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	<title>Commodoro &#8211; WOWLAB | agenzia di comunicazione</title>
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		<title>Out of Format: la nuova era Blog di WOWLAB</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 08:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Viviamo in un’epoca in cui ogni contenuto sembra già avere un’etichetta prestabilita. Eppure, non tutto può essere incasellato. Out of Format nasce da qui: dal bisogno di creare uno spazio editoriale libero, fluido, in costante movimento. Un luogo che non si accontenta delle solite regole, ma che sceglie di andare oltre, contaminando linguaggi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">V</span>iviamo in un’epoca in cui ogni contenuto sembra già avere un’etichetta prestabilita. Eppure, non tutto può essere incasellato. <strong data-start="732" data-end="749">Out of Format</strong> nasce da qui: dal bisogno di creare uno spazio editoriale libero, fluido, in costante movimento. Un luogo che non si accontenta delle solite regole, ma che sceglie di andare oltre, contaminando linguaggi e idee.</p>
<p data-start="965" data-end="1347">In questa nuova sezione di <strong data-start="992" data-end="1002">WOWLAB</strong> non ci limitiamo a scrivere articoli: costruiamo un vero e proprio <strong data-start="1070" data-end="1104">laboratorio culturale digitale</strong>. Qui convivono <strong data-start="1120" data-end="1254">arte visiva, cinema, libri, anime, musica, videogame, teatro, fotografia, tecnologia, design, pop culture e movimenti indipendenti</strong>. Non solo recensioni, ma riflessioni, esperimenti, provocazioni e soprattutto connessioni.</p>
<h3 data-start="1349" data-end="1381">Un ponte tra mondi diversi</h3>
<p data-start="1383" data-end="1804"><strong data-start="1383" data-end="1423">Out of Format vuole essere un ponte.</strong> Un ponte tra generazioni, tra arti e discipline, tra passato e futuro. Un luogo dove i <strong data-start="1511" data-end="1580">linguaggi visivi del presente dialogano con le radici del passato</strong>, dove un videogioco può essere messo a confronto con un classico della letteratura e un film cult con una tendenza social. Perché solo mettendo in relazione universi apparentemente lontani si accendono davvero nuove idee.<br />
In questo spazio vogliamo raccontare tanto i <strong data-start="1851" data-end="1872">trend del momento</strong>, quanto i <strong data-start="1883" data-end="1922">mestieri perduti e i saperi antichi</strong>. Dall’artigiano che lavora il legno come si faceva secoli fa, fino all’artista digitale che plasma mondi nel metaverso: per noi entrambi hanno la stessa dignità, perché entrambi ci insegnano a guardare diversamente ciò che ci circonda.</p>
<h3 data-start="2162" data-end="2207">Dare voce a ciò che rischia di perdersi</h3>
<p data-start="2209" data-end="2733">Viviamo nell’epoca della <strong data-start="2234" data-end="2274">velocità e del contenuto usa e getta</strong>, ma non possiamo dimenticare le storie, le tecniche e le competenze che rischiano di svanire nel rumore del presente. In <strong data-start="2396" data-end="2413">Out of Format</strong> vogliamo dare spazio a <strong data-start="2437" data-end="2502">mestieri che non fanno più notizia ma che raccontano identità</strong>, a <strong data-start="2506" data-end="2524">saperi antichi</strong> che oggi tornano come risorsa preziosa. Parleremo di artigianato, di tradizioni culturali, di gesti tramandati che hanno ancora molto da insegnare a designer, creativi, artisti e imprenditori contemporanei. Non è nostalgia sterile: è <strong data-start="2762" data-end="2785">contaminazione viva</strong>. Mettere insieme ciò che è stato e ciò che sarà, creando connessioni che aprono nuove prospettive.</p>
<h3 data-start="2888" data-end="2932">Non un semplice blog, ma un luogo vivo</h3>
<p data-start="2934" data-end="3445"><strong data-start="2934" data-end="2985">Out of Format non è solo un portale editoriale.</strong> È un <strong data-start="2991" data-end="3023">luogo di scambio e dibattito</strong>, un posto dove trovare stimoli, spunti e punti di vista inaspettati. Vogliamo che i nostri articoli non siano “contenuti chiusi”, ma <strong data-start="3157" data-end="3194">micce che innescano conversazioni</strong>. Per questo la sezione è strettamente connessa ai <strong data-start="3245" data-end="3255">social</strong>, che non usiamo come vetrina ma come estensione naturale del blog: spazi dove le idee possono correre veloci, contaminarsi e crescere grazie al contributo di chi legge, commenta, discute.</p>
<p data-start="3447" data-end="3586"><strong data-start="3447" data-end="3493">Non vogliamo solo informare, ma dialogare.</strong> Creare community, aprire domande, stimolare riflessioni che vadano oltre lo scroll veloce.</p>
<h3 data-start="3588" data-end="3642">Cultura pop, libertà creativa e pensiero critico</h3>
<p data-start="3644" data-end="4040">In un mondo dominato da algoritmi che decidono cosa guardare, leggere o ascoltare, <strong data-start="3727" data-end="3791">Out of Format rivendica la libertà di scegliere e raccontare</strong>. Raccontiamo ciò che ci appassiona davvero: dalle <strong data-start="3842" data-end="3867">serie cult di Netflix</strong> agli <strong data-start="3873" data-end="3926">anime che stanno ridefinendo il linguaggio visivo</strong>, dai <strong data-start="3932" data-end="3970">libri che aprono nuove prospettive</strong> ai fenomeni di <strong data-start="3986" data-end="4009">marketing culturale</strong> che vale la pena analizzare.</p>
<p data-start="4042" data-end="4258">Ma non ci fermiamo qui: spazio a <strong data-start="4075" data-end="4107">storie di brand indipendenti</strong>, a nuove tendenze nel <strong data-start="4130" data-end="4168">design e nella creatività digitale</strong>, a riflessioni sulla <strong data-start="4190" data-end="4204">tecnologia</strong> e sull’impatto che ha nelle nostre vite quotidiane. E sempre con un tono diretto, ironico, mai accademico. Perché <strong data-start="4322" data-end="4361">la cultura non è un lusso per pochi</strong>, ma un’esperienza condivisa che può e deve essere raccontata anche con leggerezza.</p>
<h3 data-start="4448" data-end="4491">Un laboratorio in continua evoluzione</h3>
<p data-start="4493" data-end="4823"><strong data-start="4493" data-end="4545">Out of Format è un laboratorio, non un archivio.</strong> Ogni articolo è un esperimento, un tentativo di collegare punti sparsi nello spazio e nel tempo. È uno strumento per <strong data-start="4663" data-end="4711">divulgare, connettere e coltivare nuove idee</strong>, ma anche un modo per dare dignità a tutte quelle espressioni culturali che vivono ai margini del mainstream.</p>
<p data-start="4825" data-end="4998">Chi ama la contaminazione, chi cerca stimoli fuori dagli schemi, chi vuole trovare non solo informazione ma anche <strong data-start="4939" data-end="4969">ispirazione e provocazione</strong>, troverà qui il suo posto.</p>
<p data-start="5000" data-end="5116">Perché la nostra missione è chiara: <strong data-start="5036" data-end="5113">non raccontare tutto, ma raccontare bene ciò che vale la pena condividere</strong>.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>DAZI TUOI: il grande gioco americano, Europa, storytelling elettorale e immobilismo burocratico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 16:00:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fin dal nostro primo blog WOWLAB, ormai nel lontano 2015, ci siamo promessi due regole ferree: mai calcio e mai politica. Non per ignavia, non per mancanza di competenza, non per codardia ma perché si tratta terreni molto scivolosi, pieni di tifoserie e vespai pronti a incendiarsi.Eppure, oggi non possiamo fare finta di]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-4 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-5 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-2"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">F</span><em>in dal nostro primo blog WOWLAB, ormai nel lontano 2015, ci siamo promessi due regole ferree: mai calcio e mai politica. Non per ignavia, non per mancanza di competenza, non per codardia ma perché si tratta terreni molto scivolosi, pieni di tifoserie e vespai pronti a incendiarsi.</em><br data-start="351" data-end="354" /><em>Eppure, oggi non possiamo fare finta di niente. Perché sì, si parla (anche) di politica, ma in realtà si parla soprattutto di economia, vite, benessere sociale, sopravvivenza e sviluppo della nostra nazione e questo riguarda tutti, volenti o nolenti.</em></p>
<p data-start="584" data-end="1071">L’accordo del 27 luglio scorso tra Donald Trump e Ursula (o Ursulona, come piace chiamarla a certi <i>ndr.</i>) von der Leyen sembra più un colossal hollywoodiano che un patto commerciale. Dazi al 15% su auto, farmaci e semiconduttori, al 50% su acciaio e alluminio, solo per citarne alcuni. In cambio, un fiume di denaro europeo pronto a varcare l’Atlantico, riversandosi nelle tasche del tessuto energetico, militare produttivo e digitale americano: 600 miliardi in investimenti e 750 miliardi per comprare energia made in USA. Letti così, più che dati economici sembrano la sceneggiatura di un film catastrofico.</p>
<p><strong>L’illusione del deficit</strong></p>
<p>Donald Trump ha costruito gran parte della sua narrazione elettorale su un presunto deficit commerciale con l’Europa. Ma i numeri raccontano altro: sì, gli Stati Uniti importano più beni materiali, ma allo stesso tempo esportano servizi, tecnologia e know-how che noi europei acquistiamo a palate. In pratica, non siamo davanti a un disastro economico, ma a un racconto con finali alternativi.</p>
<p>Ogni giorno usiamo piattaforme americane per lavorare, studiare e intrattenerci: social, sistemi operativi, reti di comunicazione. È un flusso continuo e spesso invisibile. Il punto però è che a Trump non interessa l’equilibrio economico: ciò che cerca è una <strong>vittoria simbolica</strong>, da rivendere al suo elettorato. Un nemico da inventare per poi batterlo (almeno a parole).<br />
E da maestro del marketing narrativo, dobbiamo ammetterlo, The Donald sa come mettere in scena lo spettacolo.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-6 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-7 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-8 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-1 hover-type-none"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="575" title="trump_ursula_von_der_leyen_2025" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-1024x575.jpg" alt class="img-responsive wp-image-2675" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-200x112.jpg 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-400x225.jpg 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-600x337.jpg 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-800x450.jpg 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula-1200x674.jpg 1200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2025/09/trump_ursula.jpg 1500w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 1024px" /></span></div></div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-9 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-10 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-11 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-3"><p><strong><br />
Il debito americano: un gigante coi piedi d’argilla</strong></p>
<p>Mentre Trump balla soddisfatto al sulle note di <strong>Y.M.C.A. </strong>dei<strong> Village People</strong>, gli Stati Uniti siedono su una montagna di debito. Per decenni hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi, illusi che bastasse stampare dollari a oltranza e alzare il “tetto del debito” per scacciare tutti i problemi.<br />
Il risultato? <strong>Tassi d’interesse in salita, inflazione latente e fiducia internazionale che scricchiola.</strong> Nel breve il dollaro può persino sembrare forte, attirando capitali. Ma sul lungo termine, è un castello di carte pronto a crollare. Non a caso, banche centrali e investitori tornano a rifugiarsi nell’oro: il bene che, a differenza della retorica, non perde valore.</p>
<p><strong>L’Europa:  comparsa perfetta<br />
</strong>Ed eccoci al vero nodo: l’Europa. Mentre Trump annuncia vittorie, Bruxelles firma sorridente, lasciando che <strong>miliardi che potevano finanziare il PNRR prendano la via di Washington</strong>. Le nostre imprese – auto, macchinari, farmaceutico – rischiano contraccolpi pesanti sull’export, senza ricevere nulla in cambio.<br />
In più, tra le righe dell’accordo, c’è l’invito neanche troppo velato: <em>“volete salvarvi dai dazi? Venite a produrre da noi”</em>. Una “carota” velenosa piazzata subito dopo il bastone.</p>
<p>Per l’Italia, questo significa distretti industriali svuotati, competenze emigrate e territori che rischiano di diventare gusci vuoti. Non tutte le imprese possono permettersi di trasferire impianti, identità, manodopera e know-how oltreoceano. Eppure, l’Europa resta a guardare parla poco e propone ancora meno. Osserva, spesso paralizzata: la passività rischia di trasformarsi in irrilevanza politica economica e strategica.</p>
<h3><strong>Le domande (VERE) che contano</strong></h3>
<p>Oltre lo spettacolo politico-elettorale, ci sono temi concreti e urgenti che riguardano noi tutti direttamente:</p>
<ul>
<li>come garantire <strong>stabilità interna</strong> senza bloccare la crescita?</li>
<li>come conciliare spese imposte per il <strong>riarmo</strong> con la sostenibilità fiscale delle imprese?</li>
<li>quale futuro per i <strong>giovani</strong> se le aziende chiudono o delocalizzano?</li>
<li>come difendere un <strong>export</strong> che resta il cuore dell’economia italiana?</li>
</ul>
<p>L’Italia, con il suo tessuto di piccole e medie imprese e una manifattura di qualità, rischia più degli altri. Alla spesa pubblica crescente (tra transizione ecologica, welfare e riarmo) si somma la difficoltà delle aziende a reggere costi e tasse.</p>
<p>E i giovani? Già oggi fanno fatica a trovare spazio in un mercato frammentato e precario. Se le imprese riducono la produzione o spostano le fabbriche altrove, a pagare il conto saranno le generazioni che non hanno ancora avuto nemmeno la possibilità di cominciare.</p>
<h3>Un bivio storico</h3>
<p data-start="3703" data-end="3947">Siamo davanti a un bivio: da un lato l’America che corre a tutta velocità tra debito e dazi, dall’altro un’Europa che sembra sempre più spettatrice distratta. Ma la storia ci ricorda una verità semplice: i conti, prima o poi, arrivano sempre.</p>
<p data-start="3949" data-end="4003">La domanda è: <strong data-start="3963" data-end="4001">chi sarà davvero pronto a pagarli?</strong></p>
<p data-start="4005" data-end="4319">Forse è arrivato il momento che l’Europa smetta di firmare accordi tanto fragili quanto spettacolari. Non per orgoglio, ma per <strong data-start="4132" data-end="4149">sopravvivenza</strong>. <strong>Perché dietro a ogni dazio e ogni miliardo promesso non ci sono solo grafici e percentuali: ci sono le nostre aziende, i nostri giovani e il futuro del nostro lavoro.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-12 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Apple Vision Pro: rivoluzione nel mondo della produttività in arrivo?</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2023/06/25/apple-vision-pro-rivoluzione-nel-mondo-della-produttivita-in-arrivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jun 2023 06:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[avanguardia]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo la presentazione avvenuta presso la Worldwide Developers Conference del 5 giuigno 2023 di Apple del visore digitale dedicato al metaverso e alla realtà aumentata denominato Vision Pro dobbiamo ammettere che siamo davvero stupiti e meravigliati, quasi come dei bambini!   Le caratteristiche stesse del hardware in arrivo nel 2024 sono impressionanti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-13 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-14 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-4"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">D</span><strong>opo la presentazione avvenuta presso la Worldwide Developers Conference del 5 giuigno 2023 di Apple del visore digitale dedicato al metaverso e alla realtà aumentata denominato Vision Pro dobbiamo ammettere che siamo davvero stupiti e meravigliati, quasi come dei bambini!</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-5"><p style="text-align: justify;">Le caratteristiche stesse del hardware in arrivo nel 2024 sono impressionanti rispetto a quanto a oggi può offrire il mercato (su tutti parliamo Meta Quest 2), Vision Pro può dotarsi di due display da 1,41&#8243; micro-oled 4k con altissima luminosità da 5000 nits e densità di pixel per pollice quadrato  di 4000 ppi.<br />
A gestire il sistema addirittura due processori tra cui il potente M2 assieme al nuovo e dedicato R1 per gestire tutte le dodici fotocamere, microfoni e altri sensori disseminati all&#8217;interno ed esterno e deputati al tracciamento di occhi e mani. Peccato solo per l’alimentazione tramite batteria esterna, tra l’altro con una durata dichiarata di sole 2 ore, che deve essere connessa attraverso un cavo di rispettabili dimensioni al visore e che risulta probabilmente scomoda nonostante le dimensioni comparabili a un cellulare o disco ssd. Tutto questo senza la necessità di un comando fisico, utilizzando semplici gesture delle mani lette attraverso sensori predisposti.<br />
Non ultimo dato che ci ha fatto strabuzzare gli occhi è il prezzo al lancio ovvero 3500 dollari negli stati uniti, nazione dove inizialmente il device sarà venduto in esclusiva.<br />
Senza sindacare sulla richiesta economica (<em>che elegantemente definiremmo “golosa”…ndr</em>) per l’acquisto, ne sulle altre infinite funzioni che sembra promettere il visore della mela morsicata, possiamo essere speranzosi della bontà del prodotto almeno in termini di design e costruzione, fattori che si intravedono fin dalla presentazione e dalle foto pubblicate sul sito.<br />
<strong>Ma dopo aver subito una delle strategie marketing più efficaci dell’ultimo decennio, le vere domande che ci siamo posti sono: a che serve realmente e a chi serve un Apple Vison Pro?</strong></p>
</div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 1" src="https://www.youtube.com/embed/TX9qSaGXFyg?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-text fusion-text-6"><p style="text-align: justify;"><strong>“Una nuova era per i computer” (cit. Apple)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per stessa dichiarazione del buon Tim Cook, ormai sempre più a suo agio nelle vesti del compianto Steve Jobs, tanto che in certi tratti ne ricorda fin troppo l’approccio comunicativo e lo stile l’Apple vison pro rappresenta “una nuova era per i computer” ed è da qui che un po&#8217; a tutti noi è scattata una scintilla per una riflessione molto più profonda che tocca in modo profondo sia la nostra professione che il mondo del lavoro in generale. Questo visore a differenza dei già presenti sul mercato PS VR di Sony o Oculus Quest di Meta è stato pensato per il mondo professionale e produttivo visto anche il costo rispetto al mondo ludico d ‘intrattenimento per i quali sono stati pensati i device precedenti di altri brand?<br />
Per come è stato presentato, per le caratteristiche riportate e per quanto è profonda la nostra conoscenza dell’ecosistema Apple, che conosciamo molto bene causa la nostra professione ci sentiamo di dare risposta affermativa considerando il fatto inoltre che Aplle ha fatto capire fin da subito, che alla pari degli altri prodotti proposti il visore sarà integrato in modo eccellente all’interno del proprio ecosistema.<br />
Questo può solo significare che la disponibilità e l’integrazione con applicazioni e software già presenti per i sistemi operativi OS e iOS, uniti alle funzionalità uniche del visore, con applicazione programmate ad hoc per esso e alle funzioni della realtà aumentata come unire visione dal vivo a simulazioni in tempo reale, potrà portare a possibilità pressoché infinite per chi si occupa di produttività e per certi settori specifici come l’architettura, la ricerca scientifica, il design industriale, l’archeologia o l’ingegneria.<br />
l&#8217;Apple Vision Pro potrebbe essere il punto di svolta che ridefinisce il concetto stesso di lavoro….Vedremo!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Apple Vision Pro rappresenta molto più di un semplice dispositivo tecnologico. È una finestra aperta su un futuro in cui il lavoro si fonde armoniosamente con la tecnologia, migliorando ogni aspetto dell&#8217;esperienza lavorativa. Attraverso la sua capacità di ottimizzare la collaborazione, l&#8217;efficienza e l&#8217;apprendimento, questo dispositivo si preannuncia come un pilastro fondamentale nell&#8217;evoluzione delle dinamiche lavorative. Mentre il mondo si adatta alle sfide in continua evoluzione, l&#8217;Apple Vision Pro potrebbe essere il punto di svolta che ridefinisce il concetto stesso di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Apple Vision Pro: Rivoluzione nel Mondo della Produttività?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella Worldwide Developers Conference del 5 giugno 2023, Apple ha svelato il suo nuovo visore digitale, il Vision Pro, dedicato al metaverso e alla realtà aumentata. Questa presentazione ha suscitato in noi stupore e meraviglia, rimanendo affascinati come dei bambini di fronte a quella che crediamo un a piccola/grande rivoluzione come lo è stata l’avvento degli smartphone.<br />
Le caratteristiche hardware in arrivo nel 2024 superano di gran lunga quanto finora offerto dal mercato. Dotato di due display micro-OLED 4K da 1,41&#8243; con una straordinaria luminosità di 5000 nits e una densità di pixel di 4000 ppi, il Vision Pro si distingue. Impressionante è anche il sistema di calcolo con due processori, tra cui il potente M2 e il nuovo R1 dedicato al controllo di dodici fotocamere, microfoni e sensori per il tracciamento di occhi e mani.<br />
Tuttavia, c&#8217;è un rovescio della medaglia: l&#8217;alimentazione tramite batteria esterna con una durata dichiarata di sole 2 ore. Questo comporta un collegamento al visore tramite un cavo, che può risultare scomodo nonostante le dimensioni compatte. Nonostante queste limitazioni, il Vision Pro si basa su gesti delle mani rilevati dai sensori, eliminando la necessità di un comando fisico tipico dei visori attuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza sindacare sulla richiesta economica (<em>che elegantemente definiremmo “golosa”…ndr</em>) per l’acquisto, ne sulle altre infinite funzioni e caratteristiche tecniche che sembra promettere il visore della mela morsicata, possiamo essere speranzosi della bontà del prodotto almeno in termini di design e costruzione, fattori che si intravedono fin dalla presentazione e dalle foto pubblicate sul sito.<br />
Quindi dopo aver subito una delle strategie marketing più efficaci dell’ultimo decennio, grazie a design armonici, soluzioni di genio e grafiche di presentazione sempre elegantissime, essendo tornati lucidi, le vere domande che ci poniamo sono: a che serve realmente e a chi serve un Apple Vison Pro?</p>
<p><strong>Verso una Nuova Era per la Produttività secondo Apple.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per stessa dichiarazione del buon Tim Cook, ormai sempre più a suo agio nelle vesti del compianto Steve Jobs, tanto che in certi tratti ne ricorda fin troppo l’approccio comunicativo e lo stile l’Apple vison pro rappresenta “una nuova era per i computer”. Questa affermazione suscita riflessioni profonde, poiché il visore è stato progettato con un focus sulla produttività e sul mondo professionale, differenziandosi dai device strettamente ludici come PS VR di Sony o più limitati come Oculus Quest di Meta.<br />
Le caratteristiche, il prezzo e la famigliarità con l&#8217;ecosistema Apple ci portano a credere che il Vision Pro sia destinato a rivoluzionare il lavoro. La piena integrazione con OS e iOS, le applicazioni e software dei due sistemi, insieme alle funzionalità uniche della realtà aumentata, aprono opportunità infinite. Settori come architettura, ricerca scientifica, design industriale, archeologia e ingegneria, giusto per citarne alcuni, potrebbero beneficiare appieno di questa innovazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Apple Vision Pro potrebbe ridefinire il concetto stesso di lavoro. Mentre ci aspettiamo ulteriori dettagli e informazioni, possiamo concludere che stiamo assistendo a una svolta epocale, un passo verso un futuro di possibilità ancora inimmaginabili…. Vedremo!</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-15 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>The Last of Us: stalker, funghi e arcobaleni!</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2023/05/08/la-serie-delle-polemiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2023 16:24:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chi avrebbe mai immaginato, qualche decennio fa, che un "semplice" videogioco action/horror e survival, avrebbe potuto generare un tale strascico di discussioni e polemiche?   Fin da subito l'annuncio della trasposizione televisiva di "The Last of Us" ha fatto sognare i fan e ha suscitato un grande interesse nel mondo dell'intrattenimento. In]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-16 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-17 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-7"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span><strong>hi avrebbe mai immaginato, qualche decennio fa, che un &#8220;semplice&#8221; videogioco action/horror e survival, avrebbe potuto generare un tale strascico di discussioni e polemiche?</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-8"><p>Fin da subito l&#8217;annuncio della trasposizione televisiva di &#8220;The Last of Us&#8221; ha fatto sognare i fan e ha suscitato un grande interesse nel mondo dell&#8217;intrattenimento. In un&#8217;epoca in cui i formati comunicativi si ibridano sempre più, ampliando e allargando i confini di chi è il destinatario di una produzione, si vuole condividere e condividere una storia, una lore, con il pubblico più vasto possibile. &#8220;The Last of Us&#8221; è un esempio di questo fenomeno, dove una narrazione originariamente destinata ai videogiocatori si è diffusa attraverso la serie TV in streaming.</p>
<p>Il successo di questa dinamica è in parte attribuibile anche a trionfi commerciali come l&#8217;Universo Cinematografico Marvel, noto come MCU, che ha iniziato a dominare i cinema a partire dal 2008, per poi infiltrarsi nelle nostre case attraverso le serie TV in streaming, facilitando così questa tipologia d’ibridazione di media diversi. L&#8217;idea di amalgamare e far interagire diverse forme ludiche tra di loro non è certo un concetto nuovo, basta prendere in esempio l’universo di Star Wars, creato da George Lucas, oppure i numerosi manga che sono stati trasformati in anime e successivamente adattati in film in live action. Oppure il cult letterario di Lovecraft, il quale ha ispirato una varietà di prodotti influenzati dalla sua narrativa pressoché infinita. Questa tendenza si estende oltre, a volte inaugurando interi generi come nel vasto mondo fantasy ideato da Tolkien, che ha dato origine a tre film di successo e a una serie TV prodotta da Amazon, considerata tra le più costose della storia, nonché per l’appunto al genere “fantasy” come lo conosciamo oggi.</p>
<p><strong>Detto ciò, cos’è che rende &#8220;The Last of Us&#8221;, così straordinario? </strong>Forse perché nasce videogame poi portato sul piccolo schermo? Eppure, non è certo il primo videogame a essere stato portato sul piccolo-grande schermo o piccolo schermo, ci sono già stati vari tentativi di sconfinamento del media, basti pensare ad Halo (fortunata serie sparatutto emblema di Microsoft per quanto riguarda il gaming) che però non hanno avuto tutta questa fortuna… nonostante vanti tantissimi romanzi derivanti e più di una serie tv all’attivo.</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-9"><p style="text-align: justify;">Possiamo quindi affermare che, a differenza di altri casi, l’interesse per questo peculiare titolo stia proprio nella complessità  nonché maturità dei temi illustrati al suo interno, che come un “pugno nello stomaco” sono esposti al pubblico, grazie anche a uno stile crudo e violento di cui è permeata la narrativa.<br />
Questa particolare caratteristica ha suscitato molte polemiche in vari paesi in cui il gioco è stato rilasciato nel corso del tempo. Da quel momento in poi, il titolo ha attirato a sé non solo dibattiti accesi, ma anche episodi estremamente gravi, che sfidano in alcuni casi ogni logica di comprensione. Tra questi deprecabili episodi, spiccano le spiacevoli e gravi aggressioni verbali (e non) contro la doppiatrice Laura Bailey e l&#8217;attrice Jocelyn Mettler, la quale presta il suo volto per il motion-capture del personaggio di Abby. Queste professioniste hanno subito ingiustificate reazioni di odio e minacce online da parte di alcuni membri della fanbase del gioco, esaltati che probabilmente confondono realtà e finzione, generando una sorta di linciaggio mediatico e persecutorio, così pesante e persistente che continua tutt’ora. Questo fenomeno inquietante solleva interrogativi importanti sulla complessa relazione tra i fan e l&#8217;industria video-ludica.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il lancio della serie televisiva le diatribe non hanno fatto altro che intensificarsi, in gran parte dovuto al fatto che una serie TV attira sicuramente un pubblico più ampio rispetto a quello dei videogiochi. Il titolo ideato da Neil Druckmann ha suscitato non poche polemiche e discussioni incentrate sulle sue (presunte) tematiche a sostegno delle teorie LGBT+, in cui rientra la gaffe radiofonica del giornalista Rai Paolo Mieli, che non ha chiaramente basi di cultura video ludica sull’universo narrativo targato Naughty Dog, tanto più che confonde addirittura il titolo del gioco con la casa di produzione.<br />
Per alcune persone la serie è stata vista come un manifesto, uno spot “elettorale” a favore della teoria gender e di chi vuole portare alla luce queste tematiche sensibili, concentrandosi, come per altri casi, più sulle caratteristiche dei personaggi che sulla trama in sé o sulla “morale” che essa vuole far trapelare.<br />
Senza voler addentraci nel tema in se, dove ciascuno riteniamo debba avere la propria personale sensibilità e il suo punto di vista, crediamo che sia la serie video-ludica che la serie televisiva semplicemente non trattino l’argomento in sé. Capiamoci alcuni personaggi principali e secondari hanno chiaramente (<em>e legittimamente vorremmo dire ndr.</em>) un certo tipo di orientamento sessuale, ma la trama non verte su quello è una tematica solo di sfondo e ne è riprova il fatto che, con un po&#8217; di fantasia, immaginando di cambiare l’orientamento sessuale dei personaggi a 100% etero (con ovvie modifiche al sesso del partner corrisposto) la trama principale in sé funzioni in egual misura e abbia gli stessi crismi e peculiarità: provare per credere.<br />
The Last of Us tocca spesso, a volte senza affrontarle nel concreto, tematiche complesse e profonde: questioni sociali e traumi psicologici, dalla paura del diverso alla depravazione, dallo stupro a perfino il cannibalismo.<br />
Lo stesso titolo l’abbiamo “letto”, tradotto e interpretato per quello che forse è il concetto chiave che pervade la serie volendo imprimere un focus per stimolare una riflessione ovvero l’essenza dell’essere umani: “Gli ultimi di noi”: inteso gli ultimi essere umani a essere rimasti umani, nella propria umanità. Perché la storia è ambientata in un mondo post apocalittico in cui una vera e propria pandemia globale ha spazzato via la civiltà umana riducendo l’umanità sull’orlo dell’estinzione con pochissimi umani sopravvissuti e ridotti a uno stato degradato costellato di comunità superstiti allo stato quasi tribale, spesso violenti, con vari gruppi che si scontrano per prendere il potere o per le risorse. Tutto questo caos apocalittico a differenza di altri contesti in tema zombie è scaturito dall’infezione causa dal Cordyceps, organismo parassitario fungino realmente esistente in natura, che tende a prendere il controllo delle proprie vittime letteralmente “zombificandole”.</p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-2 hover-type-none"><img decoding="async" width="732" height="549" title="Cordyceps_TLU_serie_TV" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/05/Cordyceps.webp" alt class="img-responsive wp-image-2143"/></span></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-10"><p style="text-align: justify;">Prima di &#8220;The Last of Us&#8221;, pochi conoscevano l&#8217;esistenza del fungo Cordyceps, un organismo affascinante e spaventoso che, nella realtà, attacca solo alcune specie di formiche. L&#8217;idea di ispirarsi a un organismo reale aggiunge un tocco di autenticità e originalità alla narrazione. Neil Druckmann, il creatore del gioco e della serie Tv, ha reinterpretato a suo modo e umanizzato il concetto stesso di zombie, come dimostrato dagli infetti chiamati &#8220;stalkers&#8221;: questi infetti, al loro stadio, lottano tra la coscienza umana rimanente e il controllo sempre più opprimente e doloroso del parassita, in alcuni casi quasi cercando di trattenersi dall’attaccare gli umani o per lo meno indugiando. Questo denota un approccio molto profondo a quello che fin a prima è stato un modo molto “pop corn” e caciarone di concepire la figura dello zombie.<br />
Proprio per questo crediamo che The last of Us sia un medium ludico di spessore e non bisogna certo fermarsi agli aspetti polemici che involontariamente (o meno ndr.) ha scatenato.<br />
<strong>Sarebbe auspicabile concentrarsi sulla bellezza artistica e poetica che trasmette il brand senza ogni volta vincolarsi a (anche legittimi) pensieri e visioni personali, perché perdersi questa serie, sia che si parli di videogame o di videogioco è prima di tutto perdersi un opera espressiva ricca di emozioni e sfumature.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, l&#8217;evoluzione di &#8220;The Last of Us&#8221; dall&#8217;universo del videogioco alla serie TV ci offre una prospettiva affascinante su come la narrativa possa attraversare diversi medium e coinvolgere un pubblico sempre più vasto. Questo fenomeno ibrido segna un nuovo capitolo nell&#8217;interazione tra giochi, serie TV e cinema, aprendo la strada a ulteriori esplorazioni. Naturalmente se ci si apre a un pubblico più vasto critiche polemiche e fraintendimenti vanno tenuti in conto, ma è un fattore</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-18 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Il dilemma del Remake</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2019/06/25/il-dilemma-del-remake/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 16:30:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da qualche anno, tra chi segue il cinema con un minimo di passione, si è diffusa una domanda tanto semplice quanto spinosa: “Ma perché continuano a fare remake di qualsiasi cosa?”   Di solito, la domanda ha un tono polemico, quasi rassegnato, e sottolinea la presunta carenza di creatività e originalità nei]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-5 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-19 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-20 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-11"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">D</span><strong>a qualche anno, tra chi segue il cinema con un minimo di passione, si è diffusa una domanda tanto semplice quanto spinosa: “Ma perché continuano a fare remake di qualsiasi cosa?”</strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-12"><p style="text-align: justify;" data-start="252" data-end="716">Di solito, la domanda ha un tono polemico, quasi rassegnato, e sottolinea la presunta carenza di creatività e originalità nei film pensati per il grande pubblico. Ma la questione è davvero così semplice? La fantasia si è davvero esaurita? Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="718" data-end="1371">Qualche tempo fa, mentre scorrevo le solite notizie di cinema online, mi è capitato davanti il trailer del nuovo <em data-start="831" data-end="853">La Bella e la Bestia</em> in versione live action, previsto per l’anno successivo. E&#8230; non l’ho guardato. Semplicemente, non mi interessava. Passano un paio di giorni, torno sullo stesso sito e trovo il titolo: “Record assoluto per il nuovo live action Disney: il trailer ha totalizzato un numero <em data-start="1126" data-end="1139">esorbitante</em> di visualizzazioni nelle prime 24 ore!”. Quanto fosse esorbitante non lo ricordo, ma il concetto era chiaro: entusiasmo alle stelle. Io, invece, ero ancora lì a chiedermi “ma perché tutto questo clamore?”. Sarà colpa mia, pazienza.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1373" data-end="1585">Dopo un’altra manciata di giorni, un amico mi chiede: “Hai visto il trailer de <em data-start="1452" data-end="1474">La Bella e la Bestia</em>? Che ne pensi?”. A quel punto ho capito che non avrei avuto pace finché non l’avessi guardato. Così ho ceduto.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1587" data-end="1938">E dopo averlo visto? La prima parola che mi è venuta in mente è stata: “inutile”.<br data-start="1668" data-end="1671" />Sì, inutile. Inutile rifare uno dei capisaldi dell’animazione Disney se poi si mantiene pressoché identico all’originale. Inutile per lo spettatore, che può tranquillamente rivedersi il film del 1991. Utilissimo, invece, per la Disney. Ma su questo torniamo tra poco.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1940" data-end="2222">La questione del remake, o del reboot, sequel, prequel e via dicendo, va avanti da anni. E ogni volta che se ne parla, saltano fuori le solite lamentele: “Basta con questi rifacimenti!”, “Stanno rovinando i capolavori!”, “Non c’è più inventiva!”. E in parte, capisco il malcontento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2224" data-end="2591">Molti spettatori tendono a considerare certe opere “intoccabili”, soprattutto quando si parla di classici o cult generazionali. Altri, invece, leggono nella marea di rifacimenti la conferma che la creatività nel cinema mainstream stia progressivamente evaporando. Ma è davvero solo una questione di mancanza d’idee? Oppure, più semplicemente, una questione economica?</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-13"><p data-start="0" data-end="49"><strong>Spoiler: è quasi sempre una questione economica.<br />
</strong>Le grandi case di produzione ragionano come qualsiasi altra azienda: puntano al massimo guadagno col minimo rischio. E cosa può esserci di più sicuro che investire in un titolo già conosciuto, amato, e magari nostalgicamente legato all&#8217;infanzia di milioni di spettatori? Il rischio è basso, il pubblico c&#8217;è, l’incasso (quasi) garantito.<br />
Scandalizzarsi, ormai, serve a poco. È un meccanismo che si applica ovunque, non solo nel cinema. Eppure, questo non significa che dobbiamo arrenderci a una pioggia di remake scialbi e senz’anima.<br data-start="587" data-end="590" />Il problema, infatti, non è il remake in sé, ma <strong data-start="638" data-end="658">come viene fatto</strong>.<br />
Perché diciamolo: quando un rifacimento è fatto male, lo si nota eccome. Ed è questo il vero tallone d’Achille del sistema. In molti casi, si ha l&#8217;impressione che la nuova versione venga prodotta in fretta e furia, senza una vera idea registica, senza un’identità visiva, senza passione. Solo con l&#8217;obiettivo di sfruttare il nome. Il risultato? Film deboli, dimenticabili, a volte addirittura imbarazzanti.</p>
<p data-start="1071" data-end="1672"><strong>Qualche esempio?</strong><br data-start="1087" data-end="1090" /><em data-start="1090" data-end="1098">Psycho</em> (1998), copia carbone del capolavoro di Hitchcock, girata inquadratura per inquadratura, ma senza la minima tensione.<br data-start="1216" data-end="1219" />Oppure <em data-start="1226" data-end="1246">Planet of the Apes</em> (2001), che con tutto il rispetto per Tim Burton, è riuscito a confondere e annoiare.<br data-start="1332" data-end="1335" />E ancora <em data-start="1344" data-end="1353">The Fog</em> (2005), <em data-start="1362" data-end="1376">Il Prescelto</em> (2006), <em data-start="1385" data-end="1395">Invasion</em> (2007), fino al remake <em data-start="1419" data-end="1428">Ben-Hur</em> del 2016, forse l’esempio più lampante di quanto si possa sbagliare bersaglio.<br data-start="1507" data-end="1510" />Lì, più che un film, sembrava un autogol: rifare uno dei più grandi kolossal della storia del cinema, vincitore di 11 Oscar, senza nulla da dire di nuovo… perché?<strong> Ma attenzione: demonizzare <em data-start="1701" data-end="1708">tutti</em> i remake sarebbe ingiusto.</strong><br data-start="1735" data-end="1738" />Perché <strong data-start="1745" data-end="1781">esistono anche esempi eccellenti</strong>, capaci di prendere una storia già nota e trasformarla in qualcosa di nuovo, potente, magari anche superiore all’originale.<br />
Penso a <em data-start="1915" data-end="1941">L’uomo che sapeva troppo</em> (1956), rifatto dallo stesso Hitchcock in modo più maturo e sofisticato.<br data-start="2014" data-end="2017" />A <em data-start="2019" data-end="2028">La Cosa</em> di Carpenter (1982), che ha preso un B-movie degli anni ’50 e lo ha reso un capolavoro dell’horror paranoico.<br data-start="2138" data-end="2141" />A <em data-start="2143" data-end="2167">Dracula di Bram Stoker</em> (1992), elegante e visivamente sontuoso.<br data-start="2208" data-end="2211" />A <em data-start="2213" data-end="2228">Casino Royale</em> (2006), che ha rigenerato il mito di James Bond con un realismo crudo e moderno.<br data-start="2309" data-end="2312" />Oppure a film più recenti come <em data-start="2343" data-end="2354">Il Grinta</em> (2010) dei fratelli Coen, e <em data-start="2383" data-end="2399">21 Jump Street</em> (2012), che ha trasformato una vecchia serie in una commedia brillante e autoironica. Questi film non solo funzionano, ma dimostrano che un remake può essere anche un’opportunità: per rinnovare, riscoprire, reinterpretare.<br />
Anzi, c’è un ulteriore aspetto positivo emerso negli ultimi anni: la saturazione del mercato ha spinto le major a <strong data-start="2741" data-end="2791">cercare nuove idee anche dentro vecchie storie</strong>.<br data-start="2792" data-end="2795" />Per distinguersi, oggi bisogna fare uno sforzo in più: servono registi con visione, sceneggiatori capaci di reinventare i personaggi, produttori disposti ad osare (almeno un po’). Non sempre accade, ma quando succede… si vede.</p>
<p data-start="3025" data-end="3359">E così, anche dentro operazioni apparentemente commerciali, possiamo trovare qualità, cura, persino passione.<br data-start="3134" data-end="3137" />Certo, spesso si fa leva sull’effetto nostalgia — vedi <em data-start="3192" data-end="3208">Jurassic World</em> o <em data-start="3211" data-end="3237">Il Risveglio della Forza</em> — ma se la confezione è buona, se la regia ha ritmo, se la storia, pur semplice, sa emozionare… allora va benissimo così.</p>
<p data-start="3361" data-end="3744"><strong data-start="3361" data-end="3380">In conclusione?</strong><br data-start="3380" data-end="3383" />La domanda “remake sì o no?” non ha una risposta netta. Come sempre, dipende.<br data-start="3460" data-end="3463" />Dipende da chi lo scrive, da chi lo dirige, da che tipo di film si vuole realizzare. Ci vuole un’alchimia: un progetto pensato, costruito con un minimo di visione e rispetto per il materiale di partenza. Solo così si può ottenere qualcosa che abbia senso — vecchio e nuovo insieme.</p>
<p data-start="3746" data-end="3982">Noi spettatori? Possiamo solo fare il nostro dovere: <strong data-start="3799" data-end="3832">guardare prima, giudicare poi</strong>.<br data-start="3833" data-end="3836" />Esce un reboot della tua saga preferita? Guardalo. Se ti delude, criticalo pure con forza. Ma se invece ti sorprende… beh, magari lo ringrazierai.</p>
<p data-start="3984" data-end="4434">Perché sì, esistono i film d’autore, quelli difficili, coraggiosi, unici. Ma esiste anche l’intrattenimento ben fatto, capace di farci ridere, emozionare, riflettere.<br data-start="4150" data-end="4153" />E anche lì può nascondersi la “settima arte”.<br data-start="4198" data-end="4201" />Io stesso mi sbaglierei a giudicare <em data-start="4237" data-end="4259">La Bella e la Bestia</em> ancor prima di vederlo. Se vorrò davvero dire la mia, dovrò aspettare di avere davanti il film. Poi, se non mi piace, pazienza: l’originale non sparisce. Resta lì, intatto.</p>
<p data-start="4436" data-end="4728">In ogni caso, ricordiamoci una cosa: <strong data-start="4473" data-end="4514">il cinema è grande perché è per tutti</strong>.<br data-start="4515" data-end="4518" />E non ha senso mettersi su un piedistallo a dire “i film di supereroi non sono cinema”, o “quella roba è per menti semplici”. Che senso ha? Per sentirsi migliori? Per dire “io sono raffinato, voi siete pecore”?</p>
<p data-start="4730" data-end="4885">No, grazie.<br data-start="4741" data-end="4744" />Perché il bello del cinema è proprio questo: offre storie per tutti i gusti. E può parlare a tutti, in modi diversi. Basta volerlo ascoltare.</p>
<p data-start="4887" data-end="4909"><strong>Come disse Voltaire:</strong></p>
<blockquote data-start="4910" data-end="5077">
<p data-start="4912" data-end="5077"><strong>“L’originalità non è altro che un’abile imitazione.”</strong><br data-start="4964" data-end="4967" /><strong>E a volte, dietro un remake apparentemente inutile, si nasconde proprio quella scintilla. Sta a noi scoprirla.</strong></p>
</blockquote>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-21 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Fontanincanto</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/09/20/fontanincanto-levento-degli-artisti-di-strada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Sep 2017 23:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[fontanellato]]></category>
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					<description><![CDATA[L’arte di strada è forse uno dei tipi di intrattenimento più antichi del mondo, fuori dai grandi teatri o dalle ville maestose ecco che i più disparati artisti ed acrobati mettono, oggi come un tempo, le loro capacità a disposizione dei passanti, offrendo sorrisi ed emozioni e porgendo in cambio un cappello vuoto,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-6 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-22 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-23 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-14"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">L</span><em>’arte di strada è forse uno dei tipi di intrattenimento più antichi del mondo, fuori dai grandi teatri o dalle ville maestose ecco che i più disparati artisti ed acrobati mettono, oggi come un tempo, le loro capacità a disposizione dei passanti, offrendo sorrisi ed emozioni e porgendo in cambio un cappello vuoto, nella speranza che vuoto non resti.</em><br />
<em>Sull’onda di questo spirito, sempre più diffuso, di riscoperta dell’arte di strada ecco che anche il Comune di Fontanellato e l’Ufficio Incredibile (organizzatori ndr) hanno dato</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-15"><h2><em>il via a Fontanincanto</em></h2>
<p>Negli ultimi anni sono sempre di più i comuni e le città stanno dando spazio al teatro di strada, in cui giocolieri, clown e acrobati provenienti dai luoghi più disparati incontrano la gente comune senza palchi, barriere o inutili orpelli a separarli; sulla strada ci sono solo l’artista e il suo pubblico. Nient’altro.</p>
<p>Il 25 Giugno 2016 a partire dalle 19:00 circa, a cornice della suggestiva Rocca Sanvitale, alcuni favolosi artisti si sono raccolti tutt’intorno all’antico palazzo, per regalare a chiunque il proprio talento portando un po’ d’incanto nel borgo storico di Fontanellato.</p>
<p>Le emozioni non sono mancate: divertimento ed intrattenimento sono state le parole chiave di una serata all’insegna dell’allegria e del divertimento. Otto artisti provenienti non solo dall’Italia ma anche da Cile, Argentina, Ungheria, Canada, Germania e Spagna si sono alternati tutt’intorno alla Rocca elargendo gioia e buonumore in cambio di risate ed applausi scroscianti (e magari qualcosa con cui riempire il cappello).</p>
<p>A Fontanincanto, ce n’è state per tutti i gusti; dalla clowneria più convenzionale di <strong>Dado</strong> con “<em>Mon Onlcle le Bossu</em>” fatta di sguardi, gag, giochi di mano e il coinvolgimento del pubblico, sino alla giocoleria e ad incredibili numeri con gli hula hoop di <strong>Clap Clap Circo</strong> con “<em>Alto Voltaje</em>”, gli spettacoli di marionette di <strong>Minusmal</strong> che con la pagliaccetta Clara in “<em>Semplicemente Clara</em>” inteneriscono con la loro poesia dei gesti; <strong>Gunter Garibaldi</strong> hanno invece inondato il pubblico di comicità e musica con il loro folle “<em>LovKraft</em>”. Per coloro che cercavano emozioni più “alte” è bastato seguire il giovane <strong>Mistral</strong>, su per un palo verticale di cinque metri di altezza dove le sue incredibili acrobazie nello spettacolo “<em>Swing</em>” hanno fatto battere forte il cuore degli spettatori più emozionabili, poi è stata la volta di <strong>Bandart</strong> con “<em>Dancing Graffiti</em>” in cui la danza si è unita a suggestivi graffiti virtuali realizzati sul momento e corpo e immagine si sono inseguiti e compenetrati in un unico arazzo di suggestiva bellezza ed infine <strong>Il Drago Bianco</strong>, con il favore del buio, ha illuminato le tenebre con ipnotiche coreografie dipinte col fuoco sulle ombre della sera nell’atmosfera a dir poco magica di “<em>Etna</em>”.</p>
<p>Una nota particolare è giusto riservarla alle “<em>Intuizioni Verticali</em>” dove il gruppo <strong>Eventi Verticali</strong> ha tramutato la facciata della Rocca Sanvitale nel proprio palcoscenico e con l’ausilio di imbragature e corde hanno eseguito le loro fantasmagoriche coreografie ed acrobazie letteralmente sospesi nel vuoto camminando e balzando sulla facciata dell’antico palazzo di Fontanellato come se la gravità, per loro, non rispettasse le stesse regole che impone agli altri comuni mortali. Non per niente proprio gli <strong>Eventi Verticali</strong> hanno ispirato la locandina di questo riuscitissimo festival.</p>
<p>Oltre agli artisti erano presenti anche laboratori per bambini, mercatino di abbigliamento “second hand”, dj set, tanta birra e tanto buon cibo.</p>
<p>Insomma Fontanincanto non delude e tenendo fede al proprio nome sembra proprio aver offerto la prima edizione di quello che potrebbe a buon diritto diventare un nuovo appuntamento fisso per gli amanti del teatro di strada di tutta la zona di Parma e provincia.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-24 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Buskers Festival Ferrara  &#8211; quando l&#8217;Arte scende in strada</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2016/10/15/buskers-festival-ferrara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2016 20:37:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[live]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella splendida cornice rinascimentale della città di Ferrara, anche quest’anno a fine agosto si è tenuta la più importante rassegna internazionale dedicata agli artisti di strada: il Festival Buskers   Giocolieri, musicisti, pittori, artisti circensi ed esoteristi hanno “assediato” il centro storico per intrattenere giusto quelle 800.000 persone provenienti da tutta Italia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-7 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-25 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-26 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-16"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">N</span><em>ella splendida cornice rinascimentale della città di Ferrara, anche quest’anno a fine agosto si è tenuta la più importante rassegna internazionale dedicata agli artisti di strada: <strong>il Festival Buskers</strong></em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-17"><h2><em>Giocolieri, musicisti, pittori, artisti circensi ed esoteristi hanno “assediato” il centro storico<br />
</em></h2>
<p>per intrattenere giusto quelle 800.000 persone provenienti da tutta Italia per assistere ai numerosi spettacoli che la rassegna ha proposto.<br />
La formula del festival funziona perfettamente ogni anno, tant’è che numerosi turisti hanno dichiarato di aver conosciuto le bellezze storiche e culturali di Ferrara proprio grazie al Buskers.<br />
E’ il 1987 quando Stefano Bottoni (il direttore artistico) pensa per la prima volta ad un evento capace di valorizzare al massimo la figura del musicista di strada, le cui esibizioni sono assolutamente vietate in molte città del mondo.</p>
<p>Il primo a credere nel progetto è niente meno che il grande Lucio Dalla, esibitosi insieme a Jimmi Villotti nel 1989. Hanno poi seguito il loro esempio altri grandi della musica quali Modena City Ramblers, Edoardo Bennato, Angelo Branduardi, Franco Mussida della PFM, più recentemente Bobby Solo, mimetizzandosi tra gli altri artisti.</p>
<p>La storia dei buskers, cioè dei performanti on the road che “cercano” qualcosa (libere offerte o semplicemente un pubblico) si perde nella notte dei tempi, sollevando da sempre non poche controversie. La strada diventa <em>IL</em> Palcoscenico tramite il quale intrattenere i passanti e perché no, sostenersi economicamente. Già nell’antica Roma vennero elaborate all’interno delle Dodici tavole le leggi che vietavano di fatto agli artisti di strada di eseguire, pena la morte, canti diffamatori e parodie. Nell’Alto Medioevo erano i cantori francesi dell’amor cortese ad intrattenere i popolani così come i Minnesingers tedeschi o gli Tzigani dell’est Europa. Insomma veri e propri movimenti culturali che hanno viaggiato per il mondo assieme ai propri garanti. Cacciati o meno, i musicisti itineranti esistono da millenni e hanno sempre qualcosa da dire e da insegnarci, anzitutto l’umiltà e l’amore per l’arte nella sua essenzialità.</p>
<p>Basta dunque una chitarra low cost, qualche percussione improvvisata e una fisarmonica riesumata dalla cantina per farci entrare nel vortice della musica e dei ritmi primordiali. Ferrara si trasforma così in una Dublino d’inizio secolo, pervasa di artisti in stile retrò e tribali che scherzano assieme ai passanti, coinvolgendoli in danze a non finire e battiti di mani a tempo. In un angolino vicino alla piazza principale del centro, il trio Die Wandervogel di nazionalità austriaco-americana propone un repertorio di musiche celtiche riportando Ferrara indietro nel tempo di almeno un secolo.</p>
<p>Poco più avanti, un clown raduna la folla attorno a sé coinvolgendo una bambina in uno sketch divertente di giocoleria mentre nel vicolo di fronte c’è un equilibrista che passeggia come se nulla fosse sui trampoli facendo degli scherzetti ai passanti. Gli artisti sono tanti ed è impossibile assistere a tutte le esibizioni perché avvengono in contemporanea. Mi concentro allora su una band strampalata che si chiama Connexion Balcon, i cui membri sono croati, ucraini e tedeschi. Eseguono un medley davvero non sense mischiando i Queen con Lady Gaga, Gioacchino Rossini e gli Aqua. Come suggerisce parte del loro nome, sono davvero fuori come dei balconi e la loro perfomance è a metà tra il teatro, la musica e l’arte circense. Il batterista in realtà percuote la cassa di un vecchio violoncello che resta in piedi per miracolo, il dj ogni tanto abbandona il mixer per picchiare il bordo della sua consolle con un bel paio di Vic Firth rovinate, il cantante ogni tanto urla come un pazzo scappato dal manicomio e il tutto è scandito dalle fragorose risate e applausi. Davvero un bel gruppo di simpatici scoppiati.</p>
<p>Più serio ma non meno carismatico è il dj che si esibisce in Piazza del Municipio, armato di sola loop station con la quale gioca come un bambino farebbe con una costruzione di Lego.</p>
<p>Il suo nome è Ram Z The Human SoundSystem e da solo è in grado di fare più casino di un’intera band. Assembla vari vocalizzi che mette in loop grazie allo strumento per poi rappare a ritmi di beatbox improvvisando sul momento grazie all’intesa che riesce a creare con il pubblico di volta in volta. Dalla sua bocca escono suoni pazzeschi: sirene spiegate, robot, elicotteri che volano, ritmi latini impressionanti. Il suo è davvero uno spettacolo unico e rappresenta davvero in chiave moderna lo spirito del busker.</p>
<p>Spostandomi nelle viuzze adiacenti vengo attirata dalle dolci melodie che un ragazzo sta suonando per mezzo dell’hang, un nuovissimo strumento musicale inventato in Svizzera nel 2000. La forma è quella di un ufo in metallo e viene percosso a mani nude in vari solchi sulla sua superficie che corrispondono a diverse note. Il sound che ne esce è davvero evocativo e rilassante.</p>
<p>Mi sposto nuovamente e arrivo nella “Via Esoterica” dove fattucchiere, sensitivi e chiromanti creano delle file mai viste di persone che hanno deciso di farsi fare un check- up completo. C’è la signora che ti legge la mano, il signore che interpreta la calligrafia, la chiromante che legge i tarocchi e persino quella che ti guarda l’orecchio e ti predice il futuro. Suggestionata dalla lunga coda, decido anch’io di mettermi in fila da una sensitiva. Si fa chiamare T.P.R Doppio Gioco, una signora sulla cinquantina che indossa una cupa maschera veneziana. Ti guarda per cinque secondi fisso negli occhi e poi scrive di getto tantissime frasi su di un foglietto che alla fine ti consegna, riguardanti il carattere e lo stato d’animo in quel momento. Il risultato?&#8230;Neanche mia madre avrebbe potuto conoscermi così approfonditamente. Provare per credere!</p>
<p>Lasciando la Via Esoterica provo anch’io a fare una predizione: sono le otto e mezza di sera e di lì a poco mi verrà veramente fame. Trovo un chiosco improvvisato proprio dietro la bellissima Cattedrale e mi gusto il tipico pincino ferrarese ripieno, per gli amici, torta fritta con salame e prosciutto. Ora sì che posso tornare a casa, dopotutto anche questa è arte (culinaria) di strada.</p>
<p><strong>Marina Fava</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-27 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>CELTI VAL PARMA &#8211; il capodanno che non ti aspetti</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2016/10/08/celti-val-parma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Commodoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2016 20:38:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[capodanno celtico]]></category>
		<category><![CDATA[celti val parma]]></category>
		<category><![CDATA[Lesignano Bagni]]></category>
		<category><![CDATA[Parma]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo mondo moderno, dove persone e comunità che vivono ai poli opposti del pianeta possono parlarsi e conoscersi con facilità, le ricorrenze degli altri paesi diventano sempre più familiari. Quelle che una volta erano folklore e festività, comuni solo ai viaggiatori più incalliti o agli abitanti del luogo, sono di conseguenza meno]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-8 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-28 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-29 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-18"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><em>n questo mondo moderno, dove persone e comunità che vivono ai poli opposti del pianeta possono parlarsi e conoscersi con facilità, le ricorrenze degli altri paesi diventano sempre più familiari. Quelle che una volta erano folklore e festività, comuni solo ai viaggiatori più incalliti o agli abitanti del luogo, sono di conseguenza meno lontane e mitizzate di quanto non lo fossero un tempo.<br />
</em><em>Come ad esempio i capodanni.<br />
</em><em>Quello con cui probabilmente abbiamo più confidenza, oltre al nostro, è senz&#8217;altro quello cinese, così ricco e spettacolare. Magari sappiamo qualcosa anche del Rosh haShana, uno dei tre capodanni ebraici e di sicuro in pochi sapranno dire che cos&#8217;è il Losar; il capodanno Tibetano.</em></p>
<p><em>Eppure, più vicino alle nostre discendenze di quanto non si pensi, c&#8217;è un&#8217;altro capodanno spesso dimenticato. Il <strong>Capodanno Agricolo</strong></em><em><br />
</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-19"><h2><em>Ma non temete&#8230; a prendersi cura di lui ci pensa il <strong>Celti Val Parma</strong>.</em></h2>
<p><strong>Celti Val Parma</strong> nasce come incentivo per festeggiare il capodanno agricolo anche se, oltre ai festeggiamenti, l&#8217;intento è quello di riunire le attività in sviluppo sul territorio; sia quelle meno conosciute che quelle definite &#8220;di nicchia&#8221;.</p>
<p>Il <strong>30</strong> e il <strong>31</strong> <strong>ottobre</strong>, presso l&#8217;agriturismo e <strong>B&amp;B CANCABAIA</strong> di <strong>Parma</strong>, potrete assistere ad un festival celtico originale e in tema con il periodo, in grado di mantenere quei toni intimi e dimessi delle feste popolari. Un momento di raccolta comunitario con un mercato, fin dall&#8217;antichità principale strumento di aggregazione, conferenze in tema pensate per dare risonanza al territorio e naturalmente <strong>Wowlab</strong>, onnipresente in ogni attività della zona.</p>
<p>Non mancheranno i <strong>Divinatori</strong>. Si esatto. <strong>Divinatori</strong>, impegnati non nella lettura del futuro ma della nostra psiche. Tutti diversi tra loro ma che nel pieno rispetto della manifestazione offriranno il propri servizi allo stesso prezzo.</p>
<p>Il <strong>Celti Val Parma</strong> è comunque a ingresso gratuito, compreso l&#8217;accesso alle conferenze, di cui troverete il programma completo sulla pagina FB ufficiale o sul sito, mentre nell&#8217;aerea dedicata al mercato potrete gustare e acquistare prodotti locali di ogni genere.</p>
<p>Come ogni capodanno che si rispetti non mancherà il cenone, previsto per la sera del <strong>31 ottobre </strong>e realizzato in perfetto stile <strong>Celtico</strong>, comprensivo di menù per vegetariani e vegani. La <strong>Cooperativa Appennino </strong>con i suoi prodotti a chilometro zero vi sorprenderà con formaggi stagionati, tortini di verdure e cotechini vegani.</p>
<p>E se tutto questo non vi basta, tenete d&#8217;occhio <strong>Tv Parma</strong>. A breve andrà in onda un trailer dell&#8217;evento realizzato appositamente per l&#8217;occasione.</p>
<p><strong><u>CELTI VAL PARMA<br />
</u></strong><strong>30 e 31 ottobre </strong>dalle <strong>15.00 </strong>fino a notte fonda<br />
Organizzato da Associzione <strong>TERRAMATRIA<br />
</strong>Presso: la BB Cancabaia Parma. Agriturismo, Bed &amp; Breakfast Parma Italy<br />
Via Martiri della Libertà, 70<br />
43037 Lesignano de&#8217; Bagni, Italy</p>
<p>https://celtivalparma.wordpress.com</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-30 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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