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	<title>Alessandro Fellisi &#8211; WOWLAB | agenzia di comunicazione</title>
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	<title>Alessandro Fellisi &#8211; WOWLAB | agenzia di comunicazione</title>
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		<title>IL Party dei 5 Sensi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2019 17:00:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Con quanti sensi si può leggere un libro? Si esatto. Avete letto bene. Ho proprio chiesto: "Con quanti sensi si può leggere un libro?" Sembra una domanda strana, vero? Si insomma, a parte la vista (o l'udito se lo leggiamo a voce alta), cos'altro usiamo per leggere un libro? Io i miei a]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">C</span><em><strong>on quanti sensi si può leggere un libro? Si esatto. Avete letto bene. Ho proprio chiesto: &#8220;Con quanti sensi si può leggere un libro?&#8221;</strong></em><br />
<em><strong>Sembra una domanda strana, vero?</strong></em></p>
<p>Si insomma, a parte la vista <em>(o l&#8217;udito se lo leggiamo a voce alta)</em>, cos&#8217;altro usiamo per leggere un libro? Io i miei a volte li annuso e di certo li tocco. Normalmente non li lecco, però. Eppure se capitasse ai nostri cinque sensi di essere coinvolti in maniera non convenzionale, in che modo questi potrebbero dirci qualcosa del libro che stiamo leggendo?<br />
Un profumo accarezza l&#8217;olfatto, un bel paesaggio stimola la vista e un concerto riempie l&#8217;udito. Tatto e gusto, beh&#8230; lascio a voi l&#8217;immaginazione. Certe cose però possono colpire a più livelli. Forse farei meglio a dire che stuzzicano più sensi, che poi è quello che è successo leggendo <strong>Teoria N di Daniele &#8220;Rinoceronte&#8221; Daccò</strong> quindi oggi userò proprio i cinque sensi <em>(o cinque e mezzo, chissà)</em> per raccontarvi come è andata dal mio personale punti di&#8230;</p>
<p><strong>VISTA</strong></p>
<p>Si può vedere con gli occhi, si sa, anche se per noi miopi non è così scontato. Di quelle ginocchiate contro gli stipiti certe mattine che non vi dico. Ciò non di meno a quelli come noi <em>(non noi i miopi, ma noi i sognatori)</em> piace vedere anche con l’immaginazione e certe volte, se in ciò che leggiamo scopriamo delle affinità, con gli occhi della memoria.<br />
<strong>Teoria N</strong> parte da un ricordo d’infanzia e dal timore reverenziale che a volte i genitori incutono nei figli. Romanzato o no, inventato o reale, quello che leggo lo <strong>vedo</strong> quasi come se fosse un mio ricordo. Fa un po’ male, questo devo dirlo, perché alcuni ricordi sono fatti così. Non è colpa loro.<br />
Eppure, senza nemmeno aver bisogno di strizzare gli occhi, in <strong>Teoria N</strong> si può vedere, dove tutto ciò che ha condotto l&#8217;autore dove si trova adesso, ha avuto inizio.<br />
Dalla curiosità semplice e insaziabile di un figlio e dalle risposte pazienti di un padre.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>UDITO</strong></p>
<p>Si possono <strong>udire</strong> i libri? O meglio… possiamo sentire la musica che accompagna cose come il <strong>Momento Epico</strong>?<br />
Diavolo! Se nella nostra vita c’è stato tanto cinema quanto carta stampata la risposta è sì.<br />
Il capitolo sulla battaglia in difesa del villaggio è un piccolo capolavoro di letteratura. Evocativo e trascinante, quasi minimale nella descrizione <em>(e si signor Brooks… funzionano anche le descrizioni minimali), </em>capace di fartela quasi <strong>sentire</strong> la musica.</p>
<p>Parte bassa all’inizio, come un sottofondo e a mano a mano che la descrizione degli eventi incalza, il volume aumenta. Si sostituisce alle parole. Come ogni bella scena di battaglia che si rispetti, alla fine arrivano solo urla, rumore di acciaio contro l’acciaio e naturalmente musica a palla.<br />
Qui <strong>Daniele Daccò</strong> ci racconta del <strong>Momento Epico</strong>, che sarebbe quella cosa su cui la fantasia di tutti prima o poi si sofferma. Eppure il <strong>Nerd</strong> si sa, ha un <strong>Epicometro</strong> molto più sensibile di quello degli altri e quella battaglia non la legge. La sente.<br />
A questo punto si potrebbe dire che in qualche modo abbondino i cliché, il che sarebbe anche vero se fosse un film. Ma <strong>Teoria N</strong> è un libro che per una manciata di pagine diventa un <strong>Kolossal</strong>.</p>
<p>Mica da tutti.</p>
<p><em>Libertaaaaaà!!!!</em></p>
<p>Ops. Scusate. Mi sono fatto prendere.</p>
<p><strong>OLFATTO</strong></p>
<p>Forse il <strong>Rinoceronte</strong> ha usato il trucco delle pagine profumate come nei libri di <strong>Geronimo Stilton</strong> o magari è suggestione. Fosse altro, dovrò iniziare a preoccuparmi.<br />
Il punto è che <strong>il libro ha degli odori.<br />
</strong>All’inizio non me lo spiegavo e ho dovuto riflettere a lungo su quest&#8217;aspetto, finché non mi sono ricordato che la stessa cosa mi era successa anni prima con un paio di romanzi di <strong>Ammaniti</strong>.</p>
<p>Il buon <strong>Niccolò</strong>, quando descrive le campagne degli anni settanta o le estati calde in cui i suoi protagonisti esplorano in bicicletta le campagne, risveglia in me ricordi olfattivi molto distinti.<br />
Anch&#8217;io giravo con gli amici per le campagne sul mio velocipede, cercavo l’avventura e mi abbeveravo da tubi dell’acqua rugginosi e impossibili da trovare tranne che per noi. Tutte cose che hanno degli <strong>odori</strong> che non si possono dimenticare.</p>
<p>In <strong>Teoria N</strong> si parla della discarica del nonno, delle scuole medie, di feste in maschera, della libreria crollata addosso al protagonista e il set dove <strong>Daniele Daccò</strong> ha conosciuto <strong>Jacopo</strong>. Tutte queste cose ridestano in me il ricordo dei profumi <em>(parlare solo di odori faceva brutto, dai)</em> che mi hanno accompagnato quando io andavo alle medie o della volta in cui anch&#8217;io ho viaggiato sui mezzi pubblici in costume<em>. </em>Mi fanno venire in mente il posto di lavoro, dove ho conosciuto un amico che mi ha accompagnato per tutta la vita, è un sacco di altre cose.<br />
La vita è fatta anche di <strong>odori</strong> <em>(e qui tanti saluti alla poesia)</em>, ma un libro che te li risveglia cela sicuramente qualcosa di notevole al suo interno.</p>
<p><strong>TATTO</strong></p>
<p>Viaggiando spesso sui mezzi pubblici ed essendo io un lettore compulsivo, uso un e-reader.<br />
Si maneggia con una sola mano, non serve cristare per il segnalibro e occupa meno spazio di un libro aperto. Fattore questo quasi determinante quando sei pigiato come una sardina.</p>
<p>Inoltre io tratto molto bene i miei libri e non gradisco che si rovinino.</p>
<p>Detto questo, ci tengo a fare presente che i libri elettronici li possiedo anche in cartaceo e che alterno le due modalità di lettura con somma frustrazione di mia moglie che non si capacita di questa cosa. Ma <strong>Teoria N</strong>, inizia la sua storia prima dell’avvento dei libri elettronici e per buona parte del tempo si riferisce a un’epoca in cui i film erano su VHS, i fumetti li prendevi in edicola e i libri, beh erano solo di carta.<br />
Sfogliarlo ha riportato alla luce un modo scomodo di leggere che un po’ mi stavo dimenticando ma che in qualche modo è l’essenza della lettura stessa.</p>
<p>Comunque ora lo scannerizzo.</p>
<p><strong>GUSTO</strong></p>
<p>Avete presente quando in un piatto trovate varietà di cibo diverse tra loro? Alcune le preferite ad altre e si finisce spesso con il lasciare per ultima quella che secondo noi è più buona.<br />
Vogliamo godercela per bene e <strong>gustarla</strong> con calma.<br />
Ma cosa succede quando nel piatto ci sono pietanze che amiamo tutte allo stesso modo? O meglio ancora, quando nel piatto c&#8217;è una porzione fumante di lasagne della nonna.<br />
Come diceva quel ciuco ciarliero… tutti amano le lasagne.</p>
<p><em>Le scelte sono due:</em></p>
<p><strong>1</strong>)<strong> Ci avventiamo come farebbe Obelix su un cinghiale divorando tutto in cinque minuti e lasciandoci poi cullare dai sensi di colpa.</strong></p>
<p><strong>2</strong>)<strong> Mangiamo lentamente, per non finire quelle bontà troppo in fretta, consci del fatto che non si tratta di un buffet. Non potremo riempire il piatto una seconda volta.</strong></p>
<p>Io ho scelto la numero due, il che è molto raro per il sottoscritto. Ho gustato con calma ogni strato di pasta <em>(le parole),</em> la cremosa besciamella che legava uno strato all’altro <em>(le citazioni),</em> ogni ricciolo di ragù immerso nel sugo <em>(le battute spiritose). </em>Non contento ho fatto anche la scarpetta <em>(riletto dei passaggi).<br />
</em>Quattro giorni per un libro che di solito me ne richiederebbe uno e mezzo…<br />
<strong>… erano lasagne troppo buone per finirle subito.</strong></p>
<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>
<p><strong>Teoria N</strong> non è un&#8217;opera che si dimentica facilmente.<br />
<strong>Daniele Daccò</strong> ha saputo raccontare in modo divertente avventure simili a quelle che molti di noi hanno vissuto, deliziandoci con un epilogo che, per quanto conosciuto, non manca di sorprendere.<br />
Sorprende perché differentemente dal solito, il protagonista non solo capisce cosa è, ma s&#8217;impegna a costruire qualcosa che lo spieghi al resto del mondo.</p>
<p>E’ stato così facile identificarsi in quelle pagine, dove usava sempre le parole giuste per raccontare alcune delle cose che tutti noi sentiamo.</p>
<p>A quanto pare ci voleva un <strong>Rinoceronte</strong> per trovarle.</p>
<p><strong>Teoria N</strong> può essere un’importante fonte d&#8217;ispirazione per tutte quelle persone che hanno perso la bussola o che ancora non si sono capite appieno, siano esse dei <strong>Nerd</strong> oppure no.</p>
<p><strong>Teoria N</strong> dimostra che se lo immagini lo puoi fare perché volere è potere. Che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, che è possibile spingersi verso l’infinito e oltre, viaggiare più veloci della luce, e soprattutto che certe volte è tempo di distruzione.</p>
<p><strong>Tutte cose queste, che potranno sembrare scontate</strong>…</p>
<p><strong>… ma si da anche il caso che siano vere.</strong></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Dentro la Valigia &#124; Il rinomato catalogo Walker &#038; Dawn</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2019 15:18:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-4 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-2"><p style="text-align: justify;"><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">L</span><em>e ragioni che portano una persona a intraprendere un viaggio sono molte: il lavoro, una vacanza in Finlandia, la voglia di andare a trovare un amico o magari per semplice noia. A volte si parte perché si sente il bisogno di fuggire dalla vita di tutti i giorni, anche solo per poco, oppure spinti dalla voglia di visitare posti di cui abbiamo letto o sentito parlare.<br />
</em>Alcune altre, sebbene siano più rare, si parte per un&#8217;avventura.</p>
<p>In questi casi la partenza inizia molto prima, e l&#8217;ignaro viaggiatore in quel momento non lo sa nemmeno che sta già facendo i bagagli. Inizia quasi per caso, in quel lontano pomeriggio autunnale tanto freddo da non poter uscire. Quel giorno, il viaggiatore sente la necessità di riscrivere un pezzo della propria vita e in fondo, non è nemmeno così strano se la cosa si traduce in una foglia che si stacca da un albero per andare a trovare re Artù.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto, a nove anni, tutto è possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza saperlo il viaggiatore ha appena aperto la valigia.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, se chiudete gli occhi e fate un piccolo sforzo non dovrebbe essere difficile vederlo mentre, chino su un foglio, scrive. Spesso tira delle righe e riscrive pezzi interi di frasi, ma un po&#8217; alla volta riempie prima un foglio, poi due e così via. In men che non si dica, nella valigia ha già messo i calzini e la biancheria di ricambio. Non è ancora partito, non del tutto almeno, ma con il tempo scrive sempre più spesso, aggiungendo altri capi di vestiario; camicie, t-shirt, jeans&#8230;<br />
Il sospetto di essere un viaggiatore si rafforza quando s&#8217;imbatte nella storia di un altro viaggio. Uno di quelli impossibili per chiunque tranne che per coloro che lo intrapresero e scritto per un mondo molto più grande di quello in cui viviamo oggi. L&#8217;impresa del protagonista e il suo epilogo gli dimostrano che &#8220;impossibile&#8221; è troppo spesso un concetto arbitrario e questo in un viaggiatore, può avere l&#8217;effetto di una tempesta creativa.<br />
In effetti, si potrebbe dire che la valigia non sia mai pronta del tutto, dato che sembra in grado di contenere l&#8217;infinito. Dentro vi echeggiano le parole di altri viaggiatori che parlano di persone nate tra le stelle o che hanno vissuto le proprie vite all&#8217;indietro. Sono storie di pecore elettriche e uomini non-uomini che avevano imparato a contare il futuro.</p>
<p>Non è raro che ogni tanto venga tirato in ballo il destino, e qualcosa nel modo in cui egli ottiene la prima vittoria, fa sembrare che per davvero le cose non succedano per caso. Le fucine creative diventano il suo pane e il viaggiatore si affianca agli altri di cui ha letto o che ha avuto la fortuna di conoscere.</p>
<p>Ben presto sono altre le persone che grazie a lui cominciano a viaggiare e a riempire la propria valigia.</p>
<p>Infine arriva il giorno.</p>
<p>Quello in cui il viaggiatore vuole partire da solo. Almeno una volta.</p>
<p>Rannicchiata in un angolo per tanto tempo, l&#8217;idea era rimasta in attesa di essere trovata, finché il caso non ha fatto cadere ai suoi piedi un noioso manuale di economia. Raccogliendolo il viaggiatore ha intravisto l&#8217;idea, seduta in penombra. Lei gli ha sorriso, ha aperto le braccia e non l&#8217;ha lasciato più.</p>
<p>Il viaggiatore allora inizia a scrivere <strong>Il rinomato catalogo Walker &amp; Dawn</strong> che, guarda caso, parla proprio di un viaggio.</p>
<p>Esistono molti modi di raccontare una storia, e sebbene quella scelta da <strong>Davide Morosinotto</strong>, per il suo ultimo libro, possa essere considerata per certi aspetti rischiosa, funziona così bene che non si riesce a pensare ad un modo diverso di immaginarla.</p>
<p>Un racconto che inizia con l&#8217;ausilio della prima persona è qualcosa con cui ogni lettore si è dovuto confrontare, almeno una volta, ma se le &#8220;prime persone&#8221; diventano quattro, è da subito chiaro che ci troviamo davanti a qualcosa di diverso e originale.</p>
<p><strong>Il rinomato catalogo Walker &amp; Dawn</strong>, per l&#8217;appunto.</p>
<p>Ambientato all&#8217;inizio del ventesimo secolo, in un&#8217;<strong>America</strong> che ha trascinato fino ai nostri giorni alcune delle peggiori caratteristiche dell&#8217;età moderna, quali le differenze razziali, le ricchezze maldistribuite e la vita nomade dei senza tetto, quattro giovani amici si imbattono in un inaspettato colpo di fortuna.</p>
<p>Molti aspetti della loro vita, farebbero venire i sudori freddi a un pedagogo moderno; fumano, usano armi da fuoco, consumano le giornate girovagando per il pericolosissimo <strong>bayou</strong> evitando sabbie mobili e alligatori. D&#8217;altro canto quelli erano per davvero altri tempi e tutto questo era normale come lo è per noi prendere la metropolitana.</p>
<p>Dal mondo pieno di meraviglie e innovazioni che c&#8217;è di là di quello in cui vivono i quattro protagonisti, arrivano poche cose. Una di queste è <strong>Il rinomato catalogo Walker &amp; Dawn. </strong>Duemila pagine corredate di disegni e minuziose descrizioni della merce in vendita per corrispondenza. Nel catalogo c&#8217;era davvero di tutto: dalle selle per cavalli alle stufe, dalle scarpe per signora alle biciclette. Perfino kit di costruzione per fabbricarsi una casa. Un prodigioso esempio dell&#8217;imprenditoria <strong>Americana</strong>, capace di raggiungere i luoghi più remoti del proprio paese.</p>
<p>Quanto sarebbe stato difficile farsi spedire una pistola?</p>
<p>Una pistola, esatto, perché è proprio questa la decisione che prendono <strong>Te Trois</strong>, <strong>Eddie</strong>, <strong>Julie</strong> e suo fratello minore <strong>Tit</strong>, quando decidono come spendere i tre dollari trovati in un barattolo pescato dal fiume.</p>
<p>Detto fatto. L&#8217;idea di entrare in possesso di una pistola tutta per loro prende il sopravvento sulle considerazioni pratiche, come ad esempio il fatto che quei soldi potevano essere usati per cose più importanti. Come biasimarli? Tutti sanno che i ragazzi, quando guardano lontano, vedono molto più in là degli adulti. Ecco perché, quando il pacco fu finalmente consegnato, i nostri eroi ci videro un viaggio.</p>
<p>Perché non fu recapitata loro una pistola, bensì un orologio. Un orologio rotto, per giunta.</p>
<p>Potrei dirvi quali altre circostanze, insieme a questa, spingeranno i quattro amici a partire alla volta di <strong>Chicago</strong>, sede della <strong>Walker &amp; Dawn</strong>, ma non voglio rovinarvi la sorpresa.</p>
<p>Quello che posso dire è che a questo punto la storia si aprirà con disinvoltura al lettore, partendo dalla voce di <strong>Te</strong> <strong>Trois</strong>, che vi dirà di com&#8217;era la vita nel <strong>bayou</strong>, passando poi a <strong>Eddie</strong> che svelerà i dettagli del loro viaggio, passando il testimone a <strong>Julie</strong>. Lei vi dirà ogni cosa in merito alla permanenza a <strong>Chicago</strong> e di molto altro ancora. L&#8217;ultima parola è di <strong>Tit</strong>, se così possiamo dire, e sfido chiunque a non versare almeno una lacrima una volta arrivati all&#8217;ultima pagina.</p>
<p>Leggendo questo libro sentirete l&#8217;aria umida delle paludi del <strong>Mississippi</strong>, e proverete la sensazione allarmante e funesta di quando ci si lancia da un treno in corsa. Assaggerete l&#8217;amaro del tradimento, ma anche il sapore forte e deciso della giustizia. Il calore della vera amicizia vi scalderà, lasciandovi magari un po&#8217; di malinconia per quei giorni passati in cui, voi, eravate loro.</p>
<p>Perché come lo stesso <strong>Davide Morosinotto</strong> ama sottolineare: &#8220;<em>Non hai mai degli amici come quelli che avevi a dodici anni</em>&#8221; <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></p>
<p>Quando arriverete alla fine, sarete piacevolmente sorpresi da quello che proverete, perché saranno le stesse sensazioni che avete nutrito quando siete arrivati all&#8217;ultima pagina del <strong>Giro del mondo in ottanta giorni</strong> o di quando avete rimesso sullo scaffale <strong>L&#8217;isola del tesoro</strong>, <strong>Ventimila leghe sotto i mari</strong> o <strong>La guerra dei mondi</strong>.</p>
<p>Perché, in buona sostanza, <strong>Il rinomato catalogo Walker &amp; Dawn</strong>, non è difficile da definire.</p>
<p>Di fatto è un nuovo classico della letteratura.</p>
<p>Una storia di amicizia e di speranza.</p>
<p>Un&#8217;avventura adatta a viaggiatori di tutte le età perché contiene in sé la promessa di portarvi lontano.</p>
<p>Qualcosa insomma, da mettere subito in valigia, ecco.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Tratto dal film &#8220;Stand by me&#8221;</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-5 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Bolle di Carta</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2018/12/15/bolle-di-carta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Dec 2018 17:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>
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					<description><![CDATA[Infinito fa rima con indefinito. Questa parola la possiamo usare per dare un'idea del numero di cui esse sono composte. Il loro destino è di finire in pasto al pubblico con regolare cadenza, stabilendo una forte fidelizzazione con lo spettatore, frutto di una struttura narrativa che non permette di saltare un appuntamento senza]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-6 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-7 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-3"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><em>nfinito fa rima con indefinito. Questa parola la possiamo usare per dare un&#8217;idea del numero di cui esse sono composte. Il loro destino è di finire in pasto al pubblico con regolare cadenza, stabilendo una forte fidelizzazione con lo spettatore, frutto di una struttura narrativa che non permette di saltare un appuntamento senza perdere parti dell&#8217;intreccio narrativo. Sono caratterizzate da un forte reticolo sentimentale tra i vari personaggi e sono ricche di risvolti drammatici.</em></p>
<p><em>Stiamo parlando delle famigerate <strong>soap opera</strong>&#8230; oppure no?</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-4"><p>Vorrei iniziare tranquillizzando quei lettori nella cui testa avrà iniziato a farsi strada il sospetto d&#8217;essere finiti sulla pagina sbagliata. Se voleste concedermi il beneficio del dubbio ancora per qualche riga, forse posso convincervi del contrario. Prima però&#8230;<br />
Il dizionario Italiano definisce la <strong>soap opera</strong> come segue: <em>&#8220;Lungo sceneggiato, trasmesso a puntate che racconta con accenti patetici le vicende di alcuni protagonisti fissi&#8221;.<br />
</em>L&#8217;etimologia del termine pare derivi dal tipo di prodotti pubblicizzati durante la messa in onda di queste funeste serie. Detersivi e saponi per quel pubblico femminile così lontano dal concetto di femminismo da consentire a un&#8217;intera industria di raggiungere traguardi da lobby.<br />
Altra possibile etimologia deriva dalla fascia oraria in cui erano trasmesse le <strong>soap</strong>, ovvero nel primo pomeriggio, mentre le casalinghe d&#8217;America erano solite lavare i piatti guardando la TV.<br />
Il cosiddetto <em>&#8220;soap time&#8221;</em> della messa in onda.<br />
Proviamo a dare un&#8217;occhiata a una trama tipo, che ne dite?</p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>James</em></strong><em> e suo fratello minore <strong>Lucas</strong> rimangono orfani dopo un incidente. Sono affidati alle cure di un istituto, dove <strong>James</strong> incontra <strong>Sophie</strong>. Diversi anni dopo, prende in mano le redini dell&#8217;istituto e lui e <strong>Sophie</strong> vivono un&#8217; intensa storia d&#8217;amore fino al momento in cui lei perisce in un incidente. Poco dopo <strong>James</strong> e <strong>Lucas</strong> ritrovano il padre, che non era morto, ma solo disperso. Anche <strong>Sophie</strong> ritorna perché neppure lei era morta, anche se dopo un&#8217;altro pacco di puntate, schiatta di nuovo, sacrificandosi per salvare <strong>James</strong>. Quest&#8217;ultimo capisce che una volta è &#8220;culo&#8221; ma che sperare che <strong>Sophie</strong> torni di nuovo sarebbe come vincere alla lotteria senza comprare il biglietto. Così si mette l&#8217;anima in pace e sposa un&#8217;altra donna, <strong>Jennifer</strong>. La nuova consorte rimane incinta, creando quell&#8217;insieme di circostanze sufficientemente inopportune a fare si che l&#8217;ennesimo ritorno di <strong>Sophie</strong> possa avere l&#8217;effetto di un cataclisma. <strong>James</strong> non può nemmeno riversare la sua rabbia su qualcuno, dato che ad essere defunta la seconda volta (almeno pare) non fù <strong>Sophie</strong>, ma la gemella malvagia, <strong>Framken</strong> che si era sostituita alla sorella per ragioni così oscure che nemmeno <strong>Stephenie</strong> <strong>Meyer</strong> saprebbe dargli un senso. <strong>Jennifer</strong> scompare con figlio e tutto. <strong>James</strong>, torna al suo vecchio amore, <strong>Sophie</strong> ma dopo qualche tempo la necessità di allearsi con un potente leader, sposta la bilancia morale di <strong>James</strong> da bravo ragazzo e figlio di buona donna, in cinque secondi netti. Tra fusioni, gente che muore più spesso di una ideale politico, malattie incurabili guarite miracolosamente, le cose procedono secondo una sequenza temporale non esattamente lineare. Infatti, anni dopo, fa la sua comparsa un personaggio improbabile, <strong>Nathan</strong>, che soltanto dopo un&#8217;altro trilione di puntate svela di essere il figlio di <strong>James</strong> e <strong>Jennifer</strong>. D&#8217;altro canto <strong>Nathan</strong> non ha colpe, essendo vittima di un piano ordito da <strong>Framken</strong> che indovinate un po&#8217;? Non solo non è morta, ma vi svelerà di non essere lei la vera cattiva&#8230;</em></p>
<p>Potremmo andare avanti all&#8217;infinito, parlando di gente che muore senza morire affatto, cambi inaspettati di bandiera, di ideale e in alcuni casi anche di sesso.<br />
Eppure, che ci crediate o no, quella testé riassunta non è la storia di una <strong>soap opera</strong> bensì di un personaggio <strong>Marvel</strong>; <strong>Scott Summers,</strong> altresì noto come <strong>Ciclope</strong>, membro, poi leader e di seguito inviso allo stesso gruppo di supereroi di cui ha fatto parte noto come <strong>X-Men</strong>.<br />
Constatare che i <strong>Fumetti</strong> di supereroi sono le s<strong>oap opera</strong> dei <em>&#8220;maschietti&#8221;</em> è una di quelle rivelazioni che ha sempre sostato in bilico sull&#8217;orlo più esterno del mio intelletto. Una constatazione che se la gioca alla pari con l&#8217;inutilità di <strong>Indiana Jones</strong> ne <strong>I predatori dell&#8217;Arca perduta</strong>. <em>(Se non sapete di cosa parlo guardate The Big Bang Theory, stagione 7, episodio 4, ma fate attenzione. Il vostro mondo potrebbe cambiare per sempre).</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-video fusion-youtube fusion-aligncenter" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;--awb-width:100%;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 1" src="https://www.youtube.com/embed/sbifWzbhNHw?wmode=transparent&autoplay=0&oida=1" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-5"><p>Insomma una di quelle cose che hai sempre saputo, senza saperlo.<br />
Ringrazio <strong>Simone</strong> del <strong>WoT </strong>di Milano per la sagace osservazione che alla fine ha dato lo spunto per quest&#8217;articolo.<br />
Se avete ancora dei dubbi proviamo a fare qualche confronto.<br />
La <strong>soap opera</strong> è divisa in puntate trasmesse con cadenza regolare. Stessa cosa per i fumetti, con la differenza che non sono trasmessi ma distribuiti su un <strong>supporto cartaceo</strong>. Un tempo erano molto diffusi anche i <strong>fotoromanzi</strong>, mentre i <strong>supporti digitali</strong> e <strong>televisivi</strong> per i fumetti sono in aumento, sottolineando un singolare scambio di ruoli.<br />
Nelle <strong>soap </strong>un&#8217;unica storia è suddivisa in un numero indefinito di puntate, senza giungere a una conclusione. Da questo la definizione di <strong>serial aperto</strong><em>. </em>La <strong>telenovela</strong>, pur essendo simile, giunge invece a una fine ed è per questo definita <strong>serial chiuso</strong>. Nei fumetti super-eroistici è la stessa cosa.<br />
Le normali testate sono <strong>serial aperti</strong> <em>(Spiderman, Superman, Gli incredibili X-Men, ecc) </em>mentre gli speciali o le storie che seguono un arco narrativo, spesso ambientato in realtà alternative, sono <strong>serial chiusi</strong>.<br />
In passato la <strong>soap opera</strong> è sempre stata considerata un prodotto di bassa qualità. Stessa cosa per i fumetti di <strong>supereroi</strong>. Al pari delle <strong>soap</strong>, che erano comunque diffusissime e viste da milioni di persone, anche i fumetti di <strong>Superman</strong> e compagnia bella, erano etichettati come prodotto d&#8217;intrattenimento di scarsa rilevanza culturale.<br />
Entrambi hanno subito recessioni e interruzioni dovute al mutare delle preferenze del pubblico, alla crisi economica dei rispettivi settori o alla prematura dipartita di autori o attori.<br />
La <strong>soap </strong>nasce verso la fine degli anni &#8216;<strong>30</strong>. Nella sala parto accanto venivano alla luce <strong>Clark Kent, Bruce Wayne </strong>e<strong> Steve Rogers.</strong>I fan dei fumetti sanno citarti il motto delle <strong>Lanterne Verdi</strong>, dirti in che modo <strong>I fantastici Quattro</strong> hanno acquisito i loro poteri e la marca di sigari che fuma <strong>Wolverine</strong>. La mia mamma sa quante volte ha divorziato <strong>Ridge</strong>, se quest&#8217;anno è morta <strong>Ines</strong> o quante volte è stata pronunciata la parola <em>“incantesimo”</em> dall&#8217;inizio della serie a oggi.<br />
Secondo alcuni leggere fumetti di <strong>supereroi</strong> o guardare s<strong>oap opera</strong>, non arricchisce le nostre vite più di quanto possa aver fatto leggere quest&#8217;articolo.<br />
Quindi perché lo facciamo?<br />
Forse perché, che noi lo si ammetta o meno, entrambe rappresentano aspetti della vita alle quali segretamente aspiriamo. Alcuni di noi vorrebbero vivere una storia d&#8217;amore capace di vincere la morte, o trovare il coraggio di opporsi a un&#8217;ingiustizia. Vorremmo saperci risollevare dalla polvere dopo la più nefasta delle crisi o mostrarci al mondo senza vergogna per quello che siamo. Vorremmo essere belli e ricchi o soltanto forti e in grado di volare.<br />
Forse vorremmo essere tutti <strong>J.R.</strong>, <strong>Ridge</strong> oppure <strong>Peter Parker</strong> o <strong>Bruce Wayne</strong>, perché fin troppo spesso, desiderare ossessivamente di essere quello che non siamo è più facile che mettersi al lavoro per diventarlo.<br />
Difficile da stabilire.Mentre ci penso, mi prendo dieci minuti di pausa e leggo l&#8217;ultimo numero di <strong>Batman</strong> .</p>
<p>Una risposta mi verrà in mente di sicuro.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-8 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Back To School</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2018/12/06/back-to-school/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2018 09:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fenomeno di massa]]></category>
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					<description><![CDATA[Il momento più temuto dagli studenti di tutto il mondo è arrivato... di nuovo. Fosse poi solo una preoccupazione degli studenti, non sarebbe tanto grave. Altri pilastri della loro vita quali, genitori, insegnanti e istituzioni provvederebbero a mantenere toni calmi e rassicuranti.   Ma i genitori, gli insegnanti e le istituzioni, sotto]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-9 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-10 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-6"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">I</span><strong><em>l momento più temuto dagli studenti di tutto il mondo è arrivato&#8230; di nuovo. </em><em>Fosse poi solo una preoccupazione degli studenti, non sarebbe tanto grave. Altri pilastri della loro vita quali, genitori, insegnanti e istituzioni provvederebbero a mantenere toni calmi e rassicuranti.</em></strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-7"><p><strong><em>Ma i genitori, gli insegnanti e le istituzioni, sotto sotto hanno pure più paura degli studenti e in una società organizzata questo dovrebbe dare da pensare.<br />
</em></strong><strong><em>Insomma&#8230; si torna a scuol</em></strong><em>a!</em></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-8"><p style="text-align: justify;">Un altro <strong>Anno Scolastico</strong> è iniziato, sebbene questo abbia tutta l&#8217;aria d&#8217;essere più frastornato e sognante del solito.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è svegliato al suono di un rumore fastidioso e intermittente così acuto, che penetra i sogni come un coltello da burro&#8230; beh nel burro. L&#8217;origine del suono è un mistero la cui soluzione si trova appena oltre la soglia cosciente, così il nuovo<strong> Anno Scolastico</strong> ci mette un po&#8217; a capire che si tratta della sveglia. Non ricorda nemmeno dove l&#8217;abbia messa e raggiungere il pulsante di pausa comporta l&#8217;abbattimento di diversi oggetti disposti in ordine sparso sul comodino. Muraglia quasi invalicabile tra il letto e la sveglia, nonché fonte ispiratrice per i primi cristoni della stagione. Rassegnato, si strofina gli occhi e si alza, senza capire bene cosa sta succedendo. Guarda fuori dalla finestra e la confusione continua. Sì perché l&#8217;estate, quella burlona, si ostina a non lasciare il posto all&#8217;autunno, proseguendo caparbia nella produzione di giorni soleggiati e caldi.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora perché la sveglia ha suonato?</p>
<p style="text-align: center;">Soltanto il calendario, su cui finalmente <strong>L&#8217;Anno Scolastico</strong> posa lo sguardo, svela l&#8217;arcano.<br />
Il calendario. L&#8217;unica invenzione della storia ad avere la capacità di gettare nel panico anche il più ardimentoso degli individui.<br />
Basta una <strong>X </strong>rossa su una data qualunque ed è finita.<br />
Non importa quanti mesi prima la scrivi.<br />
Quando ci arrivi, non sei mai pronto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Anno Scolastico</strong> vorrebbe piangere. Era sicuro che questa volta ce l&#8217;avrebbe fatta. Aveva pianificato tutto. Si era tanto raccomandato con il governo e le istituzioni. <em>&#8220;Gli altri paesi ci guardano&#8221;</em> aveva detto <em>&#8220;mostriamo loro che possiamo farcela&#8221;</em>&#8230; e invece niente. <strong>L&#8217;Anno Scolastico</strong> non è pronto.</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-9"><p style="text-align: justify;">Si rituffa sotto le coperte e mette la testa sotto il cuscino, fermamente intenzionato a dormire per i sette minuti che lo separano dalla prossima scarica di trilli della sveglia. Tanto oggi nessuno arriverà in orario da nessuna parte.<br />
Gli viene da pensare a come sarebbero le cose se lui fosse <strong>l&#8217;Anno Scolastico</strong> di un altro <em>quando</em> o di un altro <em>dove</em> e con questa domanda in testa si addormenta.Il <strong>nuovo anno scolastico</strong> sogna.<br />
Tuttavia, sono i protagonisti degli altri <em>dove</em> a ritrovarsi catapultati nel nostro <em>quando</em> e subito si capisce che non sarà una festa. L&#8217;annuale lettera per <strong>Hogwarts</strong>, con la lista dei libri non è mai stata consegnata, così <strong>Harry</strong> <strong>Potter</strong> ha dovuto passare la settimana precedente cercando il modo di contattare la segreteria della scuola senza farsi scoprire dai suoi zii. Tutta colpa del <strong>Ministero</strong> <strong>della</strong> <strong>Magia</strong> e delle sue riforme sull&#8217;istruzione.<br />
Quando finalmente <strong>Harry</strong> e amici entrano in possesso della lista, è troppo tardi. I libri sono tutti esauriti e occorre aspettare almeno un mese prima che arrivino. Un fatto di per sé curioso è che molti altri studenti sono riusciti a procurarseli per tempo. Come per magia&#8230; Ah già si&#8230; giusto.<br />
Beh, poco male, pensa <strong>Harry</strong>. Tanto mancano i docenti.<br />
A causa della famigerata <em>&#8220;Riforma del sistema stregonesco di insegnamento e formazione e mandato per il rimaneggio delle disposizioni magiche operanti&#8221;</em>, chiamata dagli studenti anche legge <strong>Chizpurfle</strong>, non è più soltanto il posto d&#8217;<strong>Insegnate di</strong> <strong>Difesa</strong> <strong>contro</strong> <strong>le</strong> <strong>arti</strong> <strong>Oscure</strong> a essere vacante, ma anche parecchi altri.<br />
In uno slancio di perversione extra, <strong>il</strong> <strong>Ministero</strong> <strong>della</strong> <strong>Magia</strong> ha deciso che sarebbe stato più divertente assegnare gli incarichi di anno in anno, e dato che il <strong>Ministero</strong> è un organo statale, ci sono dei leggerissimi ritardi che non consentono l&#8217;inizio delle lezioni con l&#8217;organico dei docenti al completo.<br />
Per dirla tutta gli insegnanti di <strong>Incantesimi</strong> e <strong>Storia</strong> <strong>della</strong> <strong>Magia</strong> sono assenti a causa di un improvviso deterioramento del loro stato di salute. Sono costretti in un luogo di villeggiatura caldo e secco fino a ripresa completa. Essendo di ruolo, mica puoi sostituirli così, su due piedi.<br />
Dato che la legge <strong>Chizpurfle</strong>, contiene un paragrafo sulle pari opportunità, il posto come docente di <strong>Babbanologia</strong> è stato affidato ad un professore babbano di <strong>Oxford</strong>, tuttora persuaso di aver partecipato a un paio di festini di troppo.<br />
Gli studenti poi che non hanno residenza a <strong>Hogwarts</strong> hanno qualche difficoltà a raggiungere la scuola, per via dei tagli. Niente più autobus a tre piani, né cavalli alati invisibili. Figuriamoci Ford Anglia volanti.<br />
Ci si deve organizzare con le mamme degli altri studenti, quelle che hanno un scopa formato wagon, ma non sempre la cosa funziona. Non è infrequente vedere poveri maghetti sotto la pioggia in attesa di una scopa che è in ritardo a causa del traffico.<br />
Al ritorno le cose non vanno meglio, perché l&#8217;orario ridotto dei primi giorni, non coincide con l&#8217;orario d&#8217;ufficio del <strong>Ministero</strong>, presso cui queste mamme magari lavorano, e gli studenti devono aspettare tra le grigie, austere, fatiscenti pareti scolastiche.<br />
L&#8217;anno precedente il <strong>Ministero della Magia</strong> aveva promesso di stanziare i fondi per sistemare le aule danneggiate da anni d&#8217;incuria magica eppure, causa inagibilità temporanea, la lezione di <strong>Trasfigurazione</strong> oggi si tiene nell&#8217;aula di <strong>Pozioni</strong>, insieme con altre due classi. <strong>Volo</strong> si fa nella serra, con risultati alquanto prevedibili. L&#8217;insegnante di <strong>Divinazione</strong> terrà le lezioni in un&#8217;aula diversa ogni giorno e gli studenti dovranno indovinare da soli quale. Per settimane allievi del terzo anno sono stati visti girovagare sperduti per i corridoi di <strong>Hogwarts</strong> con una sfera di cristallo in mano e dei lacrimoni così sotto gli occhi.<br />
La sensazione che sia sfuggito qualcosa d&#8217;importante accompagnerà studenti e professori per tutto l&#8217;anno, fino agli esami e forse il diploma.<br />
Poi la sveglia suona ancora e <strong>l&#8217;Anno Scolastico</strong> finalmente si alza. Pronti o no, è ora di andare.<br />
L&#8217;aria non troppo fresca del mattino gli ricorda che fino alla settimana prima le giornate iniziavano con il sole già alto nel cielo, oziose colazioni e programmi divertenti per la giornata.<br />
<strong>L&#8217;Anno Scolastico</strong> sospirando solleva gli occhi al cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è forse un tizio a cavallo di una scopa quello lassù che si allontana?</p>
<p style="text-align: justify;">Si strofina gli occhi e guarda ancora. Niente. Solo un&#8217;allucinazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Peccato&#8221;</em> pensa <em>&#8220;un po&#8217; di magia avrebbe fatto comodo&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Poi si rende conto che qualunque cosa fosse, stava andando nella direzione opposta alla sua. A una velocità stimata di <strong>Mach 3</strong>, ad occhio e croce.</p>
<p style="text-align: justify;">Eh no. <strong>Se pure la magia se la dà a gambe, allora chissà che cosa ci vuole per sistemare le cose.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Alessandro Fellisi</em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-11 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>La Creatività Contagiosa</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/09/01/creativita-contagiosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2017 23:29:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[baccalario universe]]></category>
		<category><![CDATA[contagio creativo]]></category>
		<category><![CDATA[creative culture]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[creatività contagiosa]]></category>
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					<description><![CDATA[La creatività contagiosa, per malati fuori dagli schemi. Manipiedibocca, piediboccamani oppure boccamanopiede… Non è uno scioglilingua, bensì il curioso nome popolare dato a una malattia esantematica frequente nei bambini. Come dice il nome, questa si concentra nel cavo orale, nel palmo delle mani e nella pianta dei piedi. Generalmente ha decorso benigno, ossia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-5 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-12 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-13 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-10"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">L</span>a creatività contagiosa, per malati fuori dagli schemi.</p>
<p><em>Manipiedibocca, piediboccamani oppure boccamanopiede…<br />
</em><em>Non è uno scioglilingua, bensì il curioso nome popolare dato a una <strong>malattia esantematica</strong> frequente nei bambini. Come dice il nome, questa si concentra nel cavo orale, nel palmo delle mani e nella pianta dei piedi. Generalmente ha decorso benigno, ossia tende di norma a guarire spontaneamente senza particolari complicanze.<br />
</em><em>Esiste però un&#8217;altra patologia altrettanto contagiosa, non ancora catalogata dalla classe medica e che per comodità chiameremo semplicemente: <strong>estroapportocontraccambio</strong> nota anche per essere la causa di un fenomeno conosciuto come <strong>Creatività Contagiosa.</strong></em></p>
<p><em>Condizione di cui lo scrittore <strong>Pierdomenico Baccalario</strong>, sembra soffrire in forma acuta</em>.</p>
<p>Quando siamo bambini, si sa, ci si ammala spesso. Risalire alla fonte del morbo di turno, trasmesso da un compagno di classe o da un fratello, a volte risulta difficile. Chiunque ci stia accanto gioca il suo ruolo in questo scambio di bacilli e di virus, senza che per questo si riesca sempre a capire bene chi abbia fatto il primo starnuto. Non resta che trattare la malattia con qualche medicina e una buona dose di amorosa pazienza.</p>
<p>Eppure, senza saperlo, quando siamo bambini, mostriamo quasi sempre anche i sintomi della <strong>Creatività</strong> <strong>Contagiosa</strong>. L&#8217;unica differenza è che non saranno le medicine o l&#8217;amore materno a farla passare, ma noi stessi. Inconsapevoli portatori sani di <em>adultità</em>.</p>
<p>Provate a fare un salto indietro con la memoria <em>(o come nel mio caso due o tre salti)</em> oppure osservate i vostri figli o nipoti mentre giocano. La <strong>Creatività</strong> <strong>Contagiosa</strong> trasuda in ogni parola, gesto o disegno che fanno. Che noi stessi abbiamo fatto.</p>
<p>Comincia con la voglia di giocare e in breve diviene una storia dove ognuno propone un frammento di trama, spesso improbabile. Maestri dell&#8217;improvvisazione, architetti dell&#8217;impossibile, signori della parola.</p>
<p>I bambini non si negano e non si ostacolano, perché vada come vada, il gioco non si deve fermare mai.</p>
<p>Molto meglio se fatto in compagnia: <em>qualsiasi ragazzino o ragazzina sa bene che giocare con gli amici è più divertente che farlo da soli.*<br />
</em>Purtroppo, come per le normali malattie, anche la <strong><em>estroapportocontraccambio</em></strong> finirà con il creare anticorpi che negli anni ci impediranno di farci ammalare di nuovo.<br />
Ma se qualcuno ci impedisse per tempo di guarire? Se ci venisse insegnato a perseguire nel ragionamento non convenzionale, anche attraverso gli stadi della nostra crescita? Forse allora riusciremmo a sviluppare degli anti-anticorpi e restare in sintonia con un modo di pensare che ci mostra quei sentieri inesplorati a un passo dalle strade più battute.<br />
Servono persone notevoli per fare questo e non ha caso qualche volta sono dei professori. Come quello che aveva capito che a un certo scrittore di nostra conoscenza, avrebbe giovato di più l&#8217;inseminazione di procedimenti mentali, volti a collegare in un modo tutto nuovo le cose, che non ripetizioni di greco e latino. Figura di riferimento, quella del professor <strong>Collu</strong>, che insieme allo stesso padre di <strong>Pierdomenico</strong>, gli insegna a contagiare e contagiarsi con le idee.</p>
<p>Grazie a loro, l&#8217;essere diventato un adulto non scalfirà l&#8217;altro suo modo di vedere le cose. Capisce presto che il libero scambio di pensieri, può diventare anche uno strumento di lavoro. Certo, spesso per far sì che questo funzioni è necessario che un pezzo di ciò che eravamo, sia disposto a tendere la mano a quello che siamo. Anche una certa oculatezza nella scelta delle persone con cui vogliamo costruire qualcosa è importante.</p>
<p>Nel caso di <strong>Pierdomenico Baccalario</strong> il risultato è una carriera ricca e sfacciatamente piena.</p>
<p>Tradotto in <strong>ventisei paesi</strong>, ha scritto così tanti libri che ci vorrebbero le dita di un ragguardevole numero di mani per fare il conto. Già che c&#8217;era ha pensato bene di progettare anche dei giochi di ruolo, collaborare con riviste di divulgazione scientifica, fondare società e agenzie letterarie.</p>
<p><strong>Pierdomenico</strong>, è un intrattenitore consumato, ma anche una persona cui piace muoversi dietro le quinte, il che non significa che sia lui a tirare i fili. Al contrario. Spesso li taglia o dà una leggera spintarella a questo o quell&#8217;autore, verso una delle potenziali direzioni che il loro lavoro potrebbe prendere. Coordinatore di una fucina di visionari, egli promuove le innovazioni e le collaborazioni improbabili, forte di un istinto imbattibile.</p>
<p>Anch&#8217;egli ha lasciato dietro di sé opere alle quali è rimasto più legato di altre e se non parlano di uno spacciatore di fumetti, nella <strong>Budapest</strong> di fine anni &#8217;80, allora potrebbe trattarsi di un <strong>Drago</strong> che contro ogni stereotipo, s&#8217;innamora della principessa. Una principessa con una figlia. Confido anche che nel tempo libero indugi nello sfoglio di un <em>grande</em> libro di oggetti magici, sorridendo soddisfatto.<br />
Ormai sono così tante le cose che ha fatto che ogni volta che inizio una ricerca o che parlo con lui, ne salta fuori una nuova. Non si riesce a stargli dietro.<br />
Tra non molto sarà <strong>Tempo di Libri</strong>, che non è il titolo del suo prossimo romanzo, bensì il <strong>Nuovo Salone del Libro di Milano</strong>. Indovinate a chi è stata affidata la programmazione della fascia 0-18?<br />
Sapendo questo, se vi siete ormai fatti un&#8217;idea del suo modo di lavorare, penso che sarete d&#8217;accordo con me nell&#8217;affermare che per <strong>Aprile</strong> possiamo aspettarci grandi, interessantissime cose.<br />
Insomma.<br />
Leggendo i suoi libri, scoprendo a quanti progetti ha collaborato o di cui è promotore, ascoltando le sue interviste o parlando con lui, potremmo sentire chiaramente che qualcosa nella nostra testa ha deviato leggermente dal cammino. I percorsi cognitivi finiranno su strade poco battute e scarsamente illuminate. Accenderanno torce elettriche per esplorare zone della nostra inventiva rimaste al buio a prendere polvere. Proprio dove si nascondevano le idee di cui non abbiamo mai parlato con nessuno.<br />
Senza rendercene conto avrà riattizzato il focolare della <strong>Creatività</strong> <strong>Contagiosa.<br />
</strong>Anche se il paragone non è del tutto calzante, penso che ammettere con noi stessi che eravamo &#8220;guariti&#8221; dalla <strong><em>estroapportocontraccambio</em></strong>, è un po&#8217; come ammettere di avere un problema con l&#8217;alcol o con il cibo.<br />
E&#8217; il primo passo.<br />
Quello più difficile.<br />
Il secondo passo ci avvicina a quegli individui che non hanno mai smesso di farsi contagiare o di trasmettere il contagio ad altri.<br />
Il terzo, nelle più fortunate delle circostanze, a lasciare che una parola o un suggerimento partorito dall&#8217;ispirazione del momento sia fatto cadere nelle nostre orecchie.<br />
Perché è esattamente questo che fanno personaggi come <strong>Pierdomenico Baccalario</strong>.<br />
Ci ricordano che contagiarsi a vicenda con le idee, è la più meravigliosa delle malattie.</p>
<p><em>* (cit. dal sito http://www.immergenti.it/)</em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-14 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Di Poesia &#038; di Matita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2017 08:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
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					<description><![CDATA[Due più due uguale quattro. Ce lo insegnano fin da piccoli. La matematica di solito non è un'opinione. Quindi se addizioniamo due cose otteniamo un risultato che, numericamente parlando, dovrebbe essere la somma delle due. Questo di solito è vero, fino a quando non ci troviamo di fronte a qualcosa la cui somma]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-6 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-15 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-16 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-11"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">D</span><strong><em>ue più due uguale quattro.</em></strong></p>
<p><strong><em>Ce lo insegnano fin da piccoli. La matematica di solito non è un&#8217;opinione.</em></strong></p>
<p><strong><em>Quindi se addizioniamo due cose otteniamo un risultato che, numericamente parlando, dovrebbe essere la somma delle due. Questo di solito è vero, fino a quando non ci troviamo di fronte a qualcosa la cui somma necessita di una sottrazione per funzionare.</em></strong></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-12"><p><em>Prendiamo una storia. Straordinaria nella sua linearità, tenuta al sicuro per anni e cullata con amore. Sommiamola a disegni capaci di muoversi sulla carta come se fossero animati, passando dai campi lunghi ai primi piani e poi su per l&#8217;oggettivo e giù per il soggettivo.</em></p>
<p><em>Sottraiamo adesso china e colori chiudendo tutto in un involucro blu come il mare.</em></p>
<p><em>Ciò che si ottiene è <strong>Il Porto Proibito.</strong></em></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-13"><p style="text-align: justify;"><em>Prendiamo una storia. Straordinaria nella sua linearità, tenuta al sicuro per anni e cullata con amore. Sommiamola a disegni capaci di muoversi sulla carta come se fossero animati, passando dai campi lunghi ai primi piani e poi su per l&#8217;oggettivo e giù per il soggettivo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sottraiamo adesso china e colori chiudendo tutto in un involucro blu come il mare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ciò che si ottiene è <strong>Il Porto Proibito.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">In un futuro non troppo lontano, uno in cui chi era figlio è cresciuto ed è diventato genitore, la <strong>Casa</strong> <strong>senza</strong> <strong>Nord</strong> è ancora lì al suo posto. Un po’ attempata e con le tegole sbiadite dal tempo, eppure sempre intenta a portare in grembo storie di tutti i tipi (tranne quelle di fantascienza). Ne ha prodotte e ne ha accolte così tante che muoversi tra le sue stanze è come attraversare un labirinto fatto di parole e disegni.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questa ragione <strong>Viola</strong> e <strong>Michele</strong>, ormai cresciuti, sono di tanto in tanto chiamati a dare una mano per fare un po’ d’ordine. L’occasione è sempre ghiotta per i loro figli, perché nessun’altra coppia di nonni conosce così tante storie o ti sa leggere dentro al punto da disegnare i tuoi pensieri su un foglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’anno tocca al vecchio ripostiglio. È passato un bel po’ di tempo dall’ultima volta che è stato riordinato e quando <strong>Michele</strong> lo apre, ne cade fuori un consunto volume blu. Sua figlia, similmente a quei gatti in grado di sentire a un chilometro di distanza un frigo che si apre, riesce a percepire con la stessa chiarezza lo svolazzare delle pagine di un libro che non ha ancora letto. È un volume la cui immagine in copertina è così rovinata che non si vede quasi niente, ma il titolo si legge ancora. Tre parole scritte in carattere bianco su fondo blu.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Porto Proibito</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La domanda sale quasi da sola, arrampicandosi docilmente da quel posto intimo e tranquillo dove i quesiti dei bambini riposano. Quesiti che, com&#8217;è noto, finché dormono sono innocui come dei gattini. Però lei vuole sapere che cos&#8217;è <strong>Il Porto Proibito</strong>, il che significa che il gattino ha aperto gli occhi. <strong>Michele</strong> soppesa bene le parole perché sa che la risposta sbagliata potrebbe trasformare il micio in una tigre dai denti a sciabola e indurre sua figlia a voler sfogliare il libro. Questo normalmente non sarebbe un problema, ma alcuni disegni non sono adatti a una fanciulla della sua età, sebbene i nudi disegnati dal nonno siano in tutto e per tutto un’espressione artistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Potrebbe iniziare spiegando che quel libro l&#8217;hanno fatto il nonno e la nonna quando lui aveva la sua età. Lui e sua sorella <strong>Viola</strong> avevano viaggiato con nonna <strong>Teresa</strong> e nonno <strong>Stefano</strong>, per vedere quei posti che poi avrebbero usato per raccontare <strong>Il Porto Proibito</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Apre piano la prima pagina e la piccola si fa condurre su quella rotta, astenendosi dal tentare di sfogliare il libro da sola. <strong>Michele</strong> ha subito l&#8217;impressione di sentire delle fusa.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia racconta di <strong>Abel</strong>, un ragazzo che ha perso la memoria e che vuole ritrovarsi. <strong>Michele</strong> glielo mostra sfogliando una dopo l&#8217;altra le tavole in cui <strong>Abel</strong> è raffigurato. Di pagina in pagina, si arriva in breve a quella in cui per la prima volta è rappresentata <strong>Rebecca</strong>. Sua figlia dichiara subito che è bellissima e che ha i capelli rossi. Un&#8217;osservazione pertinente, nonostante i disegni siano a matita, ma che la bambina giustifica spiegando che nei disegni del nonno, secondo lei, i colori ti entrano in testa da soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Domandarsi dove la nonna prenda tutte quelle storie, è una curiosità più che lecita, e <strong>Michele</strong> non vuole perdere l&#8217;occasione di spiegare come la pensa. Si guarda alle spalle per essere sicuro che i suoi non siano a portata d&#8217;orecchio e spiega che nonna <strong>Teresa</strong> è un po&#8217; come una strega delle parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna immaginarla mentre getta dentro un grosso calderone tutto quello che le hanno insegnato: dalle lingue degli altri paesi, ai trucchi per liberare le storie che abbiamo dentro. In quel paiolo ci ha spremuto tutte le poesie che restavano attaccate ai suoi pensieri e non dimenticava mai di metterci anche un pizzico di cinema, che lascia sempre un buon sapore nella testa. Ogni volta uno diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo lui, da quel calderone ci beve ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è possibile parlare della nonna senza tirare in ballo il nonno, naturalmente, fin da quella volta in cui lavorarono per lo stesso <em>&#8220;topo&#8221;</em> senza saperlo. Anche il nonno è cresciuto in mezzo alle storie, anche se invece delle <em>normali</em> favole, gli raccontavano i passi dell&#8217;<strong>Odissea</strong>.</p>
</div><div class="fusion-image-element fusion-image-align-center in-legacy-container" style="text-align:center;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><div class="imageframe-align-center"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-1 hover-type-zoomin"><img decoding="async" width="300" height="112" title="DI POESIA E DI MATITA-1" src="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/08/DI-POESIA-E-DI-MATITA-1-300x112.jpg" alt class="img-responsive wp-image-2083" srcset="https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/08/DI-POESIA-E-DI-MATITA-1-200x75.jpg 200w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/08/DI-POESIA-E-DI-MATITA-1-400x149.jpg 400w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/08/DI-POESIA-E-DI-MATITA-1-600x224.jpg 600w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/08/DI-POESIA-E-DI-MATITA-1-800x299.jpg 800w, https://www.wowlab.eu/wp-content/uploads/2023/08/DI-POESIA-E-DI-MATITA-1.jpg 1103w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span></div></div><div class="fusion-text fusion-text-14"><p><strong>Michele</strong> mostra allora una pagina interamente occupata da una nave in balia della tempesta e uno dopo l&#8217;altro scivola lungo i termini marinareschi sparpagliati su tutta la tavola. Merito di nonno <strong>Stefano</strong>, che aveva letto così tanti libri sulla <strong>Royal Navy</strong> del diciottesimo secolo da essere diventato inconsapevolmente il consulente tecnico dell&#8217;opera. Una cosa che non tutti sanno in effetti. D&#8217;altro canto, spiega <strong>Michele</strong>, con persone come il nonno e la nonna, ciò che inizia in una testa, spesso trova il modo giusto di farsi completare nell&#8217;altra. Certe volte non si capisce più chi per primo abbia pensato cosa.</p>
<p>La bambina non stacca gli occhi dalle pagine. Per lei é come vedere un film che ti si apre tra le mani invece che su uno schermo.</p>
<p>Certe volte nonna <strong>Teresa</strong> doveva scrivere storie corte, dice poi. <strong>Il Porto Proibito</strong>, invece è senza confini e lei l&#8217;ha potuto raccontare quanto voleva, seguendo la bussola della sua creatività. Si è allungata sulle poesie della sua giovinezza e le ha usate come un ponte che unisce le sponde di un fiume, per aiutare il lettore a navigare nei pensieri dei personaggi, svelandone la natura.</p>
<p>Come per tutte le storie anche <strong>Il Porto Proibito</strong> ha dovuto viaggiare un po&#8217; prima di trovarsi del tutto.</p>
<p>Tocca a zia <strong>Viola</strong> di spiegare cosa questo significhi e lo fa sfilando dal solito ripostiglio un vecchio zaino consunto. E&#8217; affascinante non sapere cosa la gente si porti nello zaino quando viaggia. Qualcuno ci mette le cartine dei luoghi che sta visitando o panini al prosciutto per il pranzo. Magari una mantella per la pioggia e un maglione contro il freddo della sera. Nonna <strong>Teresa</strong> nello zaino ci portava la storia che aveva scritto. Voleva far coincidere i posti di cui parlava con quelli che esistono davvero. O forse l&#8217;aveva portata perché le cose che non sono ancora nate del tutto, possono assorbire ciò che gli sta intorno, se ne hanno voglia.</p>
<p>Non a caso fu proprio nel sottotetto di una casa a <strong>Plymouth</strong> che nonno <strong>Stefano</strong> seguì per la prima volta la rotta tracciata dalla calligrafia fitta e piccolissima della nonna, leggendo e immaginando quegli stessi disegni con cui la piccola si stava dissetando in quel momento.</p>
<p>Il <strong>Porto Proibito</strong> è parola e immagine, ma anche una storia d&#8217;amore tra un rude capitano scozzese e una donna che non dovrebbe esistere. Un libro dove le navi sfidano l&#8217;oceano, in cui una locanda ha smarrito le risate e dove le memorie sono nascoste tra le parole degli estinti. C&#8217;è la famiglia che si perde nella tempesta e che si ritrova in un modo che non pensava possibile, perché <strong>Il Porto Proibito</strong> è come una poesia a disegni.</p>
<p><strong>Michele</strong> non è sicuro d&#8217;essere riuscito a spiegare che cosa sia quel libro, più di quanto non potrebbero fare da soli i disegni e le parole che i nonni hanno depositato con tanta cura tra quelle due controguardie blu. Può soltanto indicare sulla bussola quello stesso <strong>Nord</strong> di cui la casa in cui si trovano è sprovvista, per far si che la figlia sappia sempre come tracciare la propria rotta.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-17 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>DENTRO LA VALIGIA: &#8220;Il rinomato catalogo Walker &#038; Dawn&#8221; di Davide Morosinotto</title>
		<link>https://www.wowlab.eu/2017/05/06/dentro-la-valigia-il-rinomato-catalogo-walker-dawn-di-davide-morosinotto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Fellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 May 2017 13:48:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Morosinotto]]></category>
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					<description><![CDATA[Le ragioni che portano una persona a intraprendere un viaggio sono molte: il lavoro, una vacanza in Finlandia, la voglia di andare a trovare un amico o magari per semplice noia. A volte si parte perché si sente il bisogno di fuggire dalla vita di tutti i giorni, anche solo per poco, oppure]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-7 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-background-position:left top;--awb-border-sizes-top:0px;--awb-border-sizes-bottom:0px;--awb-border-sizes-left:0px;--awb-border-sizes-right:0px;--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:4%;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-18 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-first fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-19 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third" style="--awb-bg-size:cover;width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 0px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-text fusion-text-15"><p><span class="fusion-dropcap dropcap dropcap-boxed" style="--awb-border-radius:50%;">L</span><em>e ragioni che portano una persona a intraprendere un viaggio sono molte: il lavoro, una vacanza in Finlandia, la voglia di andare a trovare un amico o magari per semplice noia. A volte si parte perché si sente il bisogno di fuggire dalla vita di tutti i giorni, anche solo per poco, oppure spinti dalla voglia di visitare posti di cui abbiamo letto o sentito parlare.</em></p>
<p><em>Alcune altre, sebbene siano più rare, si parte per un&#8217;avventura.</em></p>
<p><em>In questi casi la partenza inizia molto prima, e l&#8217;ignaro viaggiatore in quel momento non lo sa nemmeno che sta già facendo i bagagli. Inizia quasi per caso, in quel lontano pomeriggio autunnale tanto freddo da non poter uscire. Quel giorno, il viaggiatore sente la necessità di riscrivere un pezzo della propria vita e in fondo, non è nemmeno così strano se la cosa si traduce in una foglia che si stacca da un albero per andare a trovare re Artù.</em></p>
<p><em>D&#8217;altro canto, a nove anni, tutto è possibile.</em></p>
</div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:10px;width:100%;"></div><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-text fusion-text-16"><p>Senza saperlo il viaggiatore ha appena aperto la valigia.</p>
<p>A questo punto, se chiudete gli occhi e fate un piccolo sforzo non dovrebbe essere difficile vederlo mentre, chino su un foglio, scrive. Spesso tira delle righe e riscrive pezzi interi di frasi, ma un po&#8217; alla volta riempie prima un foglio, poi due e così via. In men che non si dica, nella valigia ha già messo i calzini e la biancheria di ricambio. Non è ancora partito, non del tutto almeno, ma con il tempo scrive sempre più spesso, aggiungendo altri capi di vestiario; camicie, t-shirt, jeans&#8230;</p>
<p>Il sospetto di essere un viaggiatore si rafforza quando s&#8217;imbatte nella storia di un altro viaggio. Uno di quelli impossibili per chiunque tranne che per coloro che lo intrapresero e scritto per un mondo molto più grande di quello in cui viviamo oggi. L&#8217;impresa del protagonista e il suo epilogo gli dimostrano che &#8220;impossibile&#8221; è troppo spesso un concetto arbitrario e questo in un viaggiatore, può avere l&#8217;effetto di una tempesta creativa.</p>
<p>In effetti, si potrebbe dire che la valigia non sia mai pronta del tutto, dato che sembra in grado di contenere l&#8217;infinito. Dentro vi echeggiano le parole di altri viaggiatori che parlano di persone nate tra le stelle o che hanno vissuto le proprie vite all&#8217;indietro. Sono storie di pecore elettriche e uomini non-uomini che avevano imparato a contare il futuro.</p>
<p>Non è raro che ogni tanto venga tirato in ballo il destino, e qualcosa nel modo in cui egli ottiene la prima vittoria, fa sembrare che per davvero le cose non succedano per caso. Le fucine creative diventano il suo pane e il viaggiatore si affianca agli altri di cui ha letto o che ha avuto la fortuna di conoscere.<br />
Ben presto sono altre le persone che grazie a lui cominciano a viaggiare e a riempire la propria valigia.<br />
Infine arriva il giorno.<br />
Quello in cui il viaggiatore vuole partire da solo. Almeno una volta.<br />
Rannicchiata in un angolo per tanto tempo, l&#8217;idea era rimasta in attesa di essere trovata, finché il caso non ha fatto cadere ai suoi piedi un noioso manuale di economia. Raccogliendolo il viaggiatore ha intravisto l&#8217;idea, seduta in penombra. Lei gli ha sorriso, ha aperto le braccia e non l&#8217;ha lasciato più.<br />
Il viaggiatore allora inizia a scrivere <strong>Il rinomato catalogo Walker &amp; Dawn</strong> che, guarda caso, parla proprio di un viaggio.</p>
<p>Esistono molti modi di raccontare una storia, e sebbene quella scelta da <strong>Davide Morosinotto</strong>, per il suo ultimo libro, possa essere considerata per certi aspetti rischiosa, funziona così bene che non si riesce a pensare ad un modo diverso di immaginarla.</p>
<p>Un racconto che inizia con l&#8217;ausilio della prima persona è qualcosa con cui ogni lettore si è dovuto confrontare, almeno una volta, ma se le &#8220;prime persone&#8221; diventano quattro, è da subito chiaro che ci troviamo davanti a qualcosa di diverso e originale.</p>
<p><strong>Il rinomato catalogo Walker &amp; Dawn</strong>, per l&#8217;appunto.</p>
<p>Ambientato all&#8217;inizio del ventesimo secolo, in un&#8217;<strong>America</strong> che ha trascinato fino ai nostri giorni alcune delle peggiori caratteristiche dell&#8217;età moderna, quali le differenze razziali, le ricchezze maldistribuite e la vita nomade dei senza tetto, quattro giovani amici si imbattono in un inaspettato colpo di fortuna.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-20 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-one-sixth fusion-column-last fusion-no-small-visibility" style="--awb-bg-size:cover;width:16.666666666667%;width:calc(16.666666666667% - ( ( 0px + 0px ) * 0.16666666666667 ) );"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy"><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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