Lanima contraddistingue un essere vivente, è espressione di personalità,  il bene più prezioso che si possa avere, ma forse va ben oltre alle persone, anche altri esseri viventi o oggetti possono averne una… Tra questi sicuramente il violino!

Indubbiamente impalpabile e pura allo stesso tempo, inquantificabile per forma o dimensione, addirittura qualcuno potrebbe pensare che non esista in quanto impercettibile.
Spesso viene associata all’ultima cosa che si lascia dopo la morte, una scissione tra il corpo e la parte spirituale, ma è anche intesa come amore, quando si trova una persona con la quale si è in sintonia (nel caso dell’anima gemella), oppure nel “venderla” al diavolo, come nei film, che è vista come uno scambio per ottenere vantaggi inestimabili, rimane il fatto che viene spesso utilizzata, indipendentemente da tutto, per parlare di un qualcosa di ineguagliabile e ha preso ormai il dominio di una risorsa senza eguali.

Anche delle canzoni sono state composte utilizzandola, senza parlare di poesie e aforismi, di conseguenza anche se non si hanno prove sulla sua esistenza, l’abuso di questa parola è indubbiamente fondato.
Nel violino (ed altri strumenti ad arco) sicuramente questo enigma non esiste, in quanto è tangibile e concreta, tanto da poterla toccare, anzi addirittura creare e plasmare per rendere lo strumento unico, basti pensare che sostituendola con un altra darà allo stesso violino sfumature sonore diverse.

Essere in grado di creare l’anima, può sembrare blasfemo, anche se stiamo parlando di un violino, ma non è cosi, anche se in effetti abbiamo un potere immenso e la possibilità di “giocarci” per ottenere (o quanto meno provarci) la perfezione.

L’anima del violino è un tondino di abete rosso, lo stesso materiale utilizzato per la tavola armonica, di circa sei millimetri di diametro, in commercio ne esistono già pronte, da tagliare solamente su misura, ma a mio avviso è meglio crearle da un parallelepipedo di abete selezionato e stagionato, da questo si parte a smussare gli angoli fino ad arrivare a renderlo cilindrico e del diametro voluto.

L’anima in seguito viene posizionata all’interno del violino una volta che lo stesso è stato chiuso, facendola passare con un apposito strumento tra una delle due fessure chiamate effe (per la loro forma che ricorda esattamente la lettera dell’alfabeto; in origine erano fessure ricurve a forma di “C”).
Anche l’orientamento gioca un ruolo fondamentale, infatti la venatura dell’anima deve rigorosamente essere perpendicolare all’asse longitudinale del violino. Non è incollata, è semplicemente appoggiata, e tirando le corde viene intrappolata tra le due parti del violino, la tavola ed il fondo, mettendole in comunione, dandogli la possibilità d’interagire insieme assicurando il sincronismo dei due movimenti.

L’anima da il carattere al violino, la sua posizione ne determinerà la personalità, con essa il violino prende vita, ed è incredibile pensare che un oggetto così piccolo possa essere talmente importante e fondamentale. La sua posizione approssimativa è (guardando lo strumento da davanti) appena sotto al piede destro del ponticello, e da qui, la possibilità di modificare la voce dello strumento.
Anche se le dimensioni dell’anima sono piccole, le variazioni timbriche che quest’ultima può dare al violino sono innumerevoli, già se la stessa fosse solo troppo lunga o troppo corta, e di conseguenza incastrata tra le tavole o appena appoggiata, renderebbe il suono più duro nel primo caso e più morbido nel secondo.

Altre modifiche sono rivolte invece alla posizione, dall’avvicinarla o allontanarla dal ponticello o dal centro dello strumento.

L’etimologia della parola anima è soffio, vento, e spesso è associata al respiro, in effetti è questa a mio avviso la vera spiegazione di che cos’è, per gli esseri viventi e non, e per assaporarne la forza, basta passare l’archetto sulla corda e sentire quel soffio che si trasforma in armonia, ed è ancora più bello lasciare vibrare la propria anima con quella del violino per permetterle di risuonare all’unisono nel vento.