strong>Zack Snyder</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi non lo sapesse, la pellicola è l&#8217;adattamento cinematografico della <em>graphic novel</em> omonima scritta dal fumettista americano <strong><em>Frank Miller</em></strong>, ispirata a sua volta dalla battaglia delle Termopili del 480 a.C.<br />
La storia inizia quando un messaggero persiano arriva a Sparta chiedendone la sottomissione per conto di re Serse.<br />
La risposta degli spartani, capeggiati da re Leonida, è un “no, grazie” abbastanza chiaro. Chiedete al messaggero cosa ne pensa, se riuscite a trovarlo&#8230;<br />
La conseguenza inevitabile del rifiuto è la guerra contro lo sterminato esercito persiano, quindi, come vuole la tradizione, Leonida deve sottoporre il suo piano per contrastare l&#8217;avanzata nemica agli efori, i sacerdoti degli antichi dei.<br />
Purtroppo questi non ci mettono molto a rivelare la loro natura di creature inutili e corrotte, dichiarandosi contrari ad un qualsiasi coinvolgimento militare di Sparta, anche dopo aver consultato il cosiddetto “oracolo”.<br />
E senza l&#8217;approvazione degli efori, ovvero degli dei, perfino il re ha le mani legate.<br />
Da qui, Leonida sceglie di aggirare le vecchie leggi: formalmente, lui e 300 uomini, quelli che definisce la sua guardia personale, partono per una semplice “scampagnata” verso il passo delle Termopili. In questo modo il re non va contro le parole dell&#8217;oracolo e nessuno può fermarlo.<br />
Inizia così la marcia degli spartani, in viaggio verso una battaglia impossibile contro un esercito infinito, determinato ad impossessarsi non solo della loro città, ma di tutta la Grecia e oltre.<br />
Però, re Leonida può contare sui migliori soldati che il mondo abbia mai conosciuto, in attesa del nemico nello stretto corridoio delle Termopili, dove i numeri di Serse non contano niente.<br />
300 guerrieri addestrati a non indietreggiare mai, a non arrendersi mai, pronti a morire sul campo di battaglia, per loro la gloria più grande che la vita potrebbe offrire.<br />
Il resto è Storia, con la S maiuscola.</p>
<p style="text-align: justify;">Difficile spiegare bene a parole quello che <strong><em>300</em></strong> riesce a trasmettere allo spettatore.<br />
Personalmente, dopo averlo visto per la prima volta, ricordo molto bene la commozione provata per il tragico destino a cui sono andati in contro i prodi spartani, ma al tempo stesso, il loro gesto eroico mi diede una carica pazzesca. Come quella provata ai tempi non solo da Sparta, ma da tutta la Grecia, infine unita nel nome di Leonida e dei suoi soldati.</p>
<p>In questa pellicola tutto viene ricreato in maniera magistrale, a partire dalla messa in scena visiva: una gioia per gli occhi.<br />
Ricordo, non ci troviamo davanti ad una classica rappresentazione storica.<br />
Ci mostra fatti realmente accaduti, però ispirandosi innanzitutto al lavoro di <strong><em>Frank Miller</em></strong> e alla sua personale ricostruzione della vicenda.<br />
Fin dall&#8217;inizio, infatti, anche il pubblico meno esperto può notare la particolare fotografia utilizzata, adatta a mettere in risalto colori specifici, scelta proprio per riprodurre al meglio sul grande schermo le pagine del fumetto originale.<br />
Anche la forma narrativa è molto simile a quella presente nella graphic novel e funziona alla grande, con la voce fuori campo a narrare parte degli avvenimenti.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 2" src="https://www.youtube.com/embed/1Z6KWV3q9EY?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-15"><p style="text-align: justify;">Insomma, del risultato finale bisogna senz&#8217;altro essere grati a <strong><em>Miller</em></strong> e al suo stile di scrittura e di disegno, che ben si prestano ad una trasposizione cinematografica, ma come non elogiare lo straordinario lavoro del regista?</p>
<p style="text-align: justify;">Con 300, <strong><em>Zack Snyder</em></strong> è riuscito a creare qualcosa di unico ed in gran parte inimitabile.<br />
Bellissime le sue inquadrature ricche di dettagli ed impeccabile la direzione delle battaglie, impreziosite dall&#8217;utilizzo della slow motion nei momenti più importanti; tecnica ideale per far risaltare le immagini e dare la possibilità allo spettatore di soffermarsi ad ammirare certe scene.<br />
A questo il regista ha unito alla perfezione i portentosi dialoghi, presenti in tutta la pellicola, dall&#8217;inizio alla fine.<br />
Il solo Leonida pronuncia una quantità industriale di frasi ad effetto, che potrei iniziare a citare una dopo l&#8217;altra, ma faremmo notte&#8230;<br />
Soprattutto va sottolineata l&#8217;importanza delle parole (dette non solo dal re ma anche da altri personaggi), parole forti e pesanti tanto quanto le immagini, forse anche di più. Frasi che galvanizzano gli spartani e hanno lo stesso effetto sul pubblico davanti allo schermo.<br />
Inoltre, per dare ancora più enfasi al racconto, è stata composta una colonna sonora di una epicità assoluta: unitela a quanto detto sopra ed avrete di fronte uno dei migliori film che io abbia mai visto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non voglio dimenticarmi degli attori, tutti azzeccati: <strong><em>Lena Headey</em></strong> è Gorgo, la moglie di Leonida, regina spartana tosta e pronta ad affrontare qualsiasi situazione; <strong><em>Dominic West</em></strong> è Terone, perfido e corrotto membro del consiglio di Sparta, risulta odioso come da copione; <strong><em>Rodrigo Santoro</em></strong> è Serse, ambiguo, subdolo, folle, incarna in maniera perfetta la figura del sovrano accecato dalla sete di conquista.<br />
Gli interpreti degli spartani al seguito del re, tra cui <strong><em>David Wenham</em></strong>, <strong><em>Vincent Regan</em></strong> e <strong><em>Michael Fassbender</em></strong>, fanno benissimo il loro lavoro, sono guerrieri devoti e determinati a difendere la loro libertà, ognuno con il suo carattere certo, ma guidati da un chiaro obiettivo.<br />
Ho lasciato per ultimo il protagonista assoluto: il re, interpretato da <strong><em>Gerard Butler</em></strong>, nato per questo ruolo. Il suo è un Leonida duro, fiero, forte, in una sola parola: <em>spartano</em>. La persona che meglio incarna tutti gli ideali del suo popolo, un eroe pronto a morire per difendere ciò in cui crede.<br />
Interpretazione memorabile. Applausi.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludendo, <strong><em>300</em></strong> è a tutti gli effetti un capolavoro, da vedere assolutamente.<br />
E da rivedere, perché è uno di quei pochi film capaci di trasmettere le stesse sensazioni anche se già lo si conosce. Coinvolge con la sua atmosfera, con lo spessore dei suoi protagonisti, con una colonna sonora fantastica e con la potenza della sua storia.<br />
Il racconto di 300 uomini che grazie alle loro gesta sono diventati immortali, avendo lasciato un segno indelebile nella Storia del mondo.<br />
E da 10 anni a questa parte, anche nella storia del cinema.</p>
<p style="text-align: center;"><em>“<strong>Ricordate questo giorno uomini, perché questo giorno è vostro e lo sarà per sempre.</strong>”<br />
(Leonida)</em></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Pregiatissimo</strong></em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-20 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Deepwater: Inferno sull&#8217;oceano &#124; Una “Pregiata” Opinione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 16:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il più grave disastro ambientale nella storia americana, la “Marea nera” che ha devastato le acque del Golfo del Messico e le coste della Louisiana, del Mississippi, dell'Alabama e della Florida.   Prima o poi qualcuno ci avrebbe girato un film, magari un documentario di denuncia degli enormi danni causati all'ecosistema, ma]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-8 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-21 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-22 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-16"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><em>l più grave disastro ambientale nella storia americana, la “Marea nera” che ha devastato le acque del Golfo del Messico e le coste della Louisiana, del Mississippi, dell&#8217;Alabama e della Florida. </em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-17"><p><em>Prima o poi qualcuno ci avrebbe girato un film, magari un documentario di denuncia degli enormi danni causati all&#8217;ecosistema, ma con Deepwater – Inferno sull&#8217;oceano (da poco disponibile in home video) si è preferito raccontare le vicissitudini degli uomini a bordo della Deepwater Horizon. La piattaforma petrolifera da cui tutto è cominciato, trasformatasi in un vero e proprio inferno galleggiante.</em></p>
<p><em>A voi la mia “Pregiata” Opinione.<br />
</em>Basterebbero i numeri per dare un&#8217;idea delle proporzioni del disastro: il 20 aprile 2010 iniziò lo sversamento di petrolio greggio nelle acque del Golfo del Messico, terminato soltanto il 4 agosto 2010.<br />
106 giorni dopo. E almeno 700.000 metri cubi di petrolio dopo.<br />
Ancora oggi non è possibile quantificare realmente l&#8217;entità dei danni all&#8217;ambiente e all&#8217;economia della zona. Qualcosa di inimmaginabile, considerando in primis il valore incalcolabile della perdita di 11 vite umane.<br />
L&#8217;incidente avvenuto sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon rimane tutt&#8217;ora una ferita aperta per gli Stati Uniti e per il mondo intero.<br />
Da un avvenimento di questa portata qualcuno sicuramente ci avrebbe fatto un film, infatti, nel giro di soli 6 anni, arriva al cinema <em>Deepwater – Inferno sull&#8217;oceano</em>, per la regia di Peter Berg.<br />
Ma come ho detto, la ferita è ancora aperta e l&#8217;argomento va trattato con le pinze.<br />
Soprattutto perché la storia vuole focalizzarsi sugli uomini al lavoro sulla piattaforma, persone che hanno dovuto realmente affrontare l&#8217;inferno e hanno cercato di uscirne.<br />
La vicenda ha inizio sulla terraferma, dove si fa la conoscenza del protagonista, Mike Williams (Mark Wahlberg), di sua moglie e di sua figlia.<br />
L&#8217;uomo è in partenza per continuare il suo lavoro sulla Deepwater Horizon, insieme ad Andrea Fleytas (Gina Rodriguez), unica donna tecnico presente, e Jimmy Harrell (Kurt Russell), il direttore dell&#8217;impianto.<br />
Dopo un breve viaggio in elicottero, i tre riprendono i propri ruoli, cercando fin da subito di risolvere i diversi problemi nati sulla piattaforma.<br />
Per Mike, capo elettricisti, ci sono costantemente macchinari difettosi da riparare, mentre per Mister Jimmy (così si fa chiamare il direttore) la seccatura più grande è dover sottostare alle continue decisioni discutibili dei rappresentanti della British Petroleum (BP).<br />
La BP è la compagnia che ha affittato la Deepwater Horizon (di proprietà dell&#8217;azienda svizzera Transocean) per procedere con la perforazione del pozzo da cui poi estrarre il petrolio.<br />
Siccome i lavori di scavo sono in ritardo di 43 giorni sulla tabella di marcia, gli uomini della BP cercano in continuazione di accelerare i tempi, con il grosso pericolo di tralasciare alcuni importantissimi controlli di sicurezza.<br />
Ovviamente a Mister Jimmy la cosa non va giù, vede il suo equipaggio a rischio ed impone almeno dei test sulla pressione dell&#8217;asta di perforazione.<br />
A partire da questi test, qualcosa inizierà ad andare storto e nel giro di poche ore, in piena notte, avrà luogo la tragedia conosciuta da tutti.<br />
Purtroppo, 11 dei 126 membri dell&#8217;equipaggio perderanno la vita nell&#8217;esplosione e nel successivo incendio.</p>
<p>Basandosi su un doloroso fatto recente, con vittime presenti, la pellicola correva il rischio di risultare fuori luogo, se trattata come semplice prodotto di intrattenimento. Ma posso subito dire che gli autori non sono caduti in questo errore.<br />
La scelta migliore è stata quella di non enfatizzare troppo il racconto, infatti, in definitiva, il film risulta essere un&#8217;ottima ricostruzione della vicenda.<br />
Può essere definito un disaster movie, però in questo caso l&#8217;attenzione non è tanto per gli effetti speciali (comunque ottimi) o per la spettacolarità di alcune scene.<br />
La sceneggiatura ed il regista si concentrano sulle gesta dei membri dell&#8217;equipaggio e sulle negligenze responsabili della tragedia, sottolineando l&#8217;aspetto umano.<br />
Non c&#8217;è un eroe al centro della storia, ci sono persone comuni alle prese con qualcosa di terrificante.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 3" src="https://www.youtube.com/embed/-ERLCwph_Fs?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-18"><p>Un plauso quindi alla direzione di Peter Berg, bravo a ricostruire i fatti mantenendo la tensione giusta durante tutta la durata del film, cosa non così facile.<br />
Perché si sa già cosa succederà, non ci si può basare sui colpi di scena; piuttosto va preparato il terreno, poco alla volta bisogna alzare la tensione, fino ad immergere al meglio lo spettatore nell&#8217;atmosfera di pericolo imminente presente sulla piattaforma.<br />
Regia ottima anche nei momenti più concitati, dove la messa in scena rimane chiara e il ritmo costante.<br />
Gli attori fanno il loro dovere, senza grossi acuti, comunque legati ai comportamenti delle loro controparti reali e quindi impossibilitati a compiere virtuosismi o ad inventarsi performance memorabili.<br />
In fin dei conti <em>Deepwater – Inferno sull&#8217;oceano</em> è più vicino al documentario-ricostruzione dei fatti che al disaster movie, o meglio, sembra una fusione di questi due generi.<br />
Difficile quindi dare un giudizio spulciando la sceneggiatura o analizzando le inquadrature e le interpretazioni. Questa volta non penso sia necessario.<br />
Era fondamentale trasmettere il dramma vissuto dalle 126 persone presenti sulla Deepwater Horizon e puntare il dito contro le scelte dissennate della British Petroleum, votata al profitto ad ogni costo.<br />
Un costo altissimo.<br />
La spettacolarità c&#8217;è, ma si mostra solo l&#8217;essenziale, il cuore della vicenda sono gli uomini. Ed il film è proprio fatto per loro, per ricordare e rendere omaggio alle vittime e a chi ha dovuto, suo malgrado, affrontare le fiamme di questo inferno sull&#8217;oceano per tornare a casa.<br />
Molti di loro si sono salvati perché sono stati capaci di aiutarsi a vicenda, nonostante il livello di pericolo fosse altissimo, dimostrando ancora una volta quanto, in situazioni estreme, l&#8217;uomo sia capace di azioni straordinarie.</p>
<p><strong>Una di quelle nostre (poche) caratteristiche in grado di infondere un po&#8217; di speranza nel futuro. Di tutti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Pregiatissimo</strong></em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-23 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Lo Chiamavano Jeeg Robot: una “Pregiata” Opinione</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2016/09/22/lo-chiamavano-jeeg-robot/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Accolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2016 19:00:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qualcuno è riuscito nell'intento di dare al cinema italiano un'alternativa, una possibilità, un modo per uscire dall'ordinario, fatto di film che si somigliano troppo tra loro, a causa di produttori che non osano, non provano mai ad andare oltre certi generi. Questo qualcuno risponde al nome di Gabriele Mainetti e quella che segue]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-9 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-24 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-25 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-19"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">Q</span><em>ualcuno è riuscito nell&#8217;intento di dare al cinema italiano un&#8217;alternativa, una possibilità, un modo per uscire dall&#8217;ordinario, fatto di film che si somigliano troppo tra loro, a causa di produttori che non osano, non provano mai ad andare oltre certi generi. Questo qualcuno risponde al nome di Gabriele Mainetti e quella che segue è la mia “Pregiata” Opinione sul suo primo lungometraggio</em></p>
</div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 4" src="https://www.youtube.com/embed/y8nHHmSiKzM?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-text fusion-text-20"><p style="text-align: justify;">Un film italiano di supereroi&#8230; ancora faccio fatica a rendermene conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se c&#8217;è un genere totalmente estraneo alla nostra cinematografia è proprio questo, un po&#8217; per motivi economici (gli effetti speciali costano) ed un po&#8217; per colpa dei produttori, tutto tranne che inclini ad investire su qualcosa che non siano commedie o drammi.</p>
<p style="text-align: justify;">Beh, soprattutto per colpa loro, direi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non voglio dilungarmi troppo sui problemi finanziari, di svariato ordine, che affliggono le diverse produzioni nostrane, ma ci tengo a sottolineare una cosa molto importante: le idee non hanno un costo. L&#8217;ingegno non costa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per creare una bella storia, scrivere una bella sceneggiatura o immaginare come dovrebbero essere dirette certe scene, servono carta e penna (vabbè, diciamo un PC) e tanta creatività.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopodiché si possono trovare mille soluzioni per ovviare alla mancanza di denaro, basti vedere quanti film di fantascienza o d&#8217;azione, usciti anche negli ultimi anni, siano stati lodati da più parti, nonostante il budget risicatissimo o la mancanza di grossi interpreti.</p>
<p style="text-align: justify;">Magari perché l&#8217;intero lungometraggio è girato in una sola location o perché la storia prevede solo due o tre attori, o semplicemente perché tutti gli effetti speciali hanno fatto benissimo il loro dovere anche se creati con pochi mezzi a disposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda sorge quindi spontanea: come mai ci è voluto tanto per girare un film italiano diverso dal solito?</p>
<p style="text-align: justify;">Potrei mettere in mezzo ancora i produttori, che non hanno mai cercato di cambiare le cose, soprattutto per pigrizia, secondo me&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma preferisco rispondere: ci voleva Gabriele Mainetti! (che ha comunque dovuto mettersi le mani in tasca e tirare fuori qualche spicciolo, diventando lui stesso produttore&#8230; dite che ce l&#8217;ho con i produttori? Ma no dai&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Ci voleva qualcuno con la voglia di creare qualcosa di nuovo, con la voglia di aprire le finestre e cambiare l&#8217;aria al cinema italiano. E non immagino la puzza che avrà trovato quando è arrivato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lo Chiamavano Jeeg Robot</em> si sviluppa come una delle più classiche storie di supereroi.</p>
<p style="text-align: justify;">Enzo Ceccotti è un piccolo criminale di Tor Bella Monaca, che vivacchia con furti di poco conto, pensando solo e soltanto a se stesso: un giorno, inseguito dalla polizia, per far perdere le sue tracce si immerge nelle acque del Tevere, dove però scivola dentro ad un bidone abbandonato sul fondale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta riemerso, Enzo si ritrova ricoperto di sostanze chimiche non ben precisate, inizia a non sentirsi bene e se ne torna a casa barcollando, dove passa la notte tra brividi e convulsioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno seguente, dopo alcune vicissitudini, capirà che questo incidente gli ha donato una forza ed una resistenza sovrumane, cosa che cercherà subito di sfruttare a suo vantaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il protagonista, da questo punto in poi, inizierà il suo viaggio di redenzione, passando dall&#8217;utilizzare i suoi poteri solo per fini personali, al cercare di essere un aiuto per tutti, sviluppando un senso morale che prima non aveva.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante le premesse, questo film non potrebbe mai essere simile ad altri già visti, perché, per quanto diretto da un amante di anime giapponesi e supereroi in genere, è innanzitutto diretto da un italiano, in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i rimandi ai vari film statunitensi, con un eroe piuttosto che un altro, non sono scopiazzature o imitazioni, sono solo punti di partenza, sviluppati e modificati per essere inseriti nel contesto di Roma.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-26 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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